Partito repubblicano americano
1. Introduzione
Partito repubblicano americano Partito politico degli Stati Uniti d’America, noto anche, dalla fine dell’Ottocento, con il nome popolare di Grand Old Party (GOP). Il Partito repubblicano (The Republican Party) nacque ufficialmente nel 1854 da una coalizione formata dal disciolto partito Whig, dal Free-Soil Party, dal Know-Nothing Party e da democratici del Nord, accomunata dall’opposizione all’estensione della schiavitù nei nuovi stati costituiti con il Kansas-Nebraska Act. L’elezione alla presidenza del suo candidato Abraham Lincoln nel 1861, su un chiaro programma di restrizione della schiavitù, provocò la secessione dall’Unione di diversi stati del Sud e lo scoppio della guerra civile.
La popolarità conseguita con la vittoria degli unionisti valse al Partito repubblicano una lunga egemonia che, interrotta da soli tre periodi di presidenza democratica, ebbe fine con la grande affermazione elettorale del democratico Franklin Delano Roosevelt nelle presidenziali del 1932.
Dalla sua nascita, il partito incarnò soprattutto la componente più influente della realtà americana: quella anglosassone, nazionalista e protestante. Negli ultimi decenni dell’Ottocento la politica repubblicana favorì lo sviluppo dell’industria e fu spesso molto ostile verso gli immigrati, soprattutto quelli provenienti dai paesi dell’Europa dell’Est e dall’Irlanda, sostenendo la diffusione dei valori del nazionalismo e del protestantesimo.
Nei primi anni del XX secolo il Partito repubblicano avviò una politica fortemente espansionista, soprattutto durante la presidenza di Theodore Roosevelt. Tornato al potere dopo la prima guerra mondiale, continuò a promuovere lo sviluppo industriale del paese, facendo degli Stati Uniti la prima potenza mondiale.
2. Il partito “conservatore”
Durante la presidenza di Herbert Hoover, la convinzione di uno sviluppo e di una prosperità senza limiti ricevette un duro colpo con il crollo di Wall Street e la Grande Depressione. I repubblicani furono così sconfitti in cinque successive elezioni presidenziali, fino al 1953, quando tornarono alla Casa Bianca con Dwight D. Eisenhower. Negli anni Cinquanta, sotto la spinta dei settori della destra conservatrice e in particolare del senatore Barry Goldwater, i repubblicani modificarono la loro identità politica, diventando i rappresentanti di una società tradizionalista, attaccata alla famiglia, violentemente avversa alla cultura cosmopolita delle grandi città e soprattutto anticomunista: in quegli anni si diffuse infatti la violenta campagna maccartista, che vide migliaia di persone accusate di comunismo, di spionaggio, di tradimento, tra cui numerosi personaggi della cultura, dello spettacolo e del cinema costretti in molti casi a espatriare.
Dagli anni Sessanta il controllo del partito passò stabilmente ai conservatori, ostili ai movimenti per i diritti civili e ai movimenti culturali e politici del decennio. Condannati a un isolamento crescente, molti moderati abbandonarono il partito, il quale si espanse invece negli stati del Sud, tradizionalmente democratici ma ostili al processo di desegregazione razziale sostenuto da John F. Kennedy.
3. La svolta reaganiana
Dopo la breve parentesi democratica della presidenza di Jimmy Carter, i repubblicani riconquistarono la Casa Bianca con Ronald Reagan, la cui “rivoluzione” cambiò il volto del paese ed ebbe un considerevole peso negli avvenimenti che, tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta, con il crollo del Blocco orientale, ridisegnarono la stessa geografia internazionale.
Con Reagan si realizzò infatti il programma del “nuovo repubblicanesimo”, basato sull’esaltazione dell’individuo e dell’iniziativa privata, e insofferente all’intervento dello stato nella regolazione delle attività economiche e sociali. La dottrina economica di Reagan (cosiddetta “Reaganomics”) si basò essenzialmente sui tagli alle tasse e alle spese sociali e sulla deregulation. A ciò corrispose, con il forte incremento delle spese per la difesa (in cui ebbe un ruolo centrale il programma dello “scudo spaziale”), il lancio della definitiva sfida all’Unione Sovietica (l’“impero del male”), costretta a un’insostenibile corsa al riarmo che l’avrebbe portata in breve tempo alla crisi e poi alla dissoluzione.
4. Teo-cons e neo-cons
Il periodo d’oro repubblicano si interruppe con la vittoria del democratico Bill Clinton, eletto nel 1992 e riconfermato nel 1996; tuttavia, nelle elezioni per il rinnovo del Congresso, i conservatori strapparono la maggioranza ai democratici e promossero una politica fortemente aggressiva nei confronti dell’amministrazione. La parentesi democratica si interruppe nel 2000, quando il candidato repubblicano George W. Bush, pur risultando sconfitto nel voto popolare, si aggiudicò la presidenza alla fine di un contestato conteggio dei voti in Florida e solo dopo una sofferta sentenza della Corte Suprema. Dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 (vedi anche vedi Stati Uniti d’America, Storia: 11 settembre 2001), il Partito repubblicano si strinse intorno a Bush, condividendone unanimemente la strategia offensiva contro l’Afghanistan e l’Iraq. Nelle elezioni del 2004, con un’aggressiva campagna condotta sui temi del terrorismo e della sicurezza nazionale, Bush fu riconfermato alla Casa Bianca, mentre il suo partito rafforzò il controllo sul Congresso.
L’odierno Partito conservatore comprende tre correnti politiche: la destra repubblicana tradizionale, che annovera tra i suoi principali esponenti il vicepresidente Dick Cheney; i cosiddetti “teo-cons” (teoconservatori), cioè la destra religiosa (soprattutto protestante), che conta su un vasto bacino elettorale e su alcuni popolarissimi telepredicatori; e, infine, l’influente gruppo degli ideologi cosiddetti “neo-cons” (neoconservatori), il quale, formatosi negli anni Sessanta in ambito democratico, trasmigrò, durante gli anni di Reagan, nel Partito repubblicano. La proposta politica dei neo-cons sembra riproporre, adattandole alla situazione contemporanea, concezioni e dottrine del passato: l’“eccezionalismo americano”, la frontiera, il Manifest Destiny (“Destino manifesto”). I neo-cons sostengono la necessità di rimodellare alla luce degli interessi statunitensi lo scenario internazionale, assicurando agli Stati Uniti il ruolo di garante della pace e della stabilità nel mondo.
Negli ultimi anni il partito ha perso consensi sia per alcuni scandali che lo hanno coinvolto sia, soprattutto, per la maldestra e superficiale gestione delle conseguenze dell’uragano Katrina e per l’aggravarsi della situazione in Iraq. I repubblicani persero così, nelle elezioni di mid-term del 2006, la maggioranza in entrambe le camere del Congresso.
5. Elezioni del 2008: la sconfitta
Vincitore della nomination repubblicana per le presidenziali del 2008 fu John McCain, senatore dell’Arizona, che nominò, quale sua vice, la governatrice dell’Alaska Sarah Palin (la prima donna candidata alle presidenziali per i repubblicani). Nonostante la fama di moderato, McCain corteggiò apertamente, durante la campagna elettorale, la base religiosa all’estrema destra del partito; anche la nomina di Palin (ex membro della Chiesa pentecostale e accanita antiabortista) fu interpretata in tal senso.
Il ticket repubblicano McCain-Palin si trovò dunque ad affrontare i candidati democratici Barack Obama e Joseph Biden, che vinsero le elezioni con un ampio margine: Mccain-Palin conquistarono solo il 46% dei voti popolari, riuscendo sconfitti anche in stati tradizionalmente repubblicani come l’Indiana e la Virginia, e perdendo il favore degli ispanici, fondamentali per la sconfitta in stati come il Nevada, il Colorado, la Florida. Anche il Congresso, la cui maggioranza era già stata conquistata dai democratici nel 2006, ha visto ulteriormente rafforzata la posizione democratica.
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