Atene, 23 agosto 2004 - Sono gli arbitri di Atene 2004 i nuovi dei capricciosi di Olimpia. Dopo le polemiche sui casi di doping, nuovi sospetti gettano ombre sul corretto svolgimento dei Giochi: sotto accusa, questa volta, il comportamento non sempre imparziale dei giudici di gara. Sono almeno quattro i ricorsi presentati per errori di arbitraggio.

Di quello più eclatante è stato vittima il coreano Yang Tae Young, finito sul terzo gradino del podio per una valutazione sbagliata dei giudici di gara. I tre arbitri sono stati sospesi, ma il risultato della gara non è cambiato. Il coreano, che ha chiuso con 57,774 punti, avrebbe dovuto riceverne 9,812 per la prova finale alle parallele asimmetriche. Alla fine il titolo olimpico, invece, è andato allo statunitense Paul Hamm (57,823), l'argento all'altro coreano, Kim Dae Eun (57,811). Senza l'errore dei giudici, Young sarebbe diventato il nuovo campione olimpico, arrivando a quota 57,811. La delegazione asiatica si è rivolta al Tribunale arbitrale dello sport, anche se le regole non prevedono che possano essere presentati reclami contro le votazioni dei giudici.

Altro errore, altra contestazione. La Bulgaria ha presentato un ricorso contro il risultato finale della gara agli anelli che ha visto il greco Dimosthenis Tampakos prevalere su Jordan Jotchev. «Il giudizio degli arbitri non è corretto», ha rilevato la portavoce della squadra bulgara, sottolineando che all'atleta ellenico è stato attribuito un punteggio di partenza troppo alto per il suo esercizio. Alla fine Tampakos ha vinto la medaglia d'oro con 9,862, mentre Jotchev si è dovuto accontentare dell'argento con 9,850. Nella stessa gara Yuri Chechi ha conquistato il bronzo con 9,812. Lo stesso atleta azzurro, al termine della prova, aveva abbracciato Jotchev indicandolo come il reale vincitore. «È una vergogna, doveva vincere lui», aveva commentato Chechi davanti alle telecamere.

Definitivamente risolto il pasticcio del completo di equitazione. La Germania ha perso i due ori, a squadre e individuale. La corte arbitrale sportiva ha dato ragione a Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti che avevano presentato un ricorso congiunto, lamentando la mancata penalizzazione di 14 punti dell'amazzone tedesca Bettina Hoy durante la prova agli ostacoli. Hoy era stata punita dalla giuria sul campo, ma la corte d'appello aveva cancellato la decisione affermando che la tedesca aveva superato il tempo limite a causa di un errore dei cronometristi. Il nuovo podio vede la Francia guadagnare l'oro a livello di squadre, seguita da Gran Bretagna e Usa. A livello individuale, il titolo olimpico passa al britannico Leslie Law, con argento per la statunitense Kimberley Severson e bronzo per l'altro statuniense Briton Pippa Funnell.

Il quarto e ultimo caso coinvolge anche gli azzurri. La squadra cinese, sconfitta da quella italiana per 45-42, ha fatto ricorso alla federazione internazionale della scherma (Fie). La mossa segue di poche ore l'iniziativa della Fie che aveva provveduto a sospendere l'arbitro ungherese Josze Hidasi, al quale vengono imputati sei gravi errori durante la finale.
In quattro occasioni nel secondo assalto e in due nel quinto, Hidasi avrebbe commesso l'errore di assegnare il punto al fiorettista sbagliato, secondo la Federazione. Da parte italiana si ribatte che l'iniziativa è tutta farina del sacco del presidente della Fie, Renè Roch, animato da risentimenti anti-azzurri.

Sabato scorso era esplosa la rabbia di Marian Simion, il pugile romeno dei pesi medi penalizzato da un conteggio palesemente al rallentatore nei confronti dell'egiziano Ramadan Yasser, poi vincitore ai punti. Simion, dato tra i favoriti, ha annunciato il suo addio alla boxe. Ma l'elenco delle recriminazioni è lungo: anche il primo oro per l'atletica greca, quello della marciatrice Athanasia Tsoumeleka nei 20 km, è stato favorito dalla benevolenza dei giudici che hanno sorvolato sul non impeccabile stile dell'ellenica.

Aspettiamo quello del russo Nemov, seconda prestazione sicura nella ginnastica alla sbarra ma escluso dal podio.