Dal sito http://www.freemasons-freemasonry.com/
Giosuè Carducci, DAVANTI SAN GUIDO
del Fr. Giovanni Malevolti
http://www.freemasons-freemasonry.com/carducci.html


Dal sito http://www.freemasons-freemasonry.com/
Giosuè Carducci, DAVANTI SAN GUIDO
del Fr. Giovanni Malevolti
http://www.freemasons-freemasonry.com/carducci.html


Davanti S.Guido 2 - La vendetta
Noi, che a fatica l'imparammo a mente
senza capir praticamente niente;
la leggi adesso e ti sovviene tutta
dio come è bella! e ci pareva brutta...


Tipico e deleterio effetto della scuola, non limitato solo a Carducci...Originally posted by pcosta
Davanti S.Guido 2 - La vendetta
Noi, che a fatica l'imparammo a mente
senza capir praticamente niente;
la leggi adesso e ti sovviene tutta
dio come è bella! e ci pareva brutta...![]()


Premio Nobel per la letteratura nel 1906, Carducci ebbe con la Massoneria un rapporto lungo, vivace e non privo di conflittualità. Vi aderì probabilmente intorno al 1862. Nel 1866 lo troviamo Fratello Maestro nella Loggia Felsinea di Bologna ma, a seguito di una serie di accadimenti, si staccò per diversi anni dalla vita massonica attiva (e tuttavia nel 1888 fu insignito del 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato). In diversi frangenti manifestò disapprovazione per la politica culturale dell’Ordine e una certa qual benevola sufficienza nei confronti delle sue guide. Ciononostante, Carducci rimane una delle figure letterarie più legate alla Massoneria italiana e tra i "carducciani", spesso traballanti emuli del loro genio ispiratore, non si contano le firme massoniche.
E’ rimasta celebre la fotografia della salma di Carducci ornata dalle insegne muratorie, circostanza che ha fatto ipotizzare la possibilità che il poeta abbia avuto, in privato, "funerali massonici".
Come ha sottolineato il critico Binni, evocando tematiche di sicuro interesse massonico, Carducci è stato il poeta "del contrasto dell’esistenza terrena. […] Ha espresso più direttamente questo tema in quelle poesie che, sollecitate da occasioni più intime e dolorose, risolvono più energicamente l’incontro sofferto del sentimento della vitalità e della morte, tradotte nei loro simboli più compendiosi e assoluti: luce e buio, sole e ombra, suono e silenzio, calore e freddo... […]"
Per questo, più che in talune poesie di memoria storica, possiamo forse cogliere il riverbero autentico dell’Arte massonica nelle liriche carducciane quali la Ballata dolorosa, dove il sigillo della morte imprime ai processi vitali dell’universo (l’acqua, la brezza, il canto degli uccelli, le braccia aperte delle fanciulle danzanti) un’inedita pregnanza.
Da Michele Moramarco - Nuova Enciclopedia Massonica, Vol. II, CE.S.A.S. 1989


Era eccome, un noto frammassone...
Personaggio equivoco che dopo aver composto un imbarazzante "inno a satana"( da lui stesso più tardi definito una "chitarronata"), si compiaceva di fare lauti pasti a base di carne il venerdì per dileggiare il costume cattolico del mangiare di magro in tale giorno.
Peccato per la poesia che mi piaceva, nonostante questa lettura in chiave muratoria, che comunque- a mio parere- è piuttosto tirata per i capelli.
![]()


Tra le tante vecchie foto sepolte nei cassetti, ho anche un paio di fotografie dell'ormai vecchio poeta, su una delle quali è stilata a lapis la seguente frase:
"Nè preci di cardinali nè comizi di popolo. Io sono quale che fui nel 1867 e tale aspetto immutato e imperturbato la grande ora.
Nov. '05 G. Carducci"
A SATANA G. Carducci
A te, de l'essere
Principio immenso,
Materia e spirito,
Ragione e senso;
Mentre ne' calici
Il vin scintilla
Sì come l'anima
Ne la pupilla;
Mentre sorridono
La terra e il sole
E si ricambiano
D'amor parole,
E corre un fremito
D'imene arcano
Da' monti e palpita
Fecondo il piano;
A te disfrenasi
Il verso ardito,
Te invoco, o Satana,
Re del convito.
Via l'aspersorio,
Prete, e il tuo metro!
No, prete! Satana
Non torna indietro!
Vedi: la ruggine
Rode a Michele
Il brando mistico,
Ed il fedele
Spennato arcangelo
Cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
A Geova in mano.
Meteore pallide,
Pianeti spenti,
Piovono gli angeli
Da i firmamenti.
Ne la materia
Che mai non dorme,
Re de i fenomeni,
Re de le forme,
Sol vive Satana.
Ei tien l'impero
Nel lampo tremulo
D'un occhio nero,
O ver che languido
Sfugga e resista,
Od acre ed umido
Pròvochi, insista.
Brilla de' grappoli
Nel lieto sangue,
Per cui la rapida
Gioia non langue,
Che la fuggevole
Vita ristora,
Che il dolor proroga,
Che amor ne incora.
Tu spiri, o Satana,
Nel verso mio,
Se dal sen rompemi
Sfidando il dio
De' rei pontefici,
De' re cruenti;
E come fulmine
Scuoti le menti.
A te, Agramainio,
Adone, Astarte,
E marmi vissero
E tele e carte,
Quando le ioniche
Aure serene
Beò la Venere
Anadiomene.
A te del Libano
Fremean le piante!
De l'alma Cipride
Risorto amante
A te ferveano
Le danze e i cori,
A te i virginei
Candidi amori,
Tra le odorifere
Palme d'Idume,
Dove biancheggiano
Le ciprie spume.
Che val se barbaro
Il nazareno
Furor de l'agapi
Dal rito osceno
Con sacra fiaccola
I templi t'arse
E i segni argolici
A terra sparse?
Te accolse profugo
Tra gli dèi lari
La plebe memore
Ne i casolari.
Quindi un femineo
Sen palpitante
Empiendo, fervido
Nurne ed amante,
La strega pallida
D'eterna cura
Volgi a soccorrere
L'egra natura.
Tu a l'occhio immobile
De l'alchimista,
Tu de l'indocile
Mago a la vista,
Del chiostro torpido
Oltre i cancelli,
Riveli i fulgidi
Cieli novelli.
A la Tebaide
Te ne le cose
Fuggendo, il monaco
Triste s'ascose.
dal tuo tramite
Alma divisa,
Benigno è Satana;
Ecco Eloisa.
In van ti maceri
Ne l'aspro sacco:
Il verso ei mormora
Di Maro e Flacco
Tra la davidica
Nenia ed il pianto;
E, forme delfiche,
A te da canto,
Rosee ne l'orrida
Compagnia nera
Mena Licoride,
Mena Glicera.
Ma d'altre imagini
D'età più bella
Talor si popola
L'insonne cella.
Ei, da le pagine
Di Livio, ardenti
Tribuni, consoli,
Turbe frementi
Sveglia; e fantastico
D'italo orgoglio
Te spinge, o monaco,
Su 'l Campidoglio.
E voi, che il rabido
Rogo non strusse,
Voci fatidiche,
Wicleff ed Husse,
A l'aura il vigile
Grido mandate:
S'innova il secolo,
Piena è l'etate.
E già già tremano
Mitre e corone:
Dal chiostro brontola
La ribellione,
E pugna e prèdica
Sotto la stola
Di fra' Girolamo
Savonarola.
Gittò la tonaca
Martin Lutero;
Gitta i tuoi vincoli,
Uman pensiero,
E splendi e folgora
Di fiamme cinto;
Materia, inalzati;
Satana ha vinto.
Un bello e orribile
Mostro si sferra,
Corre gli oceani,
Corre la terra:
Corusco e fumido
Come i vulcani,
I monti supera,
Divora i piani;
Sorvola i baratri;
Poi si nasconde
Per antri incogniti,
Per vie profonde;
Ed esce; e indomito
Di lido in lido
Come di turbine
Manda il suo grido,
Come di turbine
L'alito spande:
Ei passa, o popoli,
Satana il grande.
Passa benefico
Di loco in loco
Su l'infrenabile
Carro del foco.
Salute, o Satana
O ribellione
O forza vindice
De la ragione!
Sacri a te salgano
Gl'incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
De i sacerdoti.


"Non mai chitarronata - salvo cinque o sei strofe - mi uscì dalle mani tanto volgare..."In Origine Postato da Dreyer
Era eccome, un noto frammassone...
Personaggio equivoco che dopo aver composto un imbarazzante "inno a satana"( da lui stesso più tardi definito una "chitarronata)...
Sono parole pronunciate una ventina d’anni dopo aver pubblicato (sotto lo pseudonimo di Enotrio Romano) l'Inno a Satana. Ma, più che ai contenuti provocatori, credo si riferisse ai non eccelsi risultati raggiunti dal punto di vista estetico.


Può darsi, credo anch'io...
ad ogni modo questo non cambia il mio giudizio su di lui e su quella "poesia".