Sembrava che fossero stati dimenticati quei verbali di Calisto
Tanzi. Quelli in cui il patron della Parmalat raccontava con
profusione di dettagli dei denari distribuiti a quasi tutto l'arco
dei partiti della Seconda Repubblica, grandi e piccoli, maggioranza
e opposizione. La Procura di Milano, che quelle dichiarazioni aveva
raccolto, le aveva trasmesse per competenza alla Procura di Parma. A
Parma, sembrava che avessero ben altro daffare - impegnati com'erano
a ricostruire la bancarotta più gigantesca della storia industriale
italiana moderna - che scavare su un reato tutto sommato modesto
come il finanziamento illecito dei partiti.
Invece no. All'improvviso, si scopre che il capo della Procura
emiliana, Vito Zincani, ha rotto gli indugi. E ha deciso di vedere
chiaro in questo capitolo degli affari sporchi di Tanzi e del suo
gruppo. Anche perché il codice non gli lasciava altra strada. Quelli
esposti da Tanzi sono, se provati, dei reati. E quindi via
all'inchiesta. Zincani ha aperto, nell'alveo della megaindagine su
Parmalat, un fascicolo autonomo dove si contesta il reato di
violazione alla legge sul finanziamento dei partiti. È la prima
volta, dai tempi di Mani Pulite, che questo reato torna ad essere
ufficialmente contestato.
Per il momento, a venire iscritti nel registro degli indagati sono
stati lo stesso Tanzi e i quattro (o cinque) collaboratori che -
secondo quanto racconta il Cavaliere - si occupavano di tenere
materialmente i rapporti con i politici e di consegnare i soldi. Per
il momento, nessun nome di politico è stato iscritto nel registro
degli indagati. Ma gli episodi sotto tiro sono tanti, e dettagliati.
E i loro protagonisti sono destinati a venire interrogati uno per
uno da Zincani - che infatti negli ultimi giorni è stato
ripetutamente in trasferta a Roma - e dai suoi collaboratori.
Un primo gruppo di politici è stato chiamato a rendere conto dei
soldi che avrebbero ricevuto da Tanzi, ad altri toccherà a breve.
Dal fitto riserbo che circonda questa fase dell'indagine, trapela un
solo nome: è quello Gianni Alemanno, di Alleanza Nazionale, ministro
in carica dell'Agricoltura, che secondo Tanzi avrebbe ricevuto dei
finanziamenti nel periodo in cui doveva decidere se dare via libera
a Frescoblù, il nuovo prodotto di Parmalat contestato dalla
concorrenza.
Se la Procura di Parma avesse deciso di incriminare Alemanno,
avrebbe dovuto spogliarsi dell'inchiesta e trasmettere gli atti al
tribunale dei ministri. Invece Zincani ha deciso di interrogare
Alemanno come "persona informata sui fatti", lasciando al ministro
la possibilità di fornire una spiegazione lecita di quei pagamenti.
La stessa possibilità verrà offerta agli altri politici i cui nomi
compaiono nei verbali del fondatore del colosso di Collecchio.
Insieme a Tanzi, nel registro degli indagati figurano alcuni dei
suoi più stretti collaboratori, ad oggi quelli che lo stesso
Cavaliere indica come "ufficiali pagatori": Piero Mistrangelo,
incaricato secondo Tanzi dei pagamenti alla Lega Nord; Piergiovanni
Tanzi, che curava i "rapporti" con Bruno Tabacci, Renzo Lusetti e
Romano Prodi; Paolo De Castro, che era il contatto con Alemanno;
Romano Bernardoni, che - dopo la morte del manager Sergio Piccini -
era divenuto il coordinatore complessivo degli altri finanziamenti
ai politici: nell'elenco dei destinatari, Tanzi indica tra gli altri
Mario Segni, Massimo D'Alema, Ciriaco De Mita, Giuseppe Gargani,
Rocco Buttiglione, Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini e Enrico
La Loggia.




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