L’eucalipto-cowboy e la flora sarda
Sollecitati dal signor Antonio Michele Angioni di Arborea (autore della lettera “I non pochi pregi dell’eucalyptus”, pubblicata domenica, ndr) ci accingiamo ad una doverosa precisazione merito all’ordinanza del Sindaco sugli eucalipti a Muravera. Tranquillizziamo tutti coloro che leggono i giornali e sono sinceramente preoccupati per l’estinzione dell’eucalipto in terra sarda: l’ordinanza del sindaco ha il chiaro significato di affermare il diritto di un Comune di programmare e pianificare le scelte territoriali e paesaggistiche, secondo criteri che saranno oggetto di prossima esposizione e discussione prima che vengano adottati in un regolamento. Così si fa nei paesi democratici.
Il signor Angioni dovrebbe segnalare alla comunità scientifica la nuova varietà di eucalipto di Arborea (Eucalyptus arboreinus?) che, contrariamente a tutte le specie universalmente conosciute - e ne sanno qualcosa gli agrumicoltori del Sarrabus - non è affatto competitiva per l’acqua e i suoi nutrienti nei confronti di tutte le piante circostanti, né causa il forte deperimento di qualunque specie vegetale limitrofa, gramigna compresa. Se non si propaga lateralmente, di chi sono allora quelle potenti radici che divellono qualunque manufatto (tubazioni, strade, canali) nelle immediate vicinanze? È inoltre storicamente inconfutabile che l’eucalipto sia stato ampiamente diffuso in Sardegna nel ‘900 per le sue caratteristiche bonificatorie di terreni malarici e di facile attecchimento; la cosa non è in contraddizione con la sua sperimentale e confinata introduzione nel ‘700. Una diffusione forzata e non programmata, senza tener conto degli endemismi locali: per motivarne la diffusione si affermava negli anni ’40 che il lentischio e la palma di San Pietro erano specie infestanti! La difesa che si fa del povero eucalipto mi fa venire in mente i vecchi film western dove si parteggiava per l’uomo bianco (l’eucalipto) contro il selvaggio pellerossa indigeno (la flora sarda). La storia ci insegna che cos’è accaduto in realtà. I piemontesi hanno costruito con i nostri boschi le ferrovie italiane, i toscani ne hanno fatto carbone: altro che a fora sos istrangius, non sarà forse il caso invece di cominciare a proteggere quelli che sono veramente i più deboli?
Salvatore Piu - Sindaco
Carmelo Viviani - Assessore all’ Agricoltura
Muravera
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Lettera pubblicata nell 'unione sarda http://www.unionesarda.it/unione/200...ET01/A04A.html




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