L'ecologismo distrugge l'Italia Il verde si salva coi diritti di proprietà
di Carlo Stagnaro
Mai come nei giorni scorsi è apparso chiaro un fatto: le organizzazioni ambientaliste italiane sono organiche ai partiti politici di sinistra. Non sono sinceramente preoccupate per il futuro dell’ecosistema. Sono serbatoi di voti e incubatrici di candidati per i partiti di sinistra
Che vi fosse una sorta di flusso osmotico dalle campagne ecologiste alle aule parlamentari, e che questo flusso sfociasse sui banchi dell’Ulivo, era in qualche maniera risaputo. Ma, nel dibattito sulla Delega Ambientale, la patina verde s’è scrostata, e dei Verdi è restato solo il palpitante cuore rosso. Eppure, ciò che il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli chiede è più che ragionevole: l’abusivismo edilizio non si risolve con le ruspe. Si affronta prendendo atto della realtà.
Il grido che, in Senato, s’è levato dagli spalti dei Verdi è significativo e, a modo suo, onesto: “Vergogna, state spogliando l’Italia”. Detto da chi vuole abbatter villette, radere al suolo case, cacciar l’uomo dai parchi, strappa un sorriso. Perchè il termine stesso, “abusivismo”, è figlio d’un’idea sbagliata: che l’ambiente e il paesaggio siano proprietà dello Stato, e che debba essere lo Stato a decidere chi costruisce cosa e dove e quando e come.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: per una villetta “abusiva”, dieci, cento case, che abusive non sono, vengono abbandonate perché la regolamentazione ne ha strangolato i proprietari; cento, mille campi vengon lasciati alle ortiche perché i contadini son diffidati dal coltivar questo e quello dall’amministrazione del parco.
Le principali organizzazioni ecologiste non capiscono, o non voglion capire, che gl’incentivi disegnati dalla legislazione indirizzano il comportamento umano. Se un territorio è imbalsamato, verrà anche abbandonato. Viceversa, se all’uomo si consente di plasmare l’ambiente, egli tenderà ad abbellirlo: nessuno vuol vivere nel brutto e nello sporco e nell’inguardabile. Perchè il gioco funzioni, occorre sbarazzarsi dei troppi ostacoli che limitano o uccidono l’idea stessa di proprietà privata. Nel bel volume La proprietà e la legge, Silvio Boccalatte mostra come in Italia la proprietà immobiliare sia svaporata a causa di regolamentazioni, tasse e vincoli: “il proprietario di immobili, soggetto all’arbitrio più totale, non è in una posizione tutelata dall’ordinamento giuridico”.
Il problema della tutela del paesaggio è, naturalmente, cosa seria. Ma non lo si può risolvere limitandosi ad abbattere edifici in piedi da decenni, o imponendo la legge marziale degli ambientalisti a intere regioni (ipocritamente definite “parchi nazionali”). Il paesaggio va protetto attraverso l’individuazione, la definizione e il religioso rispetto dei diritti di proprietà: se i diritti di proprietà di nessuno vengono infranti dalla costruzione di una casa o dalla modifica di un fabbricato, allora è peggio che sbagliato, è dannoso, pretendere d’imporre ope legis il gusto estetico degli ecologisti.
Il ministro Matteoli ha voluto sottrarre agli arbitri del Parlamento, al tiramolla dei gruppi di pressione, un tema tanto delicato come la gestione delle abitazioni che non sono del tutto in regola con ogni singolo cavillo. Chi di voi è senza reato, tolga la prima pietra.
(Da L'Indipendente, 16 ottobre 2004)


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