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Discussione: Evola no-global?

  1. #11
    Paul Atreides
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    Non chiamatelo no global. Evola, l'antiamericano rimasto sempre a destra.



    Gianandrea de Antonellis

    Corriere del Mezzogiorno, 2 settembre 2004

    ---------------------------

    Anche se leggesse quanto si scrive di lui, Julius Evola non si rivolterebbe certo nella tomba. Ma soltanto perché non ne ha una (le sue ceneri furono infatti disperse sul Monte Rosa). Dopo l’Ezra Pound “beat”, ecco che arriva un Evola “no-global”. Certo che sembra davvero ardito accostare il pensatore immobilizzato su una sedia a rotelle per aver perso le gambe durante un bombardamento americano, ma stoicamente superiore ai disagi fisici ed entusiasta degli ordini cavallereschi antichi e moderni, ad una massa vociante che sfascia vetrine e inneggia al pacifismo.

    A dare lo spunto a tale, irriverente paragone, e a far sobbalzare gli evoliani è un articolo di Marino Freschi (Il Mattino, 31 agosto) che parte dall’ultimo numero di Margini, la rivista culturale delle edizioni di Ar, dedicata interamente al filosofo romano nel trentennale della scomparsa.

    Nelle sei pagine di ampio formato (ispirate al Leonardo di Papini e Prezzolini) si susseguono interessanti saggi di approfondimento delle tematiche evoliane ed interessanti inediti o riposizioni di vecchi articoli: tra essi una recensione a Rivolta contro il mondo moderno scritta da Filippo Burzio nel 1935 e La risoluzione degli estremi Evola e la donna di Anna K. Valerio; l’analisi critica di Giovanni Damiano del libro di Cassata recentemente edito da Bollati Boringhieri e uno scritto dello stesso Evola sulla morte di Adriano Romualdi.

    I testi di Evola contengono, indubbiamente, alcune affermazioni «non americane, più che antiamericane», come precisano i redattori della rivista: davvero poco per ipotizzare un qualsiasi legame tra il popolo di Seattle e il guru della Destra.

    Ed anche i no-global, refrattari a qualsiasi imposizione etica ed estetica, certo non gradirebbero l’accostamento al cantore dell’ordine (anzi, dell’Ordnung) se mai lo conoscessero.

    Il problema è che, per amore di paradosso, spesso si parte da una singola frase senza considerare l’intera produzione di un autore: come rilevava Gianni Riotta sul Corriere del 30 agosto, è inutile cercare di nascondere le simpatie politiche di Ezra Pound, magari accreditandolo come “maestro” della beat generation per qualche opera minore o per la ammirazione che Ginsberg provava per lui. Pound è grande per i Cantos, per i Cantos pisani in particolare e questi hanno una ben precisa collocazione politica. A Destra, nella fattispecie.

    Così Evola, cantore di un comportamento aristocratico e di un pensiero elitario, spregiatore della democrazia, la cui dimostrazione scientifica dell’assurdità dell’eguaglianza si ritrova costantemente dalle opere più filosofiche (Teorie dell’individuo assoluto) a quelle più politiche (Orientamenti e Gli uomini e le rovine) non ha veramente nulla a che spartire con un Agnoletto o un Casarini. E questo nonostante il periodo dadaista dello stesso Evola, che venne ampiamente superato dalla produzione successiva. Altrimenti un giorno potremmo impegolarci nel criticare Dante quale mediocre astrofisico (dimostrò scientificamente come la terra fosse al centro dell’universo). Ma la Quaestio de aqua et terra ha ben scarso valore: ciò che conta – se vogliamo giudicare l’Alighieri – è la Divina Commedia.

    Gianandrea de Antonellis


    Nota mia.

    Il riferimento dell'estensore dell'articolo a un Pound ''beat'' è al testo di Alessandro Tesauro, ''Pound beat. Ezra Pound e la Beat Generation'', Libreria Ar, Salerno, 2003.

  2. #12
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    Bravo De Antonellis!

  3. #13
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    In origine postato da Sothis
    Concordo al 1000%

    Cosa c'entrano i No-Global con la Tradizione è ancora tutto da capire, visto e considerato che loro vorrebbero il comunismo come alternativa...
    Anche questo è vero fino ad un certo punto. In realtà, i no-global non lo sanno neanche loro cosa vogliono. Sono contro la mondializzazione/globalizzazione, però poi sono a favore del mondialismo e dell'immigrazione di massa, che sono i presupposti proprio di ciò che dicono di combattere.

    Sono dei burattini in mano ai soliti noti, niente di più, niente di meno.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  4. #14
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    In origine postato da Paul Atreides
    Non chiamatelo no global. Evola, l'antiamericano rimasto sempre a destra.



    Gianandrea de Antonellis

    Corriere del Mezzogiorno, 2 settembre 2004

    ---------------------------

    Anche se leggesse quanto si scrive di lui, Julius Evola non si rivolterebbe certo nella tomba. Ma soltanto perché non ne ha una (le sue ceneri furono infatti disperse sul Monte Rosa). Dopo l’Ezra Pound “beat”, ecco che arriva un Evola “no-global”. Certo che sembra davvero ardito accostare il pensatore immobilizzato su una sedia a rotelle per aver perso le gambe durante un bombardamento americano, ma stoicamente superiore ai disagi fisici ed entusiasta degli ordini cavallereschi antichi e moderni, ad una massa vociante che sfascia vetrine e inneggia al pacifismo.

    A dare lo spunto a tale, irriverente paragone, e a far sobbalzare gli evoliani è un articolo di Marino Freschi (Il Mattino, 31 agosto) che parte dall’ultimo numero di Margini, la rivista culturale delle edizioni di Ar, dedicata interamente al filosofo romano nel trentennale della scomparsa.

    Nelle sei pagine di ampio formato (ispirate al Leonardo di Papini e Prezzolini) si susseguono interessanti saggi di approfondimento delle tematiche evoliane ed interessanti inediti o riposizioni di vecchi articoli: tra essi una recensione a Rivolta contro il mondo moderno scritta da Filippo Burzio nel 1935 e La risoluzione degli estremi Evola e la donna di Anna K. Valerio; l’analisi critica di Giovanni Damiano del libro di Cassata recentemente edito da Bollati Boringhieri e uno scritto dello stesso Evola sulla morte di Adriano Romualdi.

    I testi di Evola contengono, indubbiamente, alcune affermazioni «non americane, più che antiamericane», come precisano i redattori della rivista: davvero poco per ipotizzare un qualsiasi legame tra il popolo di Seattle e il guru della Destra.

    Ed anche i no-global, refrattari a qualsiasi imposizione etica ed estetica, certo non gradirebbero l’accostamento al cantore dell’ordine (anzi, dell’Ordnung) se mai lo conoscessero.

    Il problema è che, per amore di paradosso, spesso si parte da una singola frase senza considerare l’intera produzione di un autore: come rilevava Gianni Riotta sul Corriere del 30 agosto, è inutile cercare di nascondere le simpatie politiche di Ezra Pound, magari accreditandolo come “maestro” della beat generation per qualche opera minore o per la ammirazione che Ginsberg provava per lui. Pound è grande per i Cantos, per i Cantos pisani in particolare e questi hanno una ben precisa collocazione politica. A Destra, nella fattispecie.

    Così Evola, cantore di un comportamento aristocratico e di un pensiero elitario, spregiatore della democrazia, la cui dimostrazione scientifica dell’assurdità dell’eguaglianza si ritrova costantemente dalle opere più filosofiche (Teorie dell’individuo assoluto) a quelle più politiche (Orientamenti e Gli uomini e le rovine) non ha veramente nulla a che spartire con un Agnoletto o un Casarini. E questo nonostante il periodo dadaista dello stesso Evola, che venne ampiamente superato dalla produzione successiva. Altrimenti un giorno potremmo impegolarci nel criticare Dante quale mediocre astrofisico (dimostrò scientificamente come la terra fosse al centro dell’universo). Ma la Quaestio de aqua et terra ha ben scarso valore: ciò che conta – se vogliamo giudicare l’Alighieri – è la Divina Commedia.

    Gianandrea de Antonellis


    Nota mia.

    Il riferimento dell'estensore dell'articolo a un Pound ''beat'' è al testo di Alessandro Tesauro, ''Pound beat. Ezra Pound e la Beat Generation'', Libreria Ar, Salerno, 2003.
    Comunque il bombardamento in cui rimase coinvolto e, purtroppo, paralizzato fu opera dei sovietici, non degli americani.

    Giampaolo Cufino
    Giampaolo Cufino

  5. #15
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    Caro Giampaolo,
    che fossero bombe americane o sovietiche cambia poco.Che Evola amasse sfidare il fato credo non ci sia dubbio.
    Quanto ad alcuni spunti "reazionari" che Gianmario rilancia non so quanto consapevolmente, beh, c'è una questione filologica che non può essere rimossa.
    Cavalcare la tigre è del 1961.
    Il più autentico interprete di questa opera, che ha segnato una svolta decisiva nel cammino del pensatore più acuto della destra radicale, è senza dubbi Freda
    Poi nel 1968 il Maestro ha deciso di riesumare le teorie reazionarie degli Uomini e le Rovine, l'allievo ha deciso di essere fedele alle idee e non all'uomo. Ma gli allegati nelle edizioni successive non fanno parte del corpo originale del testo.
    Anche Disintegrazione del sistema ha avuto 3 o 4 edizioni ma il testo originale è sempre quello, con l'Europa giudaizzata e il soldato politico povero ma potente (il vietcong non il miliziano dell'Oas). Sbaglio?

  6. #16
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    In origine postato da ugotassinari
    Caro Giampaolo,
    che fossero bombe americane o sovietiche cambia poco.Che Evola amasse sfidare il fato credo non ci sia dubbio.
    Quanto ad alcuni spunti "reazionari" che Gianmario rilancia non so quanto consapevolmente, beh, c'è una questione filologica che non può essere rimossa.
    Cavalcare la tigre è del 1961.
    Il più autentico interprete di questa opera, che ha segnato una svolta decisiva nel cammino del pensatore più acuto della destra radicale, è senza dubbi Freda
    Poi nel 1968 il Maestro ha deciso di riesumare le teorie reazionarie degli Uomini e le Rovine, l'allievo ha deciso di essere fedele alle idee e non all'uomo. Ma gli allegati nelle edizioni successive non fanno parte del corpo originale del testo.
    Anche Disintegrazione del sistema ha avuto 3 o 4 edizioni ma il testo originale è sempre quello, con l'Europa giudaizzata e il soldato politico povero ma potente (il vietcong non il miliziano dell'Oas). Sbaglio?
    No, non sbagli. Comunque a quanto ne so Cavalcare la tigre e Uomini e le Rovine sono stati scritti quasi contemporaneamente, solo che il primo è uscito diversi anni dopo.

    Giampaolo Cufino
    Giampaolo Cufino

  7. #17
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    Le opere hanno vita propria. Così gli Uomini è passato alla storia come il vangelo della gioventù nazionalrivoluzionaria anche se era un'operazione di piccolo cabotaggio - legittimare il rientro nello Stato repubblicano dei reduci di Salò - Cavalcare la tigre ha rappresentato il livre di chevet di una nuova generazione "sovversiva" (anche se questo termine non è proprio rigoroso ma credo che dia il senso di un'attitudine spirituale)
    Quanto alla questione di fondo non credo che ci siano dubbi. Per usare una categoria veterocomunista: sulla questione della critica della globalizzazione Evola è rivoluzionario nel senso che è radicalmente contrario, cioè va alle radici del problema mentre i Casarini e pippe varie sono dei (mediocri) riformisti, che operano soltanto sulla sfera della (re)distribuzione

  8. #18
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    In origine postato da ugotassinari
    Le opere hanno vita propria. Così gli Uomini è passato alla storia come il vangelo della gioventù nazionalrivoluzionaria anche se era un'operazione di piccolo cabotaggio - legittimare il rientro nello Stato repubblicano dei reduci di Salò - Cavalcare la tigre ha rappresentato il livre di chevet di una nuova generazione "sovversiva" (anche se questo termine non è proprio rigoroso ma credo che dia il senso di un'attitudine spirituale)
    Quanto alla questione di fondo non credo che ci siano dubbi. Per usare una categoria veterocomunista: sulla questione della critica della globalizzazione Evola è rivoluzionario nel senso che è radicalmente contrario, cioè va alle radici del problema mentre i Casarini e pippe varie sono dei (mediocri) riformisti, che operano soltanto sulla sfera della (re)distribuzione
    Che dire...onore alla tua onestà intellettuale.

    Giampaolo Cufino
    Giampaolo Cufino

 

 
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