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In origine postato da ZENA
Non c'è ragione di pensare che le qualità e le capacità umane necessarie a svolgere compiti di rilievo locale non si distribuiscano con sufficiente uniformità. C'è invece ragione di pensare che siano in molti quelli interessati a coglier l'occasione di vivere grazie alle risorse altrui,ovvero di circolare "parassitariamente" per la Padania e oggi, a norma di legge, anche per l'Europa. La sfera pubblica, dal mio punto di vista, è strettamente connessa alla sfera politica la quale, in democrazia, è patrimonio delle comunità che esercitano la sovranità su un DATO territorio. Ergo, la sfera amministrativa dovrebbe essere attinente esclusivamente a chi esercita i diritti politici entro i confini in cui la suddetta amministrazione viene esercita. I diritti politici, a livello regionale, provinciale, comunale, si acquiscono con la residenza. Da ciò consegue che, quantomeno, prima di riuscire a conquistarsi l'ambito posto statale o un qualsivoglia "sussidio" sociale, bisognerebbe avere la decenza di risiedere, disinteressatamente e con le proprie forze, presso la regione a cui si chiedono tali "benefit". Ma dico di più: se vi fosse un pò di giustizia, criterio fra gli altri, in casi legati soprattutto all'assistenza sociale, alle case popolari etc. dovrebbe essere il tempo di residenza. Chi vive da sempre in un dato luogo non può essere equiparato "sic et simpliciter" a chi se ne viene bello bello da fuori. Del resto in ogni forma di comunità o associazione, l'ultimo arrivato non è mai equiparato a chi da più tempo "attiene" al gruppo. Si tratta di principi sociali quasi naturali, da cui derivano il "senso" della comunità, la sua stessa condizione d'esistenza, la necessità di un'articolazione verticale che le conferisca un ordine fondato sulla diversa "dignità" dei membri. Anche all'interno di un orizzonte democratico e quindi aperto ad ampie forme di mobilità sociale. Sono principi diffusi in ogni tempo e luogo,che l'attuale "democrazia" ha misconosciuto con grave pregiudizio della così detta giustizia proporzionale e della stessa sfera pubblica. Noi viviamo all'interno di uno Stato che ha perso completamente il contatto con l'essenza stessa della persona umana, che equipara tutto e tutti (fatta eccezione per gli statuti speciali, che in realtà sono i più normali): liguri con umbri, lombardi con siciliani, veneti con campani; cittadini europei con extra-comunitari. Del resto, mi dirai: ormai non si vorrebbe distinguere più, da un punto di vista civile e sociale, eterosessuali e omosessuali. Anche uomini e animali hanno diritti sempre più simili, al punto che, secondo me, solo grandi interessi economici sconsigliano di imporre per legge il vegetarianesimo. Ebbene, questo modo di ragionare non corrisponde secondo me alla realtà. E' pura costruzione astratta che tradisce la concretezza della sfera sociale in cui si esercita, a misura d'uomo, la moralità.
P.S: non è vero che la Lega non vorrebbe una rete RAI a Milano o che non abbia provato a ottenerla.
Intervento molto lungo, in cui si parla di tante cose molto diverse tra loro (assistenza sociale, concorsi pubblici, diritti politici ecc.).