ma non vedo perchè avrebbe dovuto parlare di alcunchè con bontade. E come se io ti chiedessi e da premier in carica non parlava con il suo ministro Prodi dei suoi rapporti con Bontade?


ma non vedo perchè avrebbe dovuto parlare di alcunchè con bontade. E come se io ti chiedessi e da premier in carica non parlava con il suo ministro Prodi dei suoi rapporti con Bontade?


maggio 2000:
Giulio Andreotti non ha mai incontrato il boss catanese Nitto Santapaola. Probabilmente non ha mai baciato Totò Riina, così come non è provato che abbia fatto una riunione con Stefano Bontade e gli altri capi di Cosa nostra nella borgata di Altarello di Baida. Questa è la verità processuale accertata dai giudici palermitani. Le 4.370 pagine della sentenza che ha portato all'assoluzione del senatore a vita dall'accusa di associazione mafiosa è stata depositata oggi. E smonta in modo impietoso l'intero impianto probatorio della procura di Palermo, costruito sulla base delle dichiarazioni i numerosi pentiti.
L'accusa è stata sconfitta, quindi. Ma per il capo della Procura Pietro Grasso, la credibilità dei collaboratori di giustizia non è venuta meno. "Da quello che si può intuire nessun pentito è stato descritto dai giudici come un calunniatore", ha detto. La Procura comunque ricorrerà in appello: i pm Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato sono convinti che il loro impianto accusatorio ha retto. Tesi sostenuta anche dall'ex procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli.
Le prove addotte dall'accusa, secondo i giudici Antonio Balsamo e Salvatore Barresi, coordinati dal presidente Francesco Ingargiola, sono "contraddittorie, mancanti o insufficienti". I riscontri offerti, largamente ispirati alle parole dei collaboratori di giustizia, non sono stati cioè giudicati attendibili per una condanna di Andreotti. Ecco le considerazioni dei giudici su alcune delle principali prove presentate dalla procura.
L'INCONTRO CON SANTAPAOLA. È un falso il faccia a faccia tra l'ex presidente del Consiglio e il boss di Catania Nitto Santapaola. Secondo l'accusa si sarebbe svolto nell'hotel Nettuno di Catania. Ma la testimonianza del barista dell'albergo è completamente inventata.
IL BACIO CON RIINA. Ne aveva parlato Balduccio Di Maggio. Andreotti avrebbe salutato con un bacio il capo di Cosa nostra Totò Riina nell'attico dell'esattore palermitano Ignazio Salvo, anche lui legato alla mafia. Ma le dichiarazioni del pentito sono state giudicate "confuse e contraddittorie".
LA RIUNIONE CON BONTADE. Il collaboratore Marino Mannoia aveva detto che Andreotti avrebbe incontrato i vertici della Cupola nella borgata di Altarello di Baida, per discutere dei rapporti tra mafia e politica. Non ci sono prove, secondo i giudici, che quell'incontro c'è stato davvero. Smentito anche l'episodio del quadro regalato da Stefano Bontade e Pippo Calò ad Andreotti, anch'esso riferito da Mannoia. La corte ha respinto "l'assoluta genericità del ricordo del dichiarante sugli aspetti essenziali della vicenda".
CIANCIMINO E LA MAFIA. È vero, ammettono i giudici, che Andreotti ha "mostrato indifferenza" sui rapporti tra l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e Cosa nostra. Ma questo ma "non si traduce inequivocabilmente in un'adesione all'illecito sodalizio".
L'AMICIZIA CON LIMA. Esisteva, sostengono i giudici, "un rapporto fiduciario tra i due soggetti". Ma Andreotti, nei confronti del suo uomo in Sicilia, non ha mai "tenuto comportamenti suscettibili di rilevanza penale"
IL FILM CON MICHELE GRECO. Anche questo episodio, che secondo le dichiarazioni del teste Benedetto D'Agostino si sarebbe svolto nella saletta riservata dell'hotel Nazionale a Roma, non ha riscontri sufficienti. "Il pm - scrivono i giudici - ha offerto al Tribunale la prova di un'unica possibilità d'incontro tra l'imputato e Michele Greco il quale invece ha con estrema sicurezza vantato, secondo le stesse parole riportate dal D'Agostino, di essersi intrattenuto in quella saletta con Andreotti più di una volta soffermandovisi anche a chiacchierare con lui al termine delle proiezioni".
I RAPPORTI CON FRANK COPPOLA. L'incontro sarebbe avvenuto, sulla base delle dichiarazioni di Federico Corniglia, nel 1970. Ma l'episodio è stato giudicato "Estremamente generico e privo di riscontri utili".
(16 maggio 2000)


Beh, se ti leggi la sentenza c'è scritto perchè parlava con Bontate.
Ma te la sei letta sta sentenza o no?
Non vorrei sembrare polemico, ma quello di accertare i fatti è il lavoro dei giudici, mica il tuo.


Guarda che quella era la sentenza di primo grado e non vale più, quella che conta è la sentenza di secondo grado confermata dalla Cassazione.Originally posted by calvin
maggio 2000:
Giulio Andreotti non ha mai incontrato il boss catanese Nitto Santapaola. Probabilmente non ha mai baciato Totò Riina, così come non è provato che abbia fatto una riunione con Stefano Bontade e gli altri capi di Cosa nostra nella borgata di Altarello di Baida. Questa è la verità processuale accertata dai giudici palermitani. Le 4.370 pagine della sentenza che ha portato all'assoluzione del senatore a vita dall'accusa di associazione mafiosa è stata depositata oggi. E smonta in modo impietoso l'intero impianto probatorio della procura di Palermo, costruito sulla base delle dichiarazioni i numerosi pentiti.
L'accusa è stata sconfitta, quindi. Ma per il capo della Procura Pietro Grasso, la credibilità dei collaboratori di giustizia non è venuta meno. "Da quello che si può intuire nessun pentito è stato descritto dai giudici come un calunniatore", ha detto. La Procura comunque ricorrerà in appello: i pm Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato sono convinti che il loro impianto accusatorio ha retto. Tesi sostenuta anche dall'ex procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli.
Le prove addotte dall'accusa, secondo i giudici Antonio Balsamo e Salvatore Barresi, coordinati dal presidente Francesco Ingargiola, sono "contraddittorie, mancanti o insufficienti". I riscontri offerti, largamente ispirati alle parole dei collaboratori di giustizia, non sono stati cioè giudicati attendibili per una condanna di Andreotti. Ecco le considerazioni dei giudici su alcune delle principali prove presentate dalla procura.
L'INCONTRO CON SANTAPAOLA. È un falso il faccia a faccia tra l'ex presidente del Consiglio e il boss di Catania Nitto Santapaola. Secondo l'accusa si sarebbe svolto nell'hotel Nettuno di Catania. Ma la testimonianza del barista dell'albergo è completamente inventata.
IL BACIO CON RIINA. Ne aveva parlato Balduccio Di Maggio. Andreotti avrebbe salutato con un bacio il capo di Cosa nostra Totò Riina nell'attico dell'esattore palermitano Ignazio Salvo, anche lui legato alla mafia. Ma le dichiarazioni del pentito sono state giudicate "confuse e contraddittorie".
LA RIUNIONE CON BONTADE. Il collaboratore Marino Mannoia aveva detto che Andreotti avrebbe incontrato i vertici della Cupola nella borgata di Altarello di Baida, per discutere dei rapporti tra mafia e politica. Non ci sono prove, secondo i giudici, che quell'incontro c'è stato davvero. Smentito anche l'episodio del quadro regalato da Stefano Bontade e Pippo Calò ad Andreotti, anch'esso riferito da Mannoia. La corte ha respinto "l'assoluta genericità del ricordo del dichiarante sugli aspetti essenziali della vicenda".
CIANCIMINO E LA MAFIA. È vero, ammettono i giudici, che Andreotti ha "mostrato indifferenza" sui rapporti tra l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino e Cosa nostra. Ma questo ma "non si traduce inequivocabilmente in un'adesione all'illecito sodalizio".
L'AMICIZIA CON LIMA. Esisteva, sostengono i giudici, "un rapporto fiduciario tra i due soggetti". Ma Andreotti, nei confronti del suo uomo in Sicilia, non ha mai "tenuto comportamenti suscettibili di rilevanza penale"
IL FILM CON MICHELE GRECO. Anche questo episodio, che secondo le dichiarazioni del teste Benedetto D'Agostino si sarebbe svolto nella saletta riservata dell'hotel Nazionale a Roma, non ha riscontri sufficienti. "Il pm - scrivono i giudici - ha offerto al Tribunale la prova di un'unica possibilità d'incontro tra l'imputato e Michele Greco il quale invece ha con estrema sicurezza vantato, secondo le stesse parole riportate dal D'Agostino, di essersi intrattenuto in quella saletta con Andreotti più di una volta soffermandovisi anche a chiacchierare con lui al termine delle proiezioni".
I RAPPORTI CON FRANK COPPOLA. L'incontro sarebbe avvenuto, sulla base delle dichiarazioni di Federico Corniglia, nel 1970. Ma l'episodio è stato giudicato "Estremamente generico e privo di riscontri utili".
(16 maggio 2000)
Se ti dovessi tirar fuori tutte le condanne di Berlusconi in primo grado non finiremmo più.


La Stampa 21 Ottobre 2004
LA SENTENZA SUL CASO ANDREOTTI
Il mio articolo relativo al cosiddetto «caso Andreotti», pubblicato su La Stampa del 18 ottobre 2004, con un titolo di scelta redazionale, ha suscitato vari commenti polemici, oltre ai «soliti» insulti. Con riferimento ai primi - chè dei secondi non mi sembra di dovere essere io ad occuparmi - può essere utile una precisazione. Le chiedo, dunque, ancora, ospitalità (mentre la ringrazio per quella che mi ha accordato). Ciò che mi premeva - e preme - sottolineare è quanto ho sostenuto, anche con citazioni testuali, nella seconda parte dell'articolo, e cioè che: 1) con riferimento ai fatti addebitati all'imputato fino alla primavera 1980, la Corte di Appello di Palermo, lungi dal pronunciare una «assoluzione», ha dichiarato il reato di associazione per delinquere «estinto per prescrizione», cioè per il tempo trascorso (affermando in modo esplicito l'esistenza del reato) ; 2) la Corte di Cassazione ha confermato tale sentenza (non a caso impugnata, oltre che dalla Procura Generale, dall'interessato): ciò significa inequivocabilmente e definitivamente - a prescindere dal tenore dalla motivazione (che, per questo, non ho ritenuto necessario attendere) - che non c'erano i presupposti per addivenire ad una assoluzione nel merito. Il che conferma la fondatezza dell'accusa ed esclude qualunque ipotesi di complotto, teorema o altra deviazione rispetto ai doveri istituzionali.
G.C. Caselli


questo le devo condividere. Io sono convinto delle ragioni della prima sentenza e del non giudicato di ciò che è stato prescritto da parte della cassazione. Per cui, permettemi il dubbio sui colloqui fra Andreotti e Bontade. Avessero detto che ci parlava Lima, avrebbe a mio giudizio avuto più senso, perchè non considero Andreotti uno scemo. E' sicuro ed incontrovertibile invece che Andreotti parlava con Prodi di cui patrocinò la carriera politica e ne ricevette il pieno consenso. E' grave o non è grave sostenere politicamente un mafioso? Perchè io non credo che Andreotti fosse un mafioso e dunque liberamente l'ho sostenuto e poi, quando era al massimo del suo potere, era candidato al Quirinale, ci ho rotto. Prodi l'avrebbe eletto Capo dello Stato. Sei tu che sostieni la mafiosità di Andreotti e cionostante anche Prodi e sei pure alleato di Pomicino. Ottima persona fra l'altro, a mio giudizio. Ma posso abagliare e magari il consigliere del mafioso andreotti è stato chiamato all'ordine dalla mafia e quindi ora sostiene il pupillo del mafioso Andreotti, cioè Prodi.