Il cantiere è il mondo, un piccolo mondo.
La consegna degli attrezzi, i cartellini che vengono timbrati, le divise degli operai e dei tecnici, gli elmetti, i guanti.
Il caffè bollente del termos, e la lingua che si scotta.
Il panino nella sacca termica.
Le radiotrasmittenti con le quali i gruisti parlano dei nuovi acquisti della juve, e del film visto in tv la sera precedente.
L'operaio che mi chiede un ora di permesso per andare dal dentista, mentre si vede con l'amante sull'autogrill dell'autostrada.
L'operaio che sbraita per gli assegni della cassa edile, secondo lui, sempre, pernennemente, troppo bassi.
La sirena di chiusura, il cantiere chiude.Ma solo per poco.
Ogni mattina, all'alba, si ricomincia.Ed il cantiere è la metafora della nostra vita.
Ognuno svolge un ruolo, e il lavoro di ognuno con il lavoro degli altri, compie l'Opera.
Prima di giungere al cantiere, la mattina mi capita di salutare molti operatori ecologici, che sono miei amici; penso che loro mettono le mani nell'immondizia, perchè poi la città sia bella e pulita.
Un pò come i chirurghi che si sporcano le mani per levare una metastasi e per regalare il sorriso ad un malato.
Ma che ne sanno gli uomini della solitudine dei chirurghi, dei casellanti, degli spazzini, dei geometri...che accudiscono gli operai, ma ai geometri, chi ci pensa?
Ma in fondo mi piace così ed è giusto che sia così: i soldati devono essere protetti dal generale, ma non devono conoscere le lacrime del generale.
Finalmente si ricomincia.
geom.antonio
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p.s. "Generale, la guerra è bella, anche se fà male." Francesco de Gregori


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che tristezza infinita

