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"Chi sostiene i referendum è nazista". Firmato: il ministro Giovanardi
di Maria Zegarelli
Sostenere i referendum sulla procreazione assistita è come essere un po’ nazisti. Anzi, molto nazisti. Pretendere di sapere prima se l’embrione è malato è essere nazisti. Non accettare l’embrione - e poi il figlio con gravi malattie genetiche - è nazista. Sperare che la scienza possa aiutare a risolvere limiti fisici può portare direttamente nella stessa spirale di follia che guidò Hitler e le Ss verso l’abisso.
Loro, Hitler e le Ss, per esempio, avrebbero firmato i referendum e poi li avrebbero votati. A sostenere questa tesi, sbattendo in faccia ai modenesi, suoi concittadini, un manifesto per ricordarglielo, è il ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, Udc, cattolico. Hitler e la parata Ss. Poi la scritta: «Anche loro avrebbero firmato - Referendum sulla procreazione assistita».
Il manifesto, che porta la firma Udc, l’ha voluto proprio lui, il ministro, che se ne è assunto la paternità spiegandone i motivi nel corso di due interviste apparse ieri su altrettanti quotidiani. Ministro, un manifesto scioccante... «Scioccante è ciò che sta accadendo. È aberrante che in Olanda permettano l’eutanasia per i bambini... È aberrante voler cancellare la legge sulla fecondazione assistita, senza nemmeno proporre modifiche o cercare di discuterne insieme», sostiene.
Dubbi, zero. Pochi dubbi, aggiunge, anche sul motivo del parallelismo con i nazisti: «Perché la selezione genetica fa parte del folle progetto nazista secondo cui tutto ciò che è imperfetto deve essere eliminato. I Radicali fanno un passo in più rispetto all’aborto terapeutico: quando l’embrione, che è un essere umano in divenire, presenta dei difetti, allora deve essere eliminato...». Il primo passo annunciato dai Radicali, intanto, è una denuncia per il ministro. Poi, le critiche. Tante. Ecco, questo è uno dei casi si sono superati i limiti della decenza. A dirlo sono in molti: in prima fila Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera, Fi, convinto oppositore dell’attuale legge sulla fecondazione assistita e sostenitore dei referendum. Dalla Festa dell’Unità di Genova, dove ha appena concluso un suo intervento sulla legge, fa sapere che non ci sta a farsi dare del nazista. «Dovrebbe intervenire il presidente del Consiglio, non per correggere le bozze, ma per ristabilire un clima di rispetto - dice - Giovanardi è il ministro per i rapporti con il parlamento, è gravissimo quello che ha fatto. Quel manifesto - continua Biondi - è un indicatore dell’intolleranza che nella storia della Chiesa già si è manifestata diverse volte, penso all’Inquisizione, per esempio. Se Giovanardi non capisce che l’attuale legge è formata da una sequela di divieti che non tengono conto dei diritti e delle aspettative di chi non può avere figli, allora ha un problema di analisi suo, personale. Ma non può fare analisi offensive verso chi la pensa in modo diverso da lui, non rispetta né avversari, né amici, visto che l’opposizione alla legge è stata trasversale». Come il voto favorevole, purtroppo.
Diritti e aberrazioni. La Ds Katia Zanotti aggiunge: «È aberrante che un ministro stravolga le questioni poste dal referendum e che nulla hanno a che fare con temi legati all’eugenetica, ma riguardano questioni legate ai diritti e alle scelte della donna e del nascituro». Insomma, Giovanardi, che pure sa distinguere fra embrione, feto e neonato, non può mescolare insieme questioni così diverse tra loro per attaccare i referendum.
«Non si tratta di selezione eugenetica - continua infatti Zanotti - ma più semplicemente di diagnosi pre-impianto sugli embrioni per evitare gravidanze a rischio di malattie genetiche del feto. Loro, i cattolici, con questa legge, mettono di fronte alla donna una sola possibilità: l’aborto terapeutico». E a proposito di aberrazioni: «La cosa veramente aberrante è che un ministro della Repubblica sposti i temi dei referendum su un piano di straordinaria delicatezza sul quale le sensibilità etiche ci sono e sono diverse».
La senatrice Maria Rosaria Maniera, parla a nome di tutte le donne Sdi: «Quando al confronto nella contrapposizione democratica delle idee si sostituisce l’insulto ignobile e l’aggressione, evidentemente mancano non solo argomenti e razionalità ma anche una solida base di civiltà e di democrazia». Monica Macchioni, segretario del Pdci di Modena, preferisce non commentare il manifesto.
Si augura piuttosto altro: «Credo ci sia sufficiente carne al fuoco per decidere di non votare più per il ministro e per andare subito a firmare per il referendum che pretende di decidere sulla vita, sulla pelle e sulla felicità delle persone».
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