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Discussione: ecco la fine !!!!

  1. #1
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    Predefinito ecco la fine !!!!

    Nel '93 gli iscritti extracomunitari erano 30 mila
    Oggi sono 50 mila in più rispetto al 2003
    La scuola che cambia
    Le 190 nazioni dei nuovi italiani
    I piani del ministero: dopo la nascita dell'Ufficio integrazione un'indagine sul rendimento degli alunni stranieri
    di MARIO REGGIO


    Immigrati a quota 300mila, il doppio tra 10 anni


    ROMA - La scuola italiana si tinge di colori sempre nuovi. Sono i volti dei bimbi immigrati che anche quest'anno, sempre più numerosi, saranno al loro posto tra i banchi al suono della prima campanella. Quasi trecentomila oggi, poco più di trentamila dieci anni fa, più di seicentomila tra dieci anni. E, fenomeno unico in Europa, rappresentano 191 etnie diverse. Un processo che sta trasformando dalle fondamenta il nostro sistema scolastico, che obbliga ad una seria riflessione e impone un piano d'intervento proiettato nel futuro.

    "Si sta delineando un modello variegato, policentrico, "diffuso" nel quale i poli di attrazione non sono solo le grandi metropoli, ma anche le piccole città e i paesi", commenta Vinicio Ongini, ricercatore, uno dei curatori dell'analisi dei dati raccolti nella ricerca del ministero dell'Istruzione, fresca di stampa, che fotografa la situazione degli "alunni con cittadinanza non italiana".

    La caratteristica del modello italiano è che, a differenza degli altri Paesi europei di più lunga tradizione multiculturale, il cambiamento è stato rapidissimo. E lo si vede molto bene prendendo in esame i dati di piccole città, dove dieci anni fa il numero degli studenti non italiani si contava sulle dita di una mano. Nessuno avrebbe previsto che nella "piccola" provincia di Mantova si sarebbe raggiunto il record del 9.3 per cento di piccoli studenti figli di immigrati. Accade poi un fatto singolare. Ci si aspetterebbe una concentrazione di famiglie e quindi di bimbi in città come Venezia, Bari, Napoli e Palermo, città cosmopolite e grandi porti del Mediterraneo. Invece basta andare a visitare le scuole della provincia di Cuneo, Treviso, Macerata o Siena per scoprire quanti bimbi non italiani le frequentano.


    Nell'immaginario collettivo è diffusa la convinzione che gli immigrati arrivino dal mare. Questo è vero, anche se solo in parte, ma da lì parte l'avventura verso una nuova "frontiera", in cerca di lavoro nelle valli delle regioni del Centro e soprattutto del Nord. Il Sud d'Italia è dunque solo un luogo di transito e di prima accoglienza.

    Una volta approdati in Italia, gli immigrati cercano una sistemazione soprattutto nei luoghi e nelle zone dove già vivono i loro connazionali. Così gli ecuadoregni preferiscono la provincia di Genova e le città del Nord, i rumeni Roma e Viterbo. E gli indiani? Loro hanno scelto la provincia di Cremona, ma anche le pianure di Mantova e Reggio Emilia. Sono più di seimila e provengono in gran parte da una regione dell'India del Nord, il Punjab, la "terra dei cinque fiumi". Quasi tutti agricoltori, fanno i mungitori o "bergamini" nelle stalle abbandonate dagli italiani, i loro bambini affollano le scuole del sud della Padania, in barba agli anatemi leghisti.

    E cosa fanno le istituzioni per affrontare un problema così complesso? Si parla di multietnicità, integrazione, comprensione delle diversità. La scuola è uno snodo cruciale. "Abbiamo creato l'Ufficio integrazione immigrati, per mettere a sistema le migliori pratiche destinate alla cultura dell'integrazione - afferma Mariolina Moioli, direttore del dipartimento studenti del ministero dell'Istruzione, che ha promosso l'indagine - tra un paio di mesi avremo a disposizione i dati sull'inchiesta relativa agli esiti scolastici degli alunni immigrati, e ragioneremo su dati certi. Nel frattempo sono stati stanziati 53 milioni di euro destinati alle scuole che assorbono flussi migratori superiori al 10 per cento. Ma la scuola da sola non basta, serve un sistema integrato tra il sistema scolastico, gli enti locali e il welfare".

    Secondo il professor Benedetto Vertecchi, ordinario di Pedagogia Sperimentale all'università Roma Tre, "I mediatori culturali sono una via di fuga dal problema, occorrono tanti insegnanti bilingue, preparati a comunicare ma anche ad insegnare. Di fronte agli insuccessi scolastici prevedibili la croce verrà scaricata sulle spalle dei docenti, occorre invece un grande sforzo culturale per prepararli al difficile compito che li aspetta".


    (10 settembre 2004)

  2. #2
    Paul Atreides
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    ''Trecentomila oggi, poco più di trentamila dieci anni fa, più di seicentomila tra dieci anni''

    Nel 1990 Franco Freda, fondando il Fronte Nazionale, aveva già capito tutto.

  3. #3
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    quello che più mi stupisce è vedere tanta indifferenza tra gli italiani. Come si può non allarmarsi per questa invasione?! questo è IL problema nazionale, il resto (Berlusconi, finanziarie, riforme...) è solo rumore di fondo...

  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Quote per gli extracomunitari nelle classi»

    Brescia, il piano del dirigente scolastico: «Record di alunni stranieri, le lezioni vengono rallentate»


    DAL NOSTRO INVIATO
    BRESCIA - Limitare la presenza degli studenti extracomunitari nelle singole classi bresciane. Accettarne in aula un certo numero, non oltre. E gli altri ragazzini distribuirli, in modo omogeneo, all’interno delle classi di tutti gli istituti, in modo che non si creino «concentrazioni» che possano mettere a rischio un buon livello di apprendimento per tutti, italiani e stranieri. Non è razzismo, spiegano, ma desiderio di far funzionare meglio la didattica. E’ l’obiettivo per le scuole dell’obbligo messo a punto dal dirigente scolastico provinciale Giuseppe Colosio, d’accordo con Prefettura e presidi. Il protocollo d’intesa dovrebbe essere perfezionato entro Natale, ma i tempi di realizzazione saranno graduali, dunque più lunghi. Un provvedimento preceduto da un’indagine statistica sull’immigrazione locale. Risultato? «Numeri impressionanti», secondo il dirigente Colosio. Che così spiega la necessità di introdurre «quote» per le iscrizioni extracomunitarie.
    Nella città di Brescia la presenza di studenti stranieri supera il 10 per cento: 1.900 su circa 19 mila iscritti. A livello nazionale, invece, la provincia si colloca al quarto posto dopo Milano, Roma e Torino. Posizione destinata a scalare la classifica perché oggi un neonato bresciano su tre è figlio di immigrati. A far scattare l’emergenza iscrizioni, però, è il picco raggiunto nel Secondo Istituto Comprensivo, situato nel cuore del centro storico: settecento allievi, tra elementari e medie, il 48 per cento stranieri. Spaventati dalle cifre e, soprattutto, dalla possibilità di un rallentamento dell’andamento scolastico, alcuni genitori hanno addirittura ritirato i figli da scuola. E numerosi studenti italiani di quinta elementare, candidati a proseguire gli studi nelle medie dello stesso istituto, hanno preferito cambiare. Ad ammetterlo, amareggiata, è la direttrice Angelina Battagliola, in campo da 25 anni, già testimone negli anni Settanta dei problemi d’integrazione degli immigrati provenienti dal Sud Italia. «Ho vissuto problemi più gravi. Ma non ho mai assistito come oggi a un calo di iscritti bresciani - racconta -. Una questione di xenofobia? Non credo. Il fatto è che con l’introduzione del buono scuola in Lombardia molte famiglie si sono indirizzate alle private. E la regolarizzazione degli immigrati ha portato a molti ricongiungimenti dei figli. Insomma la città cambia, e le nostre aule si riempiono di stranieri».
    Eppure, nonostante le ore di superlavoro e le risorse non sempre sufficienti, al Secondo Istituto Comprensivo le iscrizioni non si rifiutano. Ma a livello istituzionale la situazione di concentrazione di stranieri crea allarme. «I numeri sono eloquenti - sottolinea l’assessore comunale alla Pubblica istruzione Carla Bisleri, centrosinistra -. La distribuzione degli studenti extracomunitari nelle scuole passa dal 48%, nel caso più eclatante, al 5-6% di altri istituti. Negli ultimi 10 anni, da quando faccio l’amministratore, ho visto quadruplicare le percentuali a scapito solo di alcune zone. Il fenomeno di percentuali squilibrate, inoltre, si sta registrando anche nelle materne. Questo non va bene. Rischiamo un’integrazione al rovescio».
    La soluzione è già pronta nel cassetto del dirigente scolastico Colosio. Condivisa anche dall’assessorato. Livelli prestabiliti di studenti stranieri nelle varie aree della provincia, con un occhio particolare laddove i residenti extracomunitari sono più numerosi. «E’ una scelta necessaria per non creare disagi ai cittadini - spiega Colosio -. Le segnalazioni dei genitori infatti riguardano preoccupazioni sulla qualità dell’insegnamento. E mi risulta che ci siamo classi che addirittura superano il 70 per cento, con 11 etnie diverse. Noi troveremo il modo che non accada più. L’idea? Faremo come per i disabili. Mica finiscono tutti nella stessa classe».

    gmottola@corriere.it
    Grazia Maria Mottola
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    LA MAESTRA


    «Quaranta etnie, insegno matematica con le favole»

    DAL NOSTRO INVIATO
    BRESCIA - Insegna matematica raccontando le fiabe. Con segni, immagini, scenette teatrali. La sua preferita è Cappuccetto Rosso. Che si fa mangiare dal lupo senza dire una parola. Una storia senza voce, utile a parlare di numeri a bimbi pakistani, cinesi, colombiani, moldavi, che spesso non capiscono l’italiano. Una didattica sperimentale che per Silvia Tavazzani, 37 anni, maestra al Secondo Istituto Comprensivo di Brescia, è ordinaria amministrazione. Una scelta per necessità.
    Settecento allievi, quaranta etnie. Come si fa a lavorare?
    «Si ricorre a tecniche di insegnamento innovative. Ma non mi scoraggio: la nostra è una scuola di frontiera dove si si è sempre fatta sperimentazione per l’integrazione. Prima con i disabili. Oggi con gli immigrati».
    Quali sono le difficoltà?
    «Le diverse nazionalità impongono codici di comportamento per comunicare con tutti».
    Un esempio?
    «Per chiedere di prendere un quaderno, bisogna afferrarlo, poi mimando il gesto, parlare lentamente».
    E poi?
    «Studiamo programmi personalizzati per i bambini. Ogni settimana noi maestri ci ritroviamo per concordare gli obiettivi minimi per ognuno. Su questi basiamo il nostro giudizio finale».
    Un programma per ogni bambino. Non c’è da perdere la testa?
    «Si fa fatica. Ma quando c’è la passione, si trova la forza di andare avanti».
    Altre differenze rispetto a una scuola tradizionale?
    «La classe con i banchi fissi e ordinati non esiste da noi. L’aula viene cambiata secondo le esigenze della lezione».
    Quanto tempo impiegano i bambini a imparare l’italiano?
    «Quattro-cinque mesi. Molti, però, frequentano i gruppi di accoglienza per 5 settimane prima di essere inseriti nelle classi. Ognuno comincia nella sua lingua. Ricordo un bimbo pakistano e uno dello Sri Lanka che chiacchieravano per ore. Sicuramente non si capivano, ma ora sono grandi amici».
    Classi così eterogenee non mettono a repentaglio la qualità dell’insegnamento?
    «Non credo. Ci sono famiglie italiane che hanno mandato da noi più di un figlio. Molti nostri ex alunni, anche stranieri, ora frequentano il liceo. Il problema della concentrazione, però, esiste».

    Gra. Mot.
    Interni

  5. #5
    Paul Atreides
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    Con questi ritmi, tra vent'anni a Brescia di autoctono resterà solo il nome della città.

  6. #6
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da Paul Atreides
    Con questi ritmi, tra vent'anni a Brescia di autoctono resterà solo il nome della città.

    e non solo lì purtroppo...in questo voi siete più fortunati

  7. #7
    Paul Atreides
    Ospite

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    In origine postato da pensiero
    e non solo lì purtroppo...in questo voi siete più fortunati
    Semplicemente perché abbiamo meno ''appeal'' dal punto di vista economico e troppi disoccupati nostrani. Ma le anime belle che ancora plaudono all'immigrazione extraeuropea ci sono eccome pure dalle mie parti... [e soprattutto ci sono, ahimé, pure i napoletani ]

  8. #8
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    Certe scelte risultano non comprensibili ma non per questo non sono coerenti.
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    In origine postato da pensiero
    e non solo lì purtroppo...in questo voi siete più fortunati
    Dai su non abbatterti,c'è sempre una soluzione a tutto!
    Potete costruire delle fortezze in mezzo ai boschi per poter salvaguardare la pura razza padana ed educare i vostri figli ai valori celtici sullo stle delle comuni nazionalsocialiste americane...

  9. #9
    Paul Atreides
    Ospite

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    Ecco, per esempio a gb1984 sfugge totalmente il ''leggerissimo'' problema, e, nonostante i numeri agghiaccianti dell'articolo postato da pensiero, preferisce metterla sulla non-risposta

  10. #10
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da Paul Atreides
    Ecco, per esempio a gb1984 sfugge totalmente il ''leggerissimo'' problema, e nonostante i numeri agghiaccianti dell'articolo postato da pensiero e preferisce metterla sulla non-risposta
    uno che è del 1984 se quello sul suo nick è l'anno di nascita cosa vuoi che gliene freghi del futuro dei suoi eventuali figli.....comincerà ad accorgersene quando andrà a lavorare e magari al posto suo sceglieranno un allogeno...oppure se già lavora lo licenzieranno per far posto a quell'altro che gli costa meno

 

 
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