Della serie: le notizie negate.

Enipower: supertangente da un milione di euro
Susanna Ripamonti
MILANO Tensione, lacrime, insulti. Ieri in procura a Milano erano contemporaneamente in corso due interrogatori per l’inchiesta EniPower. In una stanza Mario Perego, ex amministratore delegato di Ne.Cct, società del gruppo Marcegaglia, nell’altra Lorenzino Marzocchi, ex project manager, licenziato da Enipower. I due si incontrano nel corridoio, si guardano per un momento, poi Perego urla e insulta il suo accusatore: «Come fa uno così a non essere dentro? Mi ricattava». E ancora. «Ci ho impiegato la vita per avere un minimo di rispettabilità, quello mi ha rovinato». I magistrati intervengono per calmarlo, Marzocchi si allontana e Perego rientra per proseguire il suo interrogatorio. Ma prima che la porta si chiuda alle sue spalle si sente il suo pianto, uno sfogo di tensione e rabbia. I pm milanesi avevano iniziato a interrogarlo verso mezzogiorno, alle sette di sera il crollo.
Francesco Greco, Carlo Nocerino e Eugenio Fusco, i tre magistrati titolari dell’inchiesta, stanno tirando le somme, hanno ricostruito i meccanismi della tangentopoli del nuovo millennio, sanno quali erano i trucchi per creare la provvista, ovvero i fondi neri destinati al pagamento di tangenti. Ma resta da accertare un dettaglio non irrilevante: a chi erano destinati tutti quei soldi? Stiamo parlando di parecchi milioni di euro, basti pensare che solo la Ne-Cct, gruppo Marcegaglia, ha pagato 1.150.000 euro, più di due miliardi di vecchie lire, per aggiudicarsi gli appalti per la fornitura di caldaie a Enipower e le aziende che hanno pagato mazzette sono più di venti. A conti fatti si parla dunque di un malloppo troppo consistente per essere finito nelle tasche di un solo uomo, Lorenzino Marzocchi, il ragioniere della mazzetta che teneva la contabilità della corruzione. E un sistema troppo ramificato e complesso per essere ignorato dai vertici della società energetica controllata dall’Eni. Semplificando i termini del problema, chi si è arricchito facendo lievitare i costi dell’energia? Chi dobbiamo ringraziare se le nostre bollette sono le più care d’Europa?
Ieri la giornata in procura erastata piuttosto movimentata, già prima del duello verbale tra i due indagati. Mentre era in corso l’interrogatorio di Perego, è arrivato a sorpresa Marzocchi che presumibilmente si è ricordato di qualche peccato che non aveva ancora confessato. Parla a rate il «ragionier Mazzetta» e aggiorna il suo racconto sintonizzandosi sulle confessioni degli altri indagati. Il giorno prima ad esempio, Antonio Marcegaglia, presidente della Ne-Cct aveva riempito parecchie pagine di verbale e aveva parlato di quella maxi-tangente di più di due miliardi che discordava con le ammissioni di Marzocchi, che aveva parlato di cifre molto più contenute. E subito si è presentato ai pm per aggiustare il tiro. Intanto Perego ammetteva le sue responsabilità, ma dicendo di essere stato costretto a pagare proprio da Marzocchi: senza tangenti niente appalti. Addirittura le ammetteva pubblicamente, parlando coi giornalisti in una pausa dell’interrogatorio: «Se vendessi caramelle non avrei problemi, Ma se produci caldaie che costano miliardi, quando c’è un appalto tutti ci saltano addosso per spartirsi lo stesso osso e se vuoi sopravvivere devi pagare». Il suo difensore, l’avvocato Carlo Gilli anticipa già quale sarà la sua linea difensiva: il suo assistito non è un corruttore ma un concusso, ovvero una vittima della corruzione, costretto ad accettare la regola non scritta, ma vincolante, della tangente . Peccato che non abbia mai pensato di denunciare i corrotti, diventandone di fatto complice.