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  1. #1
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    Predefinito Fn Piemonte: Il Libano Brucia, L'europa Tace. Perche'?

    IL LIBANO BRUCIA, L'EUROPA TACE. PERCHE'?

    Forza Nuova Piemonte denuncia al mondo intero la strage di innocenti,
    siglata e firmata dalla Stella di David che continua imperterrita e senza
    alcun impedimento occidentale e soprattutto sotto la cappa di silenzio
    vergognoso dei media. In Libano, oltre 300 morti civili tra cui donne e
    bambini innocenti, sono stati seppelliti sotto decine di tonnellate di bombe
    e missili intelligenti sparati senza distinzione alcuna dall'aviazione
    israeliana, la quarta potenza militare del mondo! Nella Striscia di Gaza
    sono oltre 100 i palestinesi ammazzati (e i bombardamenti non si fermano),
    per non parlare del numero stratosferico di feriti, anche gravi. Questi
    missili, stanno massacrando giorno dopo giorno i bambini libanesi e prima di
    loro i bambini palestinesi, e domani quelli siriani e dopodomani pure quelli
    iraniani. Qui di seguito alcune riflessioni generali di Carlo Gambescia :
    Che tipo di riflessione politica più generale si può fare sull'offensiva
    israeliana in Libano? Se ne può fare una di ordine interno - sulla crisi
    mediorientale - e discutere sulle ragioni degli uni o degli altri.
    Riflessione che potrebbe essere importante, solo se costituisse il punto di
    partenza di una effettiva pratica politic a. Infatti l'agire politico, sul
    piano internazionale, implica la presenza di attori capaci di trasformare la
    teoria o analisi in pratica. Ma l'Europa tace. Mostrando così di aver
    rinunciato a esercitare qualsiasi ruolo attivo nella politica mondiale. In
    questo senso è più interessante riflettere sulle ragioni profonde del
    silenzio europeo di questi giorni. Esemplare è l'atteggiamento imbarazzato e
    inconcludente che hanno assunto Parigi, Londra, Berlino e Roma, in occasione
    del summit moscovita del G8. Per non parlare della totale inconsistenza
    politica, mostrata anche in Russia, dall'attuale Presidente della
    Commissione Europea. A molti dispiacerà il nostro pessimismo. Ma purtroppo,
    piaccia o meno, l'Europa "comunitaria" è precipitata, e non da oggi, in una
    specie di condizione sonnambolica: è a un tempo vigile e non vigile. Ha un
    certo potenziale economico, e dunque si aggira per il mondo, ma non ha
    alcuna forza politica: perché nessuno, quando la vede camminare nel sonno,
    si spaventa più di tanto. E soprattutto nessuno ritiene opportuno
    svegliarla, e rivelare all'Europa, che se unisse forza economica e forza
    politica, potrebbe diventare, anche sul piano militare, una potenza di tutto
    rispetto. In grado di intervenire, dove ce ne fosse bisogno, trasformando la
    teoria in pratica. Perché l' Europa si è ridotta così? Sintetizziamo le
    cause in quattro punti. Primo punto. La Seconda guerra mondiale è stata
    vinta da americani e russi e perduta dagli europei, a prescindere dagli
    schieramenti di appartenenza. Di qui la nascita di una condizione di
    sudditanza morale degli europei nei riguardi dell'alleato americano a causa
    dell'aiuto "decisivo" ricevuto nella guerra contro il nazifascismo. Secondo
    punto. La sudditanza morale è stata sostanziata da una dipendenza materiale
    e produttiva, che risale al Piano Marshall. Sudditanza che da allora si è
    sempre più approfondita a danno dell'Europa. Si può parlare di un'alleanza
    econ omica imposta con la forza materiale e morale, e divenuta per ragioni
    geopolitiche, ancora più stretta, durante la Guerra fredda. La cosiddetta
    globalizzazione, che sostanzialmente è un fenomeno tecnologico ed economico
    interno al capitalismo, viene oggi ideologicamente utilizzata, sulle due
    sponde dell'Atlantico, per rendere l'alleanza tra Stati Uniti ed Europa,
    addirittura, indissolubile. Terzo punto. La credenza nell' "ombrello
    americano" (nella capacità degli Usa di difenderci da eventuali avversari,
    prima i nazionalsocialisti e fascisti, poi i comunisti sovietici), ha
    indebolito la capacità militare degli europei: sia in termini di selezione e
    inquadramento delle élite militari (al "mestiere delle armi", per lunghi
    anni, almeno fino alla Prima Guerra del Golfo, i giovani, soprattutto di
    estrazione sociale medio-alta, hanno preferito altri lavori socialmente ed
    economicamente più rimunerativi); sia sul piano degli armamenti, della
    strategie militari (sempre coordinate strett amente con gli americani,) e
    degli investimenti economici (sempre "centellinati" sulla base dei
    desiderata statunitensi). Di qui l'attuale estrema debolezza militare dell'Europa.
    Che , attenzione, non ha impedito e non impedisce, la vendita sottobanco di
    armi europee a mezzo mondo. Insomma, non siamo in grado di difenderci, ma
    lucriamo sulle guerre altrui. Quarto punto. Le dipendenze morali, economiche
    e militari, si sono saldate attraverso il progressivo interscambio
    professionale e culturale tra le due sponde dell'Atlantico, avvenuto
    soprattutto all'interno delle classi sociali più elevate dei rispettivi
    paesi (un sistema di relazioni alimentato dai gusti cinematografici e
    musicali imposti da Hollywood come comuni, ma fatto anche di contatti legati
    a periodi di studio e lavoro, impieghi spesso prestigiosi, affari più o meno
    puliti, eccetera) . Una crescente osmosi socioculturale, interna all'alta
    borghesia euro-americana, che si è fondata ideologicamente sulla
    condivisione di v alori comuni. Due in particolare : la celebrazione del
    denaro e dello sviluppo a ogni costo e il culto ipocrita dei diritti umani,
    sulla cui concessione e riconoscimento decide tuttora, e di volta in volta,
    Washington. Di qui, quel rilievo sacramentale, frutto quasi di un riflesso
    pavloviano, che viene conferito all'alleanza con gli Stati Uniti, dalle
    classe dirigenti europee, in larghissima parte ormai americanizzate. L'
    americanizzazione morale, economica, militare e culturale europea implica -
    ecco il problema - l'assoluto rispetto per il Primo Alleato degli Stati
    Uniti: Israele. Attualmente, siamo giunti al punto, che chiunque osi
    criticare Israele non solo viene considerato immediatamente un nemico
    politico dell'America, ma un nemico tout court del genere umano. Ora, una
    volta capito perché l'Europa tace, restano però da risolvere due
    difficilissimi problemi: chi sveglierà, e come, la sonnambula?

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Trevigi
    IL LIBANO BRUCIA, L'EUROPA TACE. PERCHE'?

    Forza Nuova Piemonte denuncia al mondo intero la strage di innocenti,
    siglata e firmata dalla Stella di David che continua imperterrita e senza
    alcun impedimento occidentale e soprattutto sotto la cappa di silenzio
    vergognoso dei media. In Libano, oltre 300 morti civili tra cui donne e
    bambini innocenti, sono stati seppelliti sotto decine di tonnellate di bombe
    e missili intelligenti sparati senza distinzione alcuna dall'aviazione
    israeliana, la quarta potenza militare del mondo! Nella Striscia di Gaza
    sono oltre 100 i palestinesi ammazzati (e i bombardamenti non si fermano),
    per non parlare del numero stratosferico di feriti, anche gravi. Questi
    missili, stanno massacrando giorno dopo giorno i bambini libanesi e prima di
    loro i bambini palestinesi, e domani quelli siriani e dopodomani pure quelli
    iraniani. Qui di seguito alcune riflessioni generali di Carlo Gambescia :
    Che tipo di riflessione politica più generale si può fare sull'offensiva
    israeliana in Libano? Se ne può fare una di ordine interno - sulla crisi
    mediorientale - e discutere sulle ragioni degli uni o degli altri.
    Riflessione che potrebbe essere importante, solo se costituisse il punto di
    partenza di una effettiva pratica politic a. Infatti l'agire politico, sul
    piano internazionale, implica la presenza di attori capaci di trasformare la
    teoria o analisi in pratica. Ma l'Europa tace. Mostrando così di aver
    rinunciato a esercitare qualsiasi ruolo attivo nella politica mondiale. In
    questo senso è più interessante riflettere sulle ragioni profonde del
    silenzio europeo di questi giorni. Esemplare è l'atteggiamento imbarazzato e
    inconcludente che hanno assunto Parigi, Londra, Berlino e Roma, in occasione
    del summit moscovita del G8. Per non parlare della totale inconsistenza
    politica, mostrata anche in Russia, dall'attuale Presidente della
    Commissione Europea. A molti dispiacerà il nostro pessimismo. Ma purtroppo,
    piaccia o meno, l'Europa "comunitaria" è precipitata, e non da oggi, in una
    specie di condizione sonnambolica: è a un tempo vigile e non vigile. Ha un
    certo potenziale economico, e dunque si aggira per il mondo, ma non ha
    alcuna forza politica: perché nessuno, quando la vede camminare nel sonno,
    si spaventa più di tanto. E soprattutto nessuno ritiene opportuno
    svegliarla, e rivelare all'Europa, che se unisse forza economica e forza
    politica, potrebbe diventare, anche sul piano militare, una potenza di tutto
    rispetto. In grado di intervenire, dove ce ne fosse bisogno, trasformando la
    teoria in pratica. Perché l' Europa si è ridotta così? Sintetizziamo le
    cause in quattro punti. Primo punto. La Seconda guerra mondiale è stata
    vinta da americani e russi e perduta dagli europei, a prescindere dagli
    schieramenti di appartenenza. Di qui la nascita di una condizione di
    sudditanza morale degli europei nei riguardi dell'alleato americano a causa
    dell'aiuto "decisivo" ricevuto nella guerra contro il nazifascismo. Secondo
    punto. La sudditanza morale è stata sostanziata da una dipendenza materiale
    e produttiva, che risale al Piano Marshall. Sudditanza che da allora si è
    sempre più approfondita a danno dell'Europa. Si può parlare di un'alleanza
    econ omica imposta con la forza materiale e morale, e divenuta per ragioni
    geopolitiche, ancora più stretta, durante la Guerra fredda. La cosiddetta
    globalizzazione, che sostanzialmente è un fenomeno tecnologico ed economico
    interno al capitalismo, viene oggi ideologicamente utilizzata, sulle due
    sponde dell'Atlantico, per rendere l'alleanza tra Stati Uniti ed Europa,
    addirittura, indissolubile. Terzo punto. La credenza nell' "ombrello
    americano" (nella capacità degli Usa di difenderci da eventuali avversari,
    prima i nazionalsocialisti e fascisti, poi i comunisti sovietici), ha
    indebolito la capacità militare degli europei: sia in termini di selezione e
    inquadramento delle élite militari (al "mestiere delle armi", per lunghi
    anni, almeno fino alla Prima Guerra del Golfo, i giovani, soprattutto di
    estrazione sociale medio-alta, hanno preferito altri lavori socialmente ed
    economicamente più rimunerativi); sia sul piano degli armamenti, della
    strategie militari (sempre coordinate strett amente con gli americani,) e
    degli investimenti economici (sempre "centellinati" sulla base dei
    desiderata statunitensi). Di qui l'attuale estrema debolezza militare dell'Europa.
    Che , attenzione, non ha impedito e non impedisce, la vendita sottobanco di
    armi europee a mezzo mondo. Insomma, non siamo in grado di difenderci, ma
    lucriamo sulle guerre altrui. Quarto punto. Le dipendenze morali, economiche
    e militari, si sono saldate attraverso il progressivo interscambio
    professionale e culturale tra le due sponde dell'Atlantico, avvenuto
    soprattutto all'interno delle classi sociali più elevate dei rispettivi
    paesi (un sistema di relazioni alimentato dai gusti cinematografici e
    musicali imposti da Hollywood come comuni, ma fatto anche di contatti legati
    a periodi di studio e lavoro, impieghi spesso prestigiosi, affari più o meno
    puliti, eccetera) . Una crescente osmosi socioculturale, interna all'alta
    borghesia euro-americana, che si è fondata ideologicamente sulla
    condivisione di v alori comuni. Due in particolare : la celebrazione del
    denaro e dello sviluppo a ogni costo e il culto ipocrita dei diritti umani,
    sulla cui concessione e riconoscimento decide tuttora, e di volta in volta,
    Washington. Di qui, quel rilievo sacramentale, frutto quasi di un riflesso
    pavloviano, che viene conferito all'alleanza con gli Stati Uniti, dalle
    classe dirigenti europee, in larghissima parte ormai americanizzate. L'
    americanizzazione morale, economica, militare e culturale europea implica -
    ecco il problema - l'assoluto rispetto per il Primo Alleato degli Stati
    Uniti: Israele. Attualmente, siamo giunti al punto, che chiunque osi
    criticare Israele non solo viene considerato immediatamente un nemico
    politico dell'America, ma un nemico tout court del genere umano. Ora, una
    volta capito perché l'Europa tace, restano però da risolvere due
    difficilissimi problemi: chi sveglierà, e come, la sonnambula?
    !

  3. #3
    ulfenor
    Ospite

    Predefinito

    L'europa tace perche i suoi governanti sono un branco di pavidi coglioni

 

 

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