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    Il Pri e le prossime consultazioni amministrative in Emilia Romagna

    FORLI' - Il Consigliere nazionale Marcello Rivizzigno ci ha fatto pervenire a nome della componente regionale di maggioranza il seguente documento sulle prossime elezioni amministrative.

    Che le elezioni siano state, da sempre, un banco di prova della politica è inconfutabile, che poi i partiti abbiano stravolto, a proprio favore, anche le piu’ assolute verità è altrettanto incontrovertibile ottenendo il risultato, speso voluto, che alla fine il cittadino non riesce a capire chi a vinto o chi ha perso.
    Tutto questo si è puntualmente verificato con le ultime elezioni amministrative e certamente neanche il secondo turno potrà darci una risposta più chiara.
    Al di là delle valutazioni che i partiti possono dare dei risultati di queste ultime elezioni amministrative, esistono dei segnali di tendenza che non possono essere confutati, se non per miopia politica.

    Il primo segnale è il riflesso negativo che, purtroppo, si è venuto a creare nei riguardi dei partiti più "interventisti" rispetto alla guerra del Golfo, premiando, al contrario quelli piu’ cauti, un esempio nella maggioranza il CCD.,ma ancor piu’ quelli contrari, vedi minoranze.
    Ma, per fortuna di tutti non c’è una guerra alle porte di ogni consultazione elettorale.
    Il ricompattamento della sinistra per le elezioni amministrative che ha visto insieme Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani, D.S., Margherita, ha dato sicuramente un buon impulso alle proprie liste.
    Quello che immediatamente viene da chiedersi è se questo dato possa essere trasferito tout court dalle amministrative alle politiche.
    In queste ultime la partecipazione di Rifondazione comunista, non scontata neppure per volontà di quest’ultimo partito, assume un significato di tale caratura e peso politico di sbilanciamento della coalizione a sinistra da poter essere ferocemente osteggiato dai fedelissimi alleati dei D.S., Margherita per prima, lasciando la coalizione senza un apporto che si è dimostrato, se non determinante, di grande importanza.

    Vi è un terzo aspetto politicamente non trascurabile.
    Sia nel centro-destra (vedi POLO) come nel centro-sinistra (vedi ULIVO) i partiti che più sono stati vicini al partito di maggioranza, A.N. da una parte e Margherita dall’altra, rispetto a Forza Italia e ai D.S. hanno avuto risultati peggiori di chi, come la Lega, ha saputo trovare una forma di distinzione all’interno della propria coalizione.
    Mi è fatto obbligo rilevare un non buon risultato di Forza Italia.
    E’ bene che ciò sia avvenuto ancorché sia bene che sia avvenuto in una consultazione amministrativa.

    L’esperienza deve far capire a chi commette peccati di presunzione, in questo caso Forza Italia, sull’onda di ripetuti successi elettorali, quali siano i rischi che si corrono per troppa sufficienza nei riguardi degli avversari.
    In politica non esiste che un avversario sia definitivamente "morto", esistono solo feriti gravi ma che possono guarire quando meno l’aspetti o per fatti contingenti favorevoli o per una buona intuizione o per una indovinata campagna elettorale
    Venendo ad una valutazione del risultato elettorale del P.R.I., se pure per ben conosciuti motivi di difficile lettura, è nel suo complesso molto soddisfacente, in particolare in Sicilia.

    Purtroppo così non si può dire per Massa Carrara.

    Ma veniamo ora a livello locale.

    Qui si confrontano due diverse anime del partito, quella che fa capo alla Maggioranza Nazionale e quella che fa capo alla maggioranza regionale.
    Quest’ultima à molte sfaccettature, si differenzia nelle posizioni del Segretario regionale, in quelle degli amici di Ravenna, degli amici di Forlì ed in particolare degli amici di Cesena.
    Tutti, comunque, sono d’accordo e si ricompattano su di una richiesta, il simbolo per poter fare accordi locali e regionali con la sinistra.
    Ufficialmente contrappongono o contrabbandano, in un sistema bipolare, la possibilità di "percorrere la terza via che traguardi, a 360°, tutto lo scenario politico".
    Nei fatti organizzano "Convention" per ribadire la pregiudiziale verso il centro-destra reo di volere la Regione Romagna dimenticando, comunque, che la stessa troverebbe terreno molto fertile nella nostra base

    Non è così? Perché non facciamo un serio referendum per toglierci ogni dubbio?

    Quando si pongono pregiudiziali prioritarie si ottiene, comunque, il risultato forse voluto di escludere la possibilità di accordi con una parte con il chiaro risultato di diminuire la propria visuale a soli 180°, in pratica alla sola sinistra.
    Noi riteniamo che la maggioranza regionale abbia, fin da ora, stipulato in via prioritaria, accordi con la sinistra per raggiungere l’ambito risultato di giunte comuni in tutto il territorio Regionale.
    Esiste, pur sempre, un problema non di poco conto, quello del simbolo che potrebbe risultare il vero ostacolo insormontabile per raggiungere l’obbiettivo prefissato.

    La maggioranza regionale rivendica il simbolo in tutte le realtà sulla base di una presunta autonomia derivante dall’aver vinto il proprio Congresso su di una posizione autonoma di terza via fasulla in quanto sempre rivolta a riconfermare gli accordi con i governi locali di sinistra con uno strabismo anche troppo evidente ed inguaribile, dimenticando, comunque di aver perso il Congresso Nazionale.
    Non vale più, come è sempre valso anche statutariamente, in questo ed in tutti i partiti, che il livello nazionale ha assoluto potere decisionale sulle scelte di carattere politico su tutto il territorio nazionale, mentre ogni iscritto può esprimere il proprio dissenso ai livelli periferici per potere, con la forza di una periferia maggioritaria, attrezzarsi a vincere il successivo congresso nazionale per diventare così maggioranza ed avere la prerogativa delle decisioni?

    Questa è sempre stata la democraticità della politica.

    Come si può pensare di ottenere il simbolo là dove esiste una consistente rappresentanza della maggioranza nazionale (vedi territorio Forlivese).
    Ritengo che il Segretario bnazionale non potrà mai deludere i sostenitori della linea nazionale del Partito e concederà il simbolo nella certezza di una garanzia, quella che noi, eventualmente insieme agli amici della minoranza, se vorranno, possiamo assicurare negli incontri politici per la formazione delle liste locali sia a Lui che alla Direzione Nazionale.

    Avuto il simbolo, ma solo allora, inizieremo consultazioni con i partiti del centro-destra nel rispetto della posizione politica scaturita dal Congresso di Bari e riconfermata nel Congresso di Fiuggi, per mettere a punto un programma con contenuti qualificanti e confacenti con la linea del Partito, valori non rinunciabili, così come deve essere, dai partiti con i quali inizieremo consultazioni, riconosciuto, senza subalternità, il ruolo che ci spetta e ci contraddistingue per storia e capacità amministrativa, sia a livello nazionale che in quello Locale.

    Nel caso tutto quanto avvenga non ci saranno dubbi con chi allearci, in caso contrario, non dovremo e non potremo avere tentennamenti, sarà conseguente optare, con immediatezza, per una posizione di assoluta autonomia.
    Questo comporta, come conseguenza, la presentazione di liste autonome escludendo, a priori e con estrema chiarezza, eventuali apparentamenti con chicchessia in un secondo possibile turno.
    Dobbiamo riconquistare la fiducia dell’elettorato con un messaggio di grande chiarezza, senza tentennamenti.
    Il risultato degli ultimi Congressi Nazionali ci obbliga a perseguire una sola strada quella della conferma delle alleanze nazionali o nel caso di evidente impossibilità, senza indugi, quella dell’autonomia.

    In questo caso sarà ancora piu’ facile per la minoranza nazionale del Partito dimostrare la propria volontà di equidistanza e subalternità dalla sinistra.
    Saremo i primi ad esprimere la nostra completa felicità e collaborazione per una concreta ricompattazione del partito locale

    Per la componente regionale di maggioranza nazionale


    Marcello Luciano Rivizzigno

    Consigliere nazionale

    Forlì 04.06.2003
    ------------------------
    tratto dal sito

  2. #52
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 10 giugno 2003


    Rissa nel Pri: «Giù le mani dall'Edera»

    FORLI' — «L'Edera è nostra non si tocca»: lo stesso slogan unisce le due 'anime' del Pri, peraltro ferocemente in lotta da quando il segretario nazionale Francesco Nucara ha sancito la svolta di centrodestra.
    Sullo sfondo della contesa ci sono già le ipotesi di schieramento alle prossime amministrative. Da una parte la maggioranza regionale del segretario Vidmer Valbonesi che è all'opposizione nel partito e rivendica una linea autonomistica, lasciando aperta la porta alla riconferma dell'alleanza di centrosinistra.
    L'ala sinistra del Pri punta a inalberare il simbolo dell 'Edera senza problemi interni: «Del resto alle ultime provinciali in diverse realtà il partito si è schiarato col centrosinistra. Ne abbiamo già parlato con Nucara: la scelta verrà fatta in accordo con la segreteria nazionale» assicura Valbonesi.
    Sobbalza la minoranza interna filo-Nucara: «C'è una sola linea politica possibile per il Pri — dice Marcello Rivizzigno — ed è quella nazionale di alleanza col centrodestra. Noi, sia pure minoritari in Romagna, siamo i depositari di questa posizione e dunque il simbolo dell'Edera è nostro. Il segretario nazionale ce l'ha assicurato».
    Cosa succederà dunque la prossima primavera? I repubblicani rischiano di andare alle elezioni con due liste diverse, litigandosi persino il simbolo? «Nessun pericolo — afferma Rivizzigno —. Solo la segreteria nazionale è titolare dell'Edera e non può che concederla a noi. L'unica possibilità alternativa per ricompattare il partito è presentarsi alle elezioni in piena autonomia, escludendo ogni alleanza coi poli. Noi siamo pronti a questo passo. E gli altri?».

    Emanuele Chesi

  3. #53
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 10 giugno 2003


    «L'Edera non può stare a sinistra»

    Marcello Rivizzigno è un esponente di lungo corso di quell'ala del partito repubblicano che non ha mai avuto imbarazzi a considerarsi di destra. Logico che ora si trovi pienamente a suo agio con una linea nazionale di alleanza con la Casa delle Libertà e di sostegno al governo Berlusconi. Ma a Forlì e in Romagna continua ad essere in minoranza.
    Rivizzigno, che succederà nel Pri alle prossime elezioni amministrative? Sarete tutti 'autonomisti', così che qualcuno potrà guardare a destra e qualcun altro a sinistra?
    «Noi, e intendo la componente locale che aderisce alla linea politica di maggioranza nazionale, non siamo affatto autonomisti. Vogliamo che il partito segua la linea stabilita dal congresso: l'alleanza col centrodestra».
    Ma a Forlì e in Romagna comanda chi è contrario a questa linea...
    «Va bene, ma di linea politica del partito, sia chiaro, ce n'è una sola. E noi ne siamo gli interpreti. Il simbolo elettorale del partito potrà essere in campo solo sulla base di questo orientamento. Solo il segretario nazionale e la direzione hanno la titolarità del simbolo elettorale. E abbiamo già avuto rassicurazioni che l'avremo noi».
    E' abbastanza singolare: voi minoranza intendete comandare sulla maggioranza?
    «Non dico questo. Dico che la linea del partito è una sola. Prima di tutto va perseguita la possibilità di alleanza elettorale col centrodestra: se ci saranno le condizioni si farà, sennò andremo da soli. L'autonomia è possibile ma non 'strabica' come quella dei dirigenti locali che si dicono autonomi ma guardano a sinistra. Anzi, l'accordo è già fatto. Anche se qualcuno dice che andranno da soli al primo turno, è chiaro che al ballottaggio intendono convergere sul centrosinistra».
    Quindi la direzione regionale del Pri intende confermare l'alleanza di centrosinistra?
    «La recente Convention regionale lo ha dimostrato in modo evidente. Il tema che ha campeggiato, con l'intervento del presidente diessino della Regione, è stato il no all'autonomia della Romagna. E' un paletto verso ogni possibile accordo col centrodestra».
    La vostra 'rivendicazione' del possesso del simbolo potrebbe però essere la scintilla che fa esplodere il partito. Ve ne rendete conto?
    «Certo, ed è per questo che come soluzione estrema per ricompattare il partito siamo disponibili a fare un passo indietro, tutti insieme. Verifichiamo la possibilità di una vera collocazione autonomistica del partito: andiamo da soli, col nostro simbolo, alle elezioni. Soli al primo turno e al ballottaggio. Dobbiamo dimostrare alla gente che siamo un partito serio, coerente, che non va a caccia di poltrone. Solo in questo modo possiamo riconquistare la fiducia del nostro elettorato che negli ultimi anni ci ha via via abbandonato».

    di Emanuele Chesi

  4. #54
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    Questa di Rivvizigno o come si chiama lui è la strada migliore per spaccare ulteriormente il Pri e non conquistare nemmeno un seggio europeo. Sono francamente ridicole le sue rivendicazioni. Come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative, l'omogeneità mi pare, tra alleanze locali e alleanze nazionali, nelle elezioni amministrative è una regola che vale per alcune realtà, ma non vale per altre. Vi voglio fare un caso che ho osservato da vicino. In Campania il Nuovo Psi è stato decisivo in non pochi comuni per la vittoria del centrosinistra. Ripeto il Nuovo Psi. Forza che qui in Campania è stata costantemente emarginata dalla CDL in Campania, e che pure, a livello nazionale non mette minimamente in discussione l'alleanza con il centrodestra. Quindi, amici della maggioranza del partito, prima di criminalizzare la posizione degli amici romagnoli e provocare una nuova scissione, fermate questi Rivvizigno.

  5. #55
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 12 giugno 2003


    Sansavini (Pri): «La minoranza non può comandare nel partito»

    FORLI' - Il segretario della consociazione forlivese del Pri, Luigi Sansavini, esclude la possibilità che la minoranza locale del partito possa rivendicare la titolarità del simbolo dell'Edera alle elezioni amministrative. Replicando alle dichiarazioni al Carlino di Marcello Rivizzigno, Sansavini evidenzia che la componente filo-centrodestra è risultata 'fortemente minoritaria' in fase congressuale (30%): «Non ho motivi di ritenere che quegli equilibri ed orientamenti siano oggi mutati e di ciò un partito come il nostro deve tenere conto». Il segretario ribadisce che saranno le federazioni locali e regionali a rapportarsi col segretario nazionale in vista delle elezioni. Infine Sansavini afferma «Non mi risulta che l'on.Nucara abbia nominato Rivizzigno suo 'plenipotenziario locale' e che la federazione forlivese sia stata commissariata, nè credo che questo avverrà in futuro».

  6. #56
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 18 giugno 2003

    Edera autonoma? E' stato solo un inganno

    FORLI' - LA REPLICA del segretario della consociazione del Pri Sansavini all'intervista di Marcello Rivizzigno (sul carlino del 12 giugno scorso) ci ha fatto molto piacere, ma ci ha anche delusi. Ci fa piacere perchè non fa che confermare le nostre opinioni sulle loro posizioni: Sansavini ha dimostrato a noi la sudditanza del Pri forlivese verso alcune forze politiche. Eravamo certi che non avreste accettato la nostra mano tesa: a voi interessa combattere i presunti nemici dentro al Pri, invece che gli avversari politici.
    L'intervento del segretario ci ha invece delusi per la povertà di contenuti politici. Nessuno nella nostra componente è 'plenipotenziario locale' del segretario nazionale. Rivizzigno ha semplicemente sintetizzato quello che il segretario nazionale Nucara ha detto a Forlìil 12 maggio scorso.
    Noi non siamo filo-centrodestristi: rappresentiamo nel territorio forlivese una maggioranza nazionale che ha vinto due congressi con largo margine. Siamo certi, non meno di voi, di rappresentare degnamente il Pri e di avere un radicamento nella città che niente ha da invidiare al vostro. Per quanto attiene al rapporto di forze nella consociazione forlivese del Pri, ci preme ricordare a Sansavini che al congresso del 2001 ha ottenuto il 70% dei consensi in virtù di una mozione ingannevole, ove si auspicava un progetto di terza forza, antitetica sia al centrodestra sia al centrosinistra. «Sulla base di questo progetto — era scritto nel documento dibattuto nelle sezioni — i repubblicani di Forlì ritengono praticabile l'autonomia politica e programmatica come scelta di autonoma collocazione elettorale». Ebbene, se aveste detto la verità, e cioè che il vostro intendimento era quello di stare nel centrosinistra, la percentuale dei vostri consensi sarebbe stata sicuramente meno cospicua.

    Virginio Pasini

  7. #57
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 18 giugno 2003

    I problemi di Pinarella e Tagliata nell'incontro del Pri

    RAVENNA - I principali problemi di Pinarella e Tagliata, dall'ordine pubblico al canale Leonardo, sono il filo conduttore dell'incontro che si tiene stasera alle 20.45 nella sala della Circoscrizione del Consiglio di zona sette. L'incontro è organizzato dal partito repubblicano. Intervengono il vicesindaco Gabriele Armuzzi, Roberto Amaducci dell'esecutivo, il capogruppo Alessandro Carli e il segretario Uc Pri Moraldo Fantini.

  8. #58
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    "Il nuovo Statuto regionale e il ruolo delle assemblee"

    di Luisa Babini*

    La fase che le Regioni stanno vivendo è una fase costituente e dunque gli statuti che le Regioni stanno scrivendo hanno una forte componente di novità. A seguito delle modifiche introdotte al Titolo V della Costituzione, le Regioni sono chiamate ad assumersi nuove e diverse responsabilità rispetto al passato. Le Regioni devono affrontare questa fase vincendo la sfida che si trovano di fronte.

    Vi sono problemi ormai divenuti impellenti. L'elezione diretta di Sindaci e Presidenti, ma non solo, anche la normativa introdotta in seguito, hanno svuotato di ruolo le Assemblee elettive. Il primo e più importante problema, dunque, è quello di riportare il ruolo delle Assemblee in primo piano. Come farlo: affidando alle Assemblee la determinazione dell'orientamento politico sottoponendo al dibattito ed ad un voto il documento programmatico proposto dal Presidente il cui contenuto deve essere la base per l'azione di governo. Non vi è dubbio che questo passaggio, che potrebbe apparire formale, assegna all'Assemblea un grande ruolo: in questo modo il programma diviene il programma dell'intera maggioranza, la quale dovrà ogni anno valutarne la realizzazione sottoponendola ad un giudizio. Le Assemblee inoltre dovrebbero vedere rafforzato il ruolo di programmazione e di controllo sull'attività della Giunta e dell'Amministrazione Regionale. Regolamenti ed atti programmatici dovrebbero quindi tornare ad essere atti di Consiglio togliendo ruolo all'esecutivo attraverso un riequilibro tra potere esecutivo e legislativo che restituisce potere all'Assemblea. L'iter legislativo e amministrativo dovrebbe essere gestito dal Consiglio e non dalla Giunta; appena viene depositato un disegno di Legge od una proposta di Delibera, si dovrebbe cioè applicare la procedura parlamentare e affidare dunque all'Assemblea la procedura di consultazione e concertazione prima dell’approvazione. L'Assemblea dovrebbe in sostanza assumere un compito esclusivo di controllo sull'esecutivo e su tutti gli atti di programmazione, sull'attuazione delle leggi e sui loro effetti. La nomina degli Assessori deve avvenire tra i Consiglieri eletti e non esclusivamente fra esterni all'Assemblea per evitare che diventino dei meri collaboratori del Presidente sottoposti al suo giudizio e alla sua volontà. Non essendo Consiglieri infatti, se non rispettassero i dettami del Presidente potrebbero venire sostituiti: l'essere Consiglieri li pone dunque in una condizione di maggiore forza e consente di stemperare il Presidenzialismo. Infine vanno potenziate le funzioni tradizionali delle Assemblee vale a dire il loro compito di programmazione finanziaria della Regione; inoltre occorre riflettere sulla necessità di introdurre un vincolo che limiti l’elezione a soli due mandati.

    La Costituzione novellata ha reso permanente la Camera delle Autonomie che io ritengo essere di grande importanza. Non penso però che questa debba rappresentare la seconda Camera delle Regioni. A livello Regionale non dobbiamo introdurre un bicameralismo perfetto, ma tenere alto il livello di concertazione tra Regione e sistema delle autonomie per consolidare la coesione sociale che in Emilia-Romagna già oggi è fortemente consolidata.

    Sta diminuendo il livello partecipativo mettendo in crisi un aspetto della Democrazia rappresentativa e questo è divenuto un problema nazionale e urgente che va affrontato con grande sensibilità. L'elezione diretta dal Presidente va accompagnata con un sistema elettorale fortemente improntato ad un sistema proporzionale. Questo garantisce la rappresentanza dell'elettorato in modo più democratico. Occorre mettere a regime anche un sistema di consultazione-concertazione col mondo sindacale ed economico. Un altro nodo da sciogliere sono i meccanismi correttivi per le pari opportunità di accesso alle cariche istituzionali. I dati che abbiamo a disposizione sulla partecipazione delle donne nel mondo politico sono a questo proposito sconfortanti, il numero di donne nelle cariche istituzionali è andato via via diminuendo all'indomani dell'abolizione delle quote obbligatorie di presenza femminile che fissavano un tetto minimo. L'assenza della risorsa e del contributo femminile nel mondo decisionale è una questione per cui deve essere ancora fatto molto. Questo ultimo punto è un elemento da affrontare con sensibilità anche in un Partito come il PRI fortemente conservatore. Anche attraverso questo passa la qualità della Democrazia nel nostro paese.

    *Consigliere regionale del Pri dell’Emilia-Romagna
    tratto dal sito dell’Edera

  9. #59
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 19 giugno 2003


    Una convention repubblicana per il rilancio della 'terza forza'

    RAVENNA - A un anno dall'elezione di Giancarlo Cimatti a segretario dell'Unione comunale, il Pri ravennate vuole rilanciare il proprio ruolo nella vita politica cittadina.
    Lo fa con una 'convention programmatica e organizzativa' aperta a tutti gli iscritti.
    L'iniziativa (domani alle 19, al circolo Pri di San Zaccaria) vuole rilanciare la visione di una 'terza forza', distinta da quelle socialista e popolare-catolica, che può essere «autonoma o collaborare con le altre due per il governo del Paese».
    I repubblicani rivendicano la propria peculiarità al di là delle «contingenze di schieramento o di sistema elettorale» che hanno portato il dibattito politico a sbilanciarsi solo su posizione estreme.

  10. #60
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 26 giugno 2003


    L'ultimatum dell'Edera

    CESENA - O noi o loro. Il partito repubblicano cesenate pone ai Ds (sempre più tra l'incudine dell'edera e il martello di Monica Donini) e alla coalizione di centrosinistra la questione in termini ultimativi: Pri e Prc si elidono a vicenda, non c'è nessuna possibilità di accordo per insanabili divergenze programmatiche.
    Dopo l'intervento di Monica Domini, capogruppo consiliare nonché segretario regionale del Prc, il segretario di consociazione del Pri cesenate Renato Lelli e il segretario comunale comunale Nazario Sintini, non perdono tempo per replicare. «Per la prima volta — affermano in una nota i segretari dell'edera cesenate — siamo in assoluta sintonia con il segretario regionale del Prc, Monica Donini, quando ella sostiene che entro settembre una decisione deve essere assunta sulla possibilità o meno di definire una alleanza a Cesena. Ma quali elementi di ordine programmatico ne dovrebbero costituire la base? E' impensabile che la continuità con il lavoro svolto nella legislatura attuale possa essere messa in discussione. Il 2004 non può essere l'anno zero: tutto ciò che è già stato impostato non può essere rivisitato. Ciò ritarderebbe i lavori della giunta compromettendone l'efficacia».
    «Ma c'è di più — proseguono Lelli e Sintini —: il lavoro amministrativo di questi anni ha poggiato sulla convinzione che si dovesse operare sempre in stretta sintonia con il privato e che compito quindi della pubblica amministrazione fosse quello non di gestire ma di programmare, cioè offrire un piano credibile alla imprenditoria locale. Se questa logica verrà mantenuta, il Pri può essere parte integrante della alleanza, ma se questo principio sarà escluso o attenuato, i repubblicani già ora possono essere considerati fuori. Secondo noi si deve creare nuova ricchezza nel nostro territorio ed è compito della politica promuovere un processo di sviluppo per poter ridistribuire la ricchezza prodotta in posti di lavoro, servizi, infrastrutture. Ma se al contrario qualcuno considera ancora l'imprenditore una sorta di vampiro, come è possibile realizzare questa patnership?. Questo è il discrimine che poniamo; non fumose barriere ideologiche, ma concreti metodi di governo. D'altra parte questa è la differenza tra una forza politica riformatrice come il Pri e la sinistra alternativa come Rifondazione».

 

 
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