11 SETT./ AMERICA PIANGE SUOI CADUTI, BUSH PROMETTE VENDETTA
11/09/2004 - 185
Commovente cerimonia a Ground Zero, Bush difende la sua guerra
New York, 11 set. (Apcom) - Con la voce rotta dai singhiozzi, i familiari delle vittime degli attentati terroristici dell'11 settembre hanno letto i nomi delle 2.749 persone morte tre anni fa. L'11 settembre 2001, diciannove membri dell'organizzazione terroristica di al Qaida riuscirono a dirottare quattro aerei di linea, pilotandone due contro gli edifici piu' alti dell'isola di Manhattan, schiantandone un terzo su un'ala del Pentagono e mancando di poco il bersaglio con il quarto, diretto al Campidoglio di Washington e finito in un prato della Pennsylvania. E la cerimonia di oggi ha scandito con rintocchi di campana e un minuto di silenzio queste quattro drammatiche tappe, che hanno scosso per sempre la fiducia dell'America.
Un anno fa a Ground Zero, nel luogo in cui sorgevano le Torri Gemelle del World Trade Center colpite e abbattute dai primi due aerei kamikaze, furono i figli delle vittime a leggere, in una cerimonia solenne, i nomi dei caduti. Oggi tocca ai loro genitori, fratelli, vedove dare un ultimo saluto, in qualche caso contrappuntato da note personali, dallo sventolio di fotografie, da sguardi rivolti al cielo.
Mentre a New York si svolgeva la cerimonia presieduta dal sindaco della citta' Michael Bloomberg e dal primo cittadino di allora, Rudy Giuliani, cerimonie contemporanee si sono tenute al Pentagono a Washington e in Pennsylvania, dove si schiantarono gli altri due aerei dirottati dagli uomini di al Qaida. Momenti di silenzio, punteggiati dal rintocco di campane, sono stati osservati alle 8.46 e alle 9.03, nel momento dell'impatto dei due aerei sulla torre nord e sud del World Trade Center. La lettura dei nomi delle vittime si e' fermata poi alle 9.59 e alle 10.29, il momento in cui le Torri, il simbolo dell'onnipotenza finanziaria americana, sono crollate.
La lettura dei nomi affidata ai familiari e' un elenco punteggiato dalle lacrime. "La mamma ti amera' in eterno - scandisce con un singhiozzo, in italiano, la madre di una delle 2.749 vittime - sarai sempre nel nostro cuore". Nella lista dei quindici nomi affidati a ciascun familiare c'e' anche quello del loro figlio, figlia, fratello cui dedicano un ultimo saluto, un ultimo singhiozzo, uno sguardo al cielo.
Salgono sul podio in tailleur eleganti e messimpiega impeccabili, oppure in maniche di camicia e cappellino da baseball griffato FDNY, il logo dei pompieri della citta', i veri eroi di tre anni fa. Alcuni mostrano alle telecamere una fotografia, "Ti amiamo, ci manchi" dicono, salutano con un nomignolo, si abbracciano al termine della lettura: "ce l'abbiamo fatta" dicono, oppure si lasciano andare in battibecchi sussurrati per la pronuncia sbagliata di quei difficilissimi nomi di origine italiana, per qualche imperdonabile riga saltata in preda all'emozione. La cerimonia, in tono ridotto rispetto a quelle degli anni passati, finisce per diventare ancora piu' solenne nella sua semplicita', nella processione di fiori e singhiozzi.
A l cimitero nazionale di Arlington, il saluto alle 184 vittime che tre anni fa persero la vita al Pentagono sostituisce la rabbia e la voglia di vendetta con il dolore. Il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, nel suo discorso ha ribadito l'impegno della Casa Bianca nella guerra al terrorismo e lodato la fermezza del comandante supremo delle forze armate George W. Bush. A sette settimane dal delicatissimo appuntamento elettorale del 2 novembre i toni della cerimonia si fondono inevitabilmente con quelli della campagna elettorale. In quelli di Rumsfeld, cosi' come in quelli dello stesso presidente, che ha parlato in diretta alla nazione nel momento in cui a New York veniva osservato un minuto di silenzio in memoria del crollo della seconda torre del WTC.
Bush, nel ruolo di "consolatore supremo" della nazione, ha promesso che l'America vincera' la guerra contro il terrorismo internazionale. "Non ci fermeremo - ha detto - fino a quando i terroristi che tramano l'assassinio del nostro popolo non saranno trovati e tolti di mezzo". Bush parlando dallo Studio Ovale della Casa Bianca circondato da familiari delle vittime di quel giorno ha avvertito che il pericolo di nuovi attentati contro l'America resta.




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