
Originariamente Scritto da
franco damiani
Caro direttore,
ho letto sul n. 39 del "Domenicale" l'articolo di Guglielmo Piombini "Il Sillabo? Fu vera gloria" e vorrei fare in merito un paio di considerazioni.
Davvero i libertarians sono ammiratori di Pio IX?
Può bastare l'antistatalismo del Sillabo a fare di loro dei cattolici tradizionali o integrali?
Mi sembra che Piombini svicoli quando si trova di fronte la fondamentale domanda sulla separazione tra Stato e Chiesa, che Pio IX condanna e che loro, i libertarians, vorrebbero assoluta. Alle corte: vogliono uno Stato cattolico, sul modello delle monarchie tradizionali del Medioevo (dello stesso Piombini ho letto il bel saggio sul Medioevo pubblicato da Facco), con tanto di Inquisizione, rigida censura sulla stampa, divieto di adulterio e bestemmia, ebrei nei ghetti? Mi piacerebbe tanto che fosse così, ma ho qualche dubbio in proposito.
L'altra domanda riguarda la continuità, asserita da Luigi Negri (che, anche se non lo dice, è un prete), autore del saggio, e da legioni di altri seguaci di Giovanni Paolo II, e ribadita da Piombini come fosse una verità scontata, tra il magistero di Pio IX e quello attuale.
Ma vogliamo scherzare? Anche un bambino appena appena preparato in catechismo capisce che l'esaltazione della libertà religiosa, caposaldo del Vaticano II e dell'attuale pontificato, fa a pugni con la condanna che della stessa libertà religiosa (= libertà di errare) fa Pio IX nella "Quanta cura", in linea con quanto affermato da Gregorio XVI nella "Mirari Vos" e con tutto il Magistero di diciannove secoli. Concetto di libertà religiosa che nasce in ambito sociniano, ossia di quell'eresia unitariana che nega la divinità di Cristo e la Trinità per ritornare a un monoteismo finalmente conciliabile con l'ebraismo e l'Islam.
Ripeto: a chi volete darla a bere?
Mentre prima del Vaticano II obiettivo dell'azione politica dei cattolici doveva essere la costruzione del Regno Sociale di Cristo, oggi viene essi ingiunto di partecipare alla costruzione dello stato "laico", considerato buono per definizione anche quando, come nel caso dell'Italia, diviene divorzista e abortista (nessuno dei firmatari democristiani della legge sull'aborto è stato scomunicato, come invece è toccato ai difensori della Tradizione).
E davvero c'è continuità fra la definizione degli ebrei come"perfidi giudei" e quella di "fratelli maggiori"?
Insomma con questo articolo date dei deficienti a Mons. Lefèbvre e a tutto il tradizionalismo europeo, che del Vaticano II ha fatto la pietra dello scandalo e l'obiettivo della propria battaglia. Per un settimanale "di destra" non c'è male. Ah, i tempi di Guareschi e di Buscaroli...
Franco Damiani