La sinistra Rfondaiola applaude a Chavez il filoCastrista; d'ora in poi terremo d'occhio il leader rosso petr tenere aggiornate le sue sparate eh non vi preoccupate
Rifondazione e Cossutta esultano . Ds e verdi: «E' un populista»
IL CASO / Il leader venezuelano e la sinistra italiana. Bertinotti: al governo le ragioni dei poveri. Boselli: non è un campione di democrazia liberale
Gorodisky Daria
ROMA - C' è chi esulta, chi è cauto, chi prova a non dire. E così anche il Venezuela dell' antiamericano Chavez diventa argomento che divide la sinistra italiana. I Ds per esempio non hanno mai condiviso la politica del presidente venezuelano, pur riconoscendo la legittimità del suo governo («è stato eletto democraticamente»). Le critiche, spiegano dalla Quercia, vanno innanzi tutto all' accentramento di potere nelle sue mani e in quelle dei suoi uomini: «C' è un restringimento degli spazi democratici», commenta la responsabile Esteri, Marina Sereni. Inoltre, pur apprezzando l' attenzione del governo verso gli strati più deboli della popolazione, «dubitiamo che le sue politiche populiste possano migliorare il Paese. Servono sviluppo moderno e dialogo con le forze economiche». Risultati deludenti, dunque; e poi i due mesi di sciopero generale a cavallo tra 2002 e 2003 hanno lasciato traccia fra i progressisti occidentali. Del resto l' opposizione venezuelana è composita, va dall' estrema destra all' estrema sinistra, compresi una parte dei sindacati e quella sinistra moderata che inizialmente era con Chavez: «Oggi il Paese è spaccato, lo sono il mondo imprenditoriale e quello del lavoro». Detto questo, i diessini non rinunciano a incassare comunque una vittoria, che Marina Sereni riassume in questo modo: «Domenica c' è stata una grande partecipazione democratica. Un anno fa il Paese era sull' orlo di una guerra civile e noi siamo stati tra le forze internazionali che hanno sostenuto la necessità di un referendum come unica strada pacifica. E abbiamo sempre creduto che, chiunque fosse il vincitore della consultazione, avrebbe avuto il compito e la responsabilità di arrivare a una riconciliazione nazionale». Tutt' altra musica invece è quella che si suona più a sinistra. Dove Comunisti italiani e Rifondazione comunista si riuniscono in un raro coro, per esaltare Chavez. Armando Cossutta, presidente del Pdci, accoglie la sua vittoria referendaria come «una splendida notizia. Il Venezuela sceglie di andare avanti con il programma di riforme sociali e consolidamento democratico che sono alla base del progetto dell' eroe dell' indipendenza latinoamericana Simon Bolivar». E' una vittoria che porta in su la Borsa statunitense e che significa flusso di petrolio verso gli Usa. Ma Cossutta la vede comunque come la sconfitta di «un' opposizione di stampo reazionario e golpista, foraggiata dagli Stati Uniti e ansiosa di rimettere le mani sui privilegi perduti e di riconsegnare il Venezuela nelle mani di Washington». Rifondazione poi ci tiene a sottolineare un primato di amicizia con Chavez. Anni di contatti, personale politico rifondarolo che ha soggiornato a lungo a Caracas, un lavorio di relazioni e di riconoscimento reciproco che nel 2003 ha portato Fausto Bertinotti a condividere con Hugo Chavez il palco del Forum di Porto Alegre. Peronismo, passato militare, sermoni domenicali televisivi di 5 ore? Bertinotti lo giudica così: «Ha messo al governo, per la prima volta, le ragioni dei poveri e degli indigeni. Questo responso è un' occasione che l' Europa non può perdere per considerare diversamente questa esperienza sudamericana che va contro la logica di globalizzazione capitalistica». Però c' è dell' altro nel panorama delle sinistre. Certo non sorprende la linea dei socialisti dello Sdi, il cui leader Enrico Boselli dichiara: «Chavez non è un campione di democrazia liberale: in questi anni ha brillato per le spinte populiste e plebiscitarie. La sua vittoria non può far felice chi immagina un futuro di sviluppo per il Venezuela. Ma bisogna rispettare l' esito del voto». Mentre può sorprendere il punto di vista che alla fine emerge dai Verdi, con Alfonso Pecoraro Scanio: «Il dato positivo è che il voto venezuelano è stato soprattutto contro l' ingerenza di Bush. Però per me il presidente venezuelano è un populista. Niente a che vedere con Lula, che rappresenta il riscatto per il Brasile. Spero che il Venezuela sappia andare oltre Chavez». Daria Gorodisky
http://www.corriere.it




Rispondi Citando
