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Discussione: Italiani a Bassora....

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    Predefinito Italiani a Bassora....

    ....perchè no?

    Nassiriyah. Britannici di nuovo sotto tiro a Bassora: due soldati uccisi in un’imboscata fuori città. L’azione è stata condotta con una tattica consolidata: un razzo anticarro o una mina ha colpito la prima di due Land Rover blindate e i militari del secondo veicolo sono stati attaccati con raffiche di kalashnikov mentre cercavano di soccorrere i commilitoni.
    Il comando della Divisione Multinazionale Centro-Sud indaga sull’imboscata, tenendo conto dei tanti gruppi malavitosi che certo hanno molti buoni motivi per colpire i “brits” impegnati a controllare la frontiera iraniana.
    La pista più credibile porta però agli estremisti islamici sostenuti dall’ala radicale del regime di Teheran che continua a infiltrare armi e miliziani. La progressiva stabilizzazione dell’area di Bassora, culminata con l’elezione di un governatore sostenuto dagli sciiti moderati fedeli ad Alì Sistani, costringe i gruppi estremisti a nuove offensive.
    L’attacco ai britannici giunge a poche ore dall’ennesimo voltafaccia di Moqtada al Sadr; dopo la sconfitta a Najaf aveva annunciato il passaggio dalla lotta armata alla politica, ma lunedi ha affermato che non parteciperà alle elezioni se permarranno le truppe alleate in Iraq.
    Rimane tranquilla invece la situazione nel Dhiqar controllato dal contingente italiano. Gli uomini della brigata Friuli, guidati dal brigadier generale Enzo Stefanini, mantengono alta la guardia dopo la scaramuccia senza conseguenze del 7 settembre intorno alle postazioni del 66° reggimento aeromobile poste a protezione dello “strategic bridge”.
    Il ponte sull’Eufrate a ovest di Nassiriyah è uno dei punti nevralgici della “Tampa”, la strada in via di ampliamento che dal Kuwait conduce fino a Baghdad, evitando i centri abitati.
    Il miglioramento di questa arteria, che consente ai convogli di attraversare l’Iraq con maggiore sicurezza, costituisce la smentita più concreta alle voci di un ritiro a breve delle forze statunitensi.
    Dopo i molti assalti ai camion, il comando statunitense scorta con blindati leggeri Hummer ed elicotteri Blackhawk i convogli logistici mentre molte compagnie di trasporto hanno dotato gli autisti di elmetto e giubbotto antiproiettile.
    Nel settore italiano posti d’osservazione, check-point congiunti con i poliziotti iracheni e pattugliamenti a lungo raggio effettuati dal “Savoia Cavalleria” con i blindo Centauro consentono di garantire una buona copertura ai convogli di autocarri civili.
    La Friuli esprime il contingente meglio equipaggiato e con capacità diversificate tra le cinque brigate schierate finora in Iraq. I militari hanno ottenuto per primi le nuove mimetiche più leggere e robuste e dispongono di una più capillare distribuzione di armi d’appoggio, sistemi satellitari gps e visori notturni.
    A rinforzo sono poi presenti una compagnia del reggimento San Marco, già esperto del teatro iracheno, e un plotone di Lagunari che dispone di mezzi anfibi e fluviali per operare sull’Eufrate mentre 400 carabinieri forniscono capacità antisommossa e di investigazione, oltre al supporto alla polizia irachena.
    Ai blindati Centauro e ai cingolati VCC si aggiungono due plotoni con carri armati Ariete e veicoli da combattimento Dardo, mezzi potenti e in grado di esprimere una forte deterrenza che restano dentro la base di “Camp Mittica” (nei pressi dell’aeroporto di Tallil) ma che in pochi minuti sono pronti all’impiego.
    Anche i dieci elicotteri (tre Pelikan dell’Aeronautica e sette CH 47 e AB 412 dell’Aviazione dell’Esercito) conferiscono ampie capacità di trasporto e ricognizione anche se in caso di scontri peserebbe l’assenza dei “Mangusta” da combattimento assegnati da tempo alla Friuli, ma per ora rimasti in Italia.
    Un ruolo di rilievo è infine affidato all’ospedale campale “Role 2” dove operano un centinaio di medici e paramedici della sanità e della Croce rossa militare (con 15 infermiere volontarie) e che dispone di due sale operatorie e 50 posti letto.

    saluti

  2. #2
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    Iraq, la piaga dei semafori


    Oltreché pertinenti, misurate e opportune, le esternazioni del presidente del Consiglio sono anche beneauguranti. Tre giorni fa, come riferisce Repubblica, il nostro premier, fierezza e orgoglio dell'Italia nel mondo ha intrattenuto la sottosegretaria alla Giustizia Iole Santelli e due sue amiche davanti a un gelato in un bar di Roma sulla situazione in Iraq, poche ore dopo la liberazione prezzolata delle Simone. Testuali parole: «Dall'Iraq non ci ritiriamo. I nostri soldati sono lì per dare quel minimo di ordine pubblico senza il quale non si può andare a elezioni regolari. Qualcuno da noi parla di un ovattato clima antiamericano, ma io non ci credo. Le elezioni regolari saranno la conseguenza di uno Stato ben funzionante. Ormai in Iraq c'è una vita regolare, ci sono le scuole eccetera. Poi, certo, ci sono le cose che non funzionano: ad esempio, i semafori a Baghdad non funzionano. Ogni tanto scende uno dalla macchina e si mette a dirigere il traffico».

    [mid]http://www.hokutoaudioteca.it/film_drago_al/johnny%20stecchino/traffico.wav[/mid]

    Parole testuali, lo ripetiamo, del presidente del Consiglio italiano nel pieno esercizio delle sue facoltà mentali, che sono quelle che sono. Parole che, per quanti sforzi di immaginazione si facciano, possono trovare due sole spiegazioni: o il Cavaliere non sta per niente bene, e andrebbe visitato da uno bravo, oppure a stilargli i rapporti di intelligence sulla situazione in Iraq sono Massimo Boldi e Christían De Sica dal set del loro prossimo film "Natale sull'Eufrate". Il caso ha voluto che, poco dopo le sue lucide esternazioni portafortuna, proprìo a Baghdad morissero ammazzate 92 persone, fra cui 34 bambini, e ne restassero ferite altre 200, in tre attentati a distanza ravvicinata.

    Naturalmente lo Stratega di Arcore attribuirà il tutto all'annoso problema che da un anno e mezzo affligge Baghdad: i semafori guasti. Da tempo gli Alleati andavano domandandosi in che cosa avessero sbagliato. Ora lo sanno: si sono scordati i semafori. Non immaginavano che, come nella Palermo di Johnny Stecchino, anche nella Baghdad liberata il problema più grave è il traffico. Un paio di vigili urbani avrebbero scongiurato questa strage e le altre. Che sono poi banali incidenti d'auto. A pensarci prima, si poteva paracadutare per qualche giorno sul posto il ministro Lunardi, che ìn questi casi conosce il da farsi: fari accesi anche di giorno, autostrade e trafori a sedici corsie, patente a punti, e non se ne parli più.

    Il fatto che il triplice attentato avesse di mira una colonna di soldati Usa è pura casualità. Non c'entra nulla quell'«ovattato clima antíamericano» di cui vociferano i soliti disfattisti in Italia, ma al quale la Volpe di Milanello «non crede», Ha detto proprio
    così: ovattato. E, si sa, ìn certe dosi l'ovatta può fare molto male. Sempre l'altroieri, nel tran tran della «vita regolare» dell'Iraq «ben funzionante» (semafori a parte), sono stati pure sequestrati altri dieci ostaggi, fra cui due donne. Buon segno: oltre alle «scuole eccetera», s'è rimessa in moto l'economia, al traino dell'industria più fiorente del luogo: quella dei sequestri. Anche in questo cruciale settore merceologico, l'Italia ha dato il suo decisivo contributo.

    Da quando s'è sparsa la voce che gli italiani pagano regolarmente (2 miliardi a botta, pare), il reddito pro capite della provincia di Baghdad è subito balzato alle stelle e si sono spalancate prospettive floridissime per sequestratori e aspiranti tali. E la famosa lotta al terrorismo all'italiana, che consìste in due mosse infallibili: pagare il pizzo ai terroristi e tenere un contingente militare barricato da mesi in una caserma di Nassiriya senza mai uscire (appena uno mette il naso fuori, glielo mozzano: il che farebbe pensare a un ovattato clima anti-italiano, ma il premier, beninteso, non ci crede). «La nostra è un'operazione brillantissima», s'è autocongratulato il Rommel della Brianza leccando il gelato dei suoi 68 anni. Poi ha aggiunto che la nomina di Barroso in Europa, ovviamente merito suo, è stata un'«opera d'arte». Quanto al seggio all'Onu, che tutti danno per perso, non è un problema: «Ho ricevuto garanzie» (sempre da Boldì e De Sica). Idem per il trapianto di capelli: «Conoscevo una signora con un fluido particolare nelle mani: volevo farmele imporre per la ricrescita, poi purtroppo non ci sono riuscito e ho messo la bandana». Infine, l'ultimo capolavoro: la conversione di Gheddafi: «Ho convinto Bush a prendere per buone le sue aperture». Se l'amico George prende per buone quelle di Berlusconi, può prendere per buone anche quelle del Colonnello. Tre bugiardi al prezzo di uno che si garantiscono a vicenda.

    La sottosegretaria Santelli e le due amiche si sono molto divertite. L'opposizione, salvo eccezioni, ha assicurato che l'unità nazionale continua: di fronte a uno statista di tale levatura, del resto, non potrebbe esser altrimenti. E i principali commentatori hanno continuato a elogiare la «metamorfosi del Cavaliere», finalmente serio e posato, lontano dalle gaffes e dalle baggianate di un tempo. Resta da capire che cosa s'intenda per gaffe e per baggianata in un paese assuefatto come il nostro. Che cosa debba dire ancora questo sant'uomo per destare scandalo. Probabilmente più nulla, ha già detto tutto. Ha ragione Freccero: siamo fottuti.

 

 

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