ROMA - Rush finale sui contratti Alitalia mentre la convocazione a Palazzo Chigi rischia di slittare alla prossima settimana. Chiusa all’alba di ieri l’intesa per il rinnovo del contratto dei lavoratori di terra di Alitalia, l’ultima non stop notturna è toccata agli assistenti di volo. Non a caso. Alla categoria che l’anno scorso mise a ferro e fuoco gli scali italiani, opponendosi alla riduzione di un membro di equipaggio sui voli nazionali, l’azienda questa volta ha chiesto molto di più. A partire dal numero di partenza degli esuberi: 1.050 su 3 mila lavoratori, al netto dei precari, di cui 500 capicabina, i lavoratori al top della retribuzione. Un numero che il sindacato ha subito definito «ingestibile» lavorando per una riduzione di 300 unità. Che significa però una contrazione del numero dei precari stagionali. La trattativa è iniziata quando l’azienda ha accettato il principio proposto dai sindacati di discutere subito le misure per produrre dal primo ottobre i risparmi attesi (110 milioni), come l'aumento dei limiti di volo e la nuova composizione dell'equipaggio, rinviando la definizione del contratto sul «modello Lufthansa».
Rispetto alla categoria dei piloti, che partiva da una base retributiva mediamente più alta, gli assistenti di volo hanno avuto un minor margine di manovra: circa 1.500 lavoratori guadagnano circa mille euro mensili contro i 3 mila incassati da solo 300 assistenti anziani.
L’accordo sottoscritto dai lavoratori di terra ieri, che ha ridotto gli esuberi da 3.550 a 2.490, ha impegnato le parti a «escludere provvedimenti collettivi di licenziamento» e a ricorrere «alla più ampia gamma possibile di strumenti a sostegno del reddito», a partire dai pensionamenti, possibili forse per un migliaio di lavoratori. Per gli altri 1.500 è prevedibile la cassa integrazione che i sindacati vorrebbero «a rotazione». Nell’intesa si auspica la creazione di un «fondo di ristrutturazione per il trasporto aereo». «Bisogna parlarne a Palazzo Chigi - dice Claudio Claudiani (Fit-Cisl) - per affrontare in chiave industriale la crisi di un intero settore».
La parte più cospicua dell’accordo di terra, che nel complesso consente risparmi per 150 milioni, è il blocco degli straordinari, il mancato incasso del differenziale d’inflazione per il biennio 2002-2003 e la rinuncia al recupero dell’inflazione programmata per il 2004-2005.
Ieri l’amministratore delegato, Giancarlo Cimoli, ha ricevuto i rappresentanti degli enti locali laziali. Ma mentre il «governatore» della Regione Lazio, Francesco Storace, si è dichiarato «insoddisfatto» dell’incontro, il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha detto che gli enti locali non potranno riassorbire lavoratori Alitalia.
Il governo intanto prepara la convocazione di azienda e sindacati che forse slitterà alla prossima settimana. L’ipotesi di una holding che controlli al 51% Az Service potrebbe essere rigettata dal governo argomentando che una partecipazione al 49% di Fintecna (anziché al 51%) in Az Service potrebbe essere considerata «aiuto di Stato». Ma i sindacati compatti fanno muro: Fabrizio Solari (Filt-Cgil) è tornato a chiedere «un modello industriale coerente con l’accordo del maggio scorso a Palazzo Chigi».
Antonella Baccaro
Corriere della Sera




Rispondi Citando