La morte selvaggia
La "morte selvaggia" è un'espressione di Philippe Ariès
che indica il modo con cui la società contemporanea si
rapporta al destino comune di ogni uomo, contrapponendola
alla "morte addomesticata" del periodo medioevale.
La morte selvaggia è anche lo spettacolo desolante che ci
ha accolto al nostro ritorno dalle ferie in questo caldo
e sonnacchioso inizio di settembre - con l'ultimo evento
luttuoso: la strage di Beslan, a spargere sale sulle
povere ferite dell'umanità.
Cosa è successo, dunque?
La magistratura olandese, su mandato del Parlamento, ha
autorizzato una clinica ad applicare un "rigido
protocollo" per "terminare" bambini al di sotto dei 12
anni di età, in barba alla Dichiarazione Universale dei
Diritti dell'Uomo e alle - a questo punto ipocrite -
affermazioni che rubricano l'eutanasia tra i "diritti"
inalienabili da concedere a chi la chieda.
Da dove proviene tutto questo odio per l'uomo mascherato
da "amore" e da "compassione"?
Qual'è il germe segreto che sta erodendo la nostra
società?
Non sbaglia di molto chi lo trova in quella mentalità
materialista e nichilista che, cieca ad ogni dimensione
spirituale, vede e considera l'uomo allo stesso modo
degli animali: dei cani randagi o dei cavalli da
abbattere "per non farli soffrire".
Ma ancora di più, noi crediamo di vederlo balenare
nell'odio ideologico per l'uomo reale, con i suoi limiti
e le sue sofferenze; per l'uomo che - impudente! - non
ne vuole sapere di nascere quando vogliono gli altri,
con gli attributi che altri hanno deciso; che si ostina
ad ammalarsi, a soffrire e a morire fuori dai "canoni"
che altri hanno fissato per non "turbare"; per
quell'uomo così lontano da quell'umanità "ideale" che
i moderni demiurghi vogliono plasmare.
Ma il dolore insopportabile?
L'assenza di ogni speranza?
La vita "degna" di essere vissuta?
La sofferenza inutile?
Pensate a questo: una famiglia numerosa (quindici figli)
in cui l'ultimo nato è completamente deforme: "non
poteva star ritto, tanto meno camminare; stentava perfino
a star seduto nella sedia che era stata fatta
appositamente per lui; le sue dita stesse erano troppo
deboli e rattratte per scrivere; le labbra e il palato
erano deformati al punto che le sue parole uscivano
stentate e difficili a intendersi"; a peggiorare le
cose: "i competenti lo dichiararono anche deficiente".
Siamo sicuramente di fronte ad un caso limite: se le
malformazioni fossero state diagnosticate per tempo
chi si sarebbe stupito di un aborto, naturalmente nel
suo interesse?
Ma Ermanno nacque e sopravvisse.
Di più, studiò.
Matematica, greco, latino, arabo, astronomia, musica.
Costruì astrolabi, strumenti musicali, orologi.
Scrisse trattati scientifici e di storia.
Musicò il Salve Regina e l'antifona Alma Redemptoris Mater.
Di lui dicevano i cronisti: "piacevole, amichevole,
conversevole, sempre ridente, tollerante, gaio".
Questo succedeva quasi mille anni fa.
Oggi, quanti s. Ermanno lo Storpio sarebbero
sopravvissuti per illuminarci con il loro splendore?
FattiSentire.net
8 settembre 2004
Una campagna sull'argomento è possibile cliccando su:
http://eutanasia.totustuus.info/




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