«Ormai esiste soltanto un caso Berlusconi: un presidente del Consiglio che ha tentato un atto di spionaggio nei confronti del leader del maggior partito di opposizione; che è costretto a recarsi dal magistrato e non va a testa alta, ma si camuffa nel pulmino della scorta; che tenta di coinvolgere la magistratura nella campagna elettorale; che è smentito da coloro che avrebbero dovuto avallare le sue accuse; che è isolato dai suoi alleati; che usa Palazzo Chigi per spiegare che ha incontrato Fiorani e per giustificarsi delle panzane raccontate agli italiani; che continua a seminare veleni nel Paese dopo averlo stremato con cinque anni di politiche fallimentari». A parlare è il capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante, che aggiunge: «Dobbiamo rispondere duramente a questo inquinamento della vita democratica e, insieme, riprendere a parlare al Paese delle questioni importanti che lo riguardano, di come intendiamo restituire all’Italia dignità e competitività».
Per Berlusconi, però, “il caso non è chiuso”.
«Esiste solo un caso Berlusconi, a metà tra la disperazione elettorale e la malapolitica».
Come valuta il coinvolgimento della magistratura da parte del premier?
«È evidente il tentativo di utilizzarla per finalità politiche. Oggi Berlusconi dice che le dichiarazioni non avevano rilevanza penale. Ma se non avevano rilevanza penale perché è andato dai giudici? Ha tentato un uso strumentale della Procura della Repubblica. Spetterà a noi restituire prestigio a tutte le istituzioni dello Stato, a partire dalla stessa presidenza del Consiglio».
Come giudica l’atteggiamento degli alleati di Berlusconi?
«Non condividono questo inquinamento. È assai probabile che perdano, ma si deve perdere con dignità. Con un comportamento di questo genere perderebbero nella vergogna».
Per questo crede che abbiano preso le distanze dal premier? Non è che, approfittando della situazione, preparano il dopo-Berlusconi?
«Nella prossima legislatura il dopo-Berlusconi è all’ordine del giorno. È altamente probabile la loro sconfitta e si porrà il problema di una nuova leadership del centrodestra. In ogni caso, tanto Fini quanto Casini si rendono responsabilmente conto della situazione. Anch’essi sono convinti che non si può andare alla campagna elettorale con questo clima che lacera il Paese e lo affonda ancora di più».
Sembrava che la vicenda fosse alle battute finali. Ora Berlusconi rilancia. Previsioni?
«Un’operazione come questa è stata fatta anche con Telekom Serbia. Si parlò addirittura di conti all’estero di Fassino e Prodi. Taormina chiese l’arresto di Dini, Prodi e Fassino. Poi venne fuori che avevano montato una vergognosa provocazione. Oggi non è più Taormina, ma Berlusconi in persona che lancia e rilancia accuse improbabili, smentito da chi dovrebbe confermarle, e precipita nella vergogna. Ho l’impressione che lo schema sia lo stesso. Chi voleva lanciare fango si è trovato infangato. E poi ci sono gli incontri con Fiorani».
Berlusconi dice che a Fiorani ha detto quello che ha detto a tutti gli altri.
«Berlusconi ammette di aver incontrato Fiorani solo dopo che i giornali hanno riportato le dichiarazioni di Fiorani ai giudici. Chissà quanto altro tempo dovremo aspettare sino a quando Berlusconi sarà costretto a dire la verità anche sulla scalata al Corriere della Sera. Noi dobbiamo denunciare l’inquinamento del sistema democratico, ma dobbiamo parallelamente ripartire con la campagna elettorale parlando dei nostri progetti per risollevare il Paese».
Fassino ha lanciato un appello a maggioranza e opposizione: si cambi registro. Pensa verrà raccolto?
«Spero di sì. L’isolamento di Berlusconi è dovuto all’esigenza, sentita dai suoi alleati, di ripristinare un clima civile».
E Berlusconi che dice a Fassino di “dire queste cose guardandosi allo specchio”?
«È un’affermazione figlia della disperazione e dell’isolamento».
Ritiene adeguata la scelta di Fassino di non partecipare a confronti televisivi con Berlusconi?
«Berlusconi si comporta come la squadra perdente e scorretta che non mira più alla palla, ma alle gambe degli avversari. Non intende parlare dei problemi del paese e delle possibili soluzioni e tenta di tenersi a galla con la diffamazione politica. Finché sta in piedi questa provocazione, Fassino ha ragione a respingere il confronto. Verrà poi il momento di confrontarsi davanti agli italiani sui temi del futuro»
Un confronto televisivo potrebbe però accelerare il cambio delle questioni di cui discutere, non crede?
«Oggi Berlusconi non ha la dignità per confrontarsi con una persona come Piero Fassino. E poi mancano tre mesi alle elezioni. Arriverà anche il momento del confronto».
Come giudica gli attacchi contro i Ds da parte degli alleati? Occhetto ritiene necessario un cambio della classe dirigente del vostro partito.
«A noi appartiene la responsabilità propria della forza maggiore della coalizione. Dobbiamo usare molta prudenza e pazienza. Il nostro obiettivo prioritario è tenere insieme la coalizione e lavorare per un'Unione vincente. Tutto il resto deve essere messo in secondo piano, con un fortissimo senso di responsabilità nei confronti del Paese».
L’Unione intanto è alle prese con una serie di problemi. Diliberto lamenta il fatto che il programma è moderato e anche i Pacs dividono.
«Nella fase di costruzione del programma è giusto ed inevitabile che ciascuna forza faccia valere il suo punto di vista. Piuttosto dobbiamo riflettere che in cinque anni possono mutare radicalmente i riferimenti strategici nazionali e internazionali. Piuttosto che su un programma fluviale dobbiamo quindi concentrarci sulle priorità fondamentali».
E quanto alle divisioni sui Pacs e sulla manifestazione di Roma?
«Quella delle unioni civili è una proposta presente nel nostro programma che va approvata tra le prime leggi della prossima legislatura. Fa parte dei diritti civili per i quali ci battiamo. Se poi le organizzazioni fanno manifestazioni in piazza più o meno opportune, bisogna tenere presente che quello è il modo di esprimersi delle minoranze, e va rispettato».




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