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Discussione: "Meno Tasse per Tutti"

  1. #1
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    Predefinito "Meno Tasse per Tutti"

    da www.giornale.it

    " Meno tasse per tutti: il piano del governo per la riduzione fiscale

    Tre aliquote Irpef al 23, 33 e 39%, aumento del 10 per cento delle detrazioni a favore delle famiglie monoreddito più povere, incremento di 600 euro in media l'anno dell'assegno al nucleo familiare. Sono queste le principali novità della riforma fiscale messa a punto dal ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, e che sarà approvata dal Consiglio dei ministri.
    L'operazione costerà circa 6,5 miliardi che dovranno essere reperiti con tagli alla spesa pubblica. "Voglio che sulle tasse ci sia una copertura solidissima e stiamo lavorando in questo senso. Perché tutti gli occhi dell'Europa sono e saranno sulla copertura", ha detto Domenico Siniscalco.
    Il cuore del piano di Siniscalco è rappresentato dalla riduzione del numero delle aliquote Irpef: saranno tre contro le cinque attuali. Gli scaglioni di reddito su cui si applicheranno saranno così suddivisi: fino a 26 mila euro l'anno l'aliquota del 23 per cento: da 26 mila euro a 33 mila, il 33 per cento; oltre i 33 mila euro quella del 39 per cento.
    Inoltre sono state studiate misure per agevolare le fasce di reddito più basse.
    Per questo saranno aumentate del 10 per cento le detrazioni fiscali per le famiglie più povere, quelle con un solo reddito, con figli o anziani a carico. La "no tax area" resterà ferma agli attuali 7.500 euro.
    Inoltre per i più poveri verranno aumentati gli assegni familiari: l'incremento medio potrebbe avvicinarsi a 50 euro mensili.
    Ai lavoratori dipendenti verrà restituita una parte del fiscal drag, cioè quella quota di reddito erosa dall'aumento dell'inflazione e verrà ridotta la tassazione sul Tfr.
    Queste le, proposte di Siniscalco sulle quali adesso si apre il confronto tra le diverse forze della maggioranza.
    In particolare l’Udc chiede tutela per le famiglie, mentre An vuole che siano protetti soprattutto i redditi più bassi. Per questo i redditi più elevati, oltre i 500 milioni di euro, potrebbero essere colpiti da un’aliquota al 43%.
    Secondo Siniscalco la manovra servirà ad incrementare il potere d’acquisto delle famiglie con benefiche ricadute sull’intera economia.


    19 Ott 2004
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    Senescentemente

  2. #2
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    Angry I TARTASSATI

    da www.giornale.it

    " Italiani tra i più tartassati

    Con il 43,4% di prelievo fiscale complessivo l’Italia è al settimo posto al mondo per incidenza delle imposte. Peggio di noi stanno la Svezia con un prelievo del 50,8%, la Danimarca con il 49% quindi Belgio, 45,8%, Finlandia, 44,9%, Francia, 44,2%, Norvegia 43,9%.
    Sulla base dei dati forniti dall’Ocse nell'ultimo "Revenue Statistics" emerge, inoltre, che nel 2003 il prelievo fiscale complessivo italiano è aumentato ancora rispetto al 2002 quando era stato del 42,6%. E in trentotto anni il peso del fisco in Italia è aumentato di quasi 18 punti: nel 1965 l'incidenza delle tasse sulla ricchezza era pari al 25,5%.
    Tra i Paesi dove il prelievo fiscale è minore spiccano naturalmente gli Usa con il 25,4%, ma se la passano bene anche i contribuenti della Corea, 25,4%, della Turchia, 32,9%, della Gran Bretagna, 35,3, della Svizzera, 29,8 e della Nuova Zelanda, 34,8%. Ma sotto questo profilo meglio di tutti se la passano i messicani che sono in fondo alla classifica con un prelievo del solo 19,5%.
    In Italia negli ultimi anni sono aumentati un po’ tutti i tipi di prelievo.
    Nei confronti della tassazione totale le imposte sui redditi costituiscono in Italia il 32,5% contro il 29,4% dei costi di sicurezza sociale, del 26,9% delle tasse su beni e servizi del 5,1% delle tasse patrimoniali. Rispetto al Pil le tasse solo sui redditi da lavoro sono di fatto più che triplicate dal 1965 a oggi passando dal 4,6% al 13,8% del Pil. Aumentate anche le imposte sui redditi individuali salite rispetto al Pil dal 2,8% del 1965 al 10,9% del 2002, pari a un'incidenza totale sulla tassazione globale del 25,5%. Sono invece rimaste piuttosto stabili le tasse sui redditi societari passate dal'1,8% del Pil nel 1965 al 3,2% del 2002. Sulla tassazione complessiva l'incidenza di questa voce fiscale è praticamente rimasta invariata in trentasette anni passando al 6,9% del 1965 al 7,6% del 2002. In questo campo del fisco è campione il Lussemburgo dove la tassazione societaria rappresenta il 20,5% del prelievo fiscale complessivo con un'incidenza sul Pil pari all'8,6%.
    Per quanto riguarda i contributi sociali in Italia sono saliti dall'8,7% del 1965 al 12,5% del Pil del 2002 con un'incidenza sulla tassazione totale del 29,4%. E' da notare che questa della contribuzione sociale è una delle poche voci in discesa negli anni: nel 1965 il prelievo per contributi sociali rappresentava il 34,2% del totale delle tasse.
    Il resto dei dati forniti dall'Ocse riguarda il 2002 e delineano uno scenario in cui le tasse sui redditi continuano a rimanere l'entrata fiscale più consistente per quasi tutti i paesi. Esclusi i contributi sociali e previdenziali infatti il prelievo fiscale in percentuale al Pil dell'Italia resta alto, il 30,1% del Pil contro il 27% totale dell'Ocse, con un picco costituito dalla Danimarca, ancora una volta con tasse sul reddito pari al 47,2% e sempre il Messico agli ultimi posti con il 14,8%.



    20 Ott 2004
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    Con senescenza

  3. #3
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    Ormai siamo alla frutta. Il portavoce del secondo partito della Coalizione di CentroDestra riprende gli argomenti del settimanale debenedettiano L'Espresso, credendo di parlare di tasse ma affrontando in relatà, non senza un pizzico di ridicolo, per la gioia del CentroSinistra, dello spinoso problema del CONFLITTO DI INTERESSI. Bonaiuti oltre che a precisare doverosamente che il presidente del consiglio, bontà sua, farà in modo di non avvantaggiarsi concretamente della riforma fiscale, non sa fare. Lo scontro fra Fini e Berlusconi sulle nuove aliquote fiscali ha del surreale, ma non è che il ritorno a galla delle mai sopite polemiche, che da oltre un anno, ci sono, in modo crescente, fra i due capoccia centrodestri. E dopo ogni scoppola elettorale il clima di tensione, ovviamente, si aggrava.
    Tra demagogia fiscale e demagogia pseudosociale, nessuno pensa a portare avanti un disegno organico, di rivoluzione liberale, che sarebbe l'unico che, con il fisco ma non solo, riuscirebbe a ridare la spinta necessaria a questo Paese e a scongiurare che ritorni presto nelle mani dei tartassatori massimalisti della sinistretta giacobina.



    da www.avvenire.it

    " POLEMICHE E RIFORME
    Il portavoce Landolfi: con l’aliquota al 39 Berlusconi risparmia 760mila euro La replica: «Non è un disonore guadagnare creando tanto lavoro» Bonaiuti: «Si sa che darà il risparmio in beneficenza»

    Duello tra An e il premier sulle «tasse dei più ricchi»

    Fini insiste: sono mesi che diciamo che bisogna ridurre le imposte prima ai ceti medi Iniquo farlo per quelli più alti


    Da Roma Paola Coppo

    A scuotere i sempre più difficili rapporti all'interno della maggioranza, arriva come una bomba un nuovo avvertimento di An a Silvio Berlusconi perché la riforma fiscale non premi le fasce più alte di reddito. «Come potrebbe spiegare la Casa delle Libertà che dalla riforma fiscale a tre aliquote, con la massima al 39%, il vantaggio che ne trarrebbe il contribuente Silvio Berlusconi ammonterebbe a 760.154 euro annui?», attacca il portavoce del partito di Gianfranco Fini, Mario Landolfi, commentando il calcolo fatto da "L'Espresso" sui vantaggi che i leader politici e grandi imprenditori avrebbero dalla riforma delle aliquote voluta da Forza Italia. Landolfi sottolinea che «la leadership della CdL non è in discussione», ma la riforma fiscale con l'aliquota massima al 39% sarebbe «politicamente un macroscopico errore».
    Berlusconi dapprima minimizza: «È una bellissima giornata... Come sta sua zia?», risponde con una battuta ad un cronista che gli chiede dei dissidi nella maggioranza. Poi ci ripensa, e dà vita a un serrato botta e risposta a distanza col suo vicepremier. «Non credo che sia un disonore guadagnare tanto e creare migliaia di posti di lavoro», sbotta prima di partecipare a Montecitorio, da Pier Ferdinando Casini, a una cena proprio con Fini. Il premier ribadisce di ritenere «l'aliquota al 43% troppo elevata. Penso che bisogna andare sotto il 40%. Poi lo possiamo fare in un anno, in due...».
    Durante il Consiglio dei ministri, almeno a sentire Roberto Castelli, non si parla né di riforma fiscale, né di riduzione delle tasse. Se ne è invece parlato, racconta Roberto Calderoli in vesti di mediatore, a margine del Consiglio dei ministri. «Ho anticipato al premier, ad An e all'Udc la mia proposta per il taglio delle tasse, che presenterò nei prossimi giorni», rivela il ministro delle Riforme, che però non entra nei particolari, limitandosi a sottolineare che sarà una proposta che «risponderà alle esigenze di tutti, perché bisogna dare delle risposte a t utte le forze politiche e non solo ad alcune». Berlusconi si dice disposto a trovare una soluzione condivisa «anche il primo novembre», però ironizza sulla "sicurezza" del ministro per le Riforme. «Ora la Lega ha detto che ha scoperto l' acqua calda... Calderoli ha un progetto di riduzione delle tasse. Lo riceverò lunedì e ascolterò cosa avrà da dirmi».
    Mentre impazza la polemica sulla dura presa di posizione di Landolfi tra Forza Italia («una dichiarazione che arriva fuori tempo massimo, il risparmio andrà in beneficienza», replica il portavoce del premier Paolo Bonaiuti) e An («Landolfi non ha mai pensato di arrecare offesa al premier» afferma Domenico Nania), Gianfranco Fini non perde tempo e convoca i suoi per mettere a punto la strategia di An perché il vicepremier vuole una soluzione del rimpasto di governo e della riforma delle tasse e una risposta alla richiesta di convocazione degli Stati generali della CdL prima della direzione nazionale del partito, il 16 novembre. Insomma niente polemiche personali, ma una risposta politica su una riforma giudicata "perdente". Così in serata Fini esce allo scoperto, appoggiando in toto il suo portavoce: ridurre le tasse ai redditi più elevati significa, dice, «correre il rischio di essere accusati di dar corso ad una politica che non è socialmente equa». Però il vicepremier sostiene anche di non avere «dubbi che ci siano aperture da parte di Berlusconi. Dobbiamo discutere e ne discuteremo». Una discussione che si rivela ardua perché nessuno dei due sembra voler recedere dalle sue posizioni.
    "

    Senescentemente

  4. #4
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    Interessanti le riflessioni di Francesco Forte pubblicate sul quotidiano LIBERO di oggi, dove l'economista difende la linea di Berlusconi sul Fisco e ne dichiara sia la compatibilità economica che la necessità, cercando al contempo di spiegare le reali motivazioni del dissenso di Alleanza Nazionale ( contratti dei pubblici dipendenti, timori per il Sud....) e la loro scarsa consistenza in relazione tanto agli interessi tutelati che a quelli complessivi.

    dal quotidiano LIBERO

    " Ecco perché An non vuole meno tasse

    di FRANCESCO FORTE
    L'ANALISI

    L’affermazione del vice presidente del Consiglio Gian Franco Fini secondo cui non si possono ridurre le tasse e bisogna pertanto rifare un programma di governo senza tale grande punto programmatico non mi pare giustificata. Infatti il costo del progetto era stimato in 1,5-2 punti di prodotto nazionale, un mezzo punto è già stato attuato, a favore dei redditi più bassi. Ora è in progetto la seconda tranche di un altro mezzo punto (costo 6 miliardi di euro) per i redditi medi e medio bassi e per l’Irap per i costi della ricerca delle imprese. Resterebbe solo la terza parte a favore dei redditi medio alti, da fare il prossimo anno. La si potrà limare e trasformare quasi tutta in riduzione dell’Irap sui costi del lavoro. Siamo a due terzi della strada? Non mantenere questa promessa sarebbe un errore economico, non solo per gli effetti dannosi diretti, ma anche per quelli indiretti perché il governo perderebbe di credibilità. I piani degli operatori economici sono condizionati dalla credibilità e stabilità delle istituzioni pubbliche. Il recente premio Nobel dell’economia è stato assegnato agli economisti Kydland e Prescott per i loro studi in cui la credibilità della politica economica gioca un ruolo essenziale. E chi non è convinto che la riduzione delle imposte serve per rilanciare l’economia dovrebbe leggersi gli specifici studi e i tanti interventi esplicativi di Prescott su tale tema, Ma allora perché Fini si tira indietro e pronuncia questa abiura, che sembra danneggiare tanta parte dell'elettorato che vota per la casa della libertà e quei ceti medi che guardano a lui come uno statista di grande r ilievo? Forse c’è una spiegazione, Ma non regge. Può darsi che Fini tema che lo sgravio impedisca di effettuare maggiori aumenti per il pubblico impiego. Ma questo è sbagliato, infatti i contratti del pubblico impiego debbono sottostare a principi determinati, per evitare di sconvolgere il sistema dei rinnovi contrattuali, che sono come le ciliegie. Uno tira l’altro. In particolare esagerando in questo campo, si generano pretese e gelosie nei settori delle industrie manifatturiere e in quelli delle imprese dei pubblici servizi. Oppure Fini teme che fra le coperture ci sia il blocco del turnover del pubblico impiego. Ma in ogni caso l’impostazione dei contratti, anche nel settore pubblico va verso forme nuove, flessibili, che consentono maggiore efficienza. L’ultima possibile spiegazione sta nella preoccupazione che la copertura in parte, sia basata sulla trasformazione dei contributi a fondo perso per il Sud in credito a tasso fortemente agevolato. E anche in questi caso Fini sbaglia. Infatti l'attuale sistema non ha dato buona prova, basta vedere i risultati. Quando ci sono nuove imprese, spesso danneggiano il mercato delle consorelle al loro fianco, che non hanno fruito dei contributi. Altre volte si tratta di imprese effimere. Il Sud è costellato di fabbriche abbandonate, con i muri ancora fresc hi. Il credito a tasso agevolato è misura più sana. E l’incentivo migliore è l'esonero fiscale per i nuovi addetti e i nuovi investimenti nel Mezzogiorno, che non ha problemi di copertura perché si tratta di attività che ancora non ci sono e che perciò non ancora figurano negli imponibili dell'imposta sul reddito e dell'Irap. Mi auguro che Fini ritiri la sua abiura, al di fuori della madre chiesa del ribasso fiscale non c'è salvezza.
    "


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  5. #5
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    Sul quotidiano LIBERO di oggi 31 ottobre sono messe a confronto le ipotesi di taglio delle tasse secondo Forza Italia e secondo Alleanza Nazionale.

    " Chi risparmia col taglio delle tasse.
    A confronto le ricette di Fi e An



    di GIULIANO ZULIN

    MILANO - Non c’è dubbio che la riforma fiscale proposta da Forza Italia premi più i ricchi che i ceti medi. È vero quello che dice Mario Landolfi, portavoce di An: Berlusconi risparmierà 760mila euro all’anno. È anche vero però che i Paperoni sono pochi. Per la precisione 24mila. Lo 0,06% dell’intera platea dei tartassati italiani. In particolare sono 1.081 le persone fisiche che vantano introiti superiori al milione di euro, mentre ammontano a 16.987 i contribuenti con redditi superiori a 300mila euro all’anno. Ha dunque ragione il partito di Gianfranco Fini a dire che la riforma è inaccettabile perché non tiene conto dei ceti medi? Non del tutto. Perché la proposta della destra premierebbe lo stesso i più abbienti. Per capire meglio bisogna ricordare quali sono le due ricette, anzi tre, sul campo: quella di Forza Italia ( aliquota Ire del 23% fino a 26mila euro di reddito, 33% fino a 33mila euro e 39% oltre), la prima ipotesi di An ( aliquota del 23% fino a 27mila euro di reddito, 33% fino a 35mila euro, 39% fino a 200mila euro e 45% oltre) e la seconda ipotesi sempre del partito del vicepremier ( che rispetto al posto delle due aliquote al 39% e 45% vorrebbe invece metterne una del 43% per i redditi superiori ai 70mila euro). La Cgia di Mestre ha messo a confronto queste ricette, scomponendo le tre ipotesi in due fasce. Nella prima, quella che riguarda i lavoratori dipendenti con redditi inferiori ai 33.500 euro all’anno ( 15,5 milioni), il risultato è pressocché uguale. Dai 20mila ai 27mila euro i risparmi di imposta oscilleranno tra i 66,36 e i 607 euro annui. Tra 27mila e 33.500 euro restano più soldi in tasca con le proposte di An: la differenza è di 100 euro. Per i redditi medio alti, quelli più criticati per ricevere dalla “ riforma Berlusconi” i maggiori vantaggi fiscali, le cose cambiano. Dai 40mila ai 100mila euro ( 1.440.000 contribuenti) le proposte della destra saranno molto più generose di quelle di Forza Italia. Se con Berlusconi il risparmio di imposta oscillerà tra i 492 e i 2.292 euro, con la prima ipotesi di An il risparmio partirà invece da 712 euro per arrivare a 2.512 euro. La seconda ricetta della destra arriverà addirittura a far guadagnare dai 1.012 ai 3.412 euro. Oltre questo scaglione i risultati delle tre ipotesi si differenziano ancor di più. Tra i 150mila e i 200mila euro ( 180mila contribuenti) la “ proposta Berlusconi” viene battuta, in termini di risparmio, dalla prima ipotesi di An: il guadagno è sempre maggiore dell’emendamento di Forza Italia di 220 euro. Nella proposta di An con sole 3 aliquote il vantaggio fiscale per questi contribuenti è più contenuto oscillando tra i 4.412 e i 5.412 euro. Solo oltre i 250mila euro di reddito Forza Italia presenta vantaggi significativi: in questo caso i risparmi superano gli 11mila euro. Stando alle rilevazioni della Cgia di Mestre, la proposta di An premierebbe di più i ceti medio- alti, visto che, rispetto a quella degli azzurri, fa risparmiare di più la fascia che va da 29mila a 100mila euro. C’è da verificare però la copertura finanziaria per questa riduzione delle imposte. Forse gli oltre 5,5 miliardi di cui parla il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, potrebbero non bastare. Martedì ci saràun nuovo vertice tra il successore di Tremonti e i vertici della Casa delle Libertà per trovare una soluzione sulla riforma fiscale. Le posizioni sembrano ancora distanti. « Meno aliquote ci sono e meglio è » , ha precisato il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas. « È illusorio pensare di risolvere i problemi di finanza pubblica solo con un’azione di freno. È una leva che da sola non basta. Occorre quindi intervenire al più presto per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie ridando slancio ai consumi. Per questo occorre fare al più presto la riformafiscale »
    .


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  6. #6
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    infatti...

    Sul quotidiano LIBERO di oggi, 31 ottobre 2004, Alberto Mingardi affronta il tema dal punto di vista della dottrina liberista pura, difendendo l'idea che quando c'è da fare una riduzione fiscale non bisogna lasciare fuori i redditi più alti (come del resto ha fatto di recente, seppur non in riferimento alle attuali proposte del governo da lui ritenute incompatibili con gli attuali conti pubblici nostrani, l'ex ministro ULIVISTA ed ex banchiere Lamberto Dini a LA7).
    Le argomentazioni di Mingardi sono quelle "classiche" e si scontrano con le obiezioni di carattere più politico di Gianfranco Fini, che del resto rileva che già riducendo le aliquote più basse, questo agevolerebbe di per sè anche i redditi alti, garantendo nel contempo maggiore equità in rapporto alla scarsità delle risorse disponibili per finanziare l'operazione.
    Ma l'ipotesi liberita pura di Mingardi, sull'esempio di esperienze straniere passate, è quella che la riforma, per i suoi meccanismi, proprio tagliando le aliquote più alte, che riguardano i Paperoni, tenderebbe ad "autofinanziarsi".
    Questo dibattito, che in Italia non è nuovo, nei paesi anglosassoni è addirittura antico. E le argomentazioni dell'una e dell'altra "campana" restano abbastanza costanti nel tempo.
    L'esperienza americana e quella del regno unito tenderebbero a dar ragione alla visione di Mingardi, tuttavia è anche da dire che, noi, siamo in un contesto politico-sociale da Europa continentale e in un clima politico dal quale è difficile prescindere. Che sia necessario ancora un ulteriore ragionevole compromesso?

    dal quotidiano LIBERO:


    " Cinque buoni motivi per tagliare le imposte a tutti i Paperoni
    di ALBERTO MINGARDI

    Le troppe chiacchiere sulla riforma fiscale, e gli zero fatti, sono già costati alla Casa della Libertà due tornate elettorali. Prima le Europee, con la colata a picco di Forza Italia e la tenuta clientelare degli altri partner della coalizione. Poi il “ cappotto” delle suppletive. Ciononostante, la ristrutturazione del fisco è più in forse che mai. Il partito di Gianfranco Fini è arrivato persino a proporre, sia pure inzuccherandola come “ contributo di solidarietà”, un'imposta del 49% per i redditi più elevati. Sottoporrei un'idea all'attenzione del fine stratega della destra: perché non tassare i “ ricchi” ( espressione vaga e imprecisata, in cui si raggruma un certo sospetto invidioso) fino all' 80%? Sarebbe un contributo di solidarietà evidentemente più cospicuo e, dunque, ancora più solidale. Se non altro, così facendo, il ritorno di Bertinotti al governo potrebbe inaugurarsi con un munifico ridimensionamento dell'aliquota sotto la soglia del 70%, fruttando al segretario di Rifondazione la corona d'alloro di liberista. Ci sono almeno cinque buoni motivi per ridurre il carico fiscale sui redditi più importanti. E, in queste ore di esplosione del pollaio politico ( attutita appena dalla firma della Costituzione europea), vale la pena ricordarli agli smemorati. Se lo Stato taglia le tasse incassa di più Se le tasse sono più basse, i ricchi pagano di più. Il caso di scuola è quello legato alla presidenza di Ronald Reagan, che impose una diminuzione del 30% su tutto lo spettro contributivo. In particolare, però, l'aliquota massima scese dal 70% al 28%. La lezione di Reagan è che davvero i più abbienti sono accampati sulla porzione discendente della cosiddetta “ curva di Laffer”. Raschiando le aliquote, si asciugano gli incentivi ad imboccare soluzioni alternative all'obbedienza. Evadere conviene di meno. Negli Usa, riducendo l'aliquota massima, le entrate del fisco aumentarono ( non diminuirono) da 618 miliardi di dollari a 1.016 miliardi di dollari. Nel frattempo, la fetta di gettito pagata dal 10% dei redditi più pingui passò dal 48 al 57%. L' 1% dei ricchissimi, a taglio avvenuto, contribuiva al bilancio dello Stato per il 27% ( contro il 17%). La fuga dei capitali La base contributiva di uno Stato è meno solida di quanto non fosse in passato. Capitali e cervelli si spostano nel mondo con maggiore facilità: si chiama “ globalizzazione”. Vale soprattutto per le fasce di reddito più alte: che più facilmente sono attrezzate per sostenere i costi di uno spostamento della propria attività. Paesi a bassa tassazione e a regolamentazione leggera e semplice sono più congeniali a chi fa impresa. La scelta non è tra abbassare o non abbassare le tasse: la scelta è tra essere un Paese che attrae capitali, o un Paese che li esporta. Tassazione progressiva partendo dall’alto La tassazione progressiva disincentiva la produttività. Colpire i contribuenti in misura superiore in ragione di quanto guadagnano significa penalizzare il successo. Anziché incentivare la naturale aspirazione di ciascuno a fare " bene", si azzoppa la possibilitàdi far meglio: più cresci, e più lo Stati ti deruba. Casomai, la progressività dell'imposta dovrebbe funzionare al contrario: più guadagni, meno paghi. Incentivando e spronando così ciascuno di noi a far meglio, anziché inginocchiarsi nella nicchia di una mediocrità fiscalmente conveniente. Con i soldi risparmiati i ricchi investono L'affondo del portavoce di An, Landolfi, nei confronti di Berlusconi ( i tagli frutterebbero al Cavaliere un “ vantaggio fiscale” pari a 700mila euro) è una doppia idiozia. Dal punto di vista politico, srotola il tappeto rosso ai becchini della stabilità di governo. Dal punto di vista economico, è assolutamente folle pensare che i denari risparmiati dal fisco starebbero a riposare nel tepore di un salvadanaio. La scommessa dei tagli alla tasse, ch'è poi il motivo per cui generano crescita economica, si basa su un dato di fatto: limare le unghie al fisco significa ridurre il trasferimento forzoso di risorse dalla società allo Stato. In che mani sono più produttivi, quei quattrini? E' meglio che siano gestiti da imprenditori che seguono il motivo del profitto ( e che pertanto sono spinti ad investire, creando lavoro, opportunità e ricchezza), o dalle burocrazie pubblic he? La riforma fiscale è un atto di giustizia Il reddito nazionale non è prodotto dallo Stato. Abbassare le imposte non significa essere “ generosi” con il contribuente ( come in luglio ci fece sapere Follini): vuol dire lasciargli in tasca una percentuale maggiore di quanto lui - non il vice- presidente del Consiglio, non il ministro dell'economia, non i parlamentari, che come tutto il ceto politico- burocratico si sfamano di tasse e nulla aggiungono al benessere di questo Paese - di quanto, ripeto, lui si è guadagnato. Diminuire la pressione fiscale è comunque raddrizzare un'ingiustizia: significa sostanzialmente ritoccare le proporzioni di un furto legalizzato. Abbassare le imposte solo ai ceti medio- bassi è come convincere i ladri di mele a rubarne quattro e non cinque. E intanto premiare i rapinatori di gioiellerie. "


    Saluti liberali

  7. #7
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    E passiamo alle ricette dell'Opposizione.
    Ossia affrontiamo il "programma" che l'armata Brancaleone del Sinistra-Estrema Sinistra, raccolta intorno al prode Romano Prodi,, si ripromette di realizzare, in materia fiscale, qualora, per sventura del Paese, dovesse ritornare a governare. Ciò è desumibile dalle controproposte che la sinistretta giacobina, populisticheggiante e massimalista sta presentando per contratare la, a dir il vero un poco confusa, Finanziaria del governo Berlusconi.
    Il sito del quotidiano romano IL TEMPO pubblica il seguente articolo dal quale si possono evincere le mangifiche sorti e progressive che ci vengono promesse dall'attuale Opposizione massimalista, e che, certamente, produranno un senso di gioia in tutti coloro che, masochisticamente, hanno una concezione della leva fiscale del tutto tradizionalmente incentrata sui dogmi del sinistrismo. Ossia su una concenzione socialpopulista e antiliberale dei processi economico-sociali e delle politiche conseguenti. Nonchè su una dogmatica, ma opportunistica, concezione dei vincoli europei e dei doveri a questi connessi e da essi discendenti e necessari.
    Ovviamente sarà in primo luogo demerito dell'attuale Governo, e dell'attuale maggioranza, se, non essendo questi riusciti a fare quanto necessario (oltre che quanto promesso e strombazzato fino all'eccesso), nel 2006 gli elettori, a maggioranza, decideranno sovranamente e legittimamente....di mandarli a casa, in castigo, e conseguentemente, di correre il rischio di un glorioso avvenire di tartassamenti ulteriori. A quel punto la saldatura neo-corporativa fra governo, grande finanza, grande industria e sindacato sarà cosa fatta, e ovviamente con effetti paradisiaci per lor signori ai danni dei ceti medi, in primo luogo della grande maggioranza di quelli produttivi, ma non solo, e della gran parte degli italiani che lavorano, risparmiano e che, a quel punto evidentemente, traditi dal Centrodestra saranno quindi duramente puniti dal Sinistra-Estrema Sinistra.
    Buon taratassamento a tutti!!!

    " Il «governo» dell’Ulivo: «Più tasse per tutti»


    Il programma della sinistra: se vince ci darà la patrimoniale e imposte su successioni, Bot, Cct e azioni

    Gli emendamenti dell’opposizione alla Finanziaria: gli italiani mettano mano al portafoglio per combattere la fame nel mondo

    di FABRIZIO DELL’OREFICE

    E SE ci fosse l’Ulivo? Se a governare ci fosse la Gad, la Grande alleanza democratica del duo Prodi-Bertinotti (forse sarebbe meglio dire Bertinotti-Prodi)? Ecco, se ci fossero loro a guidare il Paese, che Italia sarebbe? Staremmo qui a discutere di «meno tasse per tutti», di quali abbassare e come, di come controllare la spesa pubblica ed evitare gli sprechi? O staremmo a parlare di tassa patrimoniale, di come bastonare chi ha Bot, Cct e azioni di fondi comuni, di come lasciare liberi tutti di spendere i soldi degli italiani come vogliono? Se al posto di Berlusconi a Palazzo Chigi ci fosse Romano Prodi certamente sulla Penisola si abbatterebbe una pioggia di tasse nuove o l’inasprimento di quelle che già ci sono. E non si tratta soltanto di chiacchiere da Transatlantico, ma di carte scritte. Spulciando gli emendamenti alla Finanziaria attualmente in discussione alla Camera, si scopre - tassello dopo tassello - quale è il progetto alternativo della sinistra per la rinascita del Paese e per far ripartire l’economia: mettere mano al portafogli. Per esempio in commissione Bilancio a Montecitorio, venerdì scorso s’è accesa una violenta discussione. Lino Duilio (Margherita) chiedeva al governo di aumentare i fondi da destinare alla lotta alla fame nel mondo e a malattie come Aids, tubercolosi e malaria. Subito si sono tuffati nella questione, a difesa, Giovanni Russo Spena (Rifondazione comunista), Antonio Battaglia e Arnaldo Mariotti (Ds), Gabriella Pistone (Comunisti italiani), che si sono dichiarati indignati perché il governo ha decurtato quei finanziamenti. Siccome chi presenta una proposta di modifica alla Manovra deve anche obbligatoriamente spiegare dove intende prendere i soldi (copertura finanziaria), gli esponenti dell’opposizione hanno escogitato un modo nuovo per trovarli: ripristinare l’imposta di successione sui patrimoni che era stata tolta dal governo Berlusconi. L’esecutivo ha apprezzato lo scopo, ha detto di no alla nuova tassa e ha spiegato che approfondirà l’argomento. Ma, a questo punto, si accende un confronto animato sulla tassa di successione. Luigi Olivieri (Ds) rivendica con orgoglio che questa l’imposta venne decisa nella scorsa legislatura dal governo di centrosinistra che «stabilì una franchigia pari a 350 milioni di vecchie lire». E Roberto Villetti (Sdi) gli dà man forte: «La questione della tassazione sull’eredità è stata affrontata da un grande esponente del liberalismo italiano, come Luigi Einaudi». Altro giro altra proposta: sempre Olivieri chiede un risarcimento agli invalidi, ma fissa una copertura vaga. Almeno così la pensa il governo che gli risponde: «Non è congrua». Un gruppo di rifondaroli (Russo Spena, Giordano, De Simone, Sasso e Colasio) propone di assumere un po’ di personale nella scuola mentre dalla maggioranza gli viene fatto notare che proprio il corpo docente sta diminuendo negli ultimi lustri, visto che diminuiscono anche gli alunni per il calo delle nascite. Ma i seguaci di Bertinotti insistono e vogliono che si passi alla tassazione sulle rendite finanziarie. Tradotto: una stangata su Bot, Cct e azioni che diventano «assoggettati all’imposizione progressiva sul reddito secondo le aliquote Irpef. Il contribuente ha facoltà di optare per l’imposizione sostitutiva del 36 per cento su tutti i redditi». I Ds non sono da meno, anche se si limitano ai vini e alle grappe. Un nugolo di deputati del partito di Fassino (guidato dalla Grignaffini) chiede di aumentare l’accisa sull’alcol al fine di conseguire maggiori entrate su base annua «non inferiori a 40 milioni di euro». Si corre il rischio di tornare a un nuovo proibizionismo, come quello dell’America degli anni Venti, per fare cosa? Per far viaggiare di più i ragazzi. Ma per cultura, s’intende. Incrementando la dotazione per il programma europeo Erasmus di chi va all’estero a studiare. La Margherita intende sottrarre soldi al ministero dell’Interno per creare un «Osservatorio per la formazione continua dei lavoratori autonomi». Marco Stradiotto, deputato di Rutelli, chiede di togliere il tetto di spesa ai Comuni, in modo che possano andare avanti fin quanto desiderano: «Considerata l’incapacità dei Comuni di produrre deficit, si sottolinea l’inopportunità dell’applicazione indiscriminata dei parametri del patto di stabilità interno». Il sottosegretario Vegas lo rimprovera, ricordandogli che non siamo nel Paese di Bengodi: il patto di stabilità è previsto dai parametri di Maastricht.


    lunedì 1 novembre 2004
    "
    www.iltempo.it


    Saluti liberali

  8. #8
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    " FINANZIARIA: BLOCCATE TUTTE ADDIZIONALI FINO A 2006

    ROMA - Stop agli aumenti di tutte le addizionali locali (regionali, comunali, provinciali, Irap) fino al 2006 : e' il contenuto di un sub-emendamento all'emendamento del relatore alla Finanziaria, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera. Per i Comuni restano congelate fino al 2007 (in questo senso e' stato votato un emendamento del relatore), ma potrebbe essere deciso ''un coordinamento formale'', ha detto il sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas, per riportare il blocco di tutte le addizionali alla stessa scadenza.

    PIANO CALDEROLI : PER I REDDITI ALTI CONTRIBUTO ETICO AL 3%
    Tre sole aliquote, un contributo di solidarieta' del 3% per i redditi sopra i 100mila euro , deduzioni legate alla composizione del nucleo familiare, sconto sull'Irap per le piccole e medie aziende: questi i cardini del piano che il ministro per le riforme istituzionali Roberto Calderoli ha prospettato al premier Silvio Berlusconi e che questa mattina presentera' al ministro dell'Economia Domenico Siniscalco.

    Il testo Calderoli - messo a punto negli ultimi giorni in stretta collaborazione di esponenti della Lega, di An e dell'Udc - e' il tentativo di trovare nella maggioranza una mediazione sulla spinosissima questione fiscale, dopo le aspre polemiche dei giorni scorsi e in una settimana che si preannuncia decisiva per la Finanziaria, con la manovra che approdera' nell'aula di Montecitorio giovedi' 4 novembre.

    CALO TASSE PER AIUTARE FAMIGLIE - Il piano Calderoli (messo a punto con il sottosegretario della Lega Daniele Molgora, il capogruppo di An in Commissione Bilancio della Camera Maurizio Leo e il capogruppo dell'Udc alla Camera Luca Volonte') punta tutto su una riforma fiscale piu' tarata sui redditi bassi e sulla famiglia, con l'ambizione essere il punto di caduta in particolare tra la proposta di Forza Italia e quella di An. L'impianto del progetto di riduzione della pressione fiscale - come ha spiegato lo stesso Calderoli al termine dell'incontro con Berlusconi - resta basato su tre aliquote (23%, 33% e 39%), ma con l'introduzione di un contributo di solidarieta' del 3% per i redditi sopra i 100.000 euro: un contributo, quest'ultimo, da definire di anno in anno, Finanziaria per Finanziaria, e il cui ricavato dovra' essere destinato a forme di investimento etico-sociale.
    E qui si innesta la seconda parte della proposta messa a punto da Calderoli, quella sulla misure a vantaggio delle fasce di reddito piu' basse e delle famiglie, che sara' finanziata proprio con la prima parte della riforma. In particolare, ha spiegato il ministro, ''si cancella la detrazione'' per i familiari a carico, finora forfettaria, e ''si trasforma tutto in deduzione fiscale legata alla composizione del nucleo familiare''. Un passaggio, questo, gia' previsto nella legge delega di riforma fiscale: in pratica piu' numerosa e' la famiglia e piu' persone a carico ci sono (mogli, figli, disabili), piu' corpose saranno le agevolazione fiscali. Previsto anche un contributo per le famiglie con anziani non autosufficienti a carico.
    Il piano prevede poi la creazione di un fondo per sostenere gli interessi dei mutui contratti dalle giovani coppie per l'acquisto della prima casa . Infine, la spinosa questione dell' Irap: il piano Calderoli prevede una franchigia per rilanciare le piccole e medie aziende. Ancora non sarebbe pero' stata indicata l'entita' dell'intervento sull'Irap ne' se questo interessera' o meno solo l'attivita' di ricerca e innovazione.
    ''E' una proposta - ha spiegato Calderoli - che tiene conto di varie indicazioni emerse da tutte le forze della Cdl, ma soprattutto che punta ad aiutare i redditi piu' bassi, i giovani e le famiglie, riuscendo ad abbassare le tasse anche per i piu' abbienti che comunque, anche sommando il contributo di solidarieta', si troverebbero con una aliquota inferiore all' attuale''.

    GOVERNO BATTUTO SU PICCOLI COMUNI IN PATTO - Governo battuto in Commissione Bilancio della Camera sull'esclusione dal patto di stabilita' interno dei piccoli Comuni: la Commissione, maggioranza e opposizione, ha votato contro un subemendamento presentato dal governo, contrario anche il relatore Guido Crosetto (Fi), che mirava all'inclusione nel patto anche dei Comuni sotto i 3.000 abitanti.

    http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/...740172751.html

    Saluti senescenti

  9. #9
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    dal quotidiano LIBERO di oggi un'intervista molto interessante al cattolico-liberale nonchè esponente della parte migliore che ispira il pensiero neo-conservatore statunitense.

    " « Per la sinistra aumentare le tasse è un chiodo fisso »
    di MARIO PRIGNANO

    ROMA - La riforma fiscale di Bush, quella che, secondo Berlusconi, gli ha consentito di vincere le elezioni? È figlia della libertà religiosa, la più profonda, autentica forma di libertà di cui l’uomo possa godere. Riconoscetela, rispettatela e sbaraglierete qualunque avversario politico avrete di fronte. È il suggerimento non di uno qualunque, ma di Michael Novak , politologo, esperto di scienze economiche e sociali, universalmente considerato tra i padri nobili del pensiero neoconservatore americano. Ronald Rea gan, che lo ebbe come consigliere, soleva dire a riguardo delle tasse che « contraddicono la legge di gravità perché salgono sempre, sia in tempi di vacche magre sia in tempi di vacche grasse. Bisogna far sì che la gravità cominci a funzionare anche nel campo fiscale, oltre che in tutti gli altri campi della natura » . Novak ieri era a Roma per la prima assemblea dei club Liberal di Ferdinando Adornato. Professor Novak, lo sa che in Italia c’è molta gente che non rimpiange la legge di gravità? « Vuol dire che è contraria ad abbassare le tasse? » . Usano molti distinguo, dicono di andarci « cauti » . « Forse perché le tasse sono un’eredità della sinistra » . È una provocazione? « No, semmai un’osservazione. Più tasse è sinonimo di più Stato. E più Stato significa più controllo sul cittadino, sulle sue attività, sulla sua libertà di muoversi, sul suo spirito di iniziativa, che infatti nell’ideale della sinistra storica deve essere mortificato al massimo. Per fare tutto questo, occorre uno Stato invasivo il cui funzionamento può essere garantito solo da un alto livello di tassazione » . Sta descrivendo un ideale di Stato socialista che non esiste più, però. « Ma le tasse ci sono ancora. Edè proprio questa l’anomalia: che riformate le coscienze e messe da parte le ideologie che producevano quelle storture, il cittadino sta ancora sopportando tutto intero il peso di un fisco che non ha più un senso, non serve più » . E perché un qualunque governo avrebbe interesse a mantenere ancora alto il livello delle tasse? « Se è un governo di sinistra non ci trovo niente di strano. Perché alla radice di ogni seria riforma del fisco, con tutte le conseguenze che ne derivano, sta un ideale di libertà che coincide con la libertà religiosa, ovvero con il riconoscimento della persona come creatura che non dipende da nessuno se non dal suo Creatore » . Non sono sicuro di avere capito. Cosa c’entrano le tasse col Creatore? « Garantire la libertà religiosa significa riconoscere che la prima vera dipendenza è quella che ci lega a Dio, che peraltro chiunque può decidere di misconoscere perché siamo, appunto, liberi. Ne consegue che la libertà non può essere “ concessa” da nessuno ma semmai riconosciuta, e che la massima forma di libertà consiste nello sviluppare iniziative, nella possibilità di organizzarsi attraverso i cosiddetti corpi intermedi della società per tentare di affrontare nel modo migliore la convivenza civile » . D’accordo. Ma le tasse? « Molte volte le tasse sono un freno all’esplicarsi di questo spirito di iniziativa , alla possibilità per il cittadino di vivere a pieno la sua condizione di persona libera. In questo senso la libertà religiosa è la base di ogni altra forma di libertà, cominciando da quella politica ed economica. Secondo lei perché Bush è tanto odiato dalla sinistra? » . Lo spieghi lei. « Perché ha avuto la forza e il coraggio di mostrare che le idee della sinistra opprimevano la libertà della persona, che le istituzioni costruite dalla sinistra erano obsolete oltre che costose. E che quelle istituzioni andavano cambiate con altre mirate invece alla responsabilità della persona e orientate verso obiettivi chiari » . Berlusconi sottoscriverebbe al vol o. « E non mi stupisce affatto, visto che l’Italia è uno dei migliori amici del mio Paese. Del resto io le sto descrivendo una parte del pensiero di Sturzo e del suo Partito popolare » . Berlusconi sostiene che la vittoria di Bush sia dipesa proprio dal taglio delle tasse. « Io sostengo invece che sia dipesa dalla sua insistenza sui valori morali: la famiglia, il matrimonio tradizionale, il rispetto delle minoranze, la libertà vera. Berlusconi ha ragione nel senso che senza tutto questo non avrebbe potuto esserci neanche il taglio delle tasse. Ma tenga presente che la libertà di cui le parlo io fa da sfondo a tutta la politica dell’amministrazione Bush. Il terrorismo pensa che si possa vincere uccidendo i terroristi? No. Il terrorismo si può vincere solo promuovendo un’idea di libertà vera, capace di spingere uomini e donne musulmani a cercare opportunità di sviluppo in uno Stato non confessionale né secolarizzato. Ma libero » .
    "

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  10. #10
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    Sul quotidiano LIBERO di oggi non poteva assolutamente mancare la "reazione" del direttore alla non certo gloriosa ritirata precispitosa...... berlusconiana ......sul fronte del troppo sbandierato, anche recentemente, taglio delle tasse....

    " Il Cavaliere si rimangia il taglio delle tasse
    Caro presidente Berlusconi, ci ha delusi. Molto di più. Ci ha posti in seria difficoltà. Non siamo lacché e l’abbiamo criticata facendola arrabbiare non poco, però nei momenti decisivi siamo sempre stati dalla sua parte avendo fiducia in lei, nella sua politica. Ora scopriamo di essere stati presi in giro, noi e gli italiani che la votarono nel 2001. Le aliquote Irpef non si toccano per un altro anno; rimangono quelle che erano. E i lavoratori dal primo gennaio 2005 non avranno più soldi in busta paga (contrariamente alle sue promesse solenni e ribadite mille volte) ma gli stessi incassati a fine ottobre. Svanisce il sogno. Tutte balle. Cosa è successo? L’opposizione si è battuta con impeto contro l’abbassamento delle tasse consapevole che, se fosse stato attuato, il governo sarebbe diventato immortale, imbattibile. E alcuni partiti della Casa delle libertà, sia pure con argomenti diversi, si sono dati da fare allo scopo di modificare la riforma in senso riduttivo. Gianfranco Fini lo aveva dichiarato in una intervista a Libero e al Giornale: «Cominciamo a tagliare i tributi dai redditi modesti». Follini si era accodato. Ma lei signor premier nel frattempo aveva baldanzosamente replicato: agiremo di cesoie su ogni fascia, meno tasse per i più deboli, per i ceti medi e per i ricchi. Le avevamo cred u t o. Ci sembrava impossibile che un bel dì si sarebbe rimangiato i propositi. Abbiamo scritto dozzine di articoli per sottolineare con forza: occhio, Berlusconi è una persona seria; se dà una parola quella è e non c’è verso di fargliela cambiare. Lei d’altronde ci ha confortato fino a due giorni fa: o ridimensioniamo il fisco comprimendolo in tre aliquote (23, 33 e 39 per cento) oppure si va tutti a casa. Non sto inventando, caro premier e cari lettori. Il 3 ottobre sul Corriere della Sera (prima servizi alle pagine 2-5 pagina) fu pubblicata una lettera firmata Silvio Berlusconi (e mai smentita) in cui era scritto (testualmente): «Con il documento di programmazione economica e finanziaria, il governo ha deciso di ridurre nel biennio 2005-2006 l’imposizione fiscale per 12 miliardi di euro, un punto del prodotto interno lordo. E ha stabilito di ridurre, dal 1° gennaio 2005, le aliquote sul reddito personale a tre: 23%, 33%, 39% (una ulteriore riduzione di 12 miliardi di euro, se gli italiani ci confermeranno la loro fiducia, sarà realizzata nel 2007 e nel 2008, in modo da arrivare ad abbassare la pressione fiscale globale al 39% del Pil)». «Questo obiettivo - si legge ancora nella missiva vergata (...) dal premier - che è e resta al primo posto degli impegni del Presidente del Consiglio, del governo, della maggioranza ed è pienamente condiviso dal Tesoro - sarà realizzato attraverso due strumenti: la legge finanziaria e un provvedimento ad hoc per il taglio delle tasse e il rilancio della competitività. I due provvedimenti procederanno insieme in Parlamento e saranno approvati entro il 31 dicembre 2004 per entrare in vigore il 1° gennaio». Non bastasse questo compromettente documento, una specie di cambiale siglata sotto gli occhi dei lettori del Corriere della Sera, il Cavaliere ne ha divulgato un altro di analogo contenuto su Internet (sito di Forza Italia) e tutt’ora rintracciabile, nel quale l’impegno di tagliare le aliquote dal 1° gennaio 2005 è espresso nettamente. Invece niente. Una burla. Uno scherzo curialesco. Infatti, martedì notte la maggioranza si è riunita, ma non ha ratificato le proposte vincolanti del premier; le ha completamente stravolte per non dire azzerate. Senta, onorevole presidente del Consiglio, non ci racconti di essersi convinto in extremis della effettiva impossibilità a segare le imposte per ragioni di bilancio.Il bilancio non è mutato all’improvviso: così era sei mesi fa, così è oggi. Lei fino a ieri aveva giurato: o abbatto le aliquote dal 1° gennaio o andiamo tutti a casa, e ora non le è consentito di venire qui a dirci mi sono sbagliato perché ho avuto una grave malattia da piccolo. Deve essere accaduto qualcosa di inconfessato. Berlusconi, si apra. È stato ricattato? Di quale ricatto si tratta? Con tutta la buona volontà non riusciamo a bere l’amaro calice. Siamo apoti prezzoliniani non forzitalioti adoranti e meritiamo una spiegazione. Né vogliamo essere gabbati. Affermare che comunque una riduzione fiscale ci sarà è un sofisma per giunta idiota.Ridimen - sionare l’Irap e aiutare le famiglie con sgravi è iniziativa lodevole, ma c’entra come i cavoli a merenda con il ritocco delle aliquote Irpef. È pur vero, presidente, che non ha cancellato il provvedimento ma lo ha rimandato all’anno prossimo. Un anno: le sembra una sciocc hezza dopo aver giurato e spergiurato in ogni sede, radio tivù quotidiani convegni congressi, che il termine del 1° gennaio 2005 era sacro e inviolabile? Andiamo, Cavaliere, a questo punto come si fa a difenderla? O denuncia i ricattatori, quelli che le hanno impedito di dar seguito alla sua riforma originaria, oppure sia di parola e vada a casa ma non prima di averci fatto un bel resoconto sullo stato dell’arte. Lei ed io ci conosciamo abbastanza e d o bb i a m o parlarci francamente. Fuori i nomi degli assassini. Perché si è rimangiato tutto? Sotto il profilo elettorale, non tagliare le tasse dopo averci montato un cancan da stordire un sordo, equivale a tagliarsi l’apparato riproduttivo (traduco per la base: le palle).Alle regionali la Casa delle libertà rimedierà una batosta memorabile; e la sinistra gongolerà, senza contare i suoi sfottò iniziati ieri alla grande.Sa come l’ha definita Angius dei Ds? Sòla.Bidone , in milanese. Quale risposta dà a Angius? Abbasso le tasse abbasso le tasse abbasso le tasse sennò rientro ad Arcore. Così per anni, mesi e fino a 24 ore fa; poi, come se annunciasse la caduta di un pelo dal suo cuoio mica tanto capelluto, dice: non abbasso un amato cacchio. Sono basito. Attonito, direbbero quelli che parlano bene.Ma la solfa l’é semper quèla. Una “tranvata” sul muso da stendere un toro, figuriamoci l’elettore. Si ravveda dottor Silvio. Si dia una mossa. Non pensi di poter suggestionare i suoi amici affezionati con una prestidigitazione. O lei mantiene la parola o si rende ridicolo, inaffidabile. Non ipotizzo che i cittadini di centrodestra le volteranno completamente le spalle regalando il suffragio a Prodi o gente analogamente inconsistente, tuttavia è sicuro: anziché andare al seggio, andranno al mare o al lago, in montagna o a ramengo. Caro Berlusconi dia retta a uno che le è antipatico perché sincero fino alla sfacciataggine: serve un’inversione a “U”. O vanno giù le aliquote o va giù lei. Di Andreotti ne abbiamo già avuto uno; di un replicante non sappiamo che farne.
    "

    Con Senescenza

 

 
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