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  1. #11
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    Crocifisso, Pontesilli e De Lucia: ora affrontare e risolvere la questione dell'ora di religione. Le reazioni di queste ore dimostrano come i partiti della partitocrazia siano i degni eredi del regime fascista.


    Roma, 4 novembre 2009



    • Dichiarazione di Carlo Pontesilli, segretario di Anticlericale.net, e di Michele De Lucia, tesoriere di Anticlericale.net e di Radicali italiani



    La sentenza di ieri della Corte Europea dei diritti dell'uomo riguardo l'eliminazione dei crocifissi dalle scuole pubbliche, ribadisce con equilibrio un concetto figlio delle moderne democrazie liberali: lo Stato deve essere un campo neutro all'interno del quale tutte le componenti e le diverse sensibilità hanno diritto di cittadinanza e pari dignità. Non vi è alcun argomento che possa giustificare la supremazia di una religione sulle altre, né i privilegi economici e di ogni altra natura concessi dai governanti dalle nazioni che intendano essere – ma davvero e a pieno titolo – Stati di Diritto.

    Il coro dei baciapile del centrodestra e il silenzio quasi assordante dei leaders del centrosinistra, con la consueta e purtroppo unica eccezione dei Radicali, pongono l'attenzione su una questione ineludibile: le politiche clericali dell’Italia costituiscono un ulteriore elemento che pone il nostro Paese al di fuori delle democrazie, e rendono evidente come non vi sia stata soluzione di continuità tra il Regime Fascista (che introdusse il crocifisso nelle scuole) e il Regime Partitocratico.

    La sentenza di ieri deve ora porre all’ordine del giorno, come coerenza vuole, un’ulteriore urgenza: l’abolizione dell’insegnamento dell’ora di religione nelle scuole.

  2. #12
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    CROCIFISSO/RADICALI TORINO: VIA IL CROCIFISSO DALLA SALA ROSSA E SI' ALLA DISPERSIONE DELLE CENERI.

    DA BERSANI E BERLUSCONI SOLO FURBERIE.



    L’Associazione Radicale Adelaiade Aglietta prende posizione sul crocifisso e sulla richiesta del Cardinale Severino Poletto di non autorizzare la dispersione delle ceneri dei defunti.

    Silvio Viale e Igor Boni, rispettivamente presidente e segretario dell’associazione radicale, in una dichiarazione congiunta hanno detto:

    “Se la laicità è un valore occorre difenderla anche nei simboli, non solo nei diritti. Il crocifisso potrebbe anche non offendere nessuno ma rappresenta la volontà di sopraffazione di chi, ad esempio il Cardinale Poletto, proprio ieri ha chiesto alle Istituzioni di non autorizzare la dispersione delle ceneri.

    Dietro alla difesa dell’ostentazione del crocifisso vi è una cultura monocratica che vuole imporre una coscienza etica di regime. Finchè il crocifisso sarà il simbolo della Religione Cattolica Romana, nemmeno di tutti i Cristiani, merita rispetto, ma è difficile sostenere che debba essere il simbolo di tutti se non per imposizione. Stupisce, quindi, la difesa del crocifisso come un feticcio, perchè è un evidente segno di debolezza e stupisce ancora di più l’ipocrisia con cui i suoi difensori lo declassino a simbolo non religioso. Il buon senso, citato furbescamente da Bersani, deve indurre a rafforzare i principi laici, perchè i cattolici del crocifisso sono solo una parte della società e devono essere tutelati anche loro dallo Stato come tutti gli altri, credenti o non credenti. Invocare la tradizione, confondendola con la Storia, o evocare la Storia, come fa furbescamente Berlusconi, espone a derive pericolose, rischiando di dovere sostenere che anche il Nazismo e il Fascismo facciano parte della tradizione.

    Per tutto ciò, per un grande gesto di rispetto e di tolleranza, riteniamo che le opere d’arte a soggetto religioso possano rimanere, ma che il crocifisso debba essere rimosso dalla Sala Rossa. Dieci anni fa’ non si ebbe il coraggio di discutere; dieci anni dopo le nostre ragioni sono sempre più forti e di buon senso. Chiediamo quindi che il Consiglio Comunale ne discuta e, se vuole, chieda anche di mandare al rogo la cittadina italiana che ha osato rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea, ma eviti di continuare a fare finta di niente come Ponzio Pilato. Questa sentenza ha aperto una strada che può essere percorsa da milioni di italiani, a cominciare da noi e dalla nostra associazione.”



    Torino, 4 novembre 2009

    Associazione radicale Adelaide Aglietta Torino

  3. #13
    repubblicano perciò di Sx
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    .ho scritto parecchio su questo tema ,su politica nazionale e su laici e laicità, di PIR e suPOL per sempre; per sintetizzare direi che viene chiesto da parte dei cattolici di acconsentire lala presenza di un simbolo religioso che segna l'identità di uno stato ( come un simbolo religioso su una persona ne indica altrettanto l'identità religiosa) in nome di quei valori storici del cristianesimo propri di chi ; Croce per primo, guarda a Cristo come ad un personaggio nella storia. E questo in un settore come quell d ella scuola nel quale si dovrebbero formare i nuovi cittadini ed educarli ai valori della tolleranza propri dello stato laico.
    Poi si gioca sull'antiislamismo ( gran parte dei mussulmani trovano normale il crocefisso nelle aule visto che per molti di loro stato e religione si identificano) per metterlo in sacoccia ai laici ed ai cittadini italiani delle più diverse fedi religiose e delle più diverse sensibilità spitituali. E si offendono anche quei cattolici che hanno sufficente fede nella loro fede da non credere che i vangeli si impongano con il carabiniere. Quei cattolici che preferivano, in altri tempi, andare alla messa prima degli umili e dei pii, e non alla messa grande dove si lodava il regime.
    Il cattolicesimo di stato sta prevalendo sul cristianesimo delle coscienze e sulla società italiana nel suo insieme. Ed EVVIVA L'EUROPA
    Ultima modifica di edera rossa; 05-11-09 alle 00:54
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

    http://www.novefebbraio.it/

  4. #14
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    .ho scritto parecchio su questo tema ,su politica nazionale e su laici e laicità, di PIR e suPOL per sempre; per sintetizzare direi che viene chiesto da parte dei cattolici di acconsentire lala presenza di un simbolo religioso che segna l'identità di uno stato ( come un simbolo religioso su una persona ne indica altrettanto l'identità religiosa) in nome di quei valori storici del cristianesimo propri di chi ; Croce per primo, guarda a Cristo come ad un personaggio nella storia. E questo in un settore come quell d ella scuola nel quale si dovrebbero formare i nuovi cittadini ed educarli ai valori della tolleranza propri dello stato laico.
    Poi si gioca sull'antiislamismo ( gran parte dei mussulmani trovano normale il crocefisso nelle aule visto che per molti di loro stato e religione si identificano) per metterlo in sacoccia ai laici ed ai cittadini italiani delle più diverse fedi religiose e delle più diverse sensibilità spitituali. E si offendono anche quei cattolici che hanno sufficente fede nella loro fede da non credere che i vangeli si impongano con il carabiniere. Quei cattolici che preferivano, in altri tempi, andare alla messa prima degli umili e dei pii, e non alla messa grande dove si lodava il regime.
    Il cattolicesimo di stato sta prevalendo sul cristianesimo delle coscienze e sulla società italiana nel suo insieme. Ed EVVIVA L'EUROPA
    Bellissime parole, da scolpire nelle coscienze.

  5. #15
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    CROCIFISSO/ASTI/RADICALI: “ VIA IL CROCIFISSO DAL CONSIGLIO COMUNALE!”

    Asti, 5 novembre 2009

    · Dichiarazione di Salvatore Grizzanti e Franco Bergo, radicali astigiani dell’ Associazione Radicale Adelaide Aglietta.

    “Crediamo che sia veramente deprimente questo torneo oratorio a chi difende meglio la necessità di mantenere il crocifisso appeso nelle aule scolastiche italiane: da tutto il Parlamento, maggioranza e opposizione con eccezione dei Radicali, arrivano dichiarazioni contro la sentenza della Corte europea dei diritti umani, che vogliono giustificare la presenza del simbolo religioso, perché è una tradizione o perché è un patrimonio civile. Imbarazza l’ ipocrisia con la quale i vari esponenti politici definiscono il crocifisso che rimane, in primo luogo, il simbolo della religione cristiana ed in quanto tale non dovrebbe essere presente negli edifici dello Stato. No Radicali riteniamo quindi che i crocifissi debbano essere rimossi dalle scuole italiane ed astigiane così come dalla sala del consiglio comunale, dove è stato appeso da poco, per correttezza nei confronti di tutti quei cittadini astigiani che cristiani non sono ma che dal Consiglio comunale devono essere rappresentati ugualmente ed in nome della laicità, quella sì inclusiva e rispettosa di tutti gli individui.”



    RADICALI ASTI

    Associazione radicale Adelaide Aglietta Torino

  6. #16
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    Crocifisso, Berlusconi e la chiesa all'assalto dell'Europa


    • da Il manifesto del 5 novembre 2009

    di Iaia Vantaggiato


    Una decisione inaccettabile per noi italiani, «una di quelle decisioni che ci fanno dubitare del buon senso dell`Europa». Così Silvio Berlusconi - nell`annunciare un imminente ricorso - commenta la sentenza, peraltro non definitiva, della corte di Strasburgo che obbligherebbe l`Italia a rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche. Parole un po` forti, soprattutto perché pronunciate dal premier di uno dei 27 paesi membri dell`Unione. Ma anche un attacco infondato all`Europa visto che - e Berlusconi non può non saperlo - la corte europea dei diritti dell`uomo non è un organismo dell`Ue ma un`istituzione nata, nel 1954, in seno al Consiglio d`Europa. Sta di fatto che la polemica sul crocifisso si trasforma, ieri, in una «iperidentitaria» crocifissione dell`Europa. Come sempre il più schietto è il ministro delle riforme Umberto Bossi che definisce la sentenza «una stronzata»: «L`Europa - dice - va bene per l`Economia ma per tante altre cose no anche perché è distante dalla gente e fa le cose contrarie a quelle che vogliono i cittadini». E non la manda a dire neanche il ministro della difesa Ignazio La Russa: «Il crocifisso? Possono morire, non lo toglieremo» mentre il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola - quasi un fine esegeta rispetto agli altri - chiosa: «Se il Cristianesimo è un elemento di disturbo, vuol dire che trionfa di nuovo Pilato». Passi per tutti e passi pure per il capogruppo del Pdl al senato Maurizio Gasparri, strasicuro che l`unità d`Europa non si possa realizzare «soffocando ì diritti della maggioranza in nome di una integrazione di facciata». Gasparri non ha dubbi: è arrivato il momento di interrogarsi sull`utilità e la validità di tutto l`apparato burocratico dell`Unione europea. Un apparato del quale, però, la corte di Strasburgo non fa parte. Stupisce tuttavia che a lasciarsi trarre in inganno dall`equivoco sia il più equilibrato leader dell`Udc Pier Ferdinando Casini. che, nel paventare il rischio di una deriva integralista anti-Ue, dichiara: «Questa è una Europa laicista che non lascia spazio nè a Dio nè alla religione. E noi siamo invece per un`Europa laica che riconosca le proprie origini cristiane». E «noi» siamo anche in piena campagna elettorale così che a tutti fa piacere l`apprezzamento espresso dal segretario di stato vaticano per la scelta del governo italiano di fare ricorso contro la sentenza di Strasburgo. «Purtroppo questa Europa del Terzo Millennio - dichiara il cardinal Tarcisio Bertone ci lascia solo le zucche di Halloween e ci toglie i simboli più cari». Tutti contro, insomma, tranne Emma Bonino che nel pronunciamento di Strasburgo vede, al contrario; «un inno alla religiosità»

  7. #17
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    "La Stampa", 05 Novembre 2009, pag. 8

    Si apre il fronte delle cause di massa

    Adesso chiunque si ritenga offeso potrà citare lo Stato italiano

    Strasburgo frena: «Il verdetto riguarda semplicemente un caso specifico»




    MARCO ZATTERIN
    CORRISPONDENTE DA BRUXELLES


    Non succede nulla, non per ora. L’indirizzo contenuto nella sentenza della Corte dei diritti umani è di principio, non ha un valore direttamente vincolante. Ovvero, non è automatico che i crocifissi debbano sparire d’incanto da tutte le scuole della Repubblica solo perché c’è stato un singolo pronunciamento. La disposizione della magistratura creata nell’ambito del Consiglio d’Europa, spiega una fonte a Strasburgo, «non obbliga lo Stato membro a fare nulla perché la sentenza riguarda esclusivamente un caso specifico; sta all’Italia trarne le conseguenze e decidere cosa fare».
    Il problema è un altro. D’ora in poi chiunque si ritenga offeso da una rappresentazione sacra esposta in un aula scolastica può avviare una causa contro lo Stato italiano, con ogni rilevante possibilità di ottenere soddisfazione. Potrebbe anche non essere necessario arrivare sino alla Corte europea. La sentenza di martedì segna un precedente giuridico in merito alla violazione della neutralità confessionale nei luoghi della pubblica istruzione e alle libere scelta e esercizio della fede. «Se qualcuno è intenzionato a fare causa - precisano a Strasburgo - prima di arrivare da noi, deve comunque passare attraverso tutti i gradi di giudizio italiano, a partire dal Tar fino al Consiglio di Stato». E’ in quelle sedi che potrebbe essere tenuto presente il dettame stabilito dal tribunale europeo. E’ per loro che fa giurisprudenza.
    A convincere l’Italia a rinunciare al crocifisso potrebbe dunque essere il timore di una ondata di ricorsi dall’esito quasi scontato. Questo, almeno, se la sentenza verrà confermata. Al momento non è ancora definitiva e l’Italia ha tre mesi di tempo per fare appello. Poi si vedrà. In che tempi? Il pronunciamento è stato emesso da una corte di sette giudici, precisano a Strasburgo. Non appena da Roma arriverà il ricorso annunciato, questo sarà valutato da altri cinque giudici, che dovranno decidere se è ammissibile o meno, con un iter che potrebbe durare alcuni mesi. In genere ce ne vogliono tre. Se ne riparlerà dunque in primavera.
    A quel punto, qualora il procedimento vada avanti - «ma si tratta di una procedura eccezionale» - il ricorso italiano sarà giudicato dalla Grande Camera della Corte, composta da diciassette giudici. Essa può annullare il giudizio oppure confermarlo. I tempi per giungere alla sentenza definitiva possono essere molti lunghi, anche di un anno. Il che ci porta alla primavera del 2011. Con quali risultati? L’Italia, una volta vistasi rigettare la sua opposizione, dovrà ottemperare ad una sentenza divenuta vincolante e rimborsare ai ricorrenti del caso, cioè la donna e i suoi due figli, la somma di cinquemila euro.
    Quest’ultimo passaggio chiama in causa il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, composto dai loro rappresentanti diplomatici permanenti a Strasburgo, che ha fra i compiti quello di controllare dell’esecuzione delle sentenze. Per svolgere quest’azione, gli ambasciatori hanno facoltà di sollecitare politicamente le capitali e, qualora non ottengano nulla, votare risoluzioni in cui stigmatizzare il loro comportamento. E continuare a farlo sino a quando il disposto - nel caso il risarcimento - non sia stato pienamente rispettato. Al resto penseranno i cittadini. In questo, come in altri casi, è la paura dei ricorsi di massa che può cambiare la storia.

  8. #18
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    "La Stampa", 05 Novembre 2009, pag. 33

    Crocifisso, braccio di ferro inutile

    Gian Enrico Rusconi

    Il crocifisso è un pezzo d’arredamento obbligatorio dell’aula scolastica, come la carta geografica d’Italia, la fotografia del Presidente o il busto di Cavour? Oppure è uno specifico segno religioso, diventato troppo potente e problematico per essere ridotto alla «tradizione nazionale degli italiani»? Di questi italiani che non hanno più idea di che cosa significhi redenzione, salvezza, peccato ma in compenso strapazzano «le radici cristiane»? I clericali si illudono se ritengono che lo spazio pubblico, che continuano ad evocare come legittimo luogo di espressione della religione, si mantiene con una dubbia difesa giuridica della presenza del crocifisso in aula. Per questo la sentenza della Corte europea di Strasburgo suscita le solite furibonde discussioni, anziché mettere in moto un confronto ragionato di posizioni. E comportamenti coerenti. In termini giuridici la sentenza di Strasburgo è ineccepibile quando parla del «diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione». E’ un principio base di tutte le Costituzioni democratiche. Ma - si obietta - è esattamente quello che affermano anche i genitori cattolici che sostengono la necessità di esporre il crocifisso. In più per essi «la libertà di religione» comprende la manifestazione pubblica della loro fede, dei suoi segni e simboli. Scuola compresa. Il guaio è che ad essi non importa se questa esigenza entra in collisione con il principio su cui si fonda. E negano ad altri lo stesso diritto. Qui scatta un altro riflesso: il principio maggioritario, per cui l’esigenza dei dissenzienti o dei pochi rompiscatole (spesso considerati stravaganti o eccentrici) non viene riconosciuta o viene banalizzata.
    Questo conflitto investe in profondità convinzioni ed emozioni. Ma non è una contrapposizione di valori a disvalori o assenza di valori - come pensano i clericali e gli agnostici devoti in politica. E’ importante insistere su questo punto se vogliamo andare alla sostanza del problema prima di vederlo tradotto in termini giuridici. Va respinta con energia l’accusa che chi (non credente o diversamente credente) vorrebbe rimuovere dallo spazio pubblico scolastico il segno della fede cristiana è una persona intollerante, insofferente, addirittura carica di astio contro la religione cristiana. Cristianofobica, si dice ora. Questa affermazione dovrebbe essere respinta per primi dai credenti seri. Qualcuno lo fa, ma troppo sommessamente e viene subito zittito come amico dei laicisti.
    Lo stesso vale per l’accusa - su cui si insiste volentieri oggi - di rinnegare la tradizione popolare nazionale. Qualcuno non esita a parlare del crocifisso come di una componente simbolica dell’italianità. Il fondo della contraddizione è toccato dai leghisti che da una parte contestano e sbeffeggiano l’identità nazionale, e dall’altro difendono il crocifisso nelle scuole come simbolo intoccabile di tale identità.
    Gli interrogativi di fondo sono due: il crocifisso è un segno religioso forte, specifico, storicamente e teologicamente inconfondibile (addirittura incompatibile) con altri? Oppure è un’immagine culturale, universale - di umanità sofferente, di amore universale? O addirittura è semplicemente uno straordinario motivo di creatività artistica e culturale di cui il nostro Paese è testimonianza eccezionale?
    Se è vero il primo caso, vale il principio della libertà di coscienza. Ed è pertanto ridicola la protesta che la sentenza di Strasburgo miri a colpire una sensibilità preziosamente italiana. In realtà anni fa la stessa questione è stata affrontata e giuridicamente risolta nello stesso senso nella moderata e cristiana Germania, con un esemplare confronto tra la Corte costituzionale federale e la Corte regionale della Baviera. Se è vero il secondo caso, non si capisce perché - magari in nome del sempre declamato pluralismo dei valori - non si riconosca ad altre tradizioni culturali di essere portatrici - a pieno titolo - di umanità, tolleranza, solidarietà ecc.
    A quanto dicono alcune rilevazioni, pare che alla maggioranza degli italiani ripugni l’idea di mettersi materialmente a staccare i crocifissi dalle aule cui ci si è abituati «tradizionalmente» appunto. Ma non credo che il punto sia iniziare un braccio di ferro tra autorità scolastiche, associazioni di genitori, gruppi di pressione vari per togliere o lasciare i crocifissi. La vera novità è non eludere il problema, parlarne in modo responsabile e pacato tra corpo docente, genitori e alunni stessi, soprattutto quelli delle classe superiori. Forse si farà la scoperta che i ragazzi sono più maturi di quanto non si sospetti. E soprattutto si smetta di «demonizzare» (è il caso di dirlo, in tempi di dubbi anche sul diavolo?) chi solleva problemi di civiltà giuridica - e non solo.

  9. #19
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    "La Repubblica", GIOVEDÌ, 05 NOVEMBRE 2009
    Pagina 30 - Commenti

    Il crocifisso e la sentenza europea

    CORRADO AUGIAS

    Caro Augias, la sentenza della Corte Europea che considera il crocifisso nelle aule una violazione alla libertà di religione degli alunni, solleva non pochi dubbi. Le tradizioni, espresse anche dai simboli, fanno parte di un patrimonio culturale e storico che non può essere cancellato da una sentenza. Per miliardi di uomini e donne la croce rappresenta più di un simbolo che nulla toglie alle altre religioni o a chi non aderisce ad alcuna religione. Nell'Occidente ebraico-cristiano questa guerra iconoclasta non ha alcuna possibilità di riuscita perché non tocca la coscienza dei popoli, ma solo quella di una élite radical-chic .

    Corrado Stillo corradostillo@tiscali.it



    Risponde Corrado Augias:

    Ricordo che sulla questione c'era già stata una sentenza della Corte di Cassazione (numero 439 01/03/2000) che andava nella stessa direzione ora indicata dai giudici europei. Uno scrutatore di seggio elettorale si era rifiutato di assumere il suo ufficio in presenza del crocifisso. Alla fine dell'iter giudiziario la Corte gli dette ragione con motivazioni che sembrano anticipare quelle di Strasburgo. La Sezione IV penale valutò, ampiamente argomentando, che la presenza del crocifisso, elemento distintivo di una religione, viola l'art. 3, comma 1 del testo costituzionale. Pertanto la richiesta di esporre i crocifissi in edifici pubblici non solo era illegittima, ma anche incostituzionale. Si è cercato poi di giustificare la presenza di quel simbolo depotenziandolo, riducendolo (come anche fa il signor Stillo) al ricordo di una tradizione, di una cultura. Un escamotage quasi blasfemo. Il crocifisso o è il segno tragico di una grande religione o è un cadavere appeso a un patibolo. Interessante il ragionamento della Cassazione: «Neppure è sostenibile la giustificazione collegata al valore simbolico di un'intera civiltà o della coscienza etica collettiva e, quindi, secondo un parere del consiglio di Stato 27/4/1988, n. 63, "universale, indipendente da una specifica confessione religiosa". In altro ordinamento dell'unione europea s'è ritenuto, viceversa, una sorta di "profanazione della croce" non considerare questo simbolo in collegamento con uno specifico credo (Bundes Verfassungs Gericht, 16 maggio 1995) che ha dichiarato illegittima l'affissione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche della Baviera per l'influenza sugli alunni obbligati a confrontarsi di continuo con siffatto simbolo religioso». Non si tratta quindi di sottovalutare la religione, al contrario di dare a tutte le religioni (e all'assenza di religione) il peso che meritano, tanto più in un'Europa diventata plurale.

  10. #20
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    Predefinito Rif: «No al crocefisso nelle aule scolastiche»

    CROCEFISSO/CORTE EUROPEA: LA GUERRA DI RELIGIONE DI LA RUSSA E’ UN PERICOLO PER I MILITARI ITALIANI
    Viale e Boni: "Torino dia un esempio diverso e tolga il crocefisso dalla Sala Rossa".

    Silvio Viale e Igor Boni, presidente e segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, criticano duramente le irresponsabili dichiarazioni del Ministro della Difesa La Russa che rischiano di mettere in pericolo i militari italiani.

    Silvio Viale e Igor Boni hanno dichiarato:

    "Le dichiarazioni di La Russa sono indecenti in quanto tali, ma divengono assolutamente inaccettabili, se si pensa che questo signore è il Ministro della Difesa; quello che gestisce, ad esempio, la nostra delicatissima missione in Afghanistan. I toni da guerra di religione di La Russa che sovrappongono "identità nazionale" e "identità cristiana", richiamano quelle speculari contro i “crociati” dei Talebani. La deriva populista pare inarrestabile e di fronte al “La Russa furioso” persino un esterrefatto Sposini deve inchinarsi e dichiarare “sono d’accordo con lei, la penso come lei”, passando dal ruolo di conduttore a quello si semplice spalla. Se quelle dichiarazioni finiranno in internet e saranno viste dai Talebani è come se il Ministro della Difesa avesse messo un crocifisso sull’elmetto di ogni soldato italiano in Afghanistan.”

    Silvio Viale e Igor Boni hanno poi proseguito:

    “Il crocifisso non è il tricolore, ma nella polemica politica è sempre più trattato come un feticcio che non ha nulla più a che vedere con ciò che significa per cattolici e per i non cattolici.. Da laici, non solo riteniamo che, come è ovvio e banale, nessun simbolo religioso debba stare appeso a un muro di qualsiasi luogo pubblico, soprattutto se dovesse starci alla stregua dei poster delle squadre di calcio, ma riteniamo che siano comunque inammissibile che un Ministro della repubblica dica "Possono morire, loro e quei finti organismi internazionali". Giova ricordarlo, La Russa si riferisce alla Corte Europea dei diritti dell´uomo, uno dei massimi organismi mondiali che ha saputo sollevare questioni cruciali di violazione del diritto internazionale in Europa e in Italia.

    Silvio e Igor Boni hanno concluso:

    La Russa dovrebbe avere l’umiltà di scusarsi con la Corte e, speriamo di no, con i soldati italiani che potrebbero diventare un bersaglio privilegiato dell’integralismo contro i “crociati”. Oggi ognuno può scegliere. Si può stare con La Russa o si può stare con chi pensa ad uno Stato che non sia confessionale: per questo rinnoviamo la richiesta ai Comuni - e al Comune di Torino in particolare - di levare i crocefissi dalle Sale Consiliari".

    Torino, 5 novembre 2009.

 

 
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