Basterebbe questa ESILARANTE affermazione per screditarne ogni altra, ma se trovo il tempo mi riservo di rispondere più avanti.In Origine Postato da Gatto rognoso
Quanto ai fatti del 59,il forum Padania è sempre aperto..


Basterebbe questa ESILARANTE affermazione per screditarne ogni altra, ma se trovo il tempo mi riservo di rispondere più avanti.In Origine Postato da Gatto rognoso
Quanto ai fatti del 59,il forum Padania è sempre aperto..


Certo che Oneto non capisce proprio un cazzo: nessuno stato si è formato in 20 mesi come l'Italia.In Origine Postato da Gatto rognoso
Non passa giorno che qualche autorevole signore ci ricordi che il cosiddetto Risorgimento costituisce un valore condiviso. Di Risorgimento hanno riempito libri di scuola, strade e piazze, e ci si riempiono la bocca. Quando qualcosa non funziona (cioè sempre) si tirano fuori uomini e ideali del Risorgimento. Il Risorgimento è così una sorta di gigantesca foglia di fico che copre tutto: al Risorgimento si rifanno i liberali storici, i nazionalisti, i fascisti, le sinistre e da un po’ anche i cattolici cui logica e storia consiglierebbero altri riferimenti.
Il Risorgimento è per definizione bello, popolare, e ovviamente patriottico: la parola stessa vuole indicare un intero popolo e una nazione che sono risorti dallo sgabuzzino maleodorante cui li avevano rinchiusi la storia e un destino cinico e baro.
Si sventola il tricolore e si canta “La bella Gigogin” e tutto diventa bello e pulito: gli eroi sono fulgidi, i combattenti impavidi, i “Padri della Patria” ispirati e disinteressati. I termini di Italia e Patria si coniugano all’unisono dal Volturno a Caprera, da San Martino a Porta Pia.
Tutto un popolo - ci dicono - s’è desto e dell’elmo di Scipio s’è cinto la testa (la rima funziona solo al femminile ma la sostanza patriottica è la stessa).
Da qualche tempo però storici guastafeste stanno smascherando il grande imbroglio nazionale, tirando fuori strani finanziamenti, lo zampino di potenze straniere molto interessate, le porcherie, le violenze, le ruberie, l’inizio di un andazzo che continua gloriosamente fino a oggi. Anche i numeri vacillano sotto il revisionismo, anzi ne sono diventati uno degli strumenti.
Della tragica messinscena dei plebisciti si sono già occupati in molti, e ormai neppure più Ciampi osa rievocarli. Tutti ormai ammettono che si sia trattato di elezioni truccate, di numeri taroccati. Ma la maggioranza della gente - tuonano con garibaldina baldanza i patrioti al nichel-cromo - era comunque favorevole e solo una piccola minoranza di codini e reazionari era contraria: si sono un po’ gonfiati i numeri ma lo si è fatto a fin di bene, per dare più enfasi a un giorno di gloria e a un gesto di grande portata storica e morale. Il popolo non era maturo ed ha avuto bisogno di un piccolo aiuto. Alla faccia.
Ma era poi così maggioritario il movimento italianista o non si trattava invece di una piccola spudorata minoranza di esagitati amica di potenti?
Vediamoli un po’ questi numeri.
Quanti sono stati i combattenti, i volontari, gli eroi che sono andati a farsi ammazzare per la patria? Garibaldi non ha mai avuto ai suoi ordini nelle guerre di indipendenza, a Roma, a Mentana e sull’Aspromonte più di 5.000 uomini. C’era uno zoccolo duro che lo seguiva ovunque con un po’ di comparse a rotazione. Al Volturno, alla fine della sua “travolgente” campagna di “liberazione” delle Due Sicilie, comandava circa 21.000 uomini, dei quali 8.000 erano calabresi e siciliani al servizio di latifondisti e mafiosi (i volontari siciliani veri, quelli indipendentisti, se ne erano andati da un pezzo quando si erano accorti della fregatura sabauda e molti di loro passeranno alla resistenza), molti stranieri (soprattutto inglesi e ungheresi) e quasi tutti gli altri erano soldati sardi (fatti disertare a comando e poi regolarmente amnistiati). Sintomaticamente i Napoletani erano rappresentati da un solo ussaro disertore.
Il nucleo dei patrioti per libera scelta era dunque rappresentato da non più di 2-3 mila volontari fissi, fra cui il centinaio di “uruguayani” che avevano seguito Garibaldi nel 1848. Sullo stesso numero dei Mille ci sono interpretazioni molto diverse: quelli sbarcati a Marsala sono ufficialmente 1.089 ma le fonti oscillano fra 1.044 e 1.170. E non dovevano essere un granché, visto che lo stesso Garibaldi li ha definiti in un discorso il 5 dicembre 1861 al Parlamento di Torino: «Tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto». Nel ’59 li aveva accusati di «una vita effeminata e non abituati a un’attività virile». Anche peggio dovevano essere quelli del ’66. Giuseppe Nuvolari riferisce che l’Eroe dei due mondi li avrebbe descritti come «bricconi e avanzi d’osteria». Un bel rapporto fra il Capo e i suoi baldanzosi giovanotti… Che assieme a uno smilzo gruppetto di idealisti duri ci fosse un’accozzaglia di avventurieri e di delinquenti, lo dimostrano le accoglienze sempre riservate loro: nel ’48 la Repubblica romana non li vuole fra i piedi, nel ’59 Cattaneo dice che venivano accolti con sospetto e freddezza, nel ’66 erano i contadini trentini a sparare loro addosso.
Oltre a questa massa di manovra “militare” e manesca c’era un gruppo di intellettuali, politici e faccendieri che ammontava a qualche centinaio di persone, forse poche migliaia, che sono poi quelli che si sono spartiti cariche, soldi e affari per qualche decennio. Una piccolissima minoranza che ha occupato le pagine dei libri di storia ufficiale e le dedicazioni stradali.
Fino alla riforma DePretis-Zanardelli (1882) alle elezioni aveva diritto al voto solo meno del 2% della popolazione e dopo il 6,9%. Si diventava deputati con qualche decina di preferenze: bastava una loggia. Si diventava senatori su nomina del re, che premiava i suoi più teneri sodali.
Nel processo unitario non c’è stato il popolo né il suo consenso. Nel 1859 i contadini allagavano le risaie per non fare passare i Franco-piemontesi, l’intera Brigata estense ha seguito il suo sovrano in Austria, non meno di 30.000 soldati napoletani e pontifici sono stati deportati e gran parte di loro sono morti di stenti, nella cosiddetta guerra del brigantaggio i morti ammazzati dall’esercito italiano sono stati ufficialmente 73.875, in realtà più di 300.000 mila e forse anche molti di più.
Il consenso popolare all’unità non è cresciuto col tempo: nella guerra del ’66 sono stati 12.269 i disertori e 4.633 sono passati al nemico Fra il 1861 e il 1915 più di 15 milioni di cittadini sono stati costretti a emigrare all’estero. Nelle varie rivolte a Genova, a Torino, in Sicilia, a Milano, nelle insorgenze padane de “La boje”, i ribelli (e le vittime) si sono contati a migliaia. Per contro nelle guerre coloniali i volontari sono stati poche manciate e anche nella prima guerra mondiale (gabbata come l’ultima guerra risorgimentale), su 5.038.809 arruolati i volontari sono stati solo 8.000, a fronte di 325.527 denunciati, 101.665 condannati per diserzione, 2.022 per passaggio al nemico, e di un numero enorme di renitenti. I condannati a morte sono stati 4.028, i decimati e quelli passati sommariamente per le armi decine di migliaia.
In questo lungo e patriottico cammino verso l’unità, da che parte stava il popolo? Perché insistono a contrabbandare il Risorgimento e l’unità come valori condivisi. Condivisi da chi?
Gilberto Oneto.
Il Federalismo.
Se vedòm!
In ogni caso è un evento straordinario che nessuno ha emulato.
I verti leghisti lo sanno e lavorano con l'Italia: i 4 gatti rimasti continuano a dire le solite rimescolate stronzate , pagate dai soliti ig-noti.
Invito a discutere di come si è formata la Germania, così i poveri polli capiranno qualcosa di più.
Anche gli italici fucilavano e impuiccavano le spie austriache...In Origine Postato da il Pasquino
Mi sembra che si stiano prendendo in esame dati noti a tutti per poi interpretarli nel modo che più gli fa comodo per giustificare la propria tesi.
1) E’ noto a tutti (ed è scritto su TUTTI i libri di storia per la scuola)che Francia ma soprattutto Inghilterra avessero interesse a creare uno stato grande possibilmente loro alleato (gli si doveva riconoscenza) non troppo forte (neonato) nel sud Europa che contrastasse l’Austria (per la Francia) e la Francia (per gli inglesi). Si ricorda ad esempio che l’impresa dei mille senza la presenza di brigantini inglesi sarebbe naufragata prima ancora di partire (la marina del regno delle due Sicilie era una delle più forti del mediterraneo ed aveva il sostegno della Spagna!). Anche gli USA pur tanto distanti da noi vennero a combattere al nostro fianco. Ricordiamo
2) La partecipazione del risorgimento fu molto scarsa ed interessò solo i ceti più elevati (che cosa volete che interessasse ad un povero ed ignorante contadino (che rappresentava la massa del paese) che sì e no sapeva a chi doveva pagare le tasse e conosceva solo la terra in cui viveva, figuriamoci una piantina geografica!) La partecipazione vi fu soprattutto contro i governi locali corrotti, despoti, spesso stranieri o loro pesantemente succubi (altro che qualche base USA!!). C’era la speranza di uno stato grande forte e che potesse garantire una esistenza migliore ed una presenza più consistente a livello mondiale. Anche la lingua che nonostante le sue diversità era ugualmente diffusa nel paese e che era palesemente diversa dal francese o dall’austriaco fu una motivazione per combattere gli stranieri sulle nostre terre.
3) E’ arci noto che gli austriaci, i francesi, gli spagnoli che si spartivano il paese oggi ed ancor più allora non trattassero bene le popolazioni locali. Soprattutto gli austriaci!
4) Nella prima guerra gli italiani pur parlando una lingua diversa furono inquadrati negli schieramenti austriaci e quando ne fuggirono per unirsi all’esercito ITALIANO una volta catturati dagli austriaci furono impiccati o fucilati per tradimento. Ricordiamo:Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Cesare Battisti, Nazario Sauro
Ecco come ci trattavano gli austiaci!!
Saluti
In Origine Postato da Biordo
Che diavolo era successo, a Perugia? E' il 14 giugno del 1859. Ottocento giovani perugini sono già partiti per il Nord, volontari nella guerra d'indipendenza . Alle undici di mattina, "tra le acclamazioni della folla che gremiva il Corso", un gruppo di liberali "s'inoltrarono decisamente nel palazzo dei Priori" per comunicare al delegato apostolico "che Perugia voleva essere una città italiana e che si sarebbe staccata dal Papa qualora questi non intendesse aiutare Vittorio Emanuele e Napoleone a cacciare gli austriaci dalla penisola" . Il delegato apostolico lascia la città, senza colpo ferire. Arrivata la notizia a Roma, il segretario di stato cardinale Antonelli ordina alle truppe svizzere, duemila uomini al comando del colonnello Schmidt, di marciare su Perugia. etc etc
(Uguccione Ranieri, Perugia della bell'epoca)
QUINDI SOLO NEL 1859 PARTIRONO DA PERUGIA IN 800 (numero confermato da numerose altre fonti).
SI POTREBBE ANCHE DISCUTERE DEL FATTO CHE IL RISORGIMENTO NON SIA STATO UN FENOMENO DI MASSA...MA SE TANTO PER SPUTARE SULLA STORIA DEL NOSTRO PAESE (UNICO INTERESSE DEL "padano": SPUTARE SULL'ITALIA,) SI INVENTANO CIFRE COSI' RIDICOLE LA DISCUSSIONE NON HA SENSO.![]()
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Ottocento cosa? Ma per favore...
Vorrai dire 80 volontari. Ed è una cifra già eccessiva.
Umbri tardi sunt.
Biordo, non lo dico io. Lo dicevano i romani...![]()
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post interessante, probabilmente vero, ma di nessun valore.In Origine Postato da Gatto rognoso
Non passa giorno che qualche autorevole signore ci ricordi che il cosiddetto Risorgimento costituisce un valore condiviso. Di Risorgimento hanno riempito libri di scuola, strade e piazze, e ci si riempiono la bocca. Quando qualcosa non funziona (cioè sempre) si tirano fuori uomini e ideali del Risorgimento. Il Risorgimento è così una sorta di gigantesca foglia di fico che copre tutto: al Risorgimento si rifanno i liberali storici, i nazionalisti, i fascisti, le sinistre e da un po’ anche i cattolici cui logica e storia consiglierebbero altri riferimenti.
Il Risorgimento è per definizione bello, popolare, e ovviamente patriottico: la parola stessa vuole indicare un intero popolo e una nazione che sono risorti dallo sgabuzzino maleodorante cui li avevano rinchiusi la storia e un destino cinico e baro.
Si sventola il tricolore e si canta “La bella Gigogin” e tutto diventa bello e pulito: gli eroi sono fulgidi, i combattenti impavidi, i “Padri della Patria” ispirati e disinteressati. I termini di Italia e Patria si coniugano all’unisono dal Volturno a Caprera, da San Martino a Porta Pia.
Tutto un popolo - ci dicono - s’è desto e dell’elmo di Scipio s’è cinto la testa (la rima funziona solo al femminile ma la sostanza patriottica è la stessa).
Da qualche tempo però storici guastafeste stanno smascherando il grande imbroglio nazionale, tirando fuori strani finanziamenti, lo zampino di potenze straniere molto interessate, le porcherie, le violenze, le ruberie, l’inizio di un andazzo che continua gloriosamente fino a oggi. Anche i numeri vacillano sotto il revisionismo, anzi ne sono diventati uno degli strumenti.
Della tragica messinscena dei plebisciti si sono già occupati in molti, e ormai neppure più Ciampi osa rievocarli. Tutti ormai ammettono che si sia trattato di elezioni truccate, di numeri taroccati. Ma la maggioranza della gente - tuonano con garibaldina baldanza i patrioti al nichel-cromo - era comunque favorevole e solo una piccola minoranza di codini e reazionari era contraria: si sono un po’ gonfiati i numeri ma lo si è fatto a fin di bene, per dare più enfasi a un giorno di gloria e a un gesto di grande portata storica e morale. Il popolo non era maturo ed ha avuto bisogno di un piccolo aiuto. Alla faccia.
Ma era poi così maggioritario il movimento italianista o non si trattava invece di una piccola spudorata minoranza di esagitati amica di potenti?
Vediamoli un po’ questi numeri.
Quanti sono stati i combattenti, i volontari, gli eroi che sono andati a farsi ammazzare per la patria? Garibaldi non ha mai avuto ai suoi ordini nelle guerre di indipendenza, a Roma, a Mentana e sull’Aspromonte più di 5.000 uomini. C’era uno zoccolo duro che lo seguiva ovunque con un po’ di comparse a rotazione. Al Volturno, alla fine della sua “travolgente” campagna di “liberazione” delle Due Sicilie, comandava circa 21.000 uomini, dei quali 8.000 erano calabresi e siciliani al servizio di latifondisti e mafiosi (i volontari siciliani veri, quelli indipendentisti, se ne erano andati da un pezzo quando si erano accorti della fregatura sabauda e molti di loro passeranno alla resistenza), molti stranieri (soprattutto inglesi e ungheresi) e quasi tutti gli altri erano soldati sardi (fatti disertare a comando e poi regolarmente amnistiati). Sintomaticamente i Napoletani erano rappresentati da un solo ussaro disertore.
Il nucleo dei patrioti per libera scelta era dunque rappresentato da non più di 2-3 mila volontari fissi, fra cui il centinaio di “uruguayani” che avevano seguito Garibaldi nel 1848. Sullo stesso numero dei Mille ci sono interpretazioni molto diverse: quelli sbarcati a Marsala sono ufficialmente 1.089 ma le fonti oscillano fra 1.044 e 1.170. E non dovevano essere un granché, visto che lo stesso Garibaldi li ha definiti in un discorso il 5 dicembre 1861 al Parlamento di Torino: «Tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto». Nel ’59 li aveva accusati di «una vita effeminata e non abituati a un’attività virile». Anche peggio dovevano essere quelli del ’66. Giuseppe Nuvolari riferisce che l’Eroe dei due mondi li avrebbe descritti come «bricconi e avanzi d’osteria». Un bel rapporto fra il Capo e i suoi baldanzosi giovanotti… Che assieme a uno smilzo gruppetto di idealisti duri ci fosse un’accozzaglia di avventurieri e di delinquenti, lo dimostrano le accoglienze sempre riservate loro: nel ’48 la Repubblica romana non li vuole fra i piedi, nel ’59 Cattaneo dice che venivano accolti con sospetto e freddezza, nel ’66 erano i contadini trentini a sparare loro addosso.
Oltre a questa massa di manovra “militare” e manesca c’era un gruppo di intellettuali, politici e faccendieri che ammontava a qualche centinaio di persone, forse poche migliaia, che sono poi quelli che si sono spartiti cariche, soldi e affari per qualche decennio. Una piccolissima minoranza che ha occupato le pagine dei libri di storia ufficiale e le dedicazioni stradali.
Fino alla riforma DePretis-Zanardelli (1882) alle elezioni aveva diritto al voto solo meno del 2% della popolazione e dopo il 6,9%. Si diventava deputati con qualche decina di preferenze: bastava una loggia. Si diventava senatori su nomina del re, che premiava i suoi più teneri sodali.
Nel processo unitario non c’è stato il popolo né il suo consenso. Nel 1859 i contadini allagavano le risaie per non fare passare i Franco-piemontesi, l’intera Brigata estense ha seguito il suo sovrano in Austria, non meno di 30.000 soldati napoletani e pontifici sono stati deportati e gran parte di loro sono morti di stenti, nella cosiddetta guerra del brigantaggio i morti ammazzati dall’esercito italiano sono stati ufficialmente 73.875, in realtà più di 300.000 mila e forse anche molti di più.
Il consenso popolare all’unità non è cresciuto col tempo: nella guerra del ’66 sono stati 12.269 i disertori e 4.633 sono passati al nemico Fra il 1861 e il 1915 più di 15 milioni di cittadini sono stati costretti a emigrare all’estero. Nelle varie rivolte a Genova, a Torino, in Sicilia, a Milano, nelle insorgenze padane de “La boje”, i ribelli (e le vittime) si sono contati a migliaia. Per contro nelle guerre coloniali i volontari sono stati poche manciate e anche nella prima guerra mondiale (gabbata come l’ultima guerra risorgimentale), su 5.038.809 arruolati i volontari sono stati solo 8.000, a fronte di 325.527 denunciati, 101.665 condannati per diserzione, 2.022 per passaggio al nemico, e di un numero enorme di renitenti. I condannati a morte sono stati 4.028, i decimati e quelli passati sommariamente per le armi decine di migliaia.
In questo lungo e patriottico cammino verso l’unità, da che parte stava il popolo? Perché insistono a contrabbandare il Risorgimento e l’unità come valori condivisi. Condivisi da chi?
Gilberto Oneto.
Il Federalismo.
Se vedòm!
L'Italia e stat divisa x 1200 anni prima dell'unita, e ovvio che il sentimento nazionale era scarso, e ovvio che hai poveri contadini non gliene importava nulla di chi governasse, e anche ovvio che vi fossero persone che x vari motivi si considerassero + fedeli alla casa d'Austria o al Regno Borbonico che all'italia, ma non significa nulla in se e x se, PRIMO xche altre nazioni europe hanno una storia ancor + travagliata, vedi i secoli di guerra che furono necessari alla Inghilterra x piegare Scozia e Galles e "fare" la Gran Bretagna, vedi le varie guerre contro austriaci e Bavaresi necessarie lla prussia x unire la Germania......
Poi considera che Il popolo italiano NON si formo nel risorgimento, che fu effettivamente + un affare di borghesia "illuminata" che di masse popolari, ma NEL BAGNO DI SANGUE DELLA 1 GUERRA MONDIALE.
NON VA DI MODA DIRLO DI QUESTI TEMPI, MA IL POPOLO ITALIANO VIDE LA LUCE NELLE TRINCEE DEL PIAVE E DI VITTORIO VENETO... E FU POI DEFINITIVAMENTE CEMENTIFICATO DAL FASCISMO
L'Italia è finita l'8 settembre 1943. Quella che vive oggi è solo una malata terminale tenuta in vita artificialmente grazie all'accanimento terapeutico scalfarian-ciampolesco.In Origine Postato da Frà Dolcino
TI RICORDO I 600.000 DISERTORI DELLA 15-18 E TI RICORDO LA FINE CHE FECE IL "CEMENTIFICATORE" NEL 45....
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In Origine Postato da Frà Dolcino
TI RICORDO I 600.000 DISERTORI DELLA 15-18 E TI RICORDO LA FINE CHE FECE IL "CEMENTIFICATORE" NEL 45....
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Considerando che durante la guerra del 15-18 l'esercito italiano ebbe 620000 caduti circa, se avesse avuto pure 600000 disertori noi ora ci scriveremmo in tedesco...
... e questo chiude ogni discorso.
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Ti vorrei ricordare che il cementificatore fino sottosopra a causa di una guerra persa......ma cio non toglie una virgola di quello che fece x fare dell'Italia una nazione di noi un popolo....
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CHE LA COSA TI PIACCIA O MENO.....
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Sì, i seicentomila caduti erano tutti felicissimi di cadere...Ma per favore. Non diciamo cazzate.In Origine Postato da mikky
Considerando che durante la guerra del 15-18 l'esercito italiano ebbe 620000 caduti circa, se avesse avuto pure 600000 disertori noi ora ci scriveremmo in tedesco...
... e questo chiude ogni discorso.
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Ti vorrei ricordare che il cementificatore fino sottosopra a causa di una guerra persa......ma cio non toglie una virgola di quello che fece x fare dell'Italia una nazione di noi un popolo....
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CHE LA COSA TI PIACCIA O MENO.....
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C'erano contadini e operai che a malapena sapevano dove si trovavano Trento e Trieste. venivano mandati al macello solo per suffragare la retorica patriottarda. C'era bisogno di un "lavacro di sangue" per cementare l' unità. Si vide poi nel 43-45 quanto era valso questo "lavacro"...
600.000 giovani vite spezzate per compiacere i macellai Savoia e massoni.
Vergogna!


In Origine Postato da Gatto rognoso
“La partecipazione vi fu soprattutto contro i governi locali corrotti, despoti, spesso stranieri o loro pesantemente succubi (altro che qualche base USA!!). C’era la speranza di uno stato grande forte e che potesse garantire una esistenza migliore ed una presenza più consistente a livello mondiale.”
Sembra quasi tirato giù parola per parola dal sussidiario; purtroppo per te, se vai a vedere NEI FATTI (e di certo non ne troverai parola sui libri “allineati e coperti“ atti all‘inasinamento scolastico italiota) scoprirai che il governo locale più dispotico di tutti era proprio quello del “galantuomo” che, in quanto a qualità della vita, te lo raccomando…“Tassa sul macinato”,”Guerra agli insorgenti”, “Emigrazione endemica” “Guerre coloniali”.. do you know??
Nessuno lo nega ma all’epoca c’era la speranza che fosse meglio e poi gli altri erano sentiti più come stranieri
“Anche la lingua che nonostante le sue diversità era ugualmente diffusa nel paese e che era palesemente diversa dal francese o dall’austriaco fu una motivazione per combattere gli stranieri sulle nostre terre.”
Ciò prova che non conosci nulla delle lingue della penisola.
Se fu una motivazione per combattere gli stranieri fu una motivazione palesemente errata, se non volutamente falsa.
All’indomani della cosiddetta “unità”, il dialetto fiorentino viene parlato dal meno del 2% (Due per cento!!) della popolazione. Togli i fiorentini (madrelingua) e i toscani in generale (che, bene o male, si arrangiavano) e il resto dei parlanti di tutto lo stivale potevi tranquillamente metterlo in uno stadio senza arrivare a riempirlo!! L’italiano era così diffuso che in provincia di Mantova,non sulla Luna, ancora negli anni 50, la maestra elementare di mia madre era costretta ad insegnare in lingua locale (Dilaletto, per gli “istruiti” filo-italici) per farsi capire…
Basta prende i testi scolastici di scrittori antichi di ogni parte d’Italia e tutti noi con più o meno fatica riusciamo a leggerli e commentarli. La stessa cosa non siamo in grado di farla con testi di scrittori francesi, austriaci o spagnoli.
“E’ arci noto che gli austriaci, i francesi, gli spagnoli che si spartivano il paese oggi ed ancor più allora non trattassero bene le popolazioni locali. Soprattutto gli austriaci!”
Sarà arcinoto ma è altrettanto arcifalso. Per fartene un’idea più che esauriente (soprattutto per quanto riguarda gli austriaci) sarebbe opportuno leggere qualcosa di Romano Bracalini, per limitarsi a qualcosa di “italico” e facilmente reperibile..
Chi ha scritto qualcosa di “italico”? uno storico al disopra delle parti? Romano Bracalini tutto è furchè un uomo al disopra delle parti! E’ un uomo della LEGA, un fervente leghista!
Ci sarebbe da stupirsi che scrivesse qualcosa a favore dell’unità d’Italia!!!
Comunque che industrialmente l’impero austroungarico fosse avanti al resto d’Italia non è un mistero. Parte del tessuto industriale del nord ha origine proprio in quello che crearono gli austriaci.
Che il rapporto tra i lombardoveneti e gli austriaci non fosse uno dei più idilliaci è neanche innegabile. Molti furono i moti contro gli austriaci. Probabilmente proprio perché la borghesia in quell’area era più sviluppata che nel resto del paese. Non sono fantasie se anche gli austriaci ci ricordano come ostici e ribelli.
Nulla toglie al fatto che ci considerassero degli inferiori imponendoci la loro cultura e la loro lingua anche se nel loro disprezzo fecero qualcosa di buono.
Per il resto del paese rimangono tutte le pessime condizioni del popolo.
“Nella prima guerra gli italiani pur parlando una lingua diversa furono inquadrati negli schieramenti austriaci e quando ne fuggirono per unirsi all’esercito ITALIANO una volta catturati dagli austriaci furono impiccati o fucilati per tradimento. Ricordiamo:Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Cesare Battisti, Nazario Sauro”
Che è poi quello che succedeva anche dall’altra parte del fronte, se non vado errato..
Certo, poi ci sono le varie storielle degli alpini trucidati solo perché si permettevano di proporre miglioramenti ai piani preposti dai comandanti, i carabinieri che prendevano a cannonate gli “indecisi”, lo sterminio premeditato degli alpini troppo “crucchi” (vedi in Carnia). Vorrei copiare anche qualche documento ufficiale dell’Esercito Italiano.. Ma poi Biordo si spaventa e comincia a negare pure l’esistenza del sito di Politica on Line.. Come faccio…![]()
La durezza dei nostri generali è riportata in tutti i libri di storia. Generali impreparati ed arroganti sempre pronti ad usare la forza e la fucilazione nei confronti dei propri soldati pur di affermare la disciplina, pardon, la propria superiorità!
Questo non ha nulla a che vedere però con il discorso patriottico.
Saluti


In Origine Postato da Frà Dolcino
SI VA BE ...CAMPA CAVALLO....
ma cazzo anche i dati storici LORO ( ovvero scritti da itaglianissimi storici) riescono a negare......
per fortuna sono una razza in via di estinzione....
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Infatti questa NON e una risposta!! come volevasi dimostrare!!
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cioe vorrei troppo risponderti ancora caro simpaticome, ma ora devo andare a nanna.... vacci pure tu va... mettiti a sognare di come sarebbe bella la storia CON I SE E CON I MA.... xche solo quello ormai PUOI fare....va a dormire va....
Ps Razza in via di estinzione.....
Se ti riferisci alle idee penso che le mie siano un po (TANTO!!!!) + diffuse delle tue in quel "espressione geografica" che va da Bolzano reggio Calabria....
Se ti riferisci alle persone.... ma non siete voi padani in DEFICIT DEMOGRAFICO DA ALMENO 15 ANNI??!!....Va va va adormire simpaticome....
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