....Alleanza Nazionale
Roma. La necessità di trovare un punto di mediazione tra correnti, le pressioni per un ricambio generazionale, l’urgenza di rilanciare un partito la cui classe dirigente è in larga parte impegnata nel governo.
Tre temi sui quali i vertici di An dovranno esercitarsi in una riflessione tempestiva a partire dai primi giorni di settembre.
Sul confronto tra le componenti – il Foglio lo ha già scritto ieri – grava l’intenzione del leader Gianfranco Fini di dedicarsi accuratamente al partito, ma pesano anche le incognite sulle dimensioni del rimpasto di governo.
I propositi di Fini verrebbero forse rivoluzionati se il segretario dell’Udc, Marco Follini, cambiasse idea sull’ingresso nell’esecutivo che gli propone il Cav.
Ma il vicepremier non può comunque trascurare alcune priorità tutte interne ad An, in previsione delle elezioni regionali del 2005 e delle successive politiche.
E’ probabile che i finiani si decidano a praticare il modello che va affermandosi dentro Forza Italia: cariche di partito distinte o incompatibili con quelle ricoperte nell’esecutivo.
Non è un mistero che il coordinatore Ignazio La Russa punti a ottenere la guida di un ministero, ed è possibile che Fini voglia sostituirlo con qualcosa di simile a un direttorio.
Un organismo che lavori a stretto contatto con lui, e che poggi meno sulle obbedienze di corrente che non su criteri di meritocrazia. Tra i vicecoordinatori, Carmelo Briguglio e Italo Bocchino gravitano nell’orbita delle due principali (e rivali) componenti (Destra sociale e Destra protagonista).
Entrambi ragionano sul minimo indispensabile per tenere unita An.
“Negli ultimi tre anni – dice Briguglio – abbiamo dimostrato di poter avvicinare risorse umane e professionali competenti, per rinforzare il partito è su quelle risorse che occorre puntare e bisogna farlo in modo trasversale”.
Tuttavia restano le rivendicazioni:
“Non è vero che la linea della Destra sociale sia uscita sconfitta dalla verifica. Il nostro contributo in materia di dialogo tra le parti, la nostra richiesta di un maggiore equilibrio politico nella coalizione, erano e rimangono influenti. Ma lo si riscontra più nell’azione dell’esecutivo che nell’organigramma di An”.
Dal che l’atteggiamento caratterizzato da esternazioni che a volte scavalcano lo stesso Fini.
E che ieri il leader dei sociali, Gianni Alemanno, ha confermato ipotizzando un’assemblea costituente all’indomani del via libera alla riforma federale.
Idea parzialmente echeggiata anche dal segretario dei Ds, Piero Fassino, ma accolta con scetticismo dalla Lega.
Per Briguglio “si tratta d’una proposta che va incontro anche alle aree più distanti dalla Cdl, ma è una soluzione impraticabile prima delle scadenze elettorali, e comunque Alemanno ha evidenziato la sua contrarietà a ogni pausa di riflessione sulla devolution”.
Se gli alemanniani si mostrano dialoganti volendo pesare di più, il gasparriano Bocchino non crede
“che gli equilibri interni siano granché cambiati. Il problema – dice al Foglio – è dotarsi d’una strategia di lungo periodo: in una coalizione che è stata trainata dall’asse movimentista tra Lega-FI, oggi non possiamo lasciare il campo all’Udc. Un partito che, come noi, guarda lontano però lo fa con una strategia che non è la nostra. Loro pensano al dopo-Berlusconi giocando d’interdizione nel breve periodo, vogliono intercettare il voto moderato in libera uscita e sognano un polo centrista che si accompagni alla destra soltanto se e quando gli serva”.
E An? “Intanto resta fermo che senza Berlusconi non si va da nessuna parte. La partita sulla leadership della Cdl si aprirebbe solo se il premier decidesse di competere per la presidenza della Repubblica. Nel qual caso, probabilmente, An e Udc esprimeranno in Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, due candidature concorrenti. Detto questo, noi adesso possiamo darci due obiettivi: allargare la coalizione a quell’area laico-riformista rappresentata da socialisti e radicali; fare di An un partito nazionalconservatore che mantenga il suo radicamento territoriale e sradichi dal nostro paese alcune vecchie sacche stataliste. Ma anche un partito che sia in grado d’incoraggiare l’ingresso di giovani all’interno della classe dirigente”.
Su questo punto l’opinione di Bocchino tracima dagli argini della corrente e vale come un segnale “ecumenico”.
“Il vertice di An è simile a un ‘patto di sindacato’ che, come tutte le formazioni oligarchiche, prima o poi va allargato. Un po’ come sta avvenendo in Rcs”, spiega Bocchino: “Dietro ai colonnelli quaranta-cinquantenni che governano il partito, c’è un ‘club di capitani’ un po’ più giovani pronti ad assumersi responsabilità”.
saluti




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