Il nubifragio non ferma l’Edera
RAVENNA - Buona parte del Pri ravennate, e con esso quello di altre regioni, ha un’idea ormai egemone. Fare uscire il partito, a livello nazionale, dalla Casa delle Libertà per ricollocarlo nel solco della sua tradizione: quella di “un partito della sinistra democratica, autonomo, laico, di contenuti sociali, europeista e occidentalista”. Ma non appare, per il momento, un’operazione semplicissima. Innanzitutto il come. C’è chi vorrebbe seguire la via maestra, passando attraverso il congresso e convincendo il partito, su base dialettica, a salutare la coalizione berlusconiana.Ma ci sono anche correnti più “impetuose”.Lo ha dimostrato il dibattito tenutosi venerdì sera, all’interno della Festa dell’Uva di San Pietro in Vincoli, organizzato dalla sezione del Pri “Farini” della roccaforte verde.L’iniziativa organizzata al Cinema Farini ha raccolto, nonostante il nubifragio che ha reso difficoltosi gli spostamenti in tutta la provincia (“Dio c’è ma sta con La Malfa”, ha ironizzato il capogruppo del Pri in consiglio provinciale Mauro Mazzotti, che coordinava la serata), molte delle forze che vogliono fare il “passaggio a ovest”. Oltre 200 gli intervenuti nonostante appunto il maltempo. Nutrito il parterre che ha visto fra l’altro, una rappresentanza significativa dei repubblicani presenti nelle istituzioni locali: dal vicesindaco Mingozzi al consigliere regionale Luisa Babini. I lavori sono stati introdotti dal segretario della sezione Farini, Daniele Roncaglia che ha spiegato l’obiettivo dell’incontro: quello di dare conto del vasto movimento di contatto che sta cercando di ribaltare gli equilibri interni al partito per riportarlo “sulla retta via”. Sul come si è concentrata la parte conclusiva dell’intervento conclusivo di Mazzotti che ha usato la metafora di “missile a due stadi”. Il primo “è quello di rompere la maggioranza interna” ed allargare quel movimento che finora vede buona parte del Pri ravennate, di Massa Carrara e della Campania sulla stessa lunghezza d’onda. E se il “piano ”dovesse fallire? “Andremo avanti”, ha ribadito Mazzotti. Nessun riferimento diretto ovviamente all’ipotesi di una scissione. Fra le righe invece un invito a non adottare in vista del congressi iniziative “tiepide”. E sempre sul tema del “come riprendersi il partito” anche Paolo Gambi è fra chi sostiene che comunque qualsiasi passo deve essere fatto passando dal congresso. Più deciso, o meglio più impaziente Giorgio Raffi, segretario del Pri di Massa Carrara. “Se dobbiamo passare per il congresso, passiamoci”, ha detto in sostanza. Ma ha voluto sottolineare l’insofferenza” dell’Edera toscana e quindi l’esigenza di fare presto. Concetto ribadito anche da Giuseppe Ossorio, consigliere regionale della Campania in una giunta di centrosinistra e leader dei Repubblicani democratici. Ossorio ha sottolineato l’importanza di “creare un patto federativo fra tutte le realtà del Pri che vogliono andare in direzione del centrosinistra”. Ma anche dichiarato la sua chiusura nei confronti di un’eventuale confluenza nel movimento dei Repubblicani europei. La battaglia va fatta comunque fino in fondo dentro il Pri e quindi andare a congresso cercando, possibilmente di vincerlo: questa, in estrema sintesi, la posizione di Sergio Savoldi, portavoce di Riscossa repubblicana.Cauti il vicesindaco di Ravenna, Giannantonio Mingozzi, e il segretario regionale del partito, Widmer Valbonesi.Il “numero due” di Palazzo Merlato, esprime il suo apprezzamento per l’iniziativa di Mazzotti e per l’intervento di Gambi: “È grazie a loro se la battaglia per far uscire il Pri dal centrodestra sta diventando così perentoria”. E proprio l’atteggiamento di “circospezione” è uno degli argomenti principali del discorso di Mingozzi: “In molti mi chiedono perchè io sia così cauto. È molto semplice: di fronte ad appuntamenti così importanti dobbiamo rimanere uniti. La mia cautela rispecchia il comportamento più opportuno per tenere il Pri unito, per scongiurare un’altra spaccatura. Anche se, per quanto riguarda la realtà ravennate, sono abbastanza sereno”. E Widmer Valbonesi tiene a curare in particolare un aspetto: “Giusto voler instaurare questo dibattito sull’opportunità di restare, a livello nazionale, nella Cdl. L’alleanza con il centrodestra - afferma il segretario regionale - non ci ha visti protagonisti nell’operato di governo e non siamo soddisfatti delle strategie messe in campo dalla coalizione. Ma - sottolinea Valbonesi - se non riuscissimo a convincere la maggioranza del partito, l’ennesima scissione non sarebbe la strada da intraprendere. Dimostreremmo di aver sostenuto non una battaglia sulle idee, ma sullo schieramento. Se, invece, si punta alla dialettica politica, se si discute sui temi e non sulle fazioni, arrivano le adesioni. Proprio ieri sera, ad esempio, quella del capogruppo dei Verdi di Rimini, Giulio Starnini”.





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