....coltelli

Francesco Giro, che quotidianamente gira con le sue dicharazioni sulle agenzie, è un forzista forse ancora poco noto in terra, ma conosciuto in alto, “responsabile nazionale per i rapporti con il mondo cattolico”, uomo che pratica tanto il Cav. quanto il Signore,
l’unto e l’untore, l’altissimo (metaforico) e l’Altissimo (e basta). Così ben frequentando, ieri nientemeno ha strapazzato il direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, accusato di “colossale
cantonata” per aver scritto un editoriale al vetriolo contro Francesco Storace, “che non riflette in alcun modo e in nessuna parte” né il pensiero di Forza Italia (e vabbé) né quello del Cav. (ahi, ahi!). Soltanto che la sua dichiarazion -a riprova di come, nonostante la vicinanza celeste e quella azzurra, sempre il diavoletto ci mette il codino – così comincia:
“Com’è ovvio per un giornale libero…”.
Si dirà: il caso, ma certo pure la sfiga ha la sua parte.
Se esistono due parole che nei possedimenti berlusconiani in questi giorni non si possono e non si devono pronunciare insieme, queste sono giornale e libero.
Che come niente diventano Giornale e Libero, e poi Belpietro e Feltri, e così il caso si fa casino.
Da giorni volano stracci editoriali e inserti tra i due quotidiani, con qualche incursione del confratello Tempo, pur esso politicamente da quelle parti schierato.
Un divertente parapiglia che partito da delibere regionali e provinciali, municipali e di comunità montane, ha man mano trascinato con sé cronisti e governatori, la Mitrokhin e relativo presidente, don Verzè e relativa clinica, un pigia pigia tra chi scova più consulenti e chi scopre più decisioni squinternate, chi la tutela del pipistrello e chi delle bande comunali, chi il pacifista e chi il compositore.
Virile battaglia (con maschia contesa) agli sprechi della pubblica amministrazione fatta a giusto Tempo da un Libero Giornale.
Solo che…
Qualche giorno fa, Libero scopre che il capocronista romano del Giornale sta in una commissione regionale, regolarmente retribuito, per far sapere a Storace l’opinione, appunto, della pubblica opinione.
Secondo Libero trattasi “del controllore che si fa pagare dal controllato”.
E si aprono le danze:
a) il collega “davvero dispiaciuto” si dimette;
b) Belpietro incassa le dimissioni ma annota che c’è “il sospetto di un ingegnoso sistema per elargire un po’ di denaro”;
c) Storace se la prende;
d) il Tempo se la prende, in un sol colpo, con Storace e gli editori di Libero, la famiglia Angelucci;
e) Paolo Guzzanti critica sul Giornale Storace;
f) Storace dice a Libero che, consulente per consulente, vadano a vedere quelli della commissione Mitrokhin, ben 47, guidata dal senatore Guzzanti medesimo, del Giornale medesimo vicedirettore;
g) il portavoce di Storace evoca “l’inutile commissione” che il presidente, “che il seggio lo ha avuto in regalo e non ha dovuto conquistarselo”, oltretutto “presiede, si dice, con grande disinvoltura”;
h) Guzzanti saggiamente loda il Cav. “tosto come leader” sul Giornale;
i) sempre Guzzanti, nello stesso articolo, consiglia ai suoi colleghi (di redazione, non di commissione): “basta frignare, lamentarsi, essere reattivi e nevrili come puledri”;
l) con scatto equino, Belpietro scalcia Feltri e scalcia Storace, ribattezzato Epurator, sostenendo che se la prende con loro, giornale del fratello piccolo, solo perché vuole prendersela con il fratello grande;
m) Storace a Belpietro: meglio Epurator che Riciclator;
n) il Tempo intervista la Mussolini che si candida nel Lazio e inguaia Storace.
Il resto verrà. Insomma, divertente e curiosa baruffa tra autorevoli giornali del centrodestra. “E’ la stampa, bellezza”, sospira il Cav. al riparo di un nuraghe e di una bandana.
Resta la comune deplorazione sull’egemonia culturale della sinistra.

sull'altro foglio di destra, appunto il Foglio di Ferrara

saluti