ITALO-IRACHENO/ PADRONE DI CASA: ERA PRONTO RISCATTO (CORSERA)
05/10/2004 - 09:05
Il fratello: Chiamai la Farnesina, mi dissero di mandare un fax
Roma, 5 ott. (Apcom) - "Probabilmente non si è arrivati in tempo al canale giusto per negoziare la liberazione. La sorella mi aveva detto che avevano preparato centinaia di migliaia di dollari per il riscatto". Sono le parole di Mukhlis Abdullah, proprietario di un popolare ristorante di Baghdad e padrone di casa di Ayad Anwar Wali, l'imprenditore italo-iracheno rapito lo scorso 31 agosto nella capitale irachena e giustiziato sabato scorso dalle sedicenti Brigate salafiste Abu Bakr Al Saddiq.
In un colloquio telefonico con il Corriere della Sera, l'amico della vittima sostiene che "quello di Ayad Anwar Wali è stato un classico rapimento compiuto da criminali a scopo di estorsione. Uno delle decine di sequestri per denaro che avvengono ogni giorno in Iraq". Poi la ricostruzione del giorno del sequestro: "A un certo punto, saranno state le 16, si è fermata un'auto davanti alla nostra palazzina a due piani. Ayad dal mese di marzo aveva affittato il piano terra...Cinque uomini armati hanno fatto irruzione. Mi sembra che avessero ben studiano la planimetria dello stabile, perché quando un paio di loro hanno sfondato la porta di collegamento e sono entrati da noi, quello che sembrava il capo si è arrabbiato. Ha detto che c'era stato un errore e non ci doveva essere torto un capello".
"Dalla finestra ho visto che portavano via Ayad con modi brutali - prosegue Mukhlis Abdullah - Hanno preso lui, una segretaria e l'uomo d'affari turco che dormiva spesso nell'appartamento spingendoli dalla schiena e sferrando loro alcuni calci. Ho visto anche che gli davano dei pugni alla testa".
Appena saputo del rapimento, (in un'altra intervista al quotidiano di via Solferino) il fratello della vittima Emad Wali racconta di aver chiamato la Farnesina: "Mi hanno detto di lasciare il numero, assicurando che avrebbero richiamato". "Silenzio assoluto - denuncia - Allora ho richiamato io. Mi hanno detto di mandare un fax: l'ho fatto. Nessun segnale. Ho chiamato l'ambasciatore italiano a Baghdad. Mi hanno detto che era molto impegnato".
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Ora che i contorni dell'ennesimo, barbaro atto della guerriglia irakena ha portato via un nostro connazionale A TUTTI GLI EFFETTI, mi sento di esprimere tutto il mio biasimo alla Farnesina e al Governo.
La liberazione di Wali sicuramente non sarebbe valso alla Maggioranza un ritorno d'immagine pari a quello ottenuto con la liberazione delle due volontarie, ma sta di fatto che quello era un ITALIANO, che lavorava per conto di ditte ITALIANE, e che meritava ogni sforzo possibile per aver salva la vita.
Male si son comportati alla Farnesina e peggio ancora, come sempre, la stampa e i media da una parte, e i pacifinti IPOCRITI dall'altra. Possibile che nessuno abbia mai pensato nemmeno di nominare Ayad Wali, parlando della liberazione delle Simona?
Possibile che nessuno abbia mai sprecato un appello, una manifestazione, un'iniziativa qualsiasi per lui?




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