I Paesi dell'Est europeo ex comunisti non vogliono un ex comunista come prossimo ministro degli Esteri dell'Unione europea. Lo ha detto Tombinski, ambasciatore della Polonia presso la Ue a Bruxelles, parlando dell'ipotesi della candidatura di Massimo D'Alema al posto di Alto rappre*sentante degli Affari esteri del*l’Unione europea istituita dal Trattato di Lisbona. «D'Alema è un problema», ha detto Tombinski. «Sarebbe meglio avere una persona la cui autorità non può essere contestata a causa delle sue appartenenze politiche passate».
Il ministro degli Esteri Franco Frattini al riguardo ha ribadito la posizione del governo italiano: «Se emergesse in concreto la proposta del Partito socialista europeo di D'Alema, noi la sosterremmo con convinzione. È chiaro che avere un italiano in un posto così importante è comunque un onore e un orgoglio per l'Italia».
D'Alema ministro degli Esteri Ue: «Il suo passato sarebbe un problema» - Corriere della Sera
I paesi che hanno sperimentato il comunismo reale, giustamente, non intendono accettare la presenza di (ex) comunisti nelle più alte cariche istituzionali europee.
La figura di Massimo D'Alema, in realtà, non è discussa tanto per i trascorsi da dirigente del PCI (e poi del PDS, e poi dei DS, e oggi del PD), ma per le posizioni smaccatamente filo-arabe, spinte fino al punto da rasentare l'apprezzamento per certi gruppi terroristici (tutti ricordano la scandalosa, ignobile passeggiata nelle vie di Beirut a braccetto di un leader di Hezbollah).
Ma istintivamente pesa anche un retaggio certo discutibile, fatto di appartenenze storiche ed ideologiche fallite, ancora ben presenti, però, nei ricordi delle genti dell' Europa Orientale, in special modo in Polonia.
Il governo italiano è costretto di malavoglia ad appoggiare una candidatura di cui si farebbe (almeno si spera) volentieri a meno. Siamo ampiamente stanchi di una Europa liberale, progressista, dominata da avversari del conservatorismo, da uomini grigi, da idee pesanti.




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