ROMA - Esuberi anche tra i dirigenti in Alitalia. La riorganizzazione della compagnia, prevista dalla cura Cimoli, sta producendo esodi pure ai massimi livelli. Negli ultimi giorni sono arrivate le ultime quattro lettere di licenziamento. Dall’insediamento del nuovo amministratore delegato, avvenuta cinque mesi fa, hanno lasciato Alitalia 25 dirigenti che vanno a aggiungersi ai 21 che avevano abbandonato già l’azienda tra la fine del 2003 e maggio scorso. Mentre è nota la cifra dei risparmi futuri derivanti da questa operazione, pari a 30 milioni di euro (a valere sui 110 milioni complessivi del «personale di terra»), è più difficile risalire all’importo sborsato dalla compagnia per liquidare queste posizioni e/o incentivarne l’esodo. Del resto l’operazione-esuberi non si è ancora conclusa: dei 181 dirigenti presenti in Alitalia al dicembre 2003, dovrebbero restarne circa un centinaio. La prossime aree a venire riorganizzate saranno quelle amministrative e di staff: corporate, relazioni esterne e legale. Il decreto per gli ammortizzatori sociali che dovrebbe essere varato mercoledì prossimo dal ministero del Welfare, secondo indiscrezioni, dovrebbe contenere una deroga al bonus per chi rinvia il pensionamento una volta raggiunti i requisiti per la pensione d'anzianità. Verrebbe risolta così, almeno per Alitalia, la contraddizione di quegli esuberi che, avendo maturato i requisiti di legge, potrebbero chiedere legittimamente di restare al lavoro percependo il bonus. Il caso Alitalia diventerebbe il precedente che escluderebbe il ricorso al bonus per altre aziende in crisi.
Nello stesso decreto dovrebbe essere contenuta un’altra deroga per consentire all’azienda di ricorrere ai contratti a termine anche in presenza di esuberi tra i lavoratori a tempo indeterminato. Una precisazione necessaria all’azienda per poter far ricorso al vasto bacino degli assistenti di volo stagionali.
Domani una riunione tra i sindacati confederali metterà a punto le istanze da portare a palazzo Chigi nella riunione con il governo di martedì. Tra le richieste, ci sono i «requisiti di sistema» (cioè interventi sugli aeroporti, le tariffe di volo, la fiscalità sui biglietti) e la garanzia che dalla ristrutturazione non scaturirà alcun licenziamento.
Antonella Baccaro
Corriere della Sera




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