…in Usa
Roma.
“Non fa molta differenza per un governatore essere gay”.
No, in effetti non la fa. Anche se il discorso con cui il governatore democratico del New Jersey, James E. McGreevey, ha annuciato di essere “un gay americano” è sembrato inizialmente dirompente, perché si inseriva nella combattutissima arena dei diritti degli omosessuali, nello stesso giorno in cui la Corte suprema della California annullava i quattromila matrimoni gay celebrati a San Francisco negli ultimi mesi.
Ma il segreto di Mc-Greevey non è il suo essere gay, e neppure
“la relazione consesuale avuta con un altro uomo” – “sbagliata, stupida, imperdonabile” – che il governatore ha reso pubblica, nello stesso discorso, con la seconda moglie al suo fianco, ingessata in un inspiegabile sorriso.
Il segreto di McGreevey è un altro.
E il governatore, che ha comunque dato le dimissioni (entreranno
in vigore dal 15 novembre), si è guardato bene dal dirlo.
Il segreto è che l’uomo con cui ha avuto questa relazione, che potrebbe erodere “la capacità di governare” del governatore, non soltanto è stato sul libro paga dello Stato del New Jersey, cui costava 110 mila dollari l’anno di stipendio, ma per molto tempo – insinuano i giornali locali – non ha fatto nulla, se non viaggi costosissimi in compagnia del suo capo.
Il segreto che sembra svelarsi a poco poco è che McGreevey ha favorito l’ascesa del suo amante all’interno della vita pubblica dello Stato, un amante che, fatte le debite differenze di sesso e di cariche, ricorda da vicino quello che Monica Lewinsky è stata per l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton.
Golan Cipel, che secondo le fonti è l’amante misterioso cui McGreevey ha fatto riferimento nel suo discorso, ha 33 anni, è di
nazionalità israeliana ed è stato per più di due anni consigliere del governatore per la sicurezza interna.
Prima della sua nomina, questa posizione non esisteva, e Cipel non aveva alcuna competenza nella sicurezza, dal momento che quando McGreevey l’ha incontrato in un suo viaggio in Israele, racconta il New York Daily News, faceva il poeta, il marinaio e il portavoce di una cittadina di provincia.
Prima di allora aveva lavorato per un po’ di tempo come giornalista televisivo e come addetto stampa del consolato
israeliano a New York.
Nel 2001 era arrivato negli Stati Uniti con un visto temporaneo
sponsorizzato da Charles Kushner, uno dei più importanti finanziatori di Mc- Greevey, e poco dopo aveva cominciato a lavorare per il partito democratico del New Jersey.
Poi McGreevey, una volta eletto governatore, l’ha accolto nel suo staff.
La nomina di Cipel a consigliere per la sicurezza però non era stata per nulla pubblicizzata - nonostante la posizione fosse nuova e riguardasse uno dei temi su cui il popolo americano è più sensibile – e i media locali si erano fin da subito indispettiti con il governatore, criticandolo duramente per aver messo un suo raccomandato, per di più neppure cittadino americano, a fare un lavoro tanto delicato.
La successione (calcolata) senza elezioni
Dalla nomina in poi è stato un susseguirsi di insinuazioni più o meno velate, di critiche dirette e indirette, di pettegolezzi anche feroci sul rapporto tra i due: in seguito alle pressioni, McGreevey a marzo si era deciso ad allontanare il suo chiacchierato consigliere. Il senatore William Gormeley aveva commentato:
“Finalmente il governatore ha letto il curriculum di Cipel”.
Stando alle ultime indiscrezioni sembra quindi che il motivo delle dimissioni del governatore non sia il suo essere gay – che, come ha detto al New York Times Steven Cohen, professore della Scuola per gli affari pubblici e internazionali presso la Columbia Univeristy, “è irrilevante” – quanto piuttosto la paura per le conseguenze di questa raccomandazione.
L’Associated Press riporta le parole di un consigliere politico di McGreevey, anonimo, che racconta delle minacce che Cipel avrebbe fatto al suo amante: se il governatore non gli avesse pagato “milioni di dollari”, lo avrebbe accusato pubblicamente di molestie sessuali. McGreevey, messo alle strette, ha scelto la via delle dimissioni, calcolandone però almeno i tempi. Il suo posto sarà infatti preso dal presidente del Senato locale, il democratico Richard J. Codey, che resterà in carica fino alla fine del mandato, nel 2006. Se le dimissioni fossero state date con due mesi di anticipo e fossero entrate in vigore entro il 3 settembre, i cittadini del New Jersey sarebbero invece andati subito alle urne per eleggere un nuovo governatore.
A quanto pare chi ha accolto l’outing del governatore McGreevey come un atto di coraggio, simpatizzando con lui e con la sua complicata vicenda personale, sarà costretto a ricredersi. Ma questa dichiarazione di omosessualità ha comunque riportato alla ribalta il tema dei matrimoni gay che ha già sfiorato a più riprese la campagna elettorale per le presidenziali.
Due giorni fa i giudici della Corte suprema della California hanno stabilito che il sindaco di San Francisco, Gavin Newsome, ha abusato della sua autorità concedendo licenze di matrimonio a coppie dello stesso sesso e ha annullato le quattromila unioni che si sono celebrate nella città dopo la decisione della Corte suprema
del Massachusetts, che aveva definito il divieto di sposarsi lesivo dei diritti costituzionali degli omosessuali.
I giudici della California invece non si sono espressi sulla disputa costituzionale, cioè se la Carta della California permetta o no i matrimoni gay.
Proprio la questione costituzionale è stata più volte dibattuta a livello federale: il presidente George W. Bush ha sostenuto
l’emendamento alla Costituzione che definisce il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna.
Il Senato, interpellato a metà luglio sulla questione, ha votato
contro la proposta, ma intanto il Missouri ha ratificato, in seguito a un referendum, un emendamento che vieta le nozze gay.
Anche in altri Stati si terranno consultazioni popolari per verificare che cosa pensa della questione l’elettorato locale:
per undici di essi si è scelta la data del 2 novembre, giorno in cui si vota anche per le presidenziali.
E’ stata questa un’intuizione di Karl Rove, mente della campagna elettorale di Bush, che, per spingere i cittadini - tendenzialmente pigri – ad andare alle urne ha messo sul piatto una questione che riguarda i valori su cui si fonda la società americana.
I democratici invece sono divisi. Il candidato alle presidenziali, John F. Kerry, che quando Clinton aveva proposto una “legge in difesa del matrimonio” aveva votato contro (la legge fu comunque approvata), oggi dice di essere contrario sia all’emendamento proposto dai conservatori sia ai matrimoni gay. Secondo lui non deve essere il governo federale a decidere, ma dovrebbe rimanere materia di competenza dei singoli Stati. L’elettorato omosessuale, che secondo le statistiche conta circa quattro milioni di persone, ha sempre votato prevalentemente il partito democratico. Ma qualcosa sta cambiando, dal momento che, dal 1990 alle elezioni del 2000, gli omosessuali che hanno votato per i repubblicani sono passati dal 22 per cento al 33 per cento.
(p.ped) su il Foglio del 14 agosto




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