Mi ha molto stupito l' intervista che Emma ha appena rilasciato a "Grazia".
In essa rievoca il dolore della solitudine e dell' aborto giovanile, il desiderio di un figlio che poi non è arrivato neppure con la fecondazione artificiale, la gioia di avere avuto in affidamento due bambine per qualche mese, poi tornate dai loro genitori, il dolore per essere stata lasciata dal suo uomo che se ne è andato con una di 24 anni, la morte della madre: "Di colpo ho capito di non essere più nessuno. Non sono stata mai moglie, mai madre. Sono sempre stata solo una figlia e adesso..."
Si tratta, in pratica, di un rimpianto grande per quei valori tradizionali (i figli, la famiglia, i genitori, l' amore duraturo fra uomo e donna), che Catilina cocciutamente nel suo mazzinianesimo repubblicano d' antan e demodè si ostina a difendere, mentre la Rosa nel Pugno- con cui lo Jan, l' Arsena ed altri si volevano alleare- li combatte. Ma Emma ci ha rivelato che la sua umanità concreta smentisce la politica radicaloide, tant' è che si nota anche una sua crescente insofferenza verso Pannellaccio ("a volte lo sento troppo distante. E ho bisogno di allontanarlo").
Insomma, come la mettiamo?




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