



Regione Emilia Romagna: accordo antinquinamento
Luisa Babini: "cosa intende fare la Giunta?"
La Regione Emilia-Romagna qualche giorno fa ha firmato con Comuni e Province un accordo sulla qualità dell'aria che include una serie di strategie volte a ridurre l'inquinamento atmosferico causato dai gas di scarico dei mezzi di trasporto. Quello dell'inquinamento è un problema molto sentito e strategie volte a ridurne il tasso si impongono come sempre più urgenti.
Secondo il nuovo accordo a partire dal 2 ottobre 2003 (fino al 31 marzo 2004) nelle città sopra i 50 mila abitanti torneranno in vigore le targhe alterne obbligatoriamente il giovedì e in via facoltativa la domenica, che però almeno una volta al mese dovrà essere completamente chiusa al traffico. La Regione Emilia-Romagna, inoltre, ha compiuto uno sforzo notevole anche impegnando ingenti risorse di Bilancio per contribuire all'abbattimento delle polveri PM10. Sono stati stanziati ben 191 milioni di euro, 80 dei quali indirizzati al rinnovo del parco autobus, 45 al rinnovo del materiale rotabile ferroviario per il trasporto passeggeri di competenza regionale, 26 milioni ad interventi strategici per la mobilità sostenibile delle persone e 22 ad interventi infrastrutturali per la mobilità sostenibile dei mezzi utilizzati nel settore commerciale.
L'accordo sulla qualità dell'aria, tuttavia, porta con sé anche alcune rilevanti ricadute sui cittadini, si veda ad esempio il provvedimento che prevede il divieto di circolazione totale e incondizionato dei veicoli non catalizzati a partire dal 2005. I mezzi di trasposto tuttora a disposizione, d'altro canto, non sono sempre in grado di sopperire alle necessità dei cittadini che, trovandosi a vivere nelle zone periferiche, sarebbero dunque particolarmente sfavoriti dall'entrata in vigore di questa normativa.
Il Consigliere Regionale PRI Luisa Babini sta pertanto valutando di chiedere alla Giunta quali strategie la Regione Emilia Romagna intenda adottare per venire incontro a tutti coloro che dovranno cambiare automobile senza averne le possibilità e per sapere se saranno previste forme di aiuto finanziario o agevolazioni per contrastare i disagi ai cittadini legati ai nuovi provvedimenti. Luisa Babini considera infatti necessario intervenire per contrastare l'inquinamento, tuttavia ritiene che l'impatto sui cittadini debba essere minimo e senza gravi oneri."
Luisa Babini
Consigliere Regionale Pri
Emilia Romagna
tratto da
http://www.pri.it/html/Home%20pri.html


ARGOMENTI Il testamento biologico
PARMA - Che la bioetica, almeno dal punto di vista politico, sia argomento bipartisan è una considerazione abbastanza incontrovertibile. E' sufficiente infatti guardare alle cronache parlamentari per rendersi conto che ogni volta che il parlamento è chiamato a discutere in materie di bioetica si formano maggioranze trasversali che superano gli schieramenti.
Un esempio di questo trasversalismo, che per chi ha una concezione laica della bioetica, non è che positivo, lo abbiamo in questi giorni con la presentazione in parlamento di un disegno di legge, a firma del repubblicano Antonio Del Pennino e del verde Natale Ripamonti, sul cosiddetto «testamento biologico». Il progetto, che vede l'appoggio del presidente del senato Marcello Pera e di Giuliano Amato, prevede il riconoscimento giuridico della Biocard (vedi in Internet www.zadig.it/speciali/biocard/biocard.php), un documento elaborato già a metà degli anni '90 dalla Consulta di Bioetica di Milano, attraverso cui i cittadini possono dichiarare anticipatamente a quali terapie, o non terapie, qualora si trovassero di fronte a malattie gravemente menomanti e irreversibili.
Premesso che il «testamento biologico» non ha nulla a che fare con l'eutanasia, infatti è molto diverso sospendere una terapia inutile e dolorosa e fare una iniezione letale, il riconoscimento giuridico della Biocard rappresenta una prima forma di difesa contro l'accanimento terapeutico. L'abuso di terapie sanitarie, che grazie all'introduzione di tecnologie biomediche sempre più sofisticate, specialmente delle misure di sostegno vitale, permettono un prolungamento anche considerevole del processo del morire e della sofferenza, viene unanimemente condannato sia nell'opinione pubblica che negli strati più accorti della classe medica. Giova ricordare che nel codice deontologico del 1999 ha dettato regole più rigorose sugli accanimenti terapeutici.
Ma nonostante ciò non dobbiamo dimenticare che per le più svariate ragioni, tutte riconducibili ad una concezione della vita come puro e semplice funzionamento di organi biologici, sono ancora molti i casi in cui il medico curante, in assenza di indicazioni precise sulla volontà del paziente, è costretto ad agire sotto il rischio di essere accusato, se non penalmente almeno moralmente, di non avere fatto tutto il necessario.
Al di là però dell'accanimento terapeutico e di ogni altra considerazione di carattere bioetico, dal consenso informato al diritto all'autodeterminazione, il progetto di legge Del Pennino-Ripamonti evidenzia come, su questioni fondamentali che riguardano diritti fondamentali dei cittadini, sia possibile trovare una convergenza trasversale. E il fatto che questo progetto sia supportato dal consenso di diverse personalità del mondo culturale, da Rita Levi Montalcini a Umberto Veronesi, da Ernesto Galli Della Loggia a Franco Cardini, ma anche da esponenti politici di varia estrazione, i sindaci di Milano Gabriele Albertini e Torino Sergio Chiamparino, il portavoce di Berlusconi Sandro Biondi e la parlamentare diessina Chiaromonte, oltre a far sperare in un felice esito del progetto (tanto più che il ministro Sirchia non sembra pregiudizialmente contrario), in una stagione di dialogo bioetico, dove i problemi veri e i diritti dei cittadini facciano aggio sulle chiusure ideologiche.
Vittorio Bertolini
Partito Repubblicano Italiano - Parma
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html


In vista delle prossime elezioni ... intervento del ...
Partito Repubblicano Italiano di San Giorgio
SAN GIORGIO (Cesena) - In vista delle prossime elezioni amministrative che si terranno a Cesena nel 2004, sono in atto grandi manovre per formare coalizioni tra partiti, movimenti e liste civiche anche di nuovissima formazione. Con l'attuale sistema elettorale è scontata una certa eterogeneità politica delle aggregazione elettorali. Tuttavia un limite alla decenza politica deve pur essere posto.
Risulta già problematica l'attuale alleanza tra Ds, Margherita, repubblicani e Sdi. L'allargamento a Rifondazione comunista diventerebbe per i repubblicani un pastrocchio politico, un non senso che contraddice la logica stessa elettorale. Come è possibile per il Pri collaborare e governare, pur nel ristretto ambito di competenza comunale, con una forza politica che si richiama alla ideologia comunista?
Come tenere insieme chi, come dice lo storico di sinistra Max Gallo a proposito di una certa sinistra attuale e del Cgt francese, è «per la guerra sociale» (e qui bisogna includere anche una corrente cospicua dei Ds) e chi è per il raggiungimento di una società più razionale e più giusta procedendo in accordo con le esigenze di sviluppo?
Come tenere insieme chi ha un'impostazione statalista della comunità sociale e una filosofia della compassione — enfatizzante il sentimento delle proprie pene come dice Michael Novak a proposito di una certa maggioritaria sinistra mondiale - e chi è invece per la filosofia dell'azione e per una impostazione associazionistica della società?
Come non pretendere dai comunisti rifondatori (e non solo da loro) che riconoscano fino in fondo, nel loro stesso interesse per rifondare la sinistra tutta, che la loro storia rappresenta anche la storia di un fallimento epocale? E che si è chiusa una parentesi (1789-1989) per sempre?
Per queste ragioni, in una coalizione che si candida a governare una comunità, gli elementi di ordine programmatico sono importanti, certo, ma solo dopo aver sgombrato il terreno da incrostazioni ideologiche intollerabili. Altro che, come si affannano a raccomandare diversi politici delle parti in causa, discutere di concreti metodi di governo invece di fumose barriere ideologiche!
Luciano Biasini
Partito Repubblicano Italiano di San Giorgio


pubblicato il 19/8/2003 dal Resto del Carlino
di Alberto Fuzzi – Segretario provinciale del PRI di Modena
PIAZZA MATTEOTTI: PERCHE’ NON COPIARE DA PARIGI?
MODENA - L’interessante intervento del Presidente Provinciale di Confcommercio, Blondi, di approvazione del progetto Krier in controtendenza rispetto al consenso manifestato al provvedimento del Sovrintendente Garzillo da parte delle forze del centro destra per la revisione del progetto permette di riflettere ulteriormente sull’utilità o meno della realizzazione dei palazzi con porticato sulla Via Emilia centro al posto di una piazza fruibile da tutti.
Il Presidente Blondi, al di là delle citazioni di Calvino, definisce Via Emilia di Serie B quella che va dalla Chiesa del Voto a Largo Aldo Moro.
Veramente pensa che con due portici diventerà di serie A?
Se ad occhio e croce un 50% dei modenesi inizia a percorrere la Via Emilia dal lato Ovest ed il 50% lo inizia dal lato Est, i due portici sconvolgeranno le scelte future dei cittadini?
La possibilità che la futura metropolitana modenese abbia una fermata centrale proprio in Piazza Matteotti e che la realizzazione della metropolitana stessa potrebbe essere realizzata dalla RATP Francese, non potrebbe portare la stessa a proporre un nuovo spazio verde (completamente verde e fornito di panchine e fontane) nella piazza ripercorrendo qualcosa di simile già realizzato a Parigi?
La certezza che sia possibile fare più piani interrati da usare per parcheggio dei residenti potrebbe portare a realizzare anche in questa piazza un piano dedicato a magazzini interrati come potrebbe essere realizzabile nella vicina piazza Mazzini.
Su queste ipotesi sarebbe opportuno si esprimesse anche l’assessore Bonaccini che già ha avuto modo di dimostrare una capacità realizzativi notevole portando avanti i lavori dello Stadio e di Via Farini e cercando di rianimare con iniziative musicali di prestigio il centro storico, purtroppo senza grosso riscontro da parte dei commercianti limitrofi a Piazza Grande.
Alberto Fuzzi – Segretario provinciale del PRI di Modena


Piccolo hotel e sala mostre nella casa storica dell'Edera
RAVENNA - Una sala convegni, un piccolo residence di qualità, la dimora di famiglia. Anche se il confronto urbanistico deve ancora iniziare, si cominciano ad individuare le ipotesi di utilizzo di uno dei più prestigiosi edifici di Ravenna, Palazzo Spreti in via Paolo Costa, la Casa del popolo, sede storica del Pri ravennate. Nel 2000 l'immobile è stato venduto al conte Wolfram Von Spreti, finanziere bavarese, unico discendente degli Spreti, uno dei clan patrizi più famosi a Ravenna che furono i primi proprietari dello stabile. «L'accordo per la vendita — ricorda Giannantonio Mingozzi, dell'esecutivo del Pri che ebbe i primi contatti con Von Spreti, insieme a Raffaele Magri presidente della Cooperativa Mazzini poprietaria dell'immobile ed a Roberto Scaini segretario della sezione Mazzini che ha sede nel palazzo — lasciava l'immobile in uso alla Cooperativa Mazzini ed agli altri attuali occupanti del palazzo fino al 2008: allora la famiglia Von Spreti ne avrà piena disponibilità. La ristrutturazione deve essere concordata con la Sovrintendenza in quanto si tratta di un bene vincolato». Così il piano terra dovrebbe accogliere un centro di interesse pubblico, come una sala convegni o sala espositiva. Al piano superiore, nelle sale più prestigiose, sarebbe ricavato un piccolo albergo di qualità, ovviamente nel rispetto dei vincoli esistenti. Infine la famiglia riserverebbe per se la torre. «In questo contesto abbiamo espresso al conte Von Spreti il desiderio di mantenere nell'edificio la sede del Pri, il circolo Il camino ed un'attività di bar» per quella che Mingozzi definisce «un'operazione fra sentimento e realtà». E spiega: «La Casa del popolo è il simbolo dei repubblicani ravennati e in buona parte anche italiani e ci teniamo a mantenere questa sede; è il frutto di cento anni di impegno dei repubblicani, il Pri ha lì radici molto profonde e, con il consenso del conte, non le vorremmo tagliare». Il Camino è una delle istituzioni storiche di Ravenna. «E' un circolo di soci che si ritrovano due volte alla settimana; vorremmo mantenere questo tradizionale punto di ritrovo e di aggregazione — sottolinea Mingozzi — che è stato frequentato da personaggi della cultura, come il maestro Muti, i maggiori cantanti lirici venuti a Ravenna, e della politica, in primo luogo Ugo La Malfa. E il bar, che va combinato con l'insieme delle altre offerte, potrebbe favorire l'idea della ristorazione. Comunque il conte Von Spreti si è già detto disponibile a lasciare una sede per il Pri che noi vedremo come organizzare. Per Il Camino e il bar, dipenderà dalla tipologia della ristrutturazione che si vorrà dare all'immobile». Von Spreti «si è trovato d'accordo nel non dimenticare la vocazione di quel palazzo che è stato per 50 anni la sede nella quale si sono discussi i problemi della città. E' questa una delle motivazioni per mantenervi la sede del Pri».
Augusto Mari


Partito Repubblicano Italiano di Parma
Vittorio Bertolini eletto segretario
della sezione di Parma
tratto dal sito
http://www.pri.it/html/Home%20pri.html


Modena venerdì 19 settembre h. 21.00
Teatro Guiglia (g.c.)
Via Rismondo 73
Organizzato dal Gruppo consiliare repubblicano Regione Emilia Romagna e Consociazione Pri di Modena
Convegno-Dibattito:
"Modena nella Globalizzazione"
Conferenza programmatica dei repubblicani modenesi
Presiede
Luisa Babini Consigliere regionale Pri
Introduce
Alberto Fuzzi Segretario provinciale
Conclude
Riccardo Gallo Presidente Istituto per la Promozione Industriale


Pri, conferenza programmatica
MODENA - «Modena nella globalizzazione» è il tema della
conferenza programmatica del Pri modenese che si
svolgerà questa seraalle 21 presso il Teatro
Guiglia in via Rismondo, 73. L'iniziativa,
presieduta da Luisa Babini, consigliere regionale
Pri, sarà introdotta dal segretario provinciale
Alberto Fuzzi. Concluderà il prof. Riccardo Gallo.
presidente dell'Istituto Produzione Industriale