....resistenza
Don Gianni matamoros
Il mistero; il secolo; l’islam; il pacifismo. La Chiesa di Baget Bozzo
Genova. Bisogna pur cominciarle da qualche parte, le crociate, una
volta si cominciavano dai porti dell’Adriatico, guardando verso est, sud-est, ma oggi che i nemici della Croce si distribuiscono su tutta
la rosa dei venti si può cominciare benissimo da Genova, che fra l’altro è il grande porto italiano più vicino a quell’altro grande porto che è Marsiglia, “che in sostanza non è più una città francese.
E’ una città araba, una città maghrebina. Vacci e guarda il centralissimo quartiere di Bellevue Pyat, ormai un bassofondo di sporcizia e di delinquenza, una casbah dove il venerdì non puoi neanche camminare lungo le strade perché la grande moschea non basta a contenere i fedeli e molti pregano all’aperto” (Oriana Fallaci, “La forza della ragione”).
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“Ogni sabato vado in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Guadalupe, a Santo Stefano d’Aveto”. Un paese qui della collina? “Non è collina, è oltre i mille metri. C’è la bandiera di Lepanto che venne consegnata ad Andrea Doria, che pure non si comportò benissimo, mentre i migliori incredibile a dirsi furono i pontifici”. Marcantonio Colonna. “Sì, la galea di Porto Recanati si lanciò come kamikaze sulla nave ammiraglia turca, speronandola”.
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Don Gianni Baget Bozzo è seduto nello studio all’ottavo piano di un palazzo a Carignano, la collina che fa parte del centro storico di Genova ma alla quale altimetria e urbanistica hanno risparmiato i carrugi, le vieprè, le viedelcampo. A Carignano ci sono spazi, alberi e vento, c’è pulito (altrove Genova è lercissima), e dalle finestre si vede il mare. Un lato della stanza è interamente occupato dall’altare a muro su cui Baget Bozzo potrebbe celebrare la messa se non preferisse farlo, ogni pomeriggio, alla chiesa del Sacro Cuore proprio sotto casa. Davanti all’altare ci sono delle poltrone blu e sopra una poltrona c’è la bandiera a stelle e strisce. Nell’altro lato dello studio c’è una statua della Madonna alta un metro.
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“Il depauperamento dottrinale portato dal Vaticano II è indipendente dalla lingua in cui viene detta la messa.
Capisco che una riforma era inevitabile ma si doveva cambiare la lingua e non le parole, non il senso. L’eucaristia è scesa allo stesso piano della liturgia della parola. E’ caduta la dimensione sacrificale, misterica. La messa tridentina è mistica, quella riformata non lo è. La musica tendeva a innalzare il divino mentre oggi tende a innalzare il comunitario”. Musica democratica.
“L’elemento centrale è diventata la comunione, da qui deriva la crisi del prete”. Che a questo punto non serve più a molto. “Della messa in latino colpisce il senso del male, la cui presenza è sottolineata più volte durante il rito, con continui segni della croce per proteggere l’offerta dall’attacco del demonio. La Croce è il segno antisatanico per eccellenza”. Perciò la vogliono togliere dalle scuole e dagli ospedali. “La Chiesa non rinascerà fino a quando non farà una vera riforma liturgica, senza il ritorno del latino ma col ritorno del mistero”.
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Baget Bozzo dice messa sia col vecchio che col nuovo messale. In italiano tutti i giorni nella chiesa del Sacro Cuore, che lui considera come la cappella del suo eremo urbano, l’eremo di Carignano, e in latino la domenica in un vicino convento di suore. Al Sacro Cuore riveste da pochi mesi il ruolo ufficiale e piuttosto umile di aiuto pastorale: il parroco di prima non lo voleva, con quello attuale invece va d’accordo.
Usa il latino solo dalle suore perché l’arcivescovo Bertone non autorizza l’uso del messale tridentino nelle normali parrocchie.
“E l’ambiguità della Chiesa. La messa in latino è ammessa in via dottrinale ma ostacolata in via amministrativa”. Che sia un personaggio come Bertone a permettersi di ostacolare Baget Bozzo in nome dell’ortoprassi fa morir dal ridere. B.B. fa male a parlare ai convegni di Forza Italia, perché la Chiesa cattolica, come da etimo, è universale e non particolare, B. fa malissimo a parlare da Simona Ventura dichiarandosi tifoso juventino perché la Chiesa cattolica, come da etimo, è anche dei torinisti.
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Più ci penso e più la parola crociata mi sembra sbagliata. Qui non si tratta di riconquistare il Santo Sepolcro, che pure, qui si tratta di salvare la parrocchia, il salame, il bicchiere di vino, il panino al prosciutto di Bukowski, il crocifisso appeso nella stanza dove si nasce, il crocifisso appeso nella stanza dove si muore, il suono delle campane, il Marchese del Grillo di Alberto Sordi e Mario Monicelli, le bellezze in bicicletta, le maestà agli angoli delle strade di campagna, i presepi viventi, l’asino e il bue, le feste comandate, Tu scendi dalle stelle, gli affreschi di San Petronio, il portico di San Luca, svegliarsi tardi la domenica mattina, le pastarelle la domenica mattina, i bagni di mezzanotte con i vestiti lasciati sulla spiaggia, i bambini coi nomi dei santi del calendario, il cocktail Negroni, la Divina Commedia, i capelli lunghissimi e sciolti della ragazza vista settimana scorsa al Gran Caffè Ruschena sul Lungotevere. Il nome giusto è Resistenza Cristiana.
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“La Chiesa è in una fase di obnubilamento. E’ caduta l’anima immortale, la vita eterna, sono caduti l’inferno, il purgatorio, il paradiso. Oggi la Chiesa è viva per miracolo, a dispetto di se stessa, retta solo dalla volontà di Dio. Il Vaticano II è stato una sciagura, io sono per il Vaticano III perché è meglio uno scisma dell’attuale situazione. Ci vuole un concilio perché il papato non riesce ad affrontare i problemi, Giovanni Paolo II è ambiguo, ha baciato l’anello dell’arcivescovo di Canterbury”. Un protestante. “Io spero in un Papa latino-americano perché in America c’è la fede che in Europa non c’è più”. Io speravo in un Papa negro, per anni ho sperato in Milingo, poi si è tradito e ci ha tradito, e da allora non spero più in niente.
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“Le eresie continuano a proliferare, che Cristo non sia l’unica via di accesso a Dio ma solo una della tante l’ha sostenuto un teologo della Pontificia Università Gregoriana, padre Dupuis, in un libro intitolato ‘Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso’”. Basta il titolo. “E’ stato censurato da Ratzinger, il che fra l’altro dimostra che è lui il vero Papa, che è lui a mantenere l’ecclesialità della Chiesa. La ‘Dominus Iesus’ non doveva essere un documento del Sant’Uffizio, doveva essere un documento del Papa. La ‘Dominus Iesus’ testimonia che in Vaticano, nonostante tutto, c’è la coscienza che le cose così non vanno. Da un po’ di tempo il Papa parla più di parrocchie e meno di movimenti, c’è il tentativo di ridare un ruolo al sacerdote, ma non basta tornare indietro, bisogna anche avere il coraggio di dire che si torna indietro”.
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Baget Bozzo predica bene e razzola male. Anziché l’abito talare, la tonaca con la lunga fila di bottoncini che rese elegante perfino Nanni Moretti (“La messa è finita”, 1985), indossa il clergyman, che dovrebbe bastare la parola. Se c’è ancora qualcuno capace di mostrarsi possibilista gli si spieghi che è l’abito venuto in voga presso i pastori protestanti americani, scimmiottato in Italia dopo il solito concilio, per ragioni di mimetizzazione, per rendere i preti somiglianti a sindacalisti però di quelli che non hanno fatto carriera, a insegnanti cinquantenni precari, ovvero a impiegati poveri, ciò che i preti, a forza di sembrare tali, so-no effettivamente diventati. Se non si vuole che le religioni si equivalgano anche gli abiti devono differenziarsi. Baget Bozzo ha portato la tonaca per due anni nell’europarlamento, resistendo alle ironie di Craxi, poi l’ha gettata alle ortiche quando è stato sospeso a divinis e in quel posto l’ha lasciata anche dopo essere stato riammesso. Percepisce il mio rimprovero silenzioso e mi porta a piccoli passi, a passi piccolissimi, a buffi passettini veloci, nella camera dove dietro la cyclette c’è il servitore muto con la giacca appesa. Sul bavero sinistro è applicata una croce normale, sul bavero destro una croce speciale, una croce smaltata di rosso presa a Santiago di Compostela, con il braccio inferiore a forma di spada. “E’ in funzione antiislamica, legata al culto di Santiago Matamoros”. (Lo statuone bellicoso che i mollicci preti spagnoli vorrebbero togliere dal santuario per non disturbare i loro amici moros, i maomettanos). Vabbè, è un’attenuante.
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A proposito di Spagna. “I vescovi spagnoli stanno pagando il loro pacifismo perché Dio vede e giudica. I vescovi baschi si sono rifiutati di condannare l’Eta? Bene, ora la pagheranno con il matrimonio omosessuale… Io ho conosciuto Gonzales, ho conosciuto Mitterrand, ho conosciuto Delors, erano socialisti ma credevano in qualcosa, Zapatero non crede in niente, è un nichilista. A proposito di Italia. “Berlusconi difende la legge naturale. Forza Italia è il partito che difende le posizioni della Chiesa sulla vita, il partito grazie al quale è stata vietata la fecondazione eterologa”. A proposito di Mondo. “L’Onu e l’Europa sono nichiliste, Bush invece è cristiano”.
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“Io non posso che essere un eremita, vivo qui nell’eremo”. L’eremo di Carignano. “Sono un cattolico di una chiesa dispersa ma ho un popolo, un popolo che non legge Ravasi, un popolo che se non ci fosse non ci sarebbe nemmeno il Foglio”.
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La domanda per me fondamentale:
come la mettiamo col porgere l’altra guancia, come facciamo ad essere guerrieri cristiani? “Porgere l’altra guancia non significa non poter combattere, il Vangelo distingue l’ordine religioso da quello politico, è Gesù che ha detto ‘Date a Cesare quel che è di Cesare’. Porgere l’altra guancia significa cambiare il proprio cuore. Il cristianesimo non ha mai negato la natura, fino al giorno del giudizio ci sarà il mondo, ci sarà il peccato. Il cristianesimo ha canonizzato i guerrieri, domani per esempio è san Venceslao”. No, san Venceslao è oggi. “E’ vero, è oggi. San Venceslao era il duca di Boemia, dovette partecipare a guerre, a duelli, perché ci sono dei diritti-doveri naturali a cui nessuno si può sottrarre”. La legittima difesa.
A questo proposito avrei qui san Roberto Bellarmino:
“Compito di un buon principe, al quale è affidata la protezione del bene comune, è impedire che le parti corrompano il tutto. Di conseguenza se non può conservare integre tutte le parti, deve piuttosto recidere una parte che lasciar perire il bene comune”.
“Potresti ricordare anche Marco d’Aviano o san Giovanni da Capestrano, che lottò contro gli eretici hussiti e predicò la crociata. I turchi avevano preso Costantinopoli e stavano risalendo i Balcani per aggredire il cuore dell’Europa. Giovanni percorse tutta l’Europa per mettere in piedi un esercito, che risultò un esercito raffazzonato, senza alcuna preparazione militare, tanto che i suoi comandanti, sfiduciati, volevano patteggiare coi turchi. Giovanni si oppose, insistette per la guerra e nel luglio del 1456, a Belgrado, contro ogni aspettativa i turchi vennero sconfitti e l’Europa salvata”. Pertanto quei rabbini israeliani, quelli che hanno firmato il documento in cui c’è scritto “Chiunque venga per uccidere, uccidilo per primo”, hanno torto a considerarci smidollati in quanto cristiani.
Noi siamo smidollati in quanto smidollati, Cristo non c’entra.
“La pace non è mai stata un principio assoluto per la Chiesa. Nella sua storia non c’è mai stato un intervento come quello di Giovanni Paolo II contro la guerra in Iraq. La singola obiezione di coscienza la capisco ma la Chiesa prima d’ora non ha mai detto a un intero popolo di non combattere. Nemmeno ai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Oggi i cristiani sembrano diventati una categoria a parte, un branco di pecorelle beate, né grazia né natura. In questa posizione c’è molto gnosticismo antico, secondo me la linea pacifista è gnostica, contiene una componente eretica, è la negazione della legge naturale. C’è anche qualcosa di eversivo perché se si impedisse l’uso della forza cadrebbe l’ordine civile”.
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Le porte dell’inferno prevarranno? “Non prevarranno”. Nel Vangelo di Luca, dove dice “Il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra”, non mi ricordo mai se alla fine della frase c’è un punto interrogativo o un punto e basta. “C’è un punto interrogativo”. E quindi Matteo e Luca si contraddicono: le porte dell’inferno non prevarranno ma forse non rimarrà la fede sulla terra. “Non si contraddicono: le porte dell’inferno non prevarranno ma forse, a credere, rimarrano in pochissimi”.
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Che tristezza, cambio argomento proponendo a Baget Bozzo di andare a pranzo in qualche posto qui dei dintorni, tentativo fallito, lui a pranzo mangia solo pesce bollito e una mela, la sera più o meno lo stesso, si concede qualche strappo solo il sabato e la domenica. Tocca rimanere inchiodati allo scontro di civiltà, digiuni, senz’acqua né vino. Vengono i brividi, nello studio. Come mai il condizionatore a tutta birra in questa stagione? “Mi piace il freddo”. Forse capisce che il freddo piace solo a lui e si alza per spegnere o almeno abbassare l’aggeggio infernale.
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“Hai letto il libro di Marco Politi?” Me ne guardo bene, tanti anni fa ero un ragazzo facile, cercavo di uniformarmi, insomma leggevo Repubblica, dovetti smettere di farlo proprio perché non sopportavo che il vaticanista fosse un nemico del Papa. Tutti i giorni a tirargli i piedi, uno stillicidio, una tortura cinese, cercavo di saltarla quella pagina ma non c’era niente da fare, ci andavo a sbattere anche senza volerlo. Come se la rubrica Judaica sul Sole 24 ore la tenesse David Irving, lo storico negazionista. Una rubrica anticattolica quotidiana, ci vuole anche una bella costanza. Tutto il resto del giornale non costituiva un problema. Non me ne importava niente di quello che scriveva Scalfari, mai letta una riga di Scalfari, mai nemmeno un attacco di editoriale, lo giuro, mai letta una riga di Scalfari come mai letta una riga di Andrea De Carlo, uno ha la barba e l’altro non ce l’ha ma questo e quello per me pari sono, nei rispettivi campi sono entrambi forme esemplari di midcult, mentre Politi non era così immediatamente riconoscibile ed evitabile, in fondo era uno che dava notizie e non opinioni da inzuppare da Babington nel tè delle cinque, volenti o nolenti toccava dargli un’occhiata, e mi accorgevo solo a metà articolo che la notizia era tendenziosa, maliziosa, velenosa, e che colui che firmava era un nemico della Chiesa, del Papa, di Gesù Cristo, della Madonna e di tutti noi cristiani. Oggi però non saprei, è da tanto che l’ho perso di vista. “Il suo è un bel libro, solo che tutta la Chiesa vi appare di sinistra”. Ecco, era da dire, è rimasto quello di una volta, per lui il tempo è passato invano, nemico della Chiesa, del Papa, di Gesù Cristo, della Madonna e di tutti noi cristiani.
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Baget Bozzo va un po’ tradotto, sia quando parla che quando scrive. Ha pubblicato tanti libri, confesso di aver letto solo “Profezia” che mi è piaciuto ma di cui non ho capito nemmeno il sottotitolo: “Il cristianesimo non è una religione”. Boh. Nella premessa prova a spiegarlo: “Il cristianesimo è una ontologia mistica ed escatologica”. Io la parola ontologia non so mai che significhi, l’ho letta mille volte e tutte le volte devo andare a prendere il dizionario:
“Scienza che studia l’essere in quanto essere”. Riboh. Capisco meglio René Girard quando dice che il cristianesimo è (anche) un’antropologia.
L’ontologia proprio no, assomiglia inoltre a una parola orrenda, oncologia. Un consiglio fraterno: io l’ontologia la lascerei perdere, troverei un sinonimo. Eviterei anche di scrivere frasi come la seguente: “L’Uno e l’Unico rivela così la sua originaria molteplicità, la molteplicità come unità dell’unità”. Magari è un concetto importante, proprio per questo va reso in altra forma. Almeno provarci.
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Per che cosa combattiamo? “Io combatto per difendere la linea della vita contro la linea della pace. La linea della vita è tradizionale, quella della pace è gnostica. Il Papa dovrebbe scegliere, non si può essere nello stesso tempo contro la fecondazione eterologa e contro la guerra. I pacifisti sono abortisti, nella loro pace c’è il contrario della vita. La Chiesa non può essere pacifista perché ha delle verità da difendere. La Chiesa non può ignorare il problema dell’ordine civile, non può pensare di declassare lo Stato e affidare tutto all’Onu, perché solo lo Stato porta la spada”. Lo spadone di Santiago Matamoros di cui abbiamo così bisogno.
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Molto prima di Alain Besançon, che comunque va benissimo perché ripetere giova, e anzi non basta mai, Baget Bozzo ha scritto a lungo della falsa somiglianza tra cristianesimo e maomettanesimo, della favola bella di Abramo padre comune, insomma di tutta la rava e la fava panmediterranea. Noi papalini non possiamo definire la politica di Giovanni Paolo II come fa Ceronetti, nell’aggiornamento 2004 del suo vertiginoso “Viaggio in Italia” (Einaudi), come un “prolungato, ostinato filoislamismo woityliano”. Ma certo non riusciamo a capire il disegno, perché il disegno molto ben nascosto da qualche parte ci sarà, di un pontificato iniziato con tutt’altro tono sotto il segno di Maria, il segno più cattolico che ci sia. “Ma l’islam non è il problema, il problema è precedente, sta nella caduta dottrinale, nel disarmo spirituale che ha fatto perdere il senso dell’unica vera religione. La Chiesa si è socializzata e secolarizzata”. Protestantizzata. “Secolarizzata, che è peggio che protestantizzata. Proprio mentre sale una domanda di spiritualità, perché la gente avverte il mistero per se stesso. L’islam prolifera nel vuoto, non a caso il maggior numero di conversioni avvengono in Francia che è il paese più scristianizzato”. Ma siccome le porte dell’inferno non prevarranno, qui dall’eremo di Carignano si vedono anche segni buoni? “Si intravede una rinascita cattolica che però passa attraverso i singoli, cioè in modo contrario a quello che il concilio auspicava. La Chiesa cattolica, che ripeto è viva per miracolo, per volontà di Dio a dispetto di una gerarchia ambigua, è sostenuta dai santi nascosti. Mentre l’ortodossia cattolica oggi si ritrova nella Chiesa ortodossa”. Sbatti e risbatti contro il soffitto basso della liturgia contemporanea, gli spiriti più sensibili finiscono sempre col sentirsi attratti dalla verticalità di Bisanzio, senza per questo doversi divincolare dall’abbraccio di Roma, siccome extra ecclesiam nulla salus. Fece così Cristina Campo dopo il ’68, rifugiandosi al Russicum di via Cattaneo, all’Esquilino: seminario pontificio ma con rito orientale.
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Fuori la casa di Baget Bozzo l’aria e la luce di Carignano. Alti palazzi ottocenteschi, solidi, divisi da strade larghe, alberate. Salgo verso il culmine della collina, dov’è appoggiata la grandiosa chiesa a croce greca: Santa Maria Assunta di Carignano, progetto cinquecentesco di Galeazzo Alessi, l’architetto del milanese Palazzo Marino.
Da piazza Carignano scendono strade sempre più ombrose mano a mano che affondano nel brulichio di Genova. Sulla larga facciata rossa incorniciata dalle torri grezze, non intonacate, sopra il portale c’è l’altorilievo della Madonna che assurge in cielo in mezzo a un volo d’angeli. Sotto il portale, seduta sulla soglia, oggi san Venceslao c’è una ragazza dai capelli neri.
Non è frequente vedere una bella ragazza dai capelli neri, da sola, seduta sulla soglia di una bella chiesa.
Direi anzi che è una scena statisticamente improbabile.
Mi godo la preziosa visione ruotando panoramicamente a 360 gradi: Genova, il porto, il mare, e di nuovo la facciata dell’Assunta. E sopra la chiesa il cielo, solcato da nuvole in corsa. La ragazza dai capelli neri penserà che sono scemo o ubriaco. Sono un vecchio bagnino, invece, e pur non avendo difficoltà ad abbordare chicchessia in qualunque momento in qualunque luogo questa volta decido che no, non sporcherò con le mie confuse libidini questa visione di Carignano, con l’Assunta che sta per spiccare il volo ed esattamente sotto di lei la ragazza dai capelli neri che aspetta qualcosa o più probabilmente qualcuno, e intanto mi guarda mentre giro su me stesso.
Fukuyama, Huntington, Novak e Putnam hanno i loro motivi per combattere (vedi Foglio 19 febbraio 2002), Baget Bozzo ha i suoi motivi per combattere (vedi sopra), io ho i miei motivi per combattere e sono l’Assunta di Carignano e la ragazza ignota dai capelli neri, seduta sulla soglia il giorno di san Venceslao.
Camillo Langone su Il Foglio del 9 ottobre
saluti




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