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Discussione: Ohhh che bella....

  1. #11
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    Predefinito Mettiamo che....

    ....i cattolici rapiscano le 2 Amine

    Abbiamo appreso dalla viva voce delle due Simone di quale pasta sia fatto l'Islam non fondamentalista, non Al Qaeda, quello buono.
    Hanno detto: «Il gruppo che ci ha rapito è formato di religiosi. Passavano tanto tempo a pregare. Ci hanno donati dieci volumi del Corano con le spiegazioni in inglese da studiare».
    L'altra rapita, Manhaz, irachena ha raccontato di che cosa era imputata lei e le italiane: «Mi hanno chiesto se facevo proselitismo cristiano, se lavoravo per gli americani».
    Insomma l'Islam buono non sopporta due cose:
    1) i cristiani che evangelizzano;
    2) le spie.
    Accertato che non appartenevano a nessuna delle citate categorie, sono state rimesse in libertà con molte scuse e caramelle. Non senza essersi fatti dare in cambio un milione e rotti di dollari (in questo avvertiamo una certa contaminazione tra le civiltà, sul punto del soldo le culture si incontrano).
    È questo l'Islam moderato?
    Siccome non decapita, sul resto si può glissare, dargli una pacca sulle spalle e ringraziare?
    Se uno evangelizza per l'Islam passabile è degno di rapimento e morte? Nessuno ha obiettato.
    Vorremmo che ci si spiegasse, da parte di leader islamici, questa faccenda.
    La possibilità di aderire ad un credo religioso è un diritto umano universale sì o no?
    Poter annunciare in pubblico il Vangelo o qualsiasi altra fede è un curioso optional delle democrazie occidentali o è una facoltà decisiva senza cui non c'è libertà e neanche civiltà?
    In questo momento ci sono 38 ostaggi in Iraq, forse 40 (si sono aggiunte due indonesiane). Noi qui chiediamo la mobilitazione di tutti - cristiani e musulmani - per un altro ostaggio.
    Il quarantunesimo ostaggio nel nome dell'Islam.
    Sta nelle galere dell'Arabia Saudita, il Paese che finanzia le moschee italiane.
    Ce ne sono altri, lo sappiamo, ma cominciamo da questo ragazzo. Liberiamo Brian Savio O'Connor.
    Chiediamo che il governo italiano metta a disposizione denari e diplomazia, e le comunità musulmane firmino appelli per liberarlo. È un indiano, è un cristiano protestante, ma è pur sempre un uomo.
    La polizia religiosa saudita (la Muttawa) lo ha arrestato il 25 marzo.
    Per un giorno lo hanno torturato.
    Poi sono state formulate le accuse: ha venduto liquori e ha cercato di evangelizzare.
    Lui nega la prima e sulla seconda dice di aver praticato la fede solo in case private. Non basta, dicono i pm locali: pregare Gesù si può, ma al chiuso e da soli.
    Il cristianesimo può essere accettato: come vizio solitario.
    Gli hanno trovato nel computer 100 video digitali di carattere biblico. Guai. Ha ammesso di possedere alcune Bibbie: vietato.
    Il processo è cominciato tre giorni fa e si mette male.
    Hanno pescato all'ultima ora nel computer film occidentali e sostengono sia pornografia.
    O'Connor è ostaggio di uno Stato.
    Il quale sarà nemico di Al Qaeda, sarà (forse) filo-occidentale e dunque ostile al gruppo molto religioso che ha rapito le nostre due.
    Ma le varie entità islamiche ragionano alla stessa maniera con i cristiani. Al Qaeda decapita, i "resistenti sunniti pii" sequestrano e tirano colpi in testa, l'Arabia sbatte in galera.
    Sono queste le sole gamme dell'Islam?
    Chi è diverso tra gli islamici ed è pronto con noi a marciare in Arabia o davanti all'ambasciata saudita a Roma ci scriva. Gradiamo molto.
    Però più che gli islamici, fanno impressione gli italiani.

    Che Paese.
    Immaginiamoci la vicenda delle Simone rovesciata.
    Italia. Vicinanze delVaticano. Due irachene di nome Amina gestiscono un doposcuola e fanno girotondi con bambini musulmani e cristiani. Capiscono e si integrano nella nostra cultura: non mettono il velo, si bistrano gli occhi e usano il rossetto. Non nominano mai il Vangelo. Se ne stanno nella sede della loro ong "Un Ponte per San Pietro".
    Ed ecco sgommano tre gipponi, ne scendono quindici uomini armati fino ai denti, tramortiscono un'italiana dipendente di "Un Ponte per..." con un bastone elettrico, poi c'è un ingegnere del Sud che pare un arabo: preso anche lui.
    Tengono bendati tutti e quattro. Le irachene sono interrogate: fate propaganda dell'Islam? Siete spie arabe?
    Dopo di che i guerrieri si rivelano: sono cavalieri del Santo Sepolcro, frati e preti, molto religiosi.
    Cercano di inculcare i principi del Vangelo agli ostaggi.
    Danno loro Bibbie in arabo.
    Finalmente capiscono: le Amine e i loro due dipendenti saranno anche musulmani ma non coranizzano, non sono agenti della Muttawa, anzi sono sensibili al verbo cattolico.
    Dopo tre settimane i monsignori combattenti si fanno dare un milione di euro per le spese e per finanziare la resistenza all'invasione islamica, chiedono scusa e danno loro un pacco coi biscottini delle suore, le vestono da canossiane con il cappellone, e raccomandano di fare appelli contro l'invasione maomettana. Quelle tornano in Iraq, vanno dagli Ulema.
    Grande festa popolare, loro agghindate da monache trappiste e intorno bambini vestiti da chierichetti.
    Grandi striscioni intorno: Viva Gesù, Viva il Papa.
    Le Fatime parlano:
    «Ci hanno rapiti dei preti molto religiosi, volevano ucciderci, ma pregavano sempre, dicevano un sacco di messe con tanta devozione. Poi gli abbiamo spiegato che noi non vogliamo convertire nessuno all'Islam. Ecco qui le Bibbie che ci hanno donato. Prendetele, studiatele. Vorremmo ringraziare il cristianesimo e il mondo cristiano. Per favore i musulmani si ritirino tutti dall'Italia».
    Se ci pensate, a parti invertite, è quanto sta accadendo in questi giorni da noi.
    Una follia o un'ipocrisia?
    Tutt'e due. Però intanto liberate il cristiano O'Connor.

    Renato Farina su Libero

    saluti

  2. #12
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    Predefinito e la festa....

    ....continua

    Ringrazieranno la resistenza anche per i 34 bimbi uccisi?
    L'altro pomeriggio, a Bagdad, tre autobomba hanno ucciso trentaquattro bambini che andavano a prendere l’acqua e a raccogliere le caramelle. Si inaugurava una nuova stazione di pompaggio. La folla s’era accalcata. Dalle camionette i soldati americani lanciavano caramelle ai bambini. Acqua e caramelle, il necessario il superfluo, come quando si cerca di tornare alla normalità.
    L’altra sera, sbarcando Ciampino, le due Simone sorridevano alla libertà ritrovata e hanno mostrato i loro lunghi abiti iracheni:
    «Guardate che belli, rosa e avorio, con i ricami ». Il necessario della libertà e il superfluo degli orpelli. È sempre così quando si cerca di tornare alla normalità.
    Però la normalità non è tornata né a Bagdad né qui da noi, nei giorni tumultuosi delle Simone.
    È esplosa la prima autobomba. Per terra sono rimasti morti e feriti. Le altre due sono esplose mentre accorrevano i soccorsi. morti in totale sono quarantaquattro, oltre duecento i feriti.
    È una tecnica raffinata ed efficace. Si piazzano le autobomba in un posto in cui si immagina ci sarà folla. Non le si fanno saltare tutte allo stesso momento: alcune dopo, quando attorno alle prime vittime si stringono parenti, gli amici, i soldati, i medici; nel mucchio si colpisce meglio e di più.
    Mercoledì, Simona Pari Simona Torretta hanno pensato all’Iraq. Ne hanno nostalgia. Hanno detto: «Ci mancano i nostri bambini» Forse fra i trentaquattro bambini morti mentre andavano a prendere l’acqua e a raccogliere le caramelle ce n’è qualcuno dei loro.
    Sono stati uccisi in modo infame e vigliacco da gente che questo giornale chiama terroristi, e le due Simone chiamano resistenti. Mercoledì, l’organizzazione “Un ponte per...”, quella cui appartengono le Simone, ha ringraziato «società civile, forze politiche, organizzazioni religiose, organizzazioni della resistenza irachena». Le ragazze hanno ringraziato anche «il popolo iracheno, i pacifisti e i musulmani ».
    Non il governo, non il parlamento, non la Croce rossa.
    Ecco, Simona & Simona e con loro “Un ponte per...” appartengono alla zona grigia. Popolano quel mondo fortemente ostile agli Stati Uniti e incapace di condannare senza titubanze il terrorismo, come Eugenio Scalfari, per il quale fra l’eccidio di Beslan e i bombardamenti americani non c’è differenza morale. Cercano di abitare quella terra di nessuno su cui, in tempo di guerra e a lungo andare, non è possibile rimanere.
    Infatti non è preciso dire che le due Simone e “Un ponte per...” sono la zona grigia. Loro sono la zona grigia tendente al nero. Ieri le ragazze hanno incassato i rimproveri e l’avversione di quotidiani importanti e moderati come il Corriere della Sera, la Stampa, il Riformista. Non è piaciuto quell’atteggiamento assolutorio per la sciagurata banditaglia irachena e l’assenza totale di considerazione per i veri liberatori: la maggioranza, l’opposizione, i servizi segreti, la Croce rossa.
    Nel pomeriggio, in conferenza stampa, le Simone hanno cercato di rimediare: hanno ringraziato. Ma il sugo non cambia. Mercoledì dicevano che i sequestratori le hanno trattate bene, dicevano che probabilmente appartengono a un gruppo religioso anche moderato, dicevano di aver sentito profondo rispetto nei loro confronti, dicevano di aver ricevuto cibo e farmaci e nell’ultima ora doni e scuse: «Ci dispiace per il disagio», hanno detto loro questi gentiluomini. I primi giorni di prigionia le ragazze sono rimaste bendate. Dovevano tenere il capo chino. Gli era intimato il silenzio altrimenti avrebbero fatto «una brutta fine».
    Poi però qualcosa è cambiato: «Hanno capito che non eravamo spie, hanno capito che lavoro facciamo, che cerchiamo di riavvicinare questi due mondi lontani». E così la faccenda si sarebbe messa per il meglio. Mercoledì le Simone dicevano grazie alle «organizzazioni della resistenza irachena ».
    E hanno sentito pressante il desiderio di chiedere il ritiro delle truppe dall’Iraq.
    Ieri, a Bagdad, sono stati presi altri dieci ostaggi.
    Fra loro due donne. Se Dio vuole, avranno la stessa fortuna delle nostre fanciulle. Ma se le «organizzazioni della resistenza irachena» decideranno che si tratta di spie o anche soltanto di collaborazionisti degli americani, il loro destino sarà la lama o una pistolettata alla nuca.
    Quello sarà il loro destino comunque, se alle «organizzazioni della resistenza irachena» girerà così.
    Di certo i trentaquattro bambini andati e prendere l’acqua e a raccogliere le caramelle non erano spie né collaborazionisti.
    Ma sono stati ammazzati grazie alle «organizzazioni della resistenza irachena».
    Forse la banda che ha rapito la Pari e la Torretta non c’entra nulla con la strage di ieri.
    Oppure c’entra. Oppure taglierà la gola a una spia. Oppure organizzerà un nuovo attentato.
    Adesso ha i quattrini del riscatto: un milione di dollari. Con quel denaro in Iraq si possono acquistare diecimila kalashnikov o quattro tonnellate di tritolo.
    Ci pensino le due Simone, pensino a quanto sono state trattate bene, pensino ai loro abiti colorati e ricamati ricevuti dalla
    «resistenza irachena».
    E pensino ai trentaquattro bambini. E soprattutto pensino se quello che hanno detto tornando in Italia è o no roba da zona grigia, molto tendente al nero.

    Mattia Feltri su Libero del 1 ottobre

    saluti

  3. #13
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    Predefinito Le due Simone petulanti...

    ....ma leggete un po’ cosa (non) facevano a Bagdad

    Per favore qualcuno le faccia tacere, le Vispe Terese, ci danno sui nervi. Irritano le loro dichiarazioni melense, le contraddizioni, i dietrofront. Basta, non sopportiamo più il cinguettio delle Simone ingrate e presuntuose, che si dimenticano di ringraziare quei fessi i quali si sono dannati per portarle a casa, però ricordano benissimo di elogiare i banditi della resistenza irachena, gli assassini di bambini, i religiosi musulmani tanto buoni al punto di non averle decapitate, ma coperte di dolci e volumi del Corano. Poi cosa? Carezze e bacetti?
    Si vede che glielo hanno fatto notare: stupidelle, guardate, sono stati l’infame Berlusconi, il suo servo Letta Gianni, il capo dei servizi segreti (deviati in quanto amici degli americani) Pollari a tirarvi fuori dalla prigione, fate almeno finta di aver apprezzato il loro lavoro e mandategli un segno, uno solo, magari piccolo, di riconoscenza.
    Allora le Simone, forse timorose di perdersi un applauso, il giorno dopo fanno macchina indietro e hanno parole (poche) gentili per le istituzioni.
    Ormai sono ottenebrate da pensieri deliranti. Procedono a vanvera. Falene impazzite in un lampione. Frenatele perdio.
    A botta calda dissero: torniamo in Iraq.
    L’indomani immediata correzione: sì, ci torneremo ma non subito. Fortuna che si sono tolte almeno i sottanoni arabi, altrimenti le avremmo scambiate per indossatrici di una improbabile sfilata di moda etnica.
    La sinistra beata e beota se le coccola.
    Si sussurra abbia intenzione di candidarle alle prossime elezioni. Già, sono diventate famose, più della Gruber come ha osservato Gustavo Selva, e qualche minchione disposto a regalare loro la preferenza ci sarà.
    Fossero meno talebane d’aspetto potrebbero aspirare a diventare veline alla tivù di Bagdad, così, per arrotondare la paga di volontarie.
    A proposito, sarebbe interessante scoprire (lo scopriremo) quanto guadagna uno che va nel deserto a reggere la coda ai fondamentalisti.
    Sei o ottomila euro il mese, vitto e alloggio a parte? Se poveracci quali Quattrocchi ed i suoi tre compagni scampati al coltellaccio della macelleria islamica emigravano nella terra infame scopo raccattare due soldi per sposarsi, erano mercenari squallidi da indicare al pubblico ludibrio.
    Se due sventatelle col capriccio del burqa vanno giù a strologare sui destini del mondo vengono inalzate agli altari e adorate da tutti i pacifisti della domenica e anche del lunedì.
    Il governo per liberare le Teresine ha sborsato un milione di dollari e recuperato quattro punti nell’indice di gradimento popolare.
    Siamo felici, oltre che di centrodestra.
    Però vorrei sapere perché le miracolate da Silvio non abbiano ringraziato anche noi “fascisti di merda” e guerrafondai e filoamericani senza vergogna.
    Una quota di quel milione di dollari versato ai moderati islamici (gli estremisti mozzano le crape) dallo Stato italiano è nostra, care Vispe Terese, predicatrici inopportune del rientro in patria d’ogni militare sotto il Tricolore.
    Dovevate rientrare voi ragazze stordite invece di rimanere là a fare coccodé da mane a sera, illudendo voi stesse e gli altri di servire a una causa umanitar ia.
    È noto a tutti che eravate nell’Iraq in vacanza permanente.
    Era noto perfino al Corriere della Sera, che ha tutte le notizie ma spesso le tiene per sé.
    È riservato. Il 15 settembre, poco dopo il sequestro delle Vispe Terese, pubblicò un articolo memorabile a pagina tre.
    Nel quale l’inviato a Bagdad Lorenzo Cremonesi, cui vanno i miei complimenti, descriveva l’ultima giornata da sventatelle in libertà delle Simone.
    Un pezzo da ritagliare e conservare. Pieno di dettagli illuminanti. Se non vi annoio ne riporto alcuni. Attenzione:
    «La Torretta aveva letto per gran parte del tempo. “Stava preparando un esame all’università e, se il lavoro lo permetteva, cercava di portarsi avanti”. La Pari invece era (...) impegnata a cercare un maestro iracheno in grado di andare nelle scuole elementari per un programma di educazione igienica ai bambini. “A parte qualche telefonata e un breve incontro a metà pomeriggio con due dipendenti iracheni di una Ong francese, era rimasta immersa in una pila di curriculum vitae”».
    Capito? La Torretta era talmente indaffarata, tesoro di una figlia, che aveva letto un libro tutto il tempo.
    Si comprende. La volontaria doveva preparare un esame universitario. Noi, all’epoca, andavamo a studiare a Madonna di Campiglio, pagava la mamma. La Torretta andava a Bagdad a spese del Volontariato. E la Pari era in cerca di un maestro specializzato in educazione igienica. Però, che impegno.
    Andiamo avanti nell’edificante lettura: «Quel maledetto martedì 7 settembre l’ufficio apre come sempre alle 9 di mattina. “Quando arrivo, le due Simone sono già davanti al loro computer. C’è da fare, mi dice la Pari. Vuole che prepari una lunga serie di lettere in arabo per il ministero dell’Educazione sul progetto della sanità nelle scuole”. Parlano brevemente, poi la Pari inizia a scrivere un rapporto di valutazione sulla quarantina di istituti dove “Un Ponte per...” aveva condotto in agosto il programma delle scuole estive. Su un foglio trovato sul suo tavolo appena dopo il rapimento si leggevano poche frasi:
    “Ai bambini sono stati fatti corsi sul corretto uso dell’immondizia. Quando siamo arrivati la prima volta, la loro scuola era imbrattata da grandi murales che riproducevano bambini armati e carri armati. Li abbiamo coperti e i bambini hanno fatto nuovi disegni sul tema dell’acqua. Insegnamenti per una dieta equilibrata: nelle merende sono stati inseriti frutta secca e succhi naturali ” .
    La Torretta legge tranquilla. Sino a mezzogiorno e mezzo per la pausa pranzo. Qualcuno dei dipendenti va a casa. La Torretta sale al primo piano per mangiare con il personale che resta. La Pari, come al solito, mangia solo frutta e yogurt mentre sta al computer. Stanno prendendo il caffè tutti assieme quando una delle dipendenti torna raggiante dal ministero dell’Educazione.
    “È fatta! Hanno approvato tutti i nostri progetti”, grida contenta. “Ottimo, dobbiamo festeggiare, andiamo a comprare bibite e dolci” esclama la Par i».
    Chiaro? Era necessario organizzare corsi sul corretto uso dell’immondizia. A Bagdad, dove nessuno ne produce per il semplice fatto che pochi o nessuno consumano. Bolletta marcia. Che dire della scuola imbrattata da murales (Islam moderato): bambini armati. Metodo Montessori, forse. La Torretta, dopo aver sudato sul libro la mattina intera, va a mangiare. Giusto. La Pari invece è a dieta. Tuttavia non disdegna i dolci. Birichina.
    A un certo punto nella discussione interviene una ingegnera irachena, l’unica della compagnia con la testa sulle spalle, e mi stupisco non gliel’abbiano mozzata: «“Ma voi due, cosa fate ancora qui? Partite, adesso che potete. Non vedete che potete in ogni momento essere rapite o uccise? Se io avessi il vostro passaporto me ne sarei andata da tanto tempo”. Risponde la Torretta: “Ma siamo qui per aiutare gli iracheni. Noi siamo con voi, nessuno ci farà male. Non ha senso”. Replica l’ingegnera: “E perché, visto che anche gli iracheni sono uccisi, a decine, tutti i giorni? Quelli che possono partono. Non sono traditori come pensate voi. Semplicemente si mettono in salvo”.
    Sono discussioni trite e ritrite. E quel pomeriggio era ripreso in allegria. La Pari aveva ricevuto alcune telefonate. Sempre davanti al suo computer, sempre impegnata. La Torretta ha letto ancora un poco il suo libro, poi si è messa a scherzare con una segretaria. Tra poco dovrebbero restare in ufficio solo le due Simone. Alle 17,00 si chiude, anche se loro in genere non salgono nel loro appartamento al piano di sopra prima delle 19,00. Nell’ufficio regna il silenzio quando alle 16,56 irrompe il commando di uomini armati. E nessuno fiata » .
    Le Simone insomma non facevano un tubo. Una leggeva, l’altra discuteva e si occupava di immondizie. Come se ad Acerra non ci fosse monnezza, se proprio ne era appassionata. Erano lì pronte a farsi sequestrare. Che brivido.
    Il burqa, il Corano, i beduini buoni e moderati da ringraziare. Ragazze ci avete stufato. Zitte.
    Andate in moschea e non se ne parli più.

    Feltri su Libero

 

 
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