Fossero tutti così gli imprenditori![]()
Mercoledì, 15 Settembre 2004
GIORGIO TELESI IMPRENDITORE DI SALGAREDA
«Gli extracomunitari non ci servono»
«I lavoratori extracomunitari non funzionano e non capisco le posizioni assunte da tanti miei colleghi industriali o dalle nostre associazioni di rappresentanza. Possiamo benissimo farne a meno e io sono d'accordo con chi vorrebbe far rientrare gli immigrati nelle proprie terre, come il vicesindaco di Treviso , Giancarlo Gentilini, o il presidente della Provincia, Luca Zaia». A parlare così non è un leghista sfegatato, ma un normale imprenditore trevigiano la cui esperienza farebbe però gola ai cultori dei sondaggi. Dice la scienza statistica che quando il campione è omogeneo e composto da più di cento unità, il grado di attendibilità è già buono.
Ebbene, Giorgio Telesi, titolare di un'azienda meccanica di Salgareda specializzata in carpenteria medio-pesante, negli ultimi sei anni ha avuto modo di sperimentare la bellezza di 186 lavoratori provenienti da Paesi non comunitari. Alcuni di loro hanno contribuito a realizzare le travature utilizzate per la copertura dello stadio olimpico di Atene, oltre settemila tonnellate di manufatti che sono poi stati montati dalla pordenonese Cimolai. Altri sono impegnati a preparare la copertura del Palahockey per le Olimpiadi invernali Torino 2006. Ma di quell'esercito di extracomunitari ne sono rimasti solo cinque. È un'esperienza frutto di osservazione sul campo, quella che Giorgio Telesi racconta. Ne viene fuori un ritratto in controtendenza rispetto a tanti quadri di perfetto inserimento lavorativo.
Quanti sono gli extracomunitari rimasti?
«Sono cinque, un albanese, due croati e due rumeni. Ma ne ho avuti in totale 186, soprattutto dei Paesi dell'Est: serbi, croati, sloveni, albanesi, rumeni. Tranne un paio di eccezioni, non ho mai licenziato alcuno, ma si sono arresi loro perchè non hanno voglia di far niente».
Sono loro a presentarsi?
«Sì, chiedono di lavorare. Io li prendo in prova, poi li assumo. Se erano senza permesso di soggiorno mi davo da fare per farglielo ottenere. Ho anche procurato la casa. Ma la maggior parte delle persone a breve tempo si dimette. Non ha nè il ritmo nè la capacità dei nostri».
Capacità professionale?
«Poca, la capacità di lavorare è un decimo di quella degli italiani. La volontà è al 30 per cento, la resistenza quasi zero. Leggo sempre sul giornale dichiarazioni secondo cui le quote di immigrazione non bastano mai. Ma io dico che questi personaggi non servono».
Quali figure professionali occorrono alla sua azienda?
«Carpentieri capaci di leggere un disegno e di costruire un pezzo in base al disegno. E saldatori, veri saldatori, non operai che si limitino ad attaccare il ferro. Invece non hanno la capacità dei nostri i quali purtroppo hanno una certa età, non ci sono più giovani italiani che fanno quei lavori. Tra qualche anno me ne vanno in pensione tre e sto già cercando come rimpiazzarli».
Perchè ne ha licenziati due?
«Il primo, un albanese, perchè venne arrestato dall'Interpol per omicidio. Il secondo perchè era un gran furbacchione con i certificati di malattia».
Perchè è d'accordo con Zaia e Gentilini?
«Perchè a mio parere gli extracomunitari non servono a nulla e anzi sono un peso enorme per la comunità in quanto esigono casa, assistenza sanitaria e creano solo costi. Hanno capito subito i loro diritti, ma non sanno cosa siano i doveri e non hanno il Dna per eseguire quello che i nostri riescono a fare a parità di orario. I peggiori dei nostri sono senz'altro migliori dei loro più bravi».
Quindi?
«A casa tutti e diamo lavoro agli italiani, un plauso a Zaia e Gentilini che sono i paladini del buon senso civico».
Il suo sembra uno slogan leghista.
«No, non è una valutazione politica, ma un giudizio pratico che nasce dalla mia esperienza».
Eppure non tutti gli imprenditori la pensano allo stesso modo. Anzi Confindustria lamenta le quote di immigrazioni insufficienti, soprattutto a Nord Est.
«Pur essendo un industriale, sono associato con Confartigianato. Ma mi stupisco del mio settore, perchè si continua ad affermare che c'è bisogno di manodopera straniera. Ma con i licenziamenti che ci sono, ad esempio da parte di Zoppas, credo si troverebbero anche italiani».
Ma perchè i suoi colleghi imprenditori insistono con le quote insufficienti?
«Forse qualcuno ne approfitta, fa il furbo. Riduce il costo aziendale liquidando agli extracomunitari una "paga globale", comprensiva di tutto, che viene a costare di meno e comporta quindi maggiori utili per le aziende».
G. P.
Edizione del 15/9 gazzettino




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