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  1. #11
    El Criticon
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Nolte:Hitler il primo no-global.

    Originally posted by Totila
    Vabbeh, Criticon, queste cose, però, dette da Nolte assumono un ben altro peso...
    Tu capisci che associare bolscevismo ed ebraismo è pericoloso...ne possiamo discutere giusto nel forum.
    dette da Nolte assumono un ben altro peso...
    Vorresti forse insinuare che le mie tesi pesano meno di quelle di Nolte???

    ... oppporrrcccappp ... vuto vedar che me toca cambiar mestièr ...

    Peroni, te gà par caso un posto co' i serenissimi?

  2. #12
    Totila
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Nolte:Hitler il primo no-global.

    Originally posted by El Criticon
    Vorresti forse insinuare che le mie tesi pesano meno di quelle di Nolte???

    ... oppporrrcccappp ... vuto vedar che me toca cambiar mestièr ...

    Peroni, te gà par caso un posto co' i serenissimi?

  3. #13
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    Non condivido: la globalizzazione riflette la stessa forma totalitara attraverso la quale Hitler aveva pensato il suo Reich. Vero che la sua era una concezione gerarchicamente articolata, quindi differenzialista, ma il nazional-socialismo rimane comunque un tentativo di impero di un popolo a danno di TUTTI gli altri. Oggi l'egemonia viene perseguita attraverso l'uniformità pan-comunicativa dei mercati e degli stili di vita: non si è fatto altro che trasmutare la propaganda in marketing e la forza bruta, coercitiva, in coercizione morale. La sete prometeica di potere ,la volontà di sostituirsi a Dio imponendosi come principio regolatore unico, mi sembrano però molto simili.
    Le forme di opposizione al processo storico di globalizzazione affondano poi le loro radici in ogni forma di contro-rivoluzione (due esempi su tutti: luddisti e contro-rivoluzionari francesi), e sinceramente mi riesce difficile pensare al nazismo, movimento intriso di modernità, di positivismo, fondato sulla manipolazione carismatica delle masse e non su una loro autonoma capacità d'esistere come comunità, un movimento contro-rivoluzionario. Attenzione a non farsi ingannare da certi richiami e da certa simbologia che, alla prova dei fatti, fu puramente strumentale e servì solo a "sputtanare" i concetti di comunità, identità, appartenenza.

  4. #14
    Totila
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    Predefinito

    Originally posted by ZENA
    Non condivido: la globalizzazione riflette la stessa forma totalitara attraverso la quale Hitler aveva pensato il suo Reich. Vero che la sua era una concezione gerarchicamente articolata, quindi differenzialista, ma il nazional-socialismo rimane comunque un tentativo di impero di un popolo a danno di TUTTI gli altri. Oggi l'egemonia viene perseguita attraverso l'uniformità pan-comunicativa dei mercati e degli stili di vita: non si è fatto altro che trasmutare la propaganda in marketing e la forza bruta, coercitiva, in coercizione morale. La sete prometeica di potere ,la volontà di sostituirsi a Dio imponendosi come principio regolatore unico, mi sembrano però molto simili.
    Le forme di opposizione al processo storico di globalizzazione affondano poi le loro radici in ogni forma di contro-rivoluzione (due esempi su tutti: luddisti e contro-rivoluzionari francesi), e sinceramente mi riesce difficile pensare al nazismo, movimento intriso di modernità, di positivismo, fondato sulla manipolazione carismatica delle masse e non su una loro autonoma capacità d'esistere come comunità, un movimento contro-rivoluzionario. Attenzione a non farsi ingannare da certi richiami e da certa simbologia che, alla prova dei fatti, fu puramente strumentale e servì solo a "sputtanare" i concetti di comunità, identità, appartenenza.
    Nolte parlava di lotta contro il cosmopolitismo di matrice liberale e l'internazionalismo marxista. La miscela delle due componenti ha portato poi al mondialismo.
    In questo senso Nolte vede nel nazionalsocialismo una sorta di controrivoluzione moderna.
    Che fenomeni di rigetto alla globalizzazione fossero nati prima, luddismo e Vandea, è vero; ma furono episodi limitati e locali che non ebbero seguito o furono soffocati nel sangue. Qui si tratta di una nazione intera e di un progetto organico di lotta.
    Da notare poi, che i vari movimenti indipendentisti europei, nacquero in quel periodo: valloni, fiamminghi, slovacchi, croati, sloveni, bretoni, ucraini etc.
    ferme restando tutte le nostre riserve verso un movimento con forti venature pagane e intriso di darwinismo e di positivismo.

  5. #15
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    Originally posted by Totila
    Nolte parlava di lotta contro il cosmopolitismo di matrice liberale e l'internazionalismo marxista. La miscela delle due componenti ha portato poi al mondialismo.
    In questo senso Nolte vede nel nazionalsocialismo una sorta di controrivoluzione moderna.
    Che fenomeni di rigetto alla globalizzazione fossero nati prima, luddismo e Vandea, è vero; ma furono episodi limitati e locali che non ebbero seguito o furono soffocati nel sangue. Qui si tratta di una nazione intera e di un progetto organico di lotta.
    Da notare poi, che i vari movimenti indipendentisti europei, nacquero in quel periodo: valloni, fiamminghi, slovacchi, croati, sloveni, bretoni, ucraini etc.
    ferme restando tutte le nostre riserve verso un movimento con forti venature pagane e intriso di darwinismo e di positivismo.
    Il problema è complesso. Quello di nazione, nel senso odierno del termine, rimane un concetto sostanzialmente moderno, apparentato all'internazionalismo più di quanto non si pensi. Il loro punto di contatto rimane infatti la metafisica della soggettività. Si confronti a questo proposito Heidegger. Si può essere contro-rivoluzionari e nazionalisti allo stesso tempo? Se si assume la nazione a unico principio di legittimità politica e a unica forma di identità collettiva, non credo. Per questo, personalmente, preferisco di gran lunga il termine etno-federalismo, che significa "patto" fra culture diverse, al loro interno ulteriormente articolate secondo naturali prerogative comunitarie, ma di origine comune e desiderose in nome di ciò di condividere un destino politico, nel rispetto delle proprie prerogative sovrane e dei propri diritti, da quello di etno-nazionalismo, di cui secondo me si abusa troppo per spirito di semplificazione. Hitler rimane, dal mio punto di vista, un "moderno" inscritto in quella stessa dialettica storica che ha sancito il superamento dell'idea di nazione verso forme che, del resto, non ne hanno negato la "natura" individualista, utilitarista, universalista, senza includerla in una sintesi superiore. E, come constatiamo oggi, perversa.

 

 
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