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  1. #461
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 9 ottobre 2004

    Le due anime del Pri verso la conta

    CESENA - Un’altra riunione interlocutoria. Solo la prossima settimana si conosceranno le decisioni dei repubblicani. La discussione è incentrata sul da farsi per le regionali. Due le ipotesi in discussione: restare col centro sinistra oppure creare il terzo polo con Nuovo Psi e Radicali. Alla “conta” ci si andrà la prossima settimana, quando Renato Lelli, segretario di Consociazione, presenterà un proprio documento. Ribadirà la bontà dell’alleanza regionale e chiederà di ripetere l’esperienza, ma solo dopo aver avuto le necessarie garanzie programmatiche.Poi si voterà. Al momento nessuno è in grado di prevedere come andrà. I rapporti di forza sembrano sul filo dell’equilibrio assoluto. Quello che però si vuole evitare è una spaccatura, ipotesi che è stata evitata mercoledì sera. In molti pensavano o temevano che Mario Guidazzi chiedesse di mettere al voto la sua mozione, che avrebbe aperto la strada alla creazione del terzo polo. Invece l’ex vice sindaco ha detto che la sua voleva essere un contributo al dibattito. Questo comportamento ha reso meno incandescente l’atmosfera. La conta però è solo stata rimandata di qualche giorno. Resta comunque molto alto il timore che si generi una frattura insanabile o quasi.Mercoledì sera sono intervenuti Buriani, Biasini, Cacciaguerra. Morellini, Ferrini e Guidazzi. La prossima settimana si partirà con la relazione di Lelli.Il segretario è intervenuto anche per affrontare la questione relativa a Denis Ugolini. Anche se non era all’ordine del giorno, il tema del rientro nell’Edera dell’ex parlamentare aleggiava.Con l’abilità maturata nel corso di questi anni d esperienza politica, Lelli non ha chiuso la porta in faccia a nessuno, ma ha puntualizzato molte cose. Soprattutto ha fatto presente che la decisione del partito a livello nazionale (l’ipotesi che sta venendo avanti è quella di un’imposizione da Roma) non può prescindere da quello che dirà l’Edera locale.Lelli ha sottolineato che è vero che la decisione nel caso in cui un parlamentare scelga di rientrare nel partito spetta ai vertici nazionali del partito (il caso è quello di De Carolis). Per Ugolini, però, la situazione sarebbe diversa. L’ex segretario dell’Edera non è stato eletto in Parlamento dal Pri, ma dai Progressisti. Un particolare che toglierebbe al Pri nazionale ogni competenza sulla questione.

    db

  2. #462
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 12 ottobre 2004

    Poltrone e terzo polo sugli scogli

    CESENA - Le manovre politiche per creare un terzo polo politico laico-socialista e repubblicano incontrano non pochi scogli. Ugolini e Bonavita, i due principali interlocutori potenziali dell’operazione “sponsorizzata” da Mario Guidazzi e Gilberto Gallone, restano alla finestra. E il timoniere della lista del Nuovo Psi in corsa alle ultime elezioni amministrative, Atos Pederzoli, dichiara senza mezzi termini di non riconoscersi addirittura in Umberto Guerini e Gallone, vertici regionali e provinciali del partito.Ugolini segue con attenzione il dibattito per almeno due ragioni. Innanzi tutto l’idea di una terza forza alternativa ai due grandi poli, al di là dell’alleanza tattica con il centrodestra nel recente voto amministrativo, non è lontana dal suo percorso degli ultimi anni. Lo spirito con cui ha fondato la lista civica Cesena cambia è stato proprio questo. Ugolini, però, ha sempre ammesso che una lista civica può avere respiro al massimo per due legislature. Proprio qui nasce il secondo motivo per cui il rivale di Conti non vive da estraneo il confronto interno al Pri. Da anni si parla di un suo ritorno alla “casa-madre”, ma ora i tempi sembrano maturi. Prima, però, Ugolini vuole capire dove vuole andare l’Edera: una linea terzista non gli dispiacerebbe e forse lo spingerebbe a fare il grande passo, ma il quadro al momento non è abbastanza chiaro per sposare apertamente la strada imboccata da una parte del Pri cesenate. Una strada che molti repubblicani che guardano verso il centrosinistra continuano a guardare con sospetto: temono che sarebbe solo l’antipasto di un ingresso definitivo del partito dentro la Casa delle Libertà, su tutti i livelli territoriali, in linea con il La Malfa-pensiero.Bonavita, dal canto suo, si dichiara aperto al confronto, ma specifica di non essere stato coinvolto direttamente nel lavoro di tessitura che Guidazzi e Gallone hanno iniziato, strizzando l’occhio anche ai Radicali. Inoltre ha parecchi dubbi sulla linearità del percorso dell’ex consigliere socialista (“fino a pochi mesi fa ha appoggiato Conti”) e soprattutto sulla situazione dentro il Pri: “A livello locale forse ci sono sensibilità diverse ma mi pare che in Regione e a Roma si siano fatte scelte precise che non c’entrano nulla con il terzo polo: nel primo caso si va verso una riconferma del sostegno ad Errani e nel secondo l’Edera è alleata con la Casa delle Libertà. Questa seconda collocazione, tra l’altro, è incompatibile con le nostre radici laburiste. E non possiamo dimenticare neppure che a livello locale abbiamo avuto spesso posizioni non coincidenti con quelle del Pri”.Il confronto serrato in seno al Pri rischia di creare qualche tensione anche nell’assegnazione di una delle due appetite presidenze vacanti degli enti pubblici. Si tratta di quella di Serinar (lasciata libera da Nadia Masini dopo la sua elezione a sindaco di Forlì), società legata all’Università. Dopo 15 anni di presenza dei forlivesi al timone, è doverosa una staffetta con Cesena. La candidatura naturale è quella di Piero Gallina, attualmente amministratore delegato. Nella maggioranza qualcuno sta però dicendo tra i denti che se passasse l’opzione autonomista in Regione e quindi venisse meno la partnership con la maggioranza, il nome di Gallina sarebbe “bruciato”, nonostante non sia mai mancato il suo appoggio personale all’alleanza con il centrosinistra. Sembra però ancora più forte il fronte di chi sostiene che per un simile ruolo vadano valutate unicamente le capacità e che quindi Gallina abbia tutte le carte in regola. Entro fine mese la riserva dovrebbe essere sciolta. Così come verrà deciso il successore della Zittignani alla guida del Roir. Le spinte pro-Elide Urbini continuano ad essere forti: tanti la considerano la persona più adatta per seguire alcuni passaggi epocali, dalla realizzazione del nuovo Roverella all’unificazione tra le Ipab (questo secondo processo non è però dietro l’angolo). L’ex assessore ai Servizi sociali è però ferma sul suo no iniziale. Quel che sembra certo è che quel posto sarà comunque destinato a un esponente di area Ds. La palla è saldamente in mano al sindaco, di cui è stata rispettata la piena autonomia decisionale in questo campo. I partiti avranno invece più voce in capitolo al momento di scegliere gli altri 4 membri del cda: uno spetterà all’opposizione.

    Gian Paolo Castagnoli

  3. #463
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    Predefinito la vittoria dell'europa laica

    LA VITTORIA DELL’EUROPA LAICA

    È un sentimento di duplice forma quello che la notizia del voto di sfiducia al Commissario europeo Bottiglione ha creato nel mio animo. Infatti se da una parte non posso restare indifferente al grave danno di immagine e di rappresentatività che questo evento causa al nostro paese, dall’altra non posso che essere lieta di vedere come un’istituzione come quella europea tiene in grande considerazione i valor laici che in Italia vengono puntualmente osteggiati e perseguitati; e che, di certo, l’on. Bottiglione non rappresenta e che, anzi, come non ha mancato di sottolineare nel suo discorso di presentazione, intendere combattere con fondamentalistica inquisizione.
    Diciamoci la verità, se cerchiamo di guardare oltre il nostro piccolo interesse personale, intendendolo come quello del nostro Governo, non possiamo che essere sollevati dal fatto di trovare una comunità europea così attenta ai diritti che la classe politica cattolica e clericale proprio non riesce a voler tutelare. Difatti questa sconfitta politica dell’on. Bottiglione, dell’ UDC, del Governo e delle lobby cattoliche, non può che rafforzare in noi la certezza che l’Unione Europea è intenzionata ad andare avanti nella tutela dei diritti delle coppie di fatto, delle unioni omosessuali e della ricerca scientifica tout court.
    Cose queste che ci consentono di sperare di poter tornare protagonisti nella politica italiana così come in quella europea, consapevoli che la nostra matrice laica e liberaldemocratica ha un futuro certo in Europa e una sponda importante in tutti quei partiti liberali delle democrazie continentali, che sono riuscite, ben prima di noi, a scrollarsi di dosso il cieco clericalismo di fondo.
    Questo certamente non potrà però accadere se il PRI rimarrà ancora incatenato a questa maggioranza che incarna tutto di quanto più negativo c’è nella tradizione della politica cattolica conservatrice. Ancora una volta, mi trovo quindi ad esortare l’uscita del Partito Repubblicano da questa alleanza contro natura ed ad auspicare la creazione di una casa laica liberaldemocratica, alleata con il centro sinistra, per consentire a questo paese di uscire dal pantano in cui il berlusconismo ci ha condotti.
    Questa resta l’ultima possibilità per immaginare un panorama politico, in un’era post Berlusconi, dove tra i partiti moderati torni a trovare spazio lo storico partito dell’Edera con le sue tradizioni e i suoi obiettivi di progresso sociale di forte impronta laica.


    Iole Graniti
    Consigliere Nazionale PRI
    “Riscossa”

  4. #464
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 21 ottobre 2004

    Il Pri boccia la terza via Mario Guidazzi si dimette

    CESENA - La terza via caldeggiata da Mario Guidazzi per rivitalizzare il Pri si rivela un vicolo cieco. E l’ex vicesindaco ne prende subito atto, preparando una lettera di dimissioni dal suo incarico di capogruppo in Consiglio comunale. Visto che i rappresentanti dell’Edera in Assise sono solo due, per forza di cose il suo posto verrà preso da Nazario Sintini. L’inattesa staffetta è stata determinata dall’esito della riunione della Direzione del partito, che si è svolta martedì. E’ stata bocciata la linea autonomista di cui Guidazzi si era fatto paladino e che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto portare alla creazione di un terzo polo. E alla formazione di una lista da fare correre alle prossime elezioni regionali in posizione alternativa sia rispetto al centrosinistra sia rispetto alla casa delle libertà. L’operazione avrebbe portato a cercare un abbraccio con socialisti, radicali e altre forze dell’area laica. Si trattava in pratica di un’esportazione, in una forma riveduta e allargata, del modello scelto in occasione delle ultime amministrative a Cesena. Questa opzione ha però incassato solo 6 voti contro i 14 che sono andati all’ipotesi di una riconferma in Regione dell’alleanza del Pri con il centrosinistra (le astensioni sono state invece due).Guidazzi non ha nascosto la sua amarezza e ne ha tratto le conclusioni: “Sono rispettoso delle decisioni prese dalla maggioranza del partito - afferma - Ma non condividendo assolutamente la linea politica che è stata scelta, mi pare logico e corretto fare un passo indietro, lasciando il ruolo di capogruppo in Consiglio comunale a chi è crede nella bontà della strada imboccata”.Lo storico leader dell’Edera resta comunque convinto che la terza via, “pur essendo difficile”, sia “l’unica praticabile”. E a chi gli fa notare che con questo sistema elettorale porterebbe ad una perdita di rappresentanza risponde che “la rappresentanza per grazie ricevuta non è una bella cosa. Dobbiamo essere portatori di idee e non portatori d’acqua. Purtroppo, invece, qualcuno si è spaventato e preferisce vivere in un polmone d’acciaio. La verità è che il Pri perde voti a centrodestra. La posizione che auspico aprirebbe un nuovo spazio politico per recuperare quella fetta vasta di elettori emigrati nella casa delle libertà ma che lì non possono trovarsi certo a loro agio. Invece, la rotta che è stata scelta rischia di farci diventare una copia sbiadita dei Repubblicani Europei della Sbarbati, che hanno scelto prima di noi di inglobarsi nel centrosinistra. Ed è anche una scelta che smentisce quella fatta pochi mesi fa proprio a Cesena, dove abbiamo scelto di correre alle elezioni in autonomia. Proprio non capisco perché non si sia voluto confermare questo cammino, che sarebbe stato tra l’altro transitorio, per consentire al Pri di recuperare forza e idee e poi tornare a ragionare di alleanze ma non più in una posizione di sudditanza”.Ora la prossima sfida tra le due linee si svolgerà al congresso comunale. “La sua convocazione spetta al segretario - afferma Guidazzi - ma è auspicabile che si svolga in gennaio, prima del congresso nazionale”. Lì l’ex vicesindaco e gli altri dirigenti dell’Edera che sono sulla sua lunghezza d’onda cercheranno una rivincita. Confidando nel fatto che, all’interno delle sezioni, il fronte favorevole alla terza via ha molti supporter. Non a caso, pur non mettendo in discussione la regolarità del voto dell’altro ieri, Guidazzi lamenta il fatto di avere escluso dall’operazione i presidenti delle varie sezioni dell’Edera, che pure erano stati convocati alla riunione.

    Gian Paolo Castagnoli
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/BALLIAMOLAPOLKA.mid[/mid]

  5. #465
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 26 ottobre 2004

    Il Pri a Longiano sostiene Ciappini”

    LONGIANO (Cesena) - Riceviamo e pubblichiamo. In risposta ad alcuni articoli apparsi sulla stampa locale nei quali il sindaco Sandro Pascucci inserisce il Pri tra i partiti che compongono e sostengono la sua amministrazione vorrei sottolineare il fatto che nessun cittadino longianese possa dire di aver visto, durante la campagna elettorale, sventolare la bandiera repubblicana nei comitati di ‘La Longiano che vogliamo’, bensì in quelli della lista ‘Per Longiano con Ciappini’, lista che il Pri ha sostenuto e sosterrà sino a fine legislatura. Per quali strani motivi si stia usando il Pri in associazione all’attuale amministrazione, non mi è dato saperlo ma tengo ribadire, che il mio partito nulla ha mai avuto a che vedere con il sindaco Pascucci né tantomeno con l’attuale Amministrazione.Si diffida pertanto chiunque non autorizzato dal segretario della Consociazione di Cesena ad utilizzare impropriamente il nome del Pri.

    Il segretario Pri Longiano
    Giorgio Gasperini

  6. #466
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    Predefinito

    Al Segretario Nazionale del Pri
    24 0ttobre 2004

    Ancora una volta ad un documento politico della minoranza, come prima ad un articolo inviato alla Voce Repubblicana sul polo laico socialista, segue una risposta che oltre a non mostrare rispetto per le opinioni che vengono espresse dalla opposizione del PRI (non dall’opposizione al PRI) non contiene alcuna valutazione politica che ci si aspetterebbe normalmente da un Segretario di partito.
    Riscossa nel documento di Modena ha individuato un percorso, ha dato delle indicazioni per un cambiamento radicale della collocazione del PRI, ma questo al Segretario pare non interessi.
    Soffermiamoci allora anche solo alle ultime proposte fatte dalla maggioranza:
    il partito è rimasto, dopo le conclusioni del CN del 9 luglio in attesa di sviluppi dell’annunciato patto con nuovo Psi ed altri laici; il Segretario perché non si esprime su questo punto? E’ mutato l’orientamento? Sono nate difficoltà? Si sta cambiando linea?
    Non crede il Segretario che sia diritto di ogni iscritto al partito avere qualche informazione sulla condotta del PRI dopo le delibere del Consiglio Nazionale?
    Come non crede che tutti gli articoli inviati dalla minoranza di Riscossa alla Voce Repubblicana debbano essere pubblicati, cosa che non accade ora?
    A proposito poi della piccola reprimenda sulle assenze in Direzione Nazionale il Segretario se proprio vuole dare pagelle rifletta su quelle della sua maggioranza.
    Anche in Consiglio nazionale.

    cordialmente
    Sergio Savoldi
    coordinatore di
    Riscossa per l’Autonomia Repubblicana

  7. #467
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    Predefinito riceviamo da Roberta Brunazzi

    Partito Repubblicano Italiano
    Direzione regionale Emilia-Romagna

    Il PRI dell'Emilia-Romagna con il centro-sinistra
    nelle prossime elezioni regionali

    Documento approvato dalla Direzione Regionale del 27 ottobre 2004

    La direzione regionale del PRI dell'Emilia-Romagna esprime seria preoccupazione per la situazione di grave crisi di identità politica e programmatica in cui si dibatte ormai da anni il Partito Repubblicano Italiano, a causa delle numerose incomprensibili decisioni assunte dalla maggioranza e dalla dirigenza del Partito, a partire dalla collocazione nel centrodestra, che sono sempre state criticate dal partito emiliano romagnolo e che oggi trovano conferma nel modo di governare il Paese.
    Anche quando il partito repubblicano nazionale pare assumere posizioni critiche su alcuni aspetti dell'attività di governo - come legge finanziaria, riforma costituzionale, legge sulla procreazione assistita, legge elettorale, legge sui condoni edilizi anche in zone protette, legge sugli OGM, verifica di governo - lamentando problemi di metodo e di visibilità (denunce peraltro cadute nell'indifferenza più assoluta), non arriva mai a trarne le conseguenze politiche, manifestando la propria subalternità alla maggioranza di governo e a Berlusconi e finendo per diventare corresponsabile del malgoverno.
    In particolare sui temi dello sviluppo economico e del rigore finanziario, la Finanziaria presentata dal governo è insoddisfacente perché non risana i conti pubblici, non promuove sviluppo, anzi taglia lo sviluppo del Mezzogiorno, non prevede sufficienti risorse per la ricerca scientifica e tecnologica, e per attuare la riforma scolastica, non fa gli investimenti sulle grandi infrastrutture necessarie ad ammodernare il paese, costringe gli enti locali a diventare gabellieri o a tagliare servizi essenziali per i cittadini, propone uno sgravio fiscale elettoralistico senza indicarne la copertura finanziaria.
    La lotta al terrorismo e la politica estera filo-americana ed occidentale, che pur la direzione regionale condivide, non possono essere l'alibi dietro cui ci si ripara per giustificare ogni forma di malgoverno o di conflitto di interessi.
    E comunque, di fronte agli sviluppi che emergono nella difficoltà gestionali post belliche esistono, nella sinistra democratica mondiale, possibilità di mantenere la stessa collocazione di politica internazionale su posizioni più garantiste della coesistenza, della fermezza nella lotta al terrorismo e della democratizzazione dell'Iraq, anche sostenendo posizioni meno estremiste di quelle del Presidente Bush, come il dibattito interno agli stessi Usa dimostra.
    La direzione regionale denuncia le gravi carenze di linea politica del Partito che, oltre alla innaturale alleanza con una destra populista e monopolista, ha ormai abbandonato ogni approfondimento programmatico e la prospettiva di creare in Italia un polo repubblicano-liberal democratico, per appiattirsi in una alleanza laico-socialista che non può che ulteriormente snaturare e penalizzare il ruolo del PRI.
    Alleanza nella quale peraltro il PRI nazionale, dopo alcuni incontri preliminari, sembra non avere un ruolo né una proposta originale e che nella nostra regione si tramuterebbe in un inutile trasfusione di sangue al nuovo PSI e ai Radicali ammesso che si superasse il quorum necessario.
    La direzione regionale del Pri dell'Emilia-Romagna afferma, invece, la strategicità della prospettiva Repubblicana-liberaldemocratica quale progetto politico del PRI, e rimane fedele a tale prospettiva per la quale intende impegnarsi e confrontarsi in tutte le sedi e con tutte le realtà che credono nel proseguimento di tale obiettivo.
    In presenza, tuttavia, di un sistema bipolare, l'obbiettivo primario è costituito, a partire dalle elezioni regionali 2005, dalla necessità di sconfiggere il centro-destra che sta distruggendo sia il tessuto delle autonomie locali sia l'unita del paese, sia il concetto stesso di democrazia parlamentare, incapace come è di dare all'Italia una prospettiva di sviluppo equilibrato e duraturo.
    A questo scopo la direzione regionale indica, con questi obiettivi e per queste ragioni, nelle alleanze di centro-sinistra la collocazione del partito repubblicano.
    Questo ancor di più in Emilia-Romagna, dove il giudizio sulla nostra partecipazione alla maggioranza di centro-sinistra è stato più volte giudicato positivo dal PRI. Per questo è stato opportuno partecipare da subito, con le altre componenti del centro-sinistra, alla indicazione del candidato presidente Vasco Errani per iniziare un confronto programmatico e politico dal cui esito dipenderà la nostra definitiva collocazione.
    La direzione regionale in previsione del congresso nazionale di febbraio provvederà alla elaborazione di una piattaforma politico-programmatica, che, insieme alle valutazioni di ordine politico sopra esposte, costituirà la base di un confronto da avviare in una apposita conferenza politico-programmatica che coinvolga tutti i repubblicani italiani interessati al progetto di rilancio dell'identità repubblicana.
    La direzione regionale giudica positivamente la decisione di procedere alla nomina di una commissione paritetica che in previsione del congresso nazionale di febbraio esamini lo statuto, il regolamento e il tesseramento per fare la necessaria trasparenza su di un congresso che deve essere scevro di qualsiasi sospetto per svolgersi nella dialettica e nel confronto delle linee politiche, con la necessaria tolleranza eliminando quel senso di rancore che permane in alcuni dirigenti di primo piano e che non giova certo a rasserenare il confronto.
    Fin da ora, la direzione regionale dell'Emilia-Romagna ritiene necessari profondi mutamenti per lo statuto in ordine all'effettiva e preventiva autonomia delle organizzazioni regionali e locali, nonché in ordine al meccanismo di determinazione dei voti congressuali che dovranno essere composti dai soli iscritti.
    La direzione regionale, infine, in previsione del consiglio nazionale fissato per il 13 novembre 2004 dove si decideranno data e sede del congresso nazionale, propone le località di Rimini e Forlì come sedi possibili del congresso nazionale di febbraio, impegnandosi anche organizzativamente affinché tutto si svolga nel migliore dei modi.

    Il Segretario regionale del PRI
    WIDMER VALBONESI
    27/10/2004
    .................................................. .....................

    Il documento presentato dal segretario regionale del PRI ha ottenuto trenta voti favorevoli, otto contrari e due astensioni. L'altro documento, presentato da Guidazzi, on. Ravaglia, Ferrini e Morellini e incentrato su di una posizione di autonomia, ha ottenuto quattro voti favorevoli, trenta contrari e sei astensioni.
    Hanno abbandonato in anticipo la riunione per il rientro a Piacenza gli amici Tortora e Bianchi, che hanno annunciato la loro astensione su entrambi i documenti. Gli amici Antonelli di Ferrara, Ballestrazzi e Fuzzi di Modena, assenti al momento del voto e non conteggiati nel voto finale per appello nominale, hanno comunicato il loro voto favorevole al documento del segretario regionale, così come il Sindaco di Sogliano sul Rubicone Enzo Baldazzi, assente perché impegnato in consiglio comunale, che aveva già preannunciato il suo assenso alla posizione del segretario.


    Nel corso della conferenza stampa in programma domani, venerdì 29 ottobre, alle ore 11 nella sede della Consociazione Forlivese (corso Garibaldi 161), il segretario regionale Widmer Valbonesi fornirà ulteriori notizie in merito al documento approvato.

  8. #468
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 2 novembre 2004

    Anche la componente Uil ha bocciato la terza via

    CESENA - La componente repubblicana della Uil esce allo scoperto nel dibattito interno all’Edera sul posizionamento politico da scegliere in vista delle elezioni regionali del prossimo anno. Lo fa per bocciare la “terza via”, ritenuta non percorribile in un sistema elettorale bipolare, sostenendo invece l’inevitabilità di un’alleanza con il centrosinistra. Un centrosinistra su cui il giudizio non è entusiastico ma che resta “il contenitore dentro cui stanno gli ideali mazziniani: lì è il nostro posto e il nostro compito di essere voce critica in una coalizione che ambisce a governare”.Questo il succo del ragionamento dei sindacalisti repubblicani, sviluppato nel recente incontro svoltosi a Cervia. Sul piano dei contenuti programmatici, in primo piano è stata messa la necessità di portare avanti una vera politica dei redditi, e “non solo di quelli da lavoro dipendente o da pensione, lasciando gli altri cosiddetti redditi fuori da un controllo regolato. In questo modo - è stato evidenziato - si è creata una miscela esplosiva per cui i salari e le pensioni non sono più capaci di competere con il costo delle assicurazioni, delle tariffe, della sanità, della previdenza, delle nuove imposte, dei carburanti e dei prezzi”. Un’altra sfida lanciata dagli esponenti della Uil è stata il rilancio dei valori laici. E qui non è mancata una stoccata contro “un’amministrazione regionale di centrosinistra che ha scelto di finanziare la scuola privata con soldi pubblici, ignorando che il vero problema è riformare la scuola pubblica e renderla vero laboratorio di conoscenza e di progresso”.Durissima l’analisi sullo stato di salute del Pri e impietoso il giudizio su chi è favorevole a un percorso autonomista: “Il Pri in questi anni è stato frantumato da persone che definiamo per pura cortesia repubblicani, che hanno ricoperto importanti incarichi nel nostro partito cambiando continuamente e incomprensibilmente posizione, sconcertando, disorientando e sfiduciando l’elettorato, che facendosi prendere dall’istinto si è sparpagliato un po’ a destra e un po’ a sinistra. Serve uno scatto ideale di tipo programmatico, bisogna smettere di dividere quello che ormai è indivisibile, pena l’azzeramento esistenziale per mancanza fisica di numeri divisibili. Occorre scegliere una collocazione chiara e definitiva, coerente con la storia di un partito che non ha nulla da inventare, avendo valori che storicamente ci collocano automaticamente in un modo di intendere la società di centrosinistra. Basta con il continuo cambio di alleanze, che finisce per disorientare e sfibrare i repubblicani di una parte e dell’altra parte. Ma non è proficua neppure la narcisistica quanto impraticabile via dell’autonomia o terza forza, perché alla prova dei fatti sono un semplice rinvio di un chiarimento che presto o tardi arriverà. Guardiamo un po’ cosa si trova di fronte il nostro potenziale elettore: a livello nazionale siamo nel centrodestra; in alcune Regioni siamo nel centro sinistra e in altre nel centrodestra; in alcune realtà territoriali siamo già da anni nel centrosinistra con Rifondazione e Verdi; in altre realtà siamo usciti dal centrosinistra perché è entrata Rifondazione; poi in questi casi può anche accadere, come accaduto a Cesena, che per le elezioni nella Provincia siamo comunque rimasti nel centrosinistra, con Rifondazione e Verdi. E’ una situazione ai limiti della decenza. Siamo nella sinistra sociale, siamo nella sinistra riformista e laica, non siamo certamente nella destra. E se la nostra collocazione è la sinistra, tanto più se è una sinistra che non ci piace, tanto più lì dobbiamo stare, perché li, dobbiamo fare la nostra battaglia e li, dobbiamo portare il nostro prezioso contributo ideale. E’ vero che questa sinistra ha grossi limiti in Emilia romagna così come nel resto del paese. Noi siamo i primi a criticarla, ma se pensiamo che i poveri, i pensionati , i disoccupati, i lavoratori siano più tutelati dal liberismo di questo Governo non abbiamo capito nulla. E la via dell’autonomia è un’illusione, perché a torto o a ragione in un sistema bipolare occorre scegliere. Se qualcuno non crede nel centrosinistra, inevitabilmente si colloca o si collocherà nel centrodestra oppure si esilia dalla vita politica. Da questo punto di vista la terza via proposta dal Pri locale in pianta stabile è un trucco: è semplicemente un momento di transizione con una strada successiva già segnata”.

  9. #469
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    Caro Lincoln, tu pensi che non possano esistere repubblicani al di fuori del Pri. Ti rispondo non per amore di polemica, ma solo per capire. Sinceramente, a me pare che ciò non lo si può né sostenere né condividere. Il Pri, infatti non è più percepito dalla stragrande maggioranza dei repubblicani come l' unica casa comune, né gli italiani ne percepiscono la necessità: in primo luogo, per quella sciagurata scelta di annegare i valori repubblicani nel centrodestra dei tanti campioni di laicità dello Stato (vedi l’idea del centrodestra della scuola pubblica, leggi la polemica che ha destato in Europa Bottiglione ) , di liberalismo metodologico ( focalizza tutta l’azione ministeriale di Tremonti ), di europeismo azionista ( ricorda tutto lo scetticismo europeista del leader del centrodestra ), di meridionalismo democratico ( non un provvedimento in favore del Mezzogiorno ). In secondo luogo, per l’attuale scelta infelice della segreteria nazionale del Pri, la cosiddetta teoria delle geometrie variabili delle alleanze in sede locale, increspata di opportunismo e imbevuta di qualunquismo , sulla quale non mi hai risposto. Le geometrie variabili non rappresentano null'altro che l’estremo tentativo di sopravvivenza della dirigenza (sic) nazionale. Almeno questo Giorgio La Malfa non l’avrebbe mai teorizzato, al punto che scelse l’allontanamento di tanti amici, anziché concepire un partito Arlecchino.E, poi, caro Lincoln, oggi nell’occidente liberaldemocratico esiste una unica organizzazione sopranazionale che, al di fuori degli Stati nazionali sovrani, riesce a imporre la sua volontà agli associati, che poi sono credenti, è la Chiesa Cattolica. Chi ne contesta l'autorità, i dogmi e la vera lettura delle scritture è considerato un'eretico, e ciò è percepito come tale in tutti 5 Continenti. Chi, invece, oggi si colloca all'esterno del Pri da repubblicano lo fà anche perchè il Pri non è più percepito come una struttura capace di imporsi con carisma e lungimiranza, e guidare le scelte di chi si dichiara e crede nel repubblicanesimo. Lo so che per un ex-terzointernazionalista come te sia difficile da comprendere, poichè hai sempre creduto nei dogmi, ma se attualmente ti professi laico, dovresti anche esercitare un minimo di laicità e non additare o contestare chi vive il suo repubblicanesimo coerentemente al di fuori del Pri. Perché quello che fu il più grande partito dall’unità nazionale fino al 1993, oggi, purtroppo, non rappresenta alcunché.
    Giuseppe Gizzi

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    Predefinito Dal sito "www.repubblicanidemocratici.it"

    Sì alla Federazione, ma basata sui contenuti
    Serve un nucleo capace di sintetizzare i tre riformismi
    di Giuseppe Ossorio*



    da "L'Articolo" - Supplemento de L'Unità
    n.127 - 3 novembre 2004


    Ci siamo. Come sempre, all'approssimarsi delle scadenze elettorali ci si colloca per sfruttare rendite di posizione che in un sistema maggioritario, appunto, rendono. Una patologia della politica dovuta essenzialmente ad un bipolarismo anomalo, nato in una stagione di confusione politica di cui ancora paghiamo le conseguenze. Mi pare che si siano accomunate alla rinfusa culture diverse che in altri tempi - di cui non si ha, peraltro, nostalgia -si confrontavano e si scontravano. Credo che siamo l'unico paese occidentale nel quale i liberali, i socialisti e i cattolici, anziché riconoscersi ciascuno in un ben preciso partito, sono, al contrario, equamente divisi fra i poli e, all'interno dei due poli, ulteriormente separati, quasi fossero specie e sottospecie zoologiche. Purtroppo, tant'è. Ma veniamo al dibattito interno al centrosinistra.

    Si cerca di trovare un modus vivendi per tenere insieme i rappresentanti delle culture liberale, socialista e cattolica. L'ultima esperienza, com'è noto, è stata quella della lista unitaria alle elezioni europee, nata da un' idea di Prodi, il cui risultato è ancora da decifrare in tutte le sue conseguenze. Certamente, però, rappresenta l'avvio di un processo utile al centrosinistra e alla stabilità dell'intero sistema politico italiano. Per non ricominciare sempre da capo, adesso è necessario che quel tentativo assuma la forma di un progetto politico. In Campania i leader del centrosinistra dovrebbero individuarne i contenuti programmatici e la forma organizzativa. Sul piano dei contenuti, la questione è ardua perché, se si scende nei dettagli, le differenze appaiono evidenti mentre, invece, è necessario che, con la collaborazione di tutti, si trovino dei punti di convergenza. Se, ad esempio, guardiamo la questione dal punto di vista della cultura liberale, ci troviamo di fronte ad alcuni apparenti paradossi. In politica estera, se volessimo usare i vecchi parametri, la posizione dei repubblicani, degli azionisti e dei liberali apparirebbe certamente più atlantista di quella degli altri alleati di centrosinistra. Per certi aspetti, cioè, più propensa a comprendere le ragioni della grande democrazia americana, più attenta ad ostacolare gli antiamericanismi italiani che potrebbero alimentare l'isolazionismo degli Stati Uniti. Ma, se discutessimo le grandi questioni dei diritti individuali, dalle garanzie giuridiche della persona, alla libertà di ricerca nell'ambito scientifico (vedi questione delle staminali), la posizione dei liberaldemocratici si potrebbe tranquillamente classificare fra quelle più progressiste. Per l'aspetto organizzativo, senza nasconderne le difficoltà, è necessario avviare un patto federativo fra i partiti che diedero vita alla lista Prodi. Penso che sia la via più praticabile, perché evita strappi che potrebbero essere laceranti. Essa, al tempo stesso, indica una strada dalla quale sarebbe poi difficile uscire. Ciò porta alla conclusione che questa ipotesi federativa è il terminale di un percorso costruito sull'intesa sui contenuti. Nella nostra regione, Antonio Bassolino ha già sperimentato e condotto a buon fine, sia pure tra mille difficoltà, una vasta alleanza che andava da rifondazione comunista ai Repubblicani Democratici e poi ai centristi di Mastella. Si è cercato di coniugare l'iniziativa sul cosiddetto reddito di cittadinanza con la politica di sviluppo e con quella, oggi essenziale, della ricerca scientifica e del sostegno alle Università della Campania nel quadro delle esigue risorse finanziarie regionali. Il che è, come dire, cercare di mettere assieme politiche di equità sociale con politiche di sviluppo nell'ambito del rigore finanziario perché, in poche parole e senza tecnicismi, se non si hanno le risorse, il denaro, è difficile anche poterlo ridistribuire e poter pensare a nuovi investimenti. Da questo esempio, al quale si potrebbero affiancarne tanti altri, come la politica sanitaria e la salvaguardia del territorio, si comprende bene, a mio avviso, che la nuova grande alleanza democratica che va formandosi deve essere in grado di battere la coalizione di centrodestra ma, al tempo stesso, di "poter governare" sul serio, e non vivacchiare nella gestione amministrativa. Per far ciò c'è necessità di creare, sulla scia dell'esperienza bassoliniana, un nucleo forte e coeso capace di tenere assieme i tre riformismi pur rispettandone le identità e le specificità. Ma questo, è bene chiarirlo, non per un puro rispetto, sia pure comprensibile, per le tradizioni, ma perché è l'unica condizione per vincere e governare. Il riformismo di tradizione repubblicana e liberaldemocratica è quello che svolge, a mio avviso, la doppia funzione di attirare sul centrosinistra una parte forse anche cospicua dell'elettorato che oscilla fra i due schieramenti e dall'altra, sul terreno del governo, di prospettare soluzioni di respiro europeo.



    da "L'Articolo" - Supplemento de L'Unità
    n.127 - 3 novembre 2004


    Giuseppe Ossorio
    Consigliere regionale dei Repubblicani Democratici

 

 
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