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L’Italia di Berlusconi, paese corrotto
Un rapporto ci inchioda: diciottesimi nell’Ue su 25.
«Le istituzioni pubbliche a livelli critici»
LONDRA
Transparency International (TI), organizzazione non governativa che ogni anno pubblica un rapporto sull'indice di percezione della corruzione nel mondo (CPI), ha sfornato le sue pagelle per il 2004 e dà una bella tirata di orecchie all'Italia: è al 42/o posto come credibilità nel mondo e nell'ambito dell'Unione europea è tra i peggiori: 18/a su 25.
Il dossier mostra che la corruzione viene percepita - al di là dell'entità in sé del fenomeno - come molto diffusa in tutto il mondo: «106 paesi su 146 hanno ottenuto meno di 5 punti su 10, e 6 paesi non hanno toccato i 3 punti, il che indica corruzione dilagante», ha dichiarato Peter Eigen, presidente di TI.
Il voto ricevuto dall'Italia è di 4,8 su 10. È una valutazione sulla percezione della corruzione che «mette in evidenza una situazione critica delle pubbliche istituzioni, in termini di autorevolezza, capacità gestionale, efficienza, immagine»: si afferma in un comunicato della sezione italiana dell'organizzazione, per la quale «si tratta di un campanello di allarme cui devono seguire impegni ed azioni serie e severe».
«Se da un lato - prosegue il comunicato - si richiedono verifiche più attente, interne ed esterne, alle istituzioni pubbliche, ai sindacati, e agli organi di controllo, quali la Corte dei conti, dall'altro occorre insistere sulla formazione etica di dipendenti ed amministratori pubblici, nonché sull'adozione di sistema di integrità condivisi. L'esperienza di Mani Pulite dimostra, infatti, che la soluzione del problema non può essere affidata solo alla magistratura. È quanto mai indispensabile che insieme ad un contrasto di tipo giudiziario sia forte e deciso un impegno di educazione alla legalità e alla responsabilità».
La corruzione, secondo la definizione sulla quale si base TI, è «l'abuso del pubblico ufficio per guadagno personale». Le ricerche dell'organizzazione indagano quindi sulla percezione della corruzione nei contratti pubblici e la propensione del settore pubblico a chiedere o ricevere tangenti da quello privato. L'indice è rilevato attraverso interviste ad esperti del mondo degli affari e a varie istituzioni.
Il quadro è molto composito ed è difficile, sottolineano i dirigenti di TI, trarre un'unica conclusione. Buoni progressi sono stati fatti da Francia e Tanzania, dalla Colombia e dal Pakistan, dove, però, il numero che indica il livello di corruzione è molto basso (2,1, laddove un paese libero da corruzione otterrebbe un teorico 10) perchè i suoi sforzi e i miglioramenti raggiunti non sono recepiti a livello internazionale.
I livelli di CPI sono alti soprattutto in alcuni paesi ricchi, dove la corruzione viene percepita come quasi assente: al primo posto c'è la Finlandia, seguita da Nuova Zelanda, Danimarca, Islanda, Singapore, Svezia e Svizzera, tutti sopra i 9 punti. Dalla parte opposta, con meno di 2 punti, ci sono invece Azerbaijan, Paraguay, Ciad, Myanmar, Nigeria, Bangladesh e Haiti, che chiude la classifica.
«La corruzione spoglia i paesi di tutte le loro potenzialità, in particolare quelli che vivono sul petrolio. Il CPI rileva punteggi bassi in Angola, Azerbaijan, Ciad, Ecuador, Indonesia, Iran, Iraq, Kazakistan, Libia, Nigeria, Russia, Sudan, Venezuela e Yemen. In questi Stati il settore petrolifero è caratterizzato da proventi che finiscono nelle tasche di dirigenti occidentali e personalità locali», ha spiegato Eigen.




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