Io non sono uno schierato “a priori” politicamente; sono solo uno portato a ragionare su ogni problema, e particolarmente pronto a sganciarsi da preconcetti e da luoghi comuni.
Faccio questa premessa perché l’argomento scioperi è, di per sé, indicatore di appartenenza: in genere, chi è favorevole agli scioperi è di sinistra e chi è contrario è di destra. Ecco, io non sarei né di sinistra, né di destra. Voglio solo ragionare sulla convenienza di fare gli scioperi, per chi li fa, per chi li subisce e per tutta la Società.
Il concetto di base dello sciopero è:
tu datore di lavoro non vuoi darci i miglioramenti che ti chiediamo ed allora noi ci asteniamo dal lavoro. Dato che tu guadagni denaro col nostro lavoro, ne avrai un danno e così, se non vuoi perdere troppo, ti deciderai ad accontentarci.
Questo ragionamento, secondo me, contiene un grave errore di calcolo: l’imprenditore che investe un capitale in una impresa, per ogni euro netto che ha ricavato dalla sua impresa, (cioè dopo aver pagato i dipendenti ed aver pagato le tasse), una parte se la porta a casa per mantenere se stesso e la sua famiglia, vuoi per i bisogni immediati, vuoi per assicurarsi una tranquillità per il futuro, ed il rimanente lo reinveste nell’azienda per ingrandirsi, naturalmente per poter poi guadagnare ancora di più.
Se i suoi lavoratori scioperando gli procurano un minore guadagno, forse ridurrà un po’ anche la parte di ricavi destinata alla famiglia, ma soprattutto ridurrà la parte destinata al reinvestimento nell’azienda.
La conseguenza di questo, mi pare che sia più che altro un danno per i lavoratori dipendenti di quella azienda, perché il “padrone” dell’azienda solo quando sarà vicino al fallimento comincerà a ridurre quella parte dei ricavi da dedicare alla famiglia. A questo punto però il posto di lavoro sarà diventato precario per tutti i lavoratori di quella azienda.
Se il fenomeno fosse circoscritto ad una sola azienda, potrebbe anche essere una cosa positiva, perché quando quella azienda andasse in fallimento il padrone cattivo e avaro sarebbe giustamente castigato, mentre i dipendenti andrebbero a lavorare in altre aziende sane; generalmente però si usa indire gli scioperi per intere categorie ed è tutta la categoria che ne viene a risentire negativamente e quindi non sarebbe facile poi trovare un altro posto di lavoro.
Peggio ancora, a mio avviso, avviene quando viene fatto uno sciopero generale.
In questo caso è tutta l’economia del Paese che ne viene a risentire e, secondo me, a soffrirne, più che gli imprenditori, sono sempre i cittadini per il calo di benessere che ne deriva (oltre ai disagi che ne vengono a subire direttamente per il fermo dei trasporti ed altro).
E in questo caso i cittadini ne sono colpiti doppiamente, perché una buona parte dei lavoratori che scioperano sono impiegati dello Stato o degli enti locali e come cittadini, sono anche datori di lavoro perché lo Stato e gli enti locali sono roba dei cittadini.
Qualcuno dice: lo sciopero è l’unica arma che ha il lavoratore per difendere i propri diritti, e la usa.
Sarà così, ma a mio parere usa quell’arma contro se stesso, perché creando difficoltà al suo datore di lavoro non fa che autolesionismo.
Qualcuno mi ha obiettato che in questi 60 anni passati i lavoratori, grazie alle lotte con gli scioperi, hanno ottenuto molti miglioramenti retributivi e normativi.
Stando alla logica e considerando i risultati benefici del progresso, secondo me oggi i lavoratori avrebbero ottenuto dei risultati migliori senza le lotte con gli scioperi.
Sulla base di questo ragionamento, come farei ad essere di sinistra e dare il mio voto a qualche partito del csx?
Mi tocca votare per il cdx, anche se su tanti problemi sociali (bioetica, droga, famiglia, gays, immigrazione, razzismo, ecc.) sono più d’accordo coi partiti del csx.
Se un bel giorno i partiti dell’Ulivo, tutti d’accordo dicessero: “finora abbiamo sbagliato; gli scioperi sono un errore e non si debbono più fare”, non esiterei un attimo a dare il mio voto all’Ulivo.
raul belli




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