Re: Re: Re: Riflessioni sugli scioperi
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In Origine Postato da raulbelli
Certo, è sempre difficile dimostrare che le cose sarebbero andate diversamente se si fosse fatto in altro modo da come si è fatto.
Solo con l'intelligenza ci si può arrivare; altrimenti, per chi l'intelligenza non ce l'ha, bisognerebbe provare a fare in quell'altro modo e il risultato potrebbe convincere anche quelli.
In ogni attività umana c'è questo problema.
La spiegazione di quello che mi chiedi stà nella legge mai scritta, ma sempre inesorabilmente valida in ogni campo della domanda e dell'offerta.
Se crei difficoltà di qualsiasi genere a chi vuole intraprendere una attività, avrai meno posti di lavoro e quindi meno forza contrattuale.
Grazie per la risposta un pochino più indovinata delle altre.
Secondo questa legge poichè siamo più poveri dovrebbero diminuire i prezzi ma nella realtà ciò non avviene. Perché?
Perchè il discorso della legge della dmanda e dell'offerta funziona finchè non si formano cartelli!
Quando tutti cercano di guadagnare di più e nessuno molla potendo disporre di risorse consistenti (gli operatori del commercio) e dovendo i consumatori in ogni caso approvvigionarsi di beni e servizi ormai indispensabili si viene strangolati a meno di accettare pesanti ritorni a condizioni di disagio.
Anche in queste condizioni rimane sempre un minimo di mercato da parte dei ceti più poveri che si indebitano pur di mantenere "un livello di vita dignitoso" e dei ceti benestati che consente al mercato pur in condizioni di recessione di mantenere livelli di costo anomali ed in ogni caso superiori al livello di altri paesi.
Così mentre si hanno aumenti dei costi ed in altri paesi si adeguano gli stipendi dei lavoratori dipendenti nel nostro paese si mantengono a livelli del 2000.
Nel contempo tutti coloro che non sono sottoposti ad un contratto di lavoro da dipendenti hanno ritoccato verso l'alto le proprie tariffe e quindi i propri guadagni e di conseguenza i propri stipendi.
Insomma il mercato si è limitato e si sta chiudendo in faccia ai ceti più deboli e poveri che si trovano alla finestra a vedere consumare chi può.
Questa massa di lavoratori dipendenti non in grado di accedere al mercato si sta allargando ed il divario si accresce fino ad un punto in cui ci potrebbe essere l'esasperazione della massa. Dio non voglia che si arrivi a quel punto!
Saluti
Re: Re: Re: Re: Riflessioni sugli scioperi
Citazione:
In Origine Postato da il Pasquino
Secondo questa legge poichè siamo più poveri dovrebbero diminuire i prezzi ma nella realtà ciò non avviene. Perché?
Perchè il discorso della legge della dmanda e dell'offerta funziona finchè non si formano cartelli!
Quando tutti cercano di guadagnare di più e nessuno molla potendo disporre di risorse consistenti (gli operatori del commercio) e dovendo i consumatori in ogni caso approvvigionarsi di beni e servizi ormai indispensabili si viene strangolati a meno di accettare pesanti ritorni a condizioni di disagio.
Anche in queste condizioni rimane sempre un minimo di mercato da parte dei ceti più poveri che si indebitano pur di mantenere "un livello di vita dignitoso" e dei ceti benestati che consente al mercato pur in condizioni di recessione di mantenere livelli di costo anomali ed in ogni caso superiori al livello di altri paesi.
Così mentre si hanno aumenti dei costi ed in altri paesi si adeguano gli stipendi dei lavoratori dipendenti nel nostro paese si mantengono a livelli del 2000.
Nel contempo tutti coloro che non sono sottoposti ad un contratto di lavoro da dipendenti hanno ritoccato verso l'alto le proprie tariffe e quindi i propri guadagni e di conseguenza i propri stipendi.
Insomma il mercato si è limitato e si sta chiudendo in faccia ai ceti più deboli e poveri che si trovano alla finestra a vedere consumare chi può.
Questa massa di lavoratori dipendenti non in grado di accedere al mercato si sta allargando ed il divario si accresce fino ad un punto in cui ci potrebbe essere l'esasperazione della massa. Dio non voglia che si arrivi a quel punto!
Saluti
Cioè, se ho capito bene, mi stai dicendo che in Italia i lavoratori dipendenti sono più bistrattati che negli altri paesi, i commercianti alzano i prezzi per guadagnare di più anche se il popolo non ha i soldi per comprare ciò che gli serve per campare ed è costretto ad indebitarsi per andare avanti, e le grosse organizzazioni commerciali formano i cartelli per mantenere i prezzi alti e non essere soggetti alla legge della domanda e dell'offerta che potrebbe costringerli ad abbassare i prezzi.
Io non so se è così, ma credo a quello che dici. Lo prendo per vero.
Però mi risulta che le leggi italiane sono le più severe forse di tutto il mondo per la tutela dei lavoratori, cioè delle categorie più deboli nella società.
Pensaci un po', non sarà proprio questa la causa di questo stato di cose?
Credo che l'errore sia quello di considerare la popolazione come se fosse formata da due caste separate: gli imprenditori e i lavoratori subordinati.
E' ovvio che in generale gli imprenditori siano più benestanti dei lavoratori subordinati, altrimenti chi glielo farebbe fare a prendersi i grattacapi e i rischi che l'impresa comporta?
Però la strada dell'imprenditoria è libera per tutti. Non è più come nel XVIII secolo che in certi paesi, come in Inghilterra, era vietato ad un contadino di diventare imprenditore o di cambiare mestiere e perfino città per trovarsi un lavoro più conveniente.
Se i lavoratori con le loro lotte hanno creato delle difficoltà agli imprenditori, come ad esempio l'articolo 18 dello S.d.L.,adesso hanno anche difficoltà a diventare a loro volta degli imprenditori.
Non è che il problema sia limitato a uno o due; potrebbero essere centinaia di migliaia o forse milioni.
Io stesso, avrei voluto e potuto farlo, a parte che me lo hanno impedito anche dei problemi di salute, ma anche se non avessi avuto i problemi di salute sarei stato molto restio a farlo, proprio per le difficoltà che intravvedevo nella legislazione.
D'altra parte, se le cose stanno come tu dici, cosa vorresti che fosse fatto per risolvere il problema?
Re: Re: Re: Re: Re: Riflessioni sugli scioperi
Citazione:
In Origine Postato da raulbelli
Cioè, se ho capito bene, mi stai dicendo che in Italia i lavoratori dipendenti sono più bistrattati che negli altri paesi, i commercianti alzano i prezzi per guadagnare di più anche se il popolo non ha i soldi per comprare ciò che gli serve per campare ed è costretto ad indebitarsi per andare avanti, e le grosse organizzazioni commerciali formano i cartelli per mantenere i prezzi alti e non essere soggetti alla legge della domanda e dell'offerta che potrebbe costringerli ad abbassare i prezzi.
Io non so se è così, ma credo a quello che dici. Lo prendo per vero.
Però mi risulta che le leggi italiane sono le più severe forse di tutto il mondo per la tutela dei lavoratori, cioè delle categorie più deboli nella società.
Pensaci un po', non sarà proprio questa la causa di questo stato di cose?
Questa è una vecchia tesi degli economisti/filosofi di destra ma anche di una buona parte della sinistra! :D
Forse se ci sono tante tutele è proprio perché il sistema dà molto più potere al più forte e ricco.
Provi ad esempio a fare una causa ad una grande impresa negli USA ed a farne una anche con una media impresa italiana e si accorge come le tutele nei confronti del cittadino siano molto più potenti negli USA.
E poi si dovrebbe anche sfatare questo mito delle grandi tutele nei confronti dei lavoratori in Italia rispetto degli altri paesi. In realtà negli altri paesi gli stipendi sono molto più alti, gli orari di lavoro minori e meno “flessibili” che in Italia (negli altri paesi nessuno si sognerebbe di chiedervi di fare straordinari non retribuiti!) per non parlare delle morti bianche a livello di terzo mondo nel nostro paese ed i molti incidenti sul lavoro.
Evidentemente tutte queste tutele non ci sono in Italia!
Soprattutto non si riescono neanche a farle rispettare!:mad:
Citazione:
Credo che l'errore sia quello di considerare la popolazione come se fosse formata da due caste separate: gli imprenditori e i lavoratori subordinati.
E' ovvio che in generale gli imprenditori siano più benestanti dei lavoratori subordinati, altrimenti chi glielo farebbe fare a prendersi i grattacapi e i rischi che l'impresa comporta?
Però la strada dell'imprenditoria è libera per tutti. Non è più come nel XVIII secolo che in certi paesi, come in Inghilterra, era vietato ad un contadino di diventare imprenditore o di cambiare mestiere e perfino città per trovarsi un lavoro più conveniente.
Verissimo ma questo funziona quando la offerta di posti è adeguata e superiore o simile alla offerta. Nella realtà offrire posti di lavoro precario non può essere considerata una offerta reale di lavoro ma solo “come tirare avanti”.
Tutti possono trasferirsi da una città all’altra? Se ha disponibilità economica! Ha idea dei costi che si affrontano e delle difficoltà che nel caso di famiglie in Italia diventano proibitive?
E’ vero che un contadino può diventare imprenditore ma occorre denaro e con il sistema di accesso al credito che c’è in Italia è IMPOSSIBILE senza beni documentabili!(poi documenti possono essere falsi, ma questo è un altro discorso ;) )
Cambiare mestiere? Difficilissimo senza denaro! Se prova a farlo da dipendente nessuno lo permetterà. Pretenderanno sempre che abbia precedenti esperienze e se non è giovanissimo nessuno è disposto ad investire un cent nella sua formazione (che in massima parte poi la si fa solo sul campo, del tipo “lo buttiamo in mare se si impara in fretta si salva e se annega lo buttiamo a fare i lavori peggiori o lo cacciamo”)
Citazione:
Se i lavoratori con le loro lotte hanno creato delle difficoltà agli imprenditori, come ad esempio l'articolo 18 dello S.d.L.,adesso hanno anche difficoltà a diventare a loro volta degli imprenditori.
Non è che il problema sia limitato a uno o due; potrebbero essere centinaia di migliaia o forse milioni.
Io stesso, avrei voluto e potuto farlo, a parte che me lo hanno impedito anche dei problemi di salute, ma anche se non avessi avuto i problemi di salute sarei stato molto restio a farlo, proprio per le difficoltà che intravvedevo nella legislazione.
D'altra parte, se le cose stanno come tu dici, cosa vorresti che fosse fatto per risolvere il problema?
Ecco l’altra favola tipica degli economisti rampanti al soldo dei piccoli imprenditori truffaldini (infatti la grande imprenditoria che non può ricorre a facili truffe sa che è una favola e che non serve a nulla!): l’art.18!
Il vaso di Pandora dell’economia italiana!
Invece norme simili che non consentono licenziamenti indiscriminati esistono in tutti i paesi.
Negli USA ad esempio la condanna di discriminazione è dietro l’angolo di ciascun imprenditore senza scrupoli.
Inoltre non è vero che l’art 18 impedisce di licenziare ma solo SENZA UNA RAGIONE valida!
Personalmente ho assistito a casi di licenziamento per gravi inadempienze ed anche per incompetenze.
Sono solo quei piccoli imprenditori senza scrupolo che vogliono avere “le mani libere” non di licenziare ma di avere la libertà di “poter minacciare” il licenziamento.
Con questa sorta di frusta sarebbero liberi di poter imporre le proprie regole, il “proprio contratto” e quindi di fregarsene di contratti nazionali, sicurezza sul lavoro, ecc. In pratica il dipendente diverrebbe una bambola nelle mani dell’imprenditore che avrebbe la possibilità di minacciare in ogni momento il dipendente di gettarlo in mezzo alla strada in ogni momento. A quel punto potrà pagarlo come, quanto e quando vorrà, farlo lavorare per quanto tempo vorrà ecc.! un burattino!
Certo la soluzione non può essere neanche quella di trasformarsi tutti in liberi imprenditori.
Non esiste paese al mondo con un sistema economico del genere ed è ridicolo solo pensarlo!
La soluzione? Quello di rafforzare VERAMETE le tutele del cittadino nei confronti delle imprese dello stato, delle banche, delle assicurazioni, dei liberi professionisti, ecc. le categorie che effettivamente ingessano la nostra economia!
Saluti
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Riflessioni sugli scioperi
Caro Pasquino, sono tutte cose vere quelle che dici, anche se le attribuisci a motivazioni che non mi sembrano quelle giuste, però sarebbe troppo complicato risponderti punto per punto perché dovrei scrivere un paio di pagine in word per ogni argomento che tocchi e ne tocchi uno ogni due righe.
Pertanto ti rispondo solo sull’ultimo periodo che riporto qui sotto e che mi permette di riferirmi a tutto quello che hai detto.
La soluzione? Quello di rafforzare VERAMETE le tutele del cittadino nei confronti delle imprese dello stato, delle banche, delle assicurazioni, dei liberi professionisti, ecc. le categorie che effettivamente ingessano la nostra economia!
In pratica tu vorresti un regime di polizia, in cui nessuno può far niente se non sotto il controllo di qualche agente pronto a mettergli le manette se sgarra.
Il risultato, secondo me, sarebbe che di quei pochi imprenditori che sono rimasti ancora in Italia altri chiuderebbero bottega ed andrebbero a reimpiantare le loro attività in qualche altro paese più liberale (ce ne sono tanti nel mondo) e tutti quei problemi che mi hai citato, diventerebbero ancora più gravi, perché una grande massa di disoccupati sarebbero disposti, per poter campare, a sottomettersi in silenzio a condizioni anche peggiori di quelle che hai descritto.
Al contrario, se l’Italia diventasse più liberale, molti più investitori verrebbero ad impiantare qui le loro attività col risultato di far diminuire la disoccupazione e diventerebbe più difficile per un imprenditore esoso e disumano trovare un lavoratore disposto a lavorare per lui.
Sia tu che io vorremmo migliorare le condizioni di chi sta peggio, su questo mi pare che non ci sia dubbio. Ma chi di noi due ha la visione più giusta per ottenerlo?
Chi ci legge giudicherà dentro di se.
Ti saluto.