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Discussione: I Buoni e Giusti

  1. #1
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    Predefinito I Buoni e Giusti

    dal sito di IDEAZIONE

    " Altruismo terrorista ed egoismo pacifista
    di Stefano Caliciuri

    Tra scene di giubilo, pianti e sorrisi si è conclusa l’amara vicenda del rapimento di Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie ventinovenni rapite a Baghdad lo scorso 7 settembre da una sedicente banda terrostica islamica. Alle 23.18 i familiari sono stati i primi ad abbracciarle, dopo un paio di ore trascorse in trepidante attesa sulla pista di Ciampino, dove è atterrato l’aereo di Stato che le ha ricondotte in Italia. Quindi è stato il turno dei rappresentanti del governo (Berlusconi, Letta, Fini), seguiti dal sindaco di Roma. Tante voci si sono inseguite, scavalcate, sovrapposte, durante le tre settimane di prigionia: da chi sosteneva che il rapimento fosse una vendetta privata in risposta a presunte operazioni spionistiche delle due volontarie, a quanti invece le davano già per spacciate, non essendo mai state mostrate loro immagini durante la prigionia. In questo clima di incertezza il governo, tramite i servizi segreti italiani, ha avuto un ruolo principe: non lasciandosi strapazzare dagli eventi ha perseguito la sua minuziosa opera di recupero delle fonti, selezionando quelle attendibili da quelle “procacciatrici di semplice terrore”. Condottiero di un’Arca che sembrava ingovernabile, Berlusconi ha proceduto come un ariete, affidandosi a talpe sicure, ma diffidando dei troppi avvoltoi e (sinistr)orsi vari.

    Per la prima volta nella storia di questa guerra, i mezzi televisivi sono stati usati non per diffondere un’esecuzione ma per documentare una liberazione. L’inquadratura a tutto campo, con moschea nel deserto sullo sfondo, è stata intervallata ai primi piani delle due ragazze e al commissario della Croce Rossa incaricato al loro recupero. Chi ha organizzato l’incontro? Chi ha girato quelle immagini? Chi le ha consegnate ad Al Jazeera? Ha suscitato notevole curiosità anche il pacchetto tenuto in mano da una delle due ragazze. Cosa conteneva? Veramente una copia del Corano, come è stato detto, regalato dai sequestratori in segno di amicizia e riconoscenza? Certo che se proprio fosse stato così, con due miliardi delle vecchie lire si poteva pensare anche a qualcosa di più originale. Troppi dubbi, insomma, ruotano attorno a questo rapimento. Troppe domande a cui nessuno può o vuole ancora dare risposta. Non si mette in discussione l’aver pagato la libertà di due donne, ma a questo punto ci si domanda: perché solo loro? L’atteggiamento delle minoranze parlamentari, questa volta, si dice esser stato ineccepibile e di costante collaborazione. Sarà forse perché le due giovani si definiscono “pacifiste”? Se così non fosse, perché lo stesso atteggiamento non è stato mantenuto anche durante la prigionia di Cupertino, Stefio, Agliana, Quattrocchi, Baldoni? Alla luce dei fatti, la tanto decantata correttezza e collaborazione della sinistra rischia di sfociare nella più evidente demagogia idealistica, che cambia modello di riferimento a seconda dell’identità (o dell’ideologia) del sequestrato.

    Resta inteso che la soddisfazione per aver liberato due ragazze non ancora trentenni dalle mani di ignobili procacciatori di finanziamenti terroristici, in questo momento deve avere la meglio su ogni polemica di schieramento. Verrà certamente il giorno in cui sarà fatta chiarezza su questo triste paragrafo di storia contemporanea. Sperando che Torretta e Pari, nei prossimi giorni trascorsi in Italia, quelli in cui le vedranno nuovamente tornare a vivere, capiscano che anche a Roma e Rimini ci sono sicuramente dei bambini che hanno bisogno di aiuto. E alle manifestazioni di magnanimità e generosità che hanno dimostrato nei confronti dei sequestratori è bene ricordar loro che , per dirla alla Brudzinski, “gli affari peggiori si fanno con gli altruisti”. Soprattutto quando, come in questo caso, “altruista” non solo fa rima, ma è addirittura sinomino di “terrorista”.

    29 settembre 2004

    stecaliciuri@hotmail.com
    "


    Saluti liberali

  2. #2
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    da www.avvenire.it

    " GLI SCONTRI
    Il Paese ha vissuto una delle giornate più sanguinose. Doppio raid suicida nella capitale rivendicato da al-Zarqawi Quattro vittime per una deflagrazione a Mosul. Caduti due soldati statunitensi Sarebbero 40mila gli iracheni morti dall’inizio del conflitto

    A Baghdad il massacro più atroce

    Kamikaze fanno strage tra i bambini che festeggiano un nuovo pozzo d'acqua: 37 uccisi
    Sono state almeno tre le esplosioni al passaggio di un convoglio militare Usa nella capitale. Hanno provocato un totale di 44 morti e il ferimento di altre 200 persone

    Dal Nostro Inviato A Baghdad Claudio Monici

    Ambulanze e barelle non sono bastate. Anche i taxi gialli si sono riempiti di sangue e corpi che stavano morendo. Quelli di molti bambini, almeno 37 traditi dall'innocenza e dalla curiosità di assistere ad un insolito avvenimento che doveva essere come una festa, in questa capitale sconquassata giorno e notte da una sporca guerra al massacro; come una nave ogni giorno volutamente mandata a sbattere contro gli scogli. L'elenco dei morti è lungo e quanto resta dei loro corpi ancor di più. Perché i soccorritori, gente qualunque, e tra loro ancora tanti altri ragazzini traumatizzati, non raccolgono che stracci e membra umane da depositare in lenzuola che si tingono di rosso. È forse la giornata più nera di un Iraq che ogni giorno piange una vita perduta per colpa della pioggia di colpi di mortaio che cadono a casaccio sulla città; delle autobombe e dei congegni esplosivi ai margini della strada che esplodono al passaggio dei convogli americani e che uccidono anche i civili. E ancora di quella criminalità che si accanisce con il rapire donne e bambini per restituirli solo in cambio di un riscatto. Altrimenti è una lama che passa sotto la gola. Quarantaquattro morti almeno e 200 feriti tra lievi e gravissimi. Più dei due terzi dei coinvolti sono bambini attratti fuori dalle loro abitazioni dall'inaugurazione di un acquedotto nel quartiere popolare di El Amel. Massacrati da due autobombe di sicuro, ma forse ce n'era anche una terza. Attacchi suicidi che scattano al passaggio di un convoglio di soldati americani a sua volta investito dalle deflagrazioni. Ancora nel cielo non si espande il fumo nero dei resti carbonizzati, che già si alzano le grida disperate delle donne, delle madri. Corrono in cerca di qualcuno che sia sopravvissuto, ma trovano solo corpi che non si muovono più. Il responsabile dell'obitorio dell'ospedale «Yarmuk» a Baghdad, Nagi Shishtane dice ai giornalisti che nella morgue, dove anche le celle frigorifere non sono abbastanza, «abbiamo quarantuno corpi, tre uomini, una donna e gli altri sono bambini». Tra i soccorritori che trasportano i feriti, molti con tono di rabbia e sfida alla presenza americana, ritenuta la causa dell'insicurezza nel Paese, non fanno che ripetere «Allah u akbar», Dio è grande. Il portavoce del ministero dell'Interno, il colonnello Adnan Abd al Rahman parla di «due autobombe e un congegno esplosivo abbandonato lungo la strada, esplosi in rapida successione al passaggio di un convoglio si marines». Secondo un testimone all'esplosione della prima autobomba è seguito uno sparo di razzi anticarro «Rpg» e poi c'è stata lo scoppio di una seconda autobomba. È lo stesso testimone racconta di come «le esplosioni hanno coinciso con il passaggio di un convoglio di soldati americani». Dieci marines statunitensi sono rimasti feriti. Gli attentatori suicidi si sono fatti esplodere come sempre da impavidi della morte, ma da vigliacchi nell'infliggerla al prossimo. A tradimento, come solo il terrorismo è capace di concepire: una esplosione di seguito all'altra, ma con un intervallo giusto il tempo di lasciare interdetti i sopravvissuti della prima botta; fare accorrere i soccorritori che si avvicinano a feriti e moribondi, e poi far esplodere l'altra auto stipata di esplosivo. Solo in tarda serata è apparso anche il volto del regista dell'orribile massacro: Tawhid al Jihad (Monoteismo e guerra santa), il gruppo guidato da al-Zarqawi ha rivendicato l'attentato assumendosi la paternità anche dell'attacco contro un posto di controllo di truppe americane vicino ad Abu Ghraib, il carcere tristemente noto per lo scandalo delle torture. Qui un'altra autobomba è esplosa nella zona ovest della capitale uccidendo due poliziotti iracheni, un soldato americano e facendo circa sessanta feriti. Ancora una volta sono soprattutto donne, una decina, e almeno quindici bambini, racconta il dottore Muhammad Safaa al Din. Un secondo soldato americano è rimasto ucciso quando un razzo ha colpito una base vicino alla capitale. Lo ha affermato il Comando statunitense in Iraq con un comunicato nel quale si aggiunge che sette soldati sono rimasti feriti. Anche nel nord del Paese a Tall Afar, quaranta chilometri da Mosul, una vettura imbottita di tritolo è saltata in aria provocando quattro i morti e sedici i feriti. La città turcomanna, di confessione sciita, era già stata teatro di furiosi combattimenti tra guerriglieri e americani che avevano fatto una sessantina di vittime e messo a rischio anche le relazioni sul campo tra Turchia e Stati Uniti. Con la morte dei due soldati, sale a 1052 il numero ufficiale degli americani uccisi in Iraq dall'inizio della guerra. Mentre non si hanno dati certi sulle vittime tra i civili iracheni. Secondo fonti concordanti sarebbero poco sotto i 40mila. Gli attentati in Iraq stanno aumentando sia in previsione delle elezioni previste nel Paese a gennaio 2005, ma anche per le presidenziali americane di novembre . Gli attacchi giornalieri contro gli americani che erano una quarantina solo nel mese scorso oggi sono saliti a più di ottanta.
    "


    Saluti liberali

  3. #3
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    dal quotidiano LIBERO di oggi


    " Sequestrati altri dieci ostaggi . Tra loro due donne indonesiane

    BAGDAD - [ a. col.] Non si fermano i rapimenti in Iraq. E la politica dei terroristi paga: sempre più in Occidente, infatti, l’opinione pubblica si divide sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei sequestratori. Succede in Gran Bretagna, dove la drammatica vicenda di Kenneth Bigley ha rovinato la festa al premier Tony Blair, alle prese con un difficile congresso del suo partito laburista. Succede in Francia, dove la prolungata prigionia dei due reporter mette in discussione lo sforzo diplomatico del governo Raffarin. Ieri la tv araba Al Jazeera ha mostrato le immagini di 10 nuovi rapiti, tutti dipendenti di una impresa elettronica, fra cui due donne indonesiane. Gli altri ostaggi sono 6 iracheni e 2 libanesi. I dieci ostaggi sono stati catturati dall’Esercito islamico in Iraq, lo stesso gruppo che avrebbe ancora nelle sue mani i due giornalisti francesi Christian Chesnot e Georges Malbr unot. Proprio in Francia la liberazione delle due Simone ha suscitato un certo malumore per l'assenza di progressi sul fronte della liberazione dei due reporter d’Oltralpe. « La diplomazia del libretto degli assegni sembra per il momento più efficace di quella del turbante » , ha commentato il quotidiano di sinistra Liberation. Il giornale ironizza sul fatto che le autorità italiane abbiano verosimilmente pagato un riscatto per ottenere la liberazione dei suoi ostaggi, mentre « la politica filoaraba della Francia e la posizione assunta sull'Iraq e il Medio oriente non sono assi nella manica in questo tipo di partita diabolica » . Le tensioni sono aumentate negli ultimi giorni, dopo le dichiarazioni di un autoproclamato “ mediatore” che ha affermato di aver incontrato Chesnot e Malbrunot e i loro sequestratori e che la loro liberazione dipende solo dall'apertura da parte delle forze americane di un corridoio che consenta la loro evacuazione. Il “ mediatore” sarebbe Philippe Brett, un uomo d'affari legato all'estrema destra e fondatore dell'Ufficio francese per lo sviluppo dell'industria e della cultura ( Ofdic), un gruppo di pressione che si opponeva all'embargo Onu sull'Iraq di Saddam . Brett sarebbe stato mandato in Iraq su richiesta di Didier Julia, un deputato dell'Union pour un mouvment populaire, membro della commissione Esteri della Camera, vicino al presidente della Repubblica Jacques Chirac. Questa missione si svolge senza mandato del ministero degli Esteri, « perché la diplomazia francese è completamente persa » , ha dichiarato Julia. Intanto tutta l’Inghilterra rimane col fiato sospeso per la sorte di Kenneth Bigley, l’ingegnere sessantaduenne nelle mani dei terroristi iracheni. Il governo britannico è pronto ad ascoltare quello che hanno da dire i sequestratori, ma non è disposto a negoziare. L'immagine dell'ostaggio inglese - che è apparso, nell’ennesimo video dell’orrore trasmesso da Al Jazeera, in catene dentro una gabbia - era ieri su tutte le prime pagine dei quotidiani britannici insieme alle accuse che Bigley ha fatto a Blair di mentire. E proprio Blair a termine del congresso laburista ha ribadito di escludere qualsiasi trattativa con i sequestratori di Kernneth Bigley, ma ha assicurato che il suo governo farà di tutto per favorire il rilascio dell'ostaggio britannico in Iraq. « Non sto qui a dire che se si metteranno in contatto con noi ci rifiuteremmo automaticamente di fare qualsiasi cosa » , ha dichiarato l'inquilino di Downing Street alla Bbc. « Certamente no. Faremo tutto il possibile. Ci sono molte cose che stiamo cercando di fare , che non posso dire. Stiamo cercando di fare tutto quanto è nelle nostre possibilità » .
    "


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  4. #4
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    da www.corriere.it

    " superterrorista indica l'America e i suoi alleati. Non citata l'Italia
    Al Zawahri su Al Jazira: contro crociati ed ebrei
    Il numero due di Al Qaeda invita i musulmani a unirsi in Iraq contro i «crociati» e a «liberare» la Palestina


    DOHA (QATAR) - Nuovo messaggio audio del numero due della formazione terroristica islamica Al Qaeda, il medico egiziano Ayman al Zawahri, trasmesso dalla tv del Qatar Al Jazira.
    LA REGISTRAZIONE - Nella registrazione Al Zawahiri invita i musulmani a organizzare la resistenza contro l'«America crociata» e i suoi alleati in tutto il mondo. « Non dobbiamo aspettare che le forze americane, britanniche, francesi, ebraiche, sud coreane, ungheresi o polacche entrino in Egitto, nella Penisola araba, in Yemen e Algeria prima di opporre resistenza», dice il nastro, attribuito a Abu Musab al Zawahri, luogotenente di Osama bin Laden. «Non possiamo aspettare o verremo mangiati paese dopo paese ... le persone dotate di conoscenze ed esperienza devono organizzare i loro sforzi e formare una leadership per la resistenza contro i crociati "» Il nastro, trasmesso dalla tv araba al Jazeera, ha detto che la resistenza deve continuare se tutti i leader di al Qaeda venissero uccisi o arrestati. « Cominciamo a resistere ora. Gli interessi di America, Gran Bretagna, Australia, Francia, Polonia, Norvegia, Corea del Sud e Giappone sono diffusi ovunque. (Questi paesi) hanno tutti preso parte all'invasione dell'Afghanistan, dell'Iraq e della Cecenia o hanno consentito a Israele di sopravvivere ».

    SOSTENETE I PALESTINESI, ATTACCATE ISRAELE - Funzionari Usa hanno detto che stanno analizzando il nastro per stabilire la sua autenticità. La voce sembra simile a quella di precedenti messaggi di Zarqawi. Non è chiaro quando il nastro sia stato registrato. La voce dice che i giovani musulmani devono emulare i ribelli iracheni, dove la guerriglia sta combattendo contro le forze Usa e il governo sostenuto dagli Usa, e in Afghanistan, dove guerriglieri fedeli al deposto governo talebano stanno rilanciando le azioni violente in vista delle elezioni presidenziali del mese prossimo. La voce invita a compiere attacchi contro Israele e il suo alleato, gli Usa, per sostenere la sollevazione palestinese contro l'occupazione israeliana. «Difendere la Palestina è una causa giusta e liberare la Palestina è un dovere islamico per tutti, quindi i musulmani non possono abbandonare la Palestina anche se tutto il mondo lo fa», aggiunge. « Limitare la battaglia a combattere esclusivamente gli ebrei in Palestina, e lasciare stare l'America senza attaccarla, non fermerà le azioni dell'America e dei crociati contro di noi ». Al Zawahri è il braccio destro del leader di al Qaeda Osama bin Laden, ritenuto responsabile degli attentati dell'11 settembre 2001 [ prima della guerra di Bush jr. all'Iraq - nota di pfb] contro gli Stati Uniti.



    PALESTINA - Parlando della Palestina, il medico ricorda lo sceicco Yassin - leader di Hamas - affermando che «non è stato ucciso solo dagli ebrei, ma anche con la complicitá degli americani e dei nostri governi arabi filo-occidentali ». Zawahri ha invitato «chi ha il sapere e l'esperienza» a dare vita a una «guida della resistenza contro i crociati». Il braccio destro di Bin Laden ha affermato:« questo è il momento della resistenza armata: dopo che i governi hanno fatto marcia indietro e si sono inchinati davanti ai crociati sionisti ».
    "


    Shalom

  5. #5
    Super Troll
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    I BUONI E I GIUSTI??
    E IL VIZIO??
    VILALCIDRO ERA MEL 1943 UN PAESE DI 5000 ANIME DOVE TUTTI CAMPAANO COLTIVANDO ARANCE E LIMONI.
    NON C'ERA ALTRO.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  6. #6
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    Sì, tu stavi dall'altra parte, da quella delle SS crociuncinate che avevano le tue stesse opinioni sugli ebrei.

    Shalom

  7. #7
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    "Solidarietà con il terrore*
    Questo giugno ho assistito ad una "sessione di addestramento" del movimento internazionale di solidarietà (ISM), un'organizzazione di volontari il cui scopo è quello di ostruire le forze israeliane della difesa che tentano di proteggere la popolazione civile dagli atti di terrorismo. L' ISM è stato messo in piedi dai palestinesi dopo che Arafat ha interrotto i colloqui di pace di Oslo e, lanciato la seconda intifada. I relativi organizzatori erano Ghassan Andoni, un professore di fisica dell' Università di BirZeitUniversità nella West Bank, e gli attivistipalestinesi George Rishmawi e George Qassis. L'idea era di portare volontari internazionali, principalmente studenti di estrazione radicale daStati Uniti, CanadaeEuropa, come "attivisti pacifisti non-violenti " che avrebbero interferito con le operazioni anti-terrorismo dell'esercito israeliano. Se i volontari fossero feriti o arrestati, le ripercussioni internazionali sarebbero state nocive perIsraele, ed invece una vittoria per la propaganda dell' OLP. Il funzionamento costa all' ANP pochissimo poiché molti dei volontari pagano i loro propri costi di trasporto e vivono nelle sedi dei palestinesi durante i loro soggiorni in Medio Oriente.

    L' ISM ha goduto dei titoli della stampa internazionale quando uno dei relativi attivisti, Rachel Corrie, un' esponente radicale dell'università diOlympia,Washington, è stata uccisa mentre tentava di ostruire un bulldozer israeliano. Il bulldozer stava tentando di distruggere i tunnel dai quali, dalla Striscia di Gaza, i terroristi hanno importato armi ed esplosivi. Corrie si è transformata in una martire della causa e come modello da seguire per altri attivisti.

    Adam Shapiro e Huwaida Arraf dell' ISM

    La figura americana più in vista nel movimento internazionale di solidarietà è Adam Shapiro, un ebreo di Brooklyn, e studente universitario, che si è transformato in scudo umano per Yasser Arafat quando l'esercito israeliano ha circondato il complesso di Ramallah di Arafat (la Mukata) dopo che ci fu il massacro (http://www.mfa.gov.il/mfa/mfaarchive...20in%20Netanya) di 30 israeliani - alcuni di loro superstiti della Shoà -- ad un seder della pasqua ebraica, subito dopo l' inizio dell' Intifada. Quando l' ho intervistato l'anno scorso, Shapiro mi ha detto esplicitamente che non si considera un ebreo. È sposato con Huwaida Arraf, un' attivista palestinese-americana del Michigan il cui padre ha la cittadinanza israeliana. Si sono transformati nei portaparola dell' ISM negliGli Stati Uniti. In articoli sul sito Web dell' ISM dove discutono i loro obiettivi di smantellamento di Israele e sostenendo i terroristi palestinesi usano eufemismi come "resistenza legittima" o sostenendo e leggitimando la "lotta armata" mentre si dichiarano come non violenti. Le azioni dell' ISM hanno come loro motto "attraverso qualsiasi mezzo necessario."

    Tali mezzi includono nascondere terroristi come Shadi Sukiya, che è stato arrestato in un ufficio dell' ISM nella West Bank. Un nascondiglio di armi inoltre è stato inoltre trovato in un ufficio dell' ISM. Due attentatori suicidi si sono guadagnati l'ingresso per il loro assassinio programmato, sotto gli auspici dell' ISM. Questi musulmani pakistani provenienti dalla Gran Bretagnaentrarono inIsraeleattraversola Giordaniacome clienti del Gruppo Alternativo di Turismo, un gruppo messo su da Andoni per aiutare i volontari dell' ISM che vengono inIsraele. Poi incontrarono quelli dell' ISM nei loro uffici per un intero giorno aGazaprima di continuare per Tel Aviv dove fecero un attentato in un popolare bar sulla spiaggia, Mike's Place, uccidendo tre persone.

    Durante gli ultimi tre anni l' ISM ha sviluppato una vasta presenza negli Stati Uniti, mentre operano sotto parecchi nomi organizzativi per evitare un controllo indesiderabile delle loro operazioni. Una di queste entità, Al Awda (il Ritorno in arabo), inoltre è conosciuta come "Palestine Right to Return to Return Coalition" (PRRC). È guidata da Mazen Qumsiyeh, un genetista di Yale. Ci sono sezioni di Al Awda in tutti gli Stati Uniti, specialmente nelle vicinanze di College Universitari. Altri gruppi dell' ISM sotto il nome di "SUSTAIN" ( Stop U.S. Taxpayer Assistance to Israel Now) operano aLos AngeleseNew York. NelNew-Jersey, è autodefinita Palsolidarity dai sostenitori dell' ISM. Quando i volontari vanno in Medio Oriente ad aiutare l'OLP, vanno sotto la copertura dell' International Solidarity Movement . Quando organizzano convegni negli Stati UnitieIl Canadasi denominano "Palestine Solidarity Movement."

    La linea del partito, tuttavia, è sempre la stessa. Il diritto di ritorno dei cosiddetti profughi palestinesi inIsraeleè "incondizionato" edIsraele stesso deve diventare la "Palestina". Il numero dei profughi attualmente di quella zona del precedenteImpero OttomanodoveIsraeleè stato stabilito nel 1948 era di 600.000, dei quali la maggior parte non sono più vivi. Il numero di profughi che l'Autorità palestinese ora riconosce è vicino ai 5 milioni. La popolazione diIsraeleè di 6 milioni di abitanti, compreso 1 milione Arabi israeliani. Il calcolo matematico è semplice come per il risultato voluto: eliminazione dello Stato Ebraico.

    Al congresso del Palestine Solidarity tenutosi inOhio l'anno scorso, Adam Shapiro mi ha detto che l' ISM ha dei "sostenitori palestinesi," o supervisori sotto copertura in tutte le dimostrazioni controIsraele. Questi supervisori dirigono gli attacchi contro la barriera di separazione che viene costruita per impedire agli attentatori suicidi ed ai terroristi armati di infiltrarsi inIsraeleed in altri obiettivi. Uno dei sostenitori che conduce gli attacchi correnti alla barriera di sicurezza all'inizio della campagna di questa estate è un veterano del gruppo terrorista marxista PLFP di nome Hisham Jam Joun. Il sito Web dell' ISM, www.palsolidarity.org , afferma apertamente che l'organizzazione è "Palestinian-led"

    Ho firmato per la sessione di addestramento dell' ISM,dopo avere visto il loro annuncio su Internet (http://www.norcalism.org/Freedom_Summer_2004.htm) chiamandoi volontari per la loro nuova campagna, che hanno chiamato "Freedom Summer 2004", dopola campagna non violenta del movimento dei diritti civili nel sud america negli anni 60. Vi erano annunci simili sui siti Web locali dellì ISM in tutti gli Stati Uniti.

    Il numero di telefono che ho composto mi ha messo in contatto con Paul LaRudee, 68 anni professorepensionato diBerkeleyche, con la sua moglie libanese, è stato una guida del movimento dell' ISM nella Bay Area. LaRudee mi ha assicurato che accolgono favorevolmente tutti, non importa se vecchio o inesperto. "La maggior parte dei nostri volontari sono nella sessantina," ha detto. Sono stato informato che se desideravo entrare nell' ISM sarebbe stato necessario assistere ad una conferenza di orientamento tenuta alla nuova università di San Francisco da un arabo-americano di nome Jess Ghannam, uno psicoanalista e professore alla University of California Medical School.

    La conferenza del Ghannam era un dibattito di due ore, riguardante la storia del Medio Oriente. Era così patologicamente anti-Israele che ha persino invertito il famoso slogan dell' OLP, originario dello zio di Arafat il grande mufti di Gerusalemme, che l'obiettivo della liberazione palestinese era "buttare gli ebrei in mare." Nella versione di Ghannam erano gli ebrei che volevano buttare gli Arabi nel mare, benchè non riusciva a spiegare come questo potesse accadere con 200 milioni di persone.

    Ghannam ha concluso la sua conferenza raccontando una storia circa un soldato israeliano che gli ha chiesto la sua carta di identità quando era ad un check point nella West bank. Il soldato giovane ha notato che Ghannam proveniva dalla zona della Bay Area di San Francisco e, amichevolmente, ha accennato che era andato alla Mt.TamalpaisHigh Schoolvicino a casa di Ghannam. "Immaginate!"ha detto Ghannam con indignazione, "questo soldato, un ebreo nato negli Stati Uniti, ha avuto il coraggio di chiedermi la carta d' identità sulla mia terra! " Tuttavia Ghannam ci aveva detto all'inizio della conferenza che era nato negli Stati Uniti.

    * Da Lee Kaplan
    FrontPageMagazine.com - 2 luglio 2004
    "
    www.ebraismoedintorni.it

    Shalom

  8. #8
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    LE SIMONE, I KAMIKAZE, COSSUTTA PANSA SMONTA LE TESI DELLA SINISTRA
    di MATTIA FELTRI

    «Credo di essere una persona bonaria, lenta all’ira, ma le due Simone mi hanno fatto davvero imbufalire. Mi hanno fatto uscire dai gangheri. Quando sono rimpatriate non hanno avuto parole per nessuno se non per i loro sequestratori, e lo trovo inammissibile. Non hanno ringraziato Berlusconi, e passi; non hanno baciato in fronte Scelli, e Scelli se ne farà una ragione. Ma le vittime! Dimenticare le vittime è stato vergognoso. Gli altri ostaggi meno fortunati di loro, quelli accoppati come vitelli al mattatoio, i carabinieri e i civili di Nassiryia: come hanno fatto a dimenticarli?». Parlando con Giampaolo Pansa del suo ultimo libro è inevitabile finire su altri terreni: la guerra d’oggi, il terrorismo islamico, l’atteggiamento dell’Italia e di tutto l’occidente, le questioni di casa nostra. Il libro si intitola “Prigionieri del silenzio”, è edito come tutti gli ultimi da Sperling & Kupfer, conta 445 pagine, costa 17 euro e sarà in libreria da martedì. Il protagonista è Andrea Scano, comunista finito nei gulag di Tito dove gli vengono inflitti i peggiori tormenti. Eppure rimane comunista. Così sono saltate fuori le Simone, simpatizzanti della «resistenza irachena » anche dopo il sequestro. Pansa dice: «Queste due ragazze sono figlie del loro mondo, ma sono state capaci di perdersi da sole. Tutta Italia, o quasi, le guardava con simpatia, perché sono giovani, perché sono donne, perché sono generose. Potevano dire quello che volevano. Ma cancellare Quattrocchi e Baldoni, no. Allora poi è giusto mandarle a quel paese. E ho trovato sconcertante questo atteggiamento verso i loro rapitori, come se il sequestro di persona fosse nulla, anziché una delle violenze più infami che si possano concepire. Il sequestro annulla tutto, annulla la libertà, la dignità. È mostruoso. Può essere peggio dell’omicidio. Passare sopra al sequestro in sé è un’altra cosa che mi ha mandato in bestia». Perché lo hanno fatto? «Non lo so. Non so nemmeno quale cultura appartengano. So che queste ragazze non hanno il senso della normalità. Bisogna dire le cose normali, le cose vere. Con gli anni, e ne ho quasi sessantanove, ho imparato che la verità col tempo viene sempre fuori». Già che ci siamo, che pensa dei soldi presi da Cossutta? «Ho letto i vostri articoli. Mi paiono documentati. Vedremo. Certo, se saltasse fuori che davvero Cossutta si è messo in tasca i soldi del Kgb destinati al Pci, sarei l’ultimo a stupirmi. Poi posso dire che nessun giornale vi verrà dietro. Quelli di destra per gelosia, quelli di sinistra per convenienza». Torniamo al suo libro, nel quale la menzogna al servizio della causa è protagonista importante. «Nel libro si racconta una storia vera, quella di Andrea Scano. Dopo aver scritto “Il sangue dei vinti” per ripercorrere la resa dei conti, brutale e spesso inutile, dei partigiani sui fascisti, mi interessava concentrarmi sui guai di un vincitore. O almeno, di uno che si credeva tale». Chi era Andrea Scano? «Un comunista sardo. Partecipò alla guerra civile spagnola, poi alla guerra contro i nazifascisti dopo la caduta di Mussolini. Nel dopoguerra dedicò, come tanti del Pci, ad accumulare le armi in vista dell’ora X, quella della rivoluzione che avrebbe portato l’Italia a diventare una repubblica popolare. Scoperto, fu condannato al carcere e, per scamparne, con l’aiuto del partito fuggì in Jugoslavia. Per sua sfortuna in quel momento consumò la rottura fra Tito Stalin. Il Pci si schierò con Mosca, cioè con il Cominform, la federazione dei partiti comunisti europei. I cominformisti furono visti da Belgrado come traditori del socialismo e nemici del popolo, e dunque perseguiti. Scano fu arrestato condotto nel gulag. Fu torturato, umiliato, ridotto alla fame, costretto a picchiare i suoi compagni per dimostrare di essere tornato sulla retta via» Un incubo. A maggior ragione per un comunista convinto. «Non è tutto. Nel gulag fu costretto a spedire in Italia una cartolina inneggiante al compagno Tito. E quando, dopo tre anni di supplizi, riuscì a tornare in patria, nessuno volle aiutarlo: era un traditore, venduto a Tito, che la propaganda sovietica, e dunque del Pci, indicava come venduto agli imperialisti, all’America, alla Cia». Non è cambiato molto. Oggi lo si dice del presidente iracheno Allawi, dell’Onu quando è d’accordo con Bush... «No, non è cambiato molto. Certa sinistra, e mi duole dirlo, è malata da decenni di complottismo. Vede complotti ovunque. Se i terroristi rapiscono le Simone, si parla subito della Cia. C’è la Cia ovunque. La sinistra si deve sempre inventare un nemico. Poi gira e rigira è l’America. Ma vorrei tornare alle vicende di Scano. . . » . Non è finita? «Macché. Insomma, traditore per i titini e traditore per gli italiani, a causa di quella cartolina. Non gli davano lavoro, non gli davano ospitalità, non lo rivolevano nel partito. Poi, per colmo, Krushev riagganciò con Tito. Sbarcò a Belgrado, lo baciò sulla bocca e disse che era un bravo comunista, e che tutto quello di pessimo che s’era detto sul suo conto dipendeva dalle trame imperialiste, filoamericane e fasciste di Berija (ministro di Stalin, ndr). Caso chiuso. Tranne che per Scano. Allora gli dissero: ma come, sono anni che vai dicendo che Tito è un furfante. Capito? La cartolina che l’aveva compromesso per tanto tempo tornava a comprometterlo, stavolta perché era una soltanto e nemmeno troppo convincente». Eppure Scano continuò a considerarli compagni che sbagliano. Restò comunista e stalinista. «È la forza dell’ideologia. Chi è giovane non può capirlo fino in fondo. Per Scano, e per tanti come lui, il comunismo era una fede, uno scopo nella vita. Con gli occhi di oggi può sembrare una follia, ma l’idea di rivoluzionare il mondo per portarvi la felicità era qualcosa cui aggrapparsi. Come se un prete di campagna venisse sequestrato e seviziato da una banda di vescovi. Non per questo smetterebbe di credere in Dio». È scandaloso, dopo aver letto il suo libro, pensare che fosse preferibile finire nelle mani dei fascisti piuttosto che in quelle dei titini? «Bisogna fare attenzione. I totalitarsimi sono uno schifo comunque, non è bello mettersi a fare delle graduatorie. Berlusconi fece uno scivolone tremendo quando disse che il confino in Italia era una villeggiatura. Scano finì a Ventotene per mano dei fascisti, e patì la fame e le botte. Però è vero, ed è una verità storica inoppugnabile, che fra Ventotene e Goli Otok (uno dei gulag di Tito, ndr)c’è una distanza incolmabile. L’orrore di Goli Otok non è paragonabile con altri. Molti dei reclusi scampati sia al nazismo che a Tito, raccontarono che Goli Otok fu anche peggio dei lager di Hitler. Ad Auschwitz puntavano ad annientarti fisicamente, a Goli Otok ti annientavano psicologicamente. Lì si diventava cadaveri viventi. I prigionieri non dovevano morire, dovevano soffrire il più possibile». Lei è un uomo di sinistra. La accuseranno di nuovo di revisionismo storico. Di essersi venduto alla destra. «Non mi importa. Ma davvero per nulla. Hanno detto di me che sono diventato un agit prop delle destre. Che ci posso fare? Io vado avanti per la mia strada, che è quella di raccontare il Novecento, che è il mio secolo, da povero dilettante quale sono. Del resto ho visto che anche il bravo Toni Capuozzo, dopo l’intervista concessa a Libero, in cui parla di un Iraq diverso da quello di cui parlano altri giornalisti, è stato pesantemente criticato a sinistra. A me piace Capuozzo, lo seguo sempre, trovo che sia un uomo sereno e preparato. Purtroppo in Italia continua una guerra civile delle parole. E tanti giornalisti continuano ad andare in giro con l’elmetto. Chi non la pensa come loro è un nemico». Si sente un po’ come Scano? Per cortesia, non bestemmiamo. Quella di Scano fu una tragedia immane, imparagonabile a qualche malevolenza di cui sono talvolta l’obiettivo. A me preme la stima dei miei lettori che sono tanti. “Il sangue dei vinti” ha venduto 330 mila copie, e continua a vendere. Mi preme la stima di chi è disposto a leggermi e a giudicarmi senza vedere in me un nemico. Se poi salterà su qualche storico col bollo a dire che sono passato con Berlusconi, pazienza». Però le dinamiche sono le stesse di sessanta anni fa. «No, no. Assolutamente. Sono un uomo fortunato. Sono cresciuto in un’Italia democristiana senza essere democristiano. Anzi, dalle mie parti ero considerato una specie di rivoluzionario in calzoni corti. Non sono nato in una famiglia importante, non avevo santi in paradiso, eppure ho fatto la mia strada, in un paese libero. Questo grazie a quel sant’uomo di Alcide De Gasperi. La vera data della Liberazione non è il 25 aprile 1945, ma il 18 aprile 1948, quando De Gasperi vinse le elezioni». Lei scrive di essere dipiaciuto perché tante cose le ha scoperte quando già aveva i capelli grigi. Scano forse non le ha mai capite. Però in Spagna, con lui, c’era George Orwell, ancora marxista. Si ricredette prima della fine della guerra civile. «Orwell capì tutto. Mi viene in mente il finale di “Omaggio alla Catalogna”, il suo libro sulla guerra civile spagnola. Era il 1939. Rientrava in Inghilterra. Era l’alba. Vedeva le villette ordinate, i giardinetti, i quotidiani e le bottiglie di latte all’uscio. Pensò a quel beato e profondo sonno, e che presto tutti sarebbero stati ridestati dal fragore delle bombe. Mi viene in mente l’Italia di oggi, coi suoi cellulari, le sue moviole, i suoi grandi fratelli. Come se la guerra non ci fosse. Come se il terrorismo islamico fosse un film per altri schermi. Come se Quattrocchi e Baldoni non ci riguardassero. Come se quei morti non fossimo noi. Poi un giorno saremo svegliati dal fragore delle bombe. E sarà tardi». "

    Saluti liberali

  9. #9
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    Predefinito Precisamente quello che diciamo anche noi

    Il buon Pansa dice con lucidità:

    <<No, non è cambiato molto. Certa sinistra, e mi duole dirlo, è malata da decenni di complottismo. Vede complotti ovunque. Se i terroristi rapiscono le Simone, si parla subito della Cia. C’è la Cia ovunque. La sinistra si deve sempre inventare un nemico. Poi gira e rigira è l’America..>>

    La sinistra cambia il nome (o pelo), ma non il vizio, schiava com'è della sua beluina malvagità disumana che corrode tutto!

  10. #10
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " E “ Un ponte per” esalta la resistenza armata

    ROMA - [ a. s.] Incorreggibili. Anzi, di più: resi ciechi e sordi da quella sorta di burqa ideologico attraverso il quale filtrano ogni immagine e avvenimento. Quelli di “ Un ponte per...”, l’organizzazione pacifista di cui fanno parte anche Simona Pari e Simona Torretta, sono tornati ieri a parlare della liberazione delle due volontarie. Senza dimenticare di far conoscere la loro ( peraltro nota) posizione riguardo la situazione irachena. In sintesi: i ringraziamenti principali per la felice conclusione del sequestro vanno non al governo italiano, ma ai Paesi islamici. E quella che loro chiamano “ resistenza armata” - cioè i criminali misfatti dei terroristi - è non solo legittima, ma addirittura « una necessità politica » . Alla faccia del pacifismo. È stato Fabio Alberti in persona - il patron di “ Un ponte per...” - a parlare durante il congresso dell’Arci. « Piaccia o no - ha detto -, il mondo arabo islamico è stato il principale protagonista della liberazione delle Simone e dei due colleghi iracheni. « Poi - ha continuato, bontà sua - ci sono stati molti attori, e tutti in Italia hanno fatto la loro parte. E la liberazione delle due ragazze è una metafora della pace possibile, ottenuta con il dialogo e la collaborazione. Anche quella degli iracheni, gruppi di resistenza compresi » . E poi via, con la filippica a sostegno dei gruppi armati: « È stato detto con scandalo che vogliamo sostenere la resistenza - ha proseguito Alberti -. Certo, sosteniamo la resistenza pacifica e non violenta all’occupazione [ perchè, naturalmente, le forze della coalizione che hanno liberato l’Iraq da Saddam e stanno cercando di traghettare il Paese verso elezioni finalmente libere vengono descritte sempre e comunque come occupanti, cattive, criminali] . Ma riconosciamo anche l’esistenza e la legittimità di una resistenza armata » . E il pacifismo? E la non violenza? Niente, vale solo per gli americani. L’Alberti show prosegue: « Riconoscere l’esistenza e la legittimità di forme di resistenza armata è una necessità politica. Senza questo passo non sarà possibile né avviare quel processo politico unitario interno alla società irachena che può portare alla pace e né isolare il terrorismo » . E poi - dopo aver gridato al consueto complotto ( « . .. un’opera sottile tesa a mettere in dubbio le basi morali di chi fa solidarietà... » ) - l’altrettanto consueta precisazione, in nome del cerchiobottismo necessario per far bella figura eventualmente anche in tivù: « Riconoscere l’esistenza e la legittimità della resistenza armata non significa né condividerne i mezzi, gli attacchi ai civili sono crimini di guerra sia che vengano fatti dai bombardieri che dalle automomba, né condividere la scelta politica » . Cioè, tutto e il suo contrario. Solo su una cosa il giudizio dei pacifisti resta fermo: gli americani sono i veri terroristi. Per i tagliatori di teste, invece, al massimo una tirata d’orecchie. In questo senso, illuminante è anche il comunicato di “ Un ponte per...” relativo alla decapitazione del britannico Ken Bigley, comunicata ieri dai “ resistenti” con l’agghiacciante video dell’esecuzione. « In Iraq la barbarie non ha più fine - scrive l’organizzazione -. All’orrore per i morti e i efriti della festa di nozze provocati dall’aviazione Usa si somma l’orrore per l’uccisione di Bigley » . Dunque, nell’ordine: prima i morti provocati dagli americani ( che peraltro sostengono si trattasse non di un matrimonio, ma di un gruppo di guerriglieri), poi il povero inglese. Perché si sa: per gli ultrà delle bandiere arcobaleno, Al Zarqawi e Bush pari sono.
    "

    Questi non sono pacifisti, non gli assomigliano neppure. Non sono la parte migliore della società italiana, ne' di nessuna altra.
    Shalom

 

 

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