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Discussione: Cuginacci....

  1. #1
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    Predefinito Cuginacci....

    Gli scappa Battisti, le beccano a scherma e non trovano di meglio che insultarci. Poveracci

    Al direttore - Sono talmente imbecilli da non saper distinguere tra un Cesare Battisti e un Adriano Sofri. Sono talmente imbecilli da definire “tricheurs” (“bari”) i nostri campioni olimpici del fioretto maschile, gente che da anni nel mondo vince e stravince tutto il possibile. Sono i nostri odiosamati cugini francesi, quelli che non
    perdono occasione per dimostrare che la loro idea dell’Italia è quella di un paese fatto di mandolini e Pulcinella.
    Va bene che nei loro confronti abbiamo quel complesso di colpa che risale al giugno 1940, quando li azzannammo alle spalle mentre i carri armati tedeschi li stavano annichilendo, e questo pur di sederci da vincitori al tavolo della pace.
    Certo che quella è una vergogna di cui non finiremo di arrossire, ma quando il troppo è troppo vien voglia persino di dimenticarselo quel complesso di colpa.

    Cominciamo da Battisti, che molti “intellos” parigini credono sia una sorta di eroe del Risorgimento, e invece era soltanto un pregiudicato di diritto comune, un delinquente che ha ucciso un gioielliere e ridotto sulla carrozzella il figlio e che non mostra il minimo pentimento.
    Senza sapere minimamente di che cosa stavano parlando, sono scesi in campo a centinaia a coccolarlo e proteggerlo, questo pluriassassino.
    Cui avevano concesso la libertà provvisoria, e questo perché nel loro giudizio non c’era alcun pericolo che prendesse la fuga. Appunto, lo avevano scambiato per Adriano Sofri.
    E quello appena ha potuto s’è dato, perché la pena di avere ucciso quattro uomini non la vuole scontare neppure un anno, neppure un mese, neppure un giorno.
    Ma come fate a non vedere la differenza tra un Battisti che scappa a gambe levate e un Sofri che si presenta in carcere a chiedere qual è la cella che gli è stata assegnata?, ha chiesto ieri un giornalista del Corriere della Sera al vicesindaco di Parigi, Pénélope Komités, una che s’era sbracciata a difesa di Battisti.
    E lei, la Gran Sciacquetta, ha risposto così: “Conosco bene il caso Sofri, ma non giudico la sua libera scelta personale…”.
    Come a dire che Sofri avrebbe fatto meglio a darsela a gambe e magari cercare protezione sotto le ali di Pénélope.
    Un altro che non sa quello di cui sta parlando, lo scrittore Daniel Pennac, pare abbia dichiarato che il buon Battisti 25 anni fa era stato portato alla “disperazione” dal sistema politico-sociale italiano e perciò bisogna comprenderlo.
    Scemenze sesquipedali, e c’è voluto un intervento di Barbara Spinelli su Le Monde a spiegare ai francesi l’abc della politica italiana dei Settanta.
    Purtroppo con i nostri cugini non c’è niente da fare.
    Loro sono abituati a pensare che Antonio Tabucchi è un maître-à-penser di quelli che illuminano la coscienza europea.
    Loro a Toni Negri gli avevano fatto ponti d’oro e gli avevano dato una cattedra universitaria.
    Loro di Togliatti e di di “Pajeta” (come lo chiamava Jean Daniel, il direttore del Nouvel Observateur) erano ancora più entusiasti di quanto lo fossero i comunisti italiani.
    E quanto a Jean-Paul Sartre, lui la politica italiana se la faceva spiegare da Rossana Rossanda – per dire di una persona intelligente –, non certo da Rosario Romeo o dal Paolo Sylos-Labini d’antan, che probabilmente non sapeva neppure chi fossero.

    Il centro del mondo
    Per passare dal tragico al grottesco, non meno ripugnante è questo comportamento del patron della federazione schermistica internazionale, un francese plurimiliardario che s’è messo a insultare i nostri schermidori freschi freschi della conquista della medaglia d’oro. Certo che nella scherma ci sono sempre – da una parte e dall’altra –stoccate negate e stoccate regalate, ma lui s’è messo a dire che noi italiani avevamo comprato la gara, e stava parlando di atleti che da anni sono al vertice assoluto della scherma mondiale, e sarebbe come noi italiani avessimo denigrato la Francia campione del mondo di Zinedine Zidane.
    O cuginacci odiosamati, quando imparete a compitare i fatti e gli uomini d’Italia e a smettere di credere che il vostro ombelico sia il baricentro del mondo?

    Giampiero Mughini su il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Quanti amici per l'eroe...

    ....killer della sinistra

    Che cosa mai si illudevano che facesse? Che Cesare Battisti aspettasse con serena compostezza di essere estradato in Italia, dove l'attendono quattro ergastoli?
    Fosse stato il gentiluomo dipinto dalla stampa francese, l'avrebbe fatto.
    Invece è fuggito, come un Liboni qualsiasi; ma, al contrario del Lupo, è difficile immaginarlo come un uomo solo e braccato: lo circonda, con affettuosa reverenza, una rete di connivenze e complicità, in gran parte dichiarate.
    Oltralpe, chiunque militi nella sinistra elegante si sentirebbe onorato di dargli rifugio, di fornirgli un buon indirizzo, di aiutarlo nell'organizzare la fuga. Forse, a quest'ora, è già lontano, in un remoto chissadove sudamericano, o se ne sta acquattato dietro la porta accanto, in attesa del momento propizio per dire addio all'Europa ingrata.
    Chiunque, nella sua situazione, avrebbe fatto altrettanto.
    A sconcertare, semmai, è lo stupore ostentato dalle autorità parigine; lo vorrebbero arrestare, ma soltanto adesso che ha fatto perdere le sue tracce.
    Che si sia reso irreperibile, fa comodo anche a loro: con l'opinione pubblica interna, le immagini dell'eroe in manette avrebbero messo in imbarazzo il governo forse più della provvidenziale latitanza.
    Così, quand'erano in tempo, magistratura e polizia francesi non hanno fatto niente.
    Elementari norme di prudenza imponevano almeno di tenerlo d'occhio, in attesa che la giustizia compisse il suo lento corso. Delle due l'una: o si è trattato d'ingenuità, o di benevolenza.
    Non lo sapremo mai; resta il dubbio.
    Stando alle apparenze, affidarsi alle virtù civili di un pluriomicida è stata più che una leggerezza: sembra piuttosto un invito, togliti dai piedi fin che puoi, gl'italiani strepiteranno, ma che importa.
    Nel frattempo, i sodali del terrorista si dichiarano preoccupati delle sue condizioni psichiche: povero caro, era stressato da morire, non sopportava più persecuzioni giudiziarie e pressioni mediatiche; che ignobile nefandezza, volerlo strappare a una tranquilla vita familiare.
    Per mesi, i giornali che contano hanno difeso ben oltre i confini della decenza l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo, presentato come vittima di complotti orditi della destra - quindi per definizione oscuri - e come fulgido esponente della resistenza contro Berlusconi (in Francia, chiunque legga anche di sfuggita la stampa di casa nostra, ha imparato che il presidente del consiglio è un tiranno, un usurpatore arrivato al potere con imbrogli televisivi).

    Da noi, dalla Margherita in giù, se la prendono con il governo, che sarebbe, a sentire questi strenui difensori della legalità, complice oggettivo del fuggiasco, perché ha ostacolato l'approvazione del mandato di cattura europeo.
    L'impudenza, come sempre, si sposa all'ipocrisia: nessuno, a sinistra, ha avuto il coraggio di denunciare la famosa, o meglio famigerata, dottrina Mitterand, che ha dato asilo al fior fiore del terrorismo, rosso ovviamente, perché quello nero non merita indulgenze.
    Al punto che il Corrierone di ieri, nell'elencare i reduci degli anni di piombo riparati all'estero, vi ha incluso anche Delfo Zorzi:
    "ergastolo per piazza Fontana", si legge, "è in Giappone".
    Si sono abilmente dimenticati, in via Solferino, che l'ex militante di Ordine nuovo è stato assolto da quell'accusa nel marzo scorso; per cerchiobottismo, almeno un fascista ci voleva, così hanno messo lui.
    A completare il quadro, manca soltanto un film ispirato alle vicende di Cesare Battisti. Engagement d'altri tempi, molta umana partecipazione, pesanti ombre sui processi italiani.
    Il capolavoro, perché altro non può essere, dovrebbe essere pronto per il prossimo festival di Cannes, così da assicurarsi una doverosa Palma d'Oro.

    RENATO BESANA su il Foglio

    saluti

  3. #3
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    La Francia avrebbe potuto essere in sud america o in Oceania, nossignori, è in Europa, appena al di là delle Alpi........ una vera disgrazia per il mondo.

    Shalom

  4. #4
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    Un'Europa senza Francia sarebbe sicuramente un'Europa migliore... e di sicuro meno antipatica

  5. #5
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    Eh .....'sta Francia modello per tanti demoSINISTRI
    Dopo aver spaccato l'europa sulla guerra ora continua con i suoi misfatti, ma chissà come mai, misfatto ancor peggiore, a fuggire in Francia come in Italia sono sempre eroi della sinistra estrema


  6. #6
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    Siamo tutti francesi. Ma qualcuno, qua dentro, lo è un po' di più.

    Con tante scuse a Orwell.

  7. #7
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    Certo che dopo la II guerra mondiale la Francia avrebbe voluto annettersi, come "potenza vincitrice" aggredita a tradimento dalla sconfitta Italia mussoliniana........ l'intero PIEMONTE!!!
    Grazie ad Alcide De Gasperi non sono nato francese!!!!!!!

    Shalom

  8. #8
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    Sentite questa delle mie parti: l'altro giorno è fuggito un'aggressore Marxista nella stessa maniera di Battisti, notizia ricavata da IndyMERDA a sua volta presa da La Nazione:


    Gioia è fuggito dagli arresti domiciliari
    Accusato dell’attentato a Meucci rivendicato dalle Cellule di offensiva rivoluzionaria
    Era in casa dei nonni a Rosignano. Si è fatto trovare al controllo dei carabinieri delle 16.30, dopo è evaso
    GIOVANNI PARLATO

    PISA. Francesco Gioia è fuggito dagli arresti domiciliari. Arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulle Cor, le Cellule di offensiva rivoluzionaria, ha lasciato l’abitazione di Rosignano dove viveva con i nonni. I carabinieri avevano bussato all’abitazione alle 16.30 di sabato trovando in casa Gioia. Al successivo controllo delle 19,30, il giovane era evaso. Immediatamente, è scattato l’allarme. Si è scatenata la caccia all’uomo di carabinieri della Compagnia di Cecina, reparto operativo dell’Arma di Pisa, Digos e squadra mobile pisana.
    Nella serata di sabato, posti blocco sono stati organizzati in tutte le strade intorno a Rosignano, un elicottero dei carabinieri si è alzato in volo sorvolando la costa tra Pisa e Rosignano, poliziotti sono stati sguinzagliati nel centro di Pisa e nei dintorni. La foto di Francesco Gioia è sul cruscotto di tutte le autopattuglie delle forze dell’ordine. Una caccia che, al momento, non ha dato i suoi frutti.
    Francesco Gioia era stato arrestato il 30 luglio scorso. Un giorno in cui, carabinieri e polizia avevano fatto scattare le manette anche per William Frediani e Giuseppe Buonamici. Per tutti e tre l’accusa è di partecipazione all’associazione a delinquere Cor che nell’ultimo anno ha firmato numerosi attentati ai danni di esponenti locali di Alleanza nazionale (auto e portoni di casa bruciati) ed ha inviato minacce a rappresentanti del mondo sindacale e politico. Inoltre, Frediani e Gioia erano anche accusati di fabbricazione, detenzione e porto di ordigni esplosivi. Polizia e carabinieri hanno raccolto prove secondo cui Frediani e Gioia avrebbero avuto un ruolo nell’attentato contro Marco Meucci, coordinatore provinciale di Alleanza nazionale, cui venne bruciata l’auto sotto casa, a Calci.
    La fuga di Gioia dagli arresti domiciliari innescherà sicuramente una polemica. Nei suoi confronti (come per Frediani e Buonamici), la Procura di Pisa aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. Richiesta che era stata respinta dal giudice delle indagini preliminari, Leonardo Degl’Innocenti, il quale aveva optato per gli arresti domiciliari. Una decisione criticata dalla Procura pisana tanto che, venerdì scorso, aveva depositato il ricorso al Tribunale del Riesame di Firenze affinché venisse accolta la richiesta della custodia cautelare in carcere. Richiesta fondata visto che Francesco Gioia il giorno dopo è fuggito. Si è allontanato da casa chiedendo al nonno di andare in farmacia: in quel frangente, il giovane è sparito. Dopo il rientro del nonno, poco dopo sono arrivati i carabinieri ed è iniziata la caccia al giovane che si è reso latitante.
    Sui motivi che hanno indotto Gioia a evadere si possono fare solo ipotesi. La sua fuga segue di un giorno l’arresto di William Frediani che dai domiciliari si è ritrovato al carcere Don Bosco con l’accusa di avere partecipato all’ultimo attentato, quello del 25 luglio quando le Cor dettero fuoco al portone di casa di Giovanna Fusco, la segretaria dei gruppi consiliari di Alleanza nazionale. Frediani e Gioia, a quanto dicono gli investigatori, avevano un forte legame: a Pisa si vedevano e si consultavano spesso. E possibile che l’arresto di Frediani abbia fatto temere a Gioia che anche per lui potessero scattare misure restrittive più severe. Inoltre, era a conoscenza del ricorso della Procura che chiedeva il carcere invece dei domiciliari.
    Come gli altri arrestati, anche Francesco Gioia frequentava il circolo anarco-insurrezionalista “Il Silvestre” nel cui ambito, secondo il reparto operativo dei carabinieri e la Digos, sarebbero nate le Cor. E proprio in quest’ambito sono stati effettuati ben otto arresti da giugno a oggi. William Frediani e Alessio Perondi sono al Don Bosco, Francesco Gioia è latitante, tutti gli altri sono ai domiciliari.

  9. #9
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    compagni che sbagliano

 

 

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