





IL New York times e il financial times un covo di comunisti??? I più rinomati organi di stampa mondiali!!!ostridicolo:
<<<<<LONDRA - Nella marea di articoli sul caso Berlusconi pubblicati oggi dalla stampa internazionale, spiccano gli editoriali non firmati, dunque espressione del pensiero della direzione del giornale, come usa nel mondo anglosassone, di quattro dei più autorevoli quotidiani del mondo: Financial Times, New York Times, Wall Street Journal, Guardian. Quello del più importante quotidiano finanziario d'Europa suggerisce senza mezzi termini agli alleati del presidente del Consiglio di liberarsi di lui per il bene dell'Italia. Una valutazione condivisa dall'altra parte dell'Atlantico dal Nyt, secondo il quale "l'era Berlusconi è durata troppo".
L'editoriale del giornale newyorkese, intitolato "La Legge e Silvio Berlusconi", inizia con un giudizio tranciante: "Mercoledì è stato un brutto giorno per Silvio Berlusconi ma un bel giorno per la democrazia italiana". Il riferimento è alla sentenza della Corte costituzionale su quella che il New York Times definisce "la vergognosa legge approvata dopo le elezioni dello scorso anno che garantiva a Berlusconi l'immunità dai processi per tutto il tempo in cui rimaneva in carica". Il quotidiano osserva poi che "la Corte Costituzionale ha ricordato il principio fondamentale della democrazia che nessuno, neppure il più ricco o il più potente, può ergersi sopra la legge, anche se un Parlamenteo compiacente gli costruisce per legge l'immunità". Dopo aver ricordato i processi che riprenderanno, il Nyt scrive: "Gli avvocati di Berlusconi sostengono che la necessità di difendersi nei processi distrarrano il premier dai suoi doveri. Ma lui già sembra aver speso molta più energia a difendersi dai suoi controversi casi personali che a reagire ai problemi che attanagliano l'Italia... Non è una situazione accetabile per l'Italia e per l'Europa. L'era Berlusconi è durata troppo a lungo, con troppi pochi risultati positivi. E' tempo per entrambe le coalizioni di sviluppare una nuova generazione di leader più costruttivi e competenti da presentare agli elettori".
NYT: "Mercoledì un bel giorno per la democrazia italiana" - Politica - Repubblica.it


guarda non mi va di inimicarmi con nessuno...tu ette le cose che hai scritto le leggi sui tuoi giornali su internet dove conviene a te...io non guardo il tg4 ...ma leggo i miei giornali...guardo i miei telegiornali...quindi tu sostieni le tue idee..io continuero' a sostenere le mie...MA IL FATTO CONCRETO A CUI DEVVI GUARDARE E' che il pdl STRAVINCERA' anche alle prossime elezioni....perche' la gente guarda i fatti...le chiacchiere non fan farina...io nel mio ho trovato che molte cose sono andate migliorando e tanti tasselli a posto...quindi oltre le parole c'e' la sostanza...poi la differenza e' un'altra ...SONO DECENNI ORMAI CHE andate blaterando le vostre idee...infatti siete stati premiati alle ultime elezioni...con un calcio nel sedere....siete troppo abituati a criticare sempre e comunque a prescindere da qualsiasi cosa...caspita hai visto che paroloni uso...ho il vocabolario accanto a me...voi anche se tutto fosse oro SICURAMENTE troverete una scheggia per poter criticare...proprio ci sono delle cose a cui non riuscite piu a fare a meno ...le piazze...gli spinelli...il vino...e la critica ma sempre distruttiva e mai positiva...comunque detto questo ed in questo momento a volte meno male che c'e' silvio che almeno ogni tanto spara qualche cazzata e ci fa ridere...se no tra la crisi...l'invasione degli ufo...l'avvicinarsi della fine del mondo sai che gioia???sara' perche' io caratterialmente gli somiglio molto...comunque IO AMO FINI E TREMONTI....ciao
La gente guarda i fatti attraverso la TV. I fatti sono come te li raccontano. E i tuoi TG che sarebbero anche i miei che pago il canone o che pago il ricarico suo prodotti che pubblicizzano o che pago le tasse raccontano i fatti come conviene alla destra.
Parli come i tifosi parlano del calcio: abbiamo segnato, avete perso. Lo vuoi capire che abbiamo perso tutti. Tu hai perso il diritto di scegliere la persona che ti rappresenti in parlamento. Hai perso un parte del diritto di istruzione, perderai una parte del diritto alla salute, ecc. e questo per leggi ad personam e tagli ai servizi.
qua non si tratta di idee. NOn ci sono idee. La destra e la sinistra non stanno più proponendo modelli ideologici. Per quanto ti riguarda tu sembri amara questa classe politica come si amano i cantanti o i calciatori. Hai poi in testa un'idea dell'opposizione da teleipnotizzati: Per te chi non ama silvio è un hippy,uno che si fa le canne, un giovane perso.
Buona fortuna con fini e TRemonti.
anzi guarda ti regalo una foto, magari te la stampi e te la guardi prima di andare a letto.Così te lo sogni.
Visto che bello?
Bannato per aver diffamato il PdC!!!
Estiqaatsi!!! (fan)


Non sempre vince il migliore.
“Meno Tasse per Tutti”. Chi non si ricorda il fantasmagorico slogan della campagna elettorale per le elezioni politiche 2001 di Silvio Berlusconi? Con il suo faccione non ancora segnato dal lifting e la sua testa non ancora colpita dal trapianto di capelli, Silvio Berlusconi importava in Italia uno dei capisaldi della destra neo-liberista americana e del reaganismo degli anni ’80, quello dell’economia “supply side”, secondo cui abbassando le aliquote fiscali il gettito sarebbe aumentato (cosa che in realtà non ha mai avuto una conferma scientifica).
A dire il vero, la prima volta che il Cavaliere parlò di due aliquote uniche (una al 23 e l’altra al 33%) stile americano fu nel lontano 1994, ai tempi della prima discesa in campo. Quello che poi sarà il suo guru economico nei quindici anni successivi, ossia Giulio Tremonti, quel genio incompreso che già allora, secondo lui, aveva previsto la crisi, diceva in quei tempi: “Le promesse di Berlusconi? Miracolismo finanziario (…). La promessa di un’aliquota fiscale al 33%? Panzane. (…) Quell’idea fa pagare meno ai poverissimi e ai superricchi, ma penalizza proprio la classe media, l’uomo della strada.” (Corriere della Sera, 21 marzo 1994)
Incredibilmente, anche Tremonti in quell’occasione si rivelò una Cassandra, sebbene l’attuale Ministro dell’Economia appartenga ad un particolare tipo, quello che annuncia i disastri e poi mette la propria firma sotto di essi.
Di quelle ed altre promesse che nel 2001 facevano della Casa delle Libertà una fotocopia bonsai del reaganismo di vent’anni prima, non è rimasto nulla, se non i continui proclami dei diretti interessati che sono bravissimi a identificare i problemi, ma soprattutto le scuse per non averli risolti.
Come al solito, era tutto un imbroglio tenuto a galla dai professionisti della disinformazione al soldo di un premier oramai politicamente finito e che tira a campare più che può per sistemare quanto prima e meglio i propri problemi e non quelli del paese.
Nel quinquennio 2001-2006 non solo il Governo Berlusconi non ha mai rispettato i criteri neo-liberisti a cui diceva di ispirarsi, se non nella cosiddetta Finanza Creativa e nei derivati, responsabili dell’attuale crisi, ma anche il famoso Contratto con gli Italiani stipulato davanti al maggiordomo Vespa non venne rispettato, tanto che Berlusconi si preparava con aggressioni mediatiche alla seconda sconfitta elettorale contro Romano Prodi.
Per quanto riguarda la Crisi economica, questo Governo non sapeva come affrontarla ed è rimasto immobile, mentre la stampa di regime propagandava a reti ed edicole unificate che la recessione era frutto di atteggiamenti psicologici dannosi che reprimevano i consumi e che occorreva ottimismo, propensione alla spesa, che non c’era nulla di cui preoccuparsi. Tutte balle, ovviamente, ma che furono adeguatamente introiettate nell’opinione pubblica con il manganello mediatico del Pdl, tanto da arrivare a proclamare un giorno sì e l’altro pure che “il peggio è alle spalle”. Peccato che i dati dell’economia reale e i milioni di potenziali disoccupati siano di parere opposto.
Sta di fatto che in 8 anni la Destra di Governo è passata da una cultura neo-liberista di mercato, dove la parola d’ordine era deregulation, allo statalismo neo-colbertista di Tremonti, con relativa metamorfosi di tutto l’impianto culturale di valori del centro-destra: già politicamente erano sovietici grazie all’acclamazione del capo, al culto della sua personalità e alla guerra agli equilibri costituzionali, ora lo sono pure in economia.
Della famosa exit strategy per uscire dalla crisi non si è più saputo nulla, sappiamo solo che per la terza volta in quindici anni la Destra ha disastrato i conti pubblici, che il deficit è balzato al 5% e che, nonostante i tagli al fulcro della ripresa come università e ricerca, la spesa pubblica è aumentata.
La replica a questo immobilismo dove regna l’assistenzialismo a banche e grandi imprese a scapito dei cittadini che pagano le tasse e della classe media è che questo governo avrebbe stanziato miliardi per gli ammortizzatori sociali: peccato che dalla Crisi non si esca con la cassa integrazione, ma con riforme di sistema. Riforme che non interessano questo governo, troppo impegnato a riformare lo Stato, la democrazia e la giustizia italiana in funzione della tutela degli interessi del premier e non della nazione.
Questo fallimento politico-economico della Destra di Governo non può essere però una gran soddisfazione da parte nostra per un semplicissimo motivo: sono stati buttati all’aria intere stagioni di sacrifici e sforzi collettivi degli onesti contribuenti italiani.
Si parla tanto di responsabilità civile dei magistrati: scusate, sarò io fatto male, ma penso sia preferibile quella penale dei governanti.







