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Discussione: Racconti dalla cripta

  1. #1
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    Predefinito Racconti dalla cripta

    Nell’estate appena trascorsa, è iniziata un’esumazione di massa che supera qualsiasi precedente: la ricognizione delle salme medicee nell’omonima cappella fiorentina, là dove lasciò la sua impronta Michelangelo. Ad Arquà è stata ripetutamente ispezionata la salma di Francesco Petrarca, che una mano ignota ha privato del cranio forse un trecento anni fa. E si è recentemente parlato di riesumare anche Giacomo Leopardi.

    Se il governo francese rifiuta la ricognizione della salma di Napoleone (sembrando giustamente futile e inconcludente la ricerca spettrografia di arsenico in quel che ne resta), in compenso gli scienziati tendono la mano agli storici esaminando il cranio forato del Papa che fece "il gran rifiuto". E qualche anno fa si è pensato, erroneamente, che alla storia qualche lume sarebbe venuto dall’esame dei resti del grande Federico, Stupor Mundi, e di chi giace con lui nell’avello palermitano.

    Stessa sorte – esumazione ed esami autoptici – hanno avuto moltissimi grandi della storia, quasi sempre con risultati deludenti. Al limite estremo stanno le salme ridotte a beni di consumo, come quella di San Luigi di Francia che, prima ancora di essere dichiarato santo, venne bollito, ridotto ad ossa, smembrato e distribuito qua e là sotto forma di reliquie.

    A quanto pare non c’è nulla, nessun argomento che renda incompatibile il culto dei resti mortali dei grandi con la ricerca di indizi che possano metterne a fuoco aspetti fisici e perfino morali. Anzi, c’è chi dice che è un modo per rendere loro onore, perpetuarne la fama, risvegliarne il ricordo, rimuovere, quando possibile, l’onta di una qualche falsa interpretazione di ciò che furono in vita.

    Il “senso del dovere” verso i fedeli induce la Chiesa all’ostensione di salme e parti anatomiche più o meno mummificate di santi e beati (Sant’Antonio da Padova, per esempio… il mento, l’avambraccio sinistro e alcune parti “minori” sono conservate in reliquiari particolari), senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire. E nessuno ha da eccepire nemmeno sulla macabra, circense esposizione di salme, visitabili da un pubblico non certo composto di scienziati, nelle cripte palermitane e napoletane o nelle civiche stanze di Venzone, povere mummie pubblicizzate su moderni, asettici depliants.

  2. #2
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    IL PROF. CON GLI SCHELETRI DEI MEDICI NELL'ARMADIO

    di Andrea Bernardini



    Il Granduca Cosimo I era alto un metro e 78 centimetri ed aveva un corpo molto vigoroso, muscolatura da far paura: insomma, un gigante del suo tempo. Da ragazzo si era sovraccaricato la colonna con pesanti armature, causa delle sue ernie di Schmorl. Presenta ancor oggi i segni di deformazioni ossee tipiche dei cavalieri. Persino tracce dell’intervento del chirurgo in fase di autopsia. Cosimo I è il primo grande personaggio della dinastia dei Medici su cui si è concentrata l’attenzione del professor Gino Fornaciari, 59 anni, professore straordinario di storia della medicina a Pisa. 49 individui, di cui 20 mummie, 2 mummie scheletrizzate, 22 scheletri in connessione e 5 con ossa non in connessione: così si presenta il materiale reperibile nelle Cappelle Medicee di Firenze: ci vorranno due anni per farne la ricognizione.

    Obiettivo dichiarato: «ottenere buoni reperti paleopatologici da studiare e informazioni sicure sullo stile di vita e sulle cause di morte di tutti gli esponenti della casata sepolti nelle Cappelle Medicee di Firenze».

    Il progetto prevede il coinvolgimento di numerosi partners: la Soprintendenza al Polo museale fiorentino si occuperà della parte storico-artistica. L’Università di Firenze darà il proprio contributo su storia della medicina e studi radiologici. Il professor Bob Brier dell’Università di Long Island a New York contribuirà alle indagini archeologiche e allo studio delle mummie, il professor Arthur Afderheide dell’Università di Duluth nel Minnesota si occuperà infine della paleonutrizione e della ricerca di agenti patogeni antichi. Al professor Gino Fornaciari il compito di dirigere i lavori. Una troupe televisiva statunitense seguirà il lavoro certosino dei ricercatori e ne realizzerà un film scientifico.

    «Abbiamo riesumato i primi quattro individui – ci dice Gino Fornaciari –: con Cosimo I, c’erano anche i figli Giovanni e Garcia e la moglie Eleonora di Toledo. Giovanni fu cardinale ed arcivescovo di Pisa dal 1560 al 1562: l’età antropologica della morte da noi riscontrata sarebbe intorno ai 19 anni. Alto 175 centimetri, aveva una muscolatura assai sviluppata. Qualche problema dentario ed ernie di Schmorl anche per lui. Don Garcia, che sarebbe morto tra i 15 ed i 16 anni, era alto 166 centimetri. Infine, Eleonora di Toledo, 158 centimetri di altezza, età antropologica intorno ai 40 anni, presenta i segni della pratica dell’equitazione e il riscontro di artrosi».

    Ma a cosa servirà l’indagine paleopatologica?
    L’indagine riveste un duplice interesse: antropologico e medico. Antropologico perché, spiega Fornaciari, «dall’aspetto e dall’incidenza delle diverse patologie è possibile risalire, in via indiretta, alle abitudini e allo stile di vita delle popolazioni del passato. La situazione patologica di una società riflette, in altri termini, le sue condizioni generali ed il suo sviluppo». Medico «perché la ricerca dell’epoca d’insorgenza di alcune malattie attuali e la ricostruzione, almeno ipotetica, delle prime vie di diffusione delle malattie infettive non possono che suscitare un altissimo interesse nel campo della medicina».

    Quella diretta dal professor Gino Fornaciari è la terza ricognizione dei corpi conservati nelle cappelle dei Medici.


  3. #3
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    Povero Giangastone!


    Povero Giangastone... ultimo, poco apprezzato rampollo senza prole del casato mediceo. Chiacchierato in vita, maltrattato dagli storici, continua a far notizia anche da morto: nelle Cappelle Medicee non si trovava la sua tomba. Che fine avrà mai fatto il suo corpo? Se lo sono chiesto gli studiosi: arrivati all’epitaffio di Giangastone, si sono trovati davanti a un muro di pietra, ma della sua bara nemmeno l’ombra. Che da qualche parte dovesse essere, però, nessuno lo metteva in dubbio. E così è cominciata una specie di caccia al tesoro, finché la salma è stata scoperta in una piccola cripta. La bara del granduca è stata trovata insieme a quelle di sette minori morti prematuramente, e di un anonimo, appartenenti alla casata medicea, ma di cui non si conoscono le identità. Un giallo durato lo spazio di un giorno.


    Progetto Medici, un intero sito dedicato allo studio delle deposizioni funerarie della famiglia Medici.

  4. #4
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    Predefinito Federico II? Tanto rumore per nulla...

    Il programma aveva previsto tre tempi: a sarcofago chiuso la creazione di una camera sterile per garantire il controllo della temperatura, dell'umidità e della contaminazione microbiologica. A sarcofago aperto (apertura minimale, ottenuta sollevando il coperchio di pochi centimetri per consentire l'accesso di microcamere e di strumenti di alta precisione) sono stati prelevati campioni infinitamente piccoli di tessuti per effettuare le analisi microbiologiche, le radiografie, i prelievi per le analisi del DNA (solo quattro tecnici per volta, stesse precauzioni delle visite ai reparti di rianimazione: tute complete, maschere e soprascarpe). A sarcofago chiuso si è proceduto allo studio delle analisi e dei risultati. Si pensava di riuscire a conoscere meglio questo singolare personaggio, e di acquisire nuovi dati, al fine di verificare il grado di attendibilità delle contraddittorie testimonianze, sempre oscillanti tra l'esaltazione e l'esecrazione, tra l'epifania messianica e la visione apocalittica dell'Anticristo, di un uomo certamente eccezionale che ha segnato la storia dell'Occidente europeo. E invece...



    TANTI SFORZI PER SAPERNE MENO DI PRIMA

    di Agostino Spataro (dal sito www.stupormundi.it)


    Dopo circa 6 anni di complesse indagini, sono state presentate alla stampa, l’11 dicembre 2002, le risultanze del progetto concernente “Studi, ricerche e indagini sulla tomba di Federico II nella Cattedrale di Palermo”, contenute in tre eleganti volumi. Da una ricognizione così lunga e ipertecnologica (e sicuramente molto costosa) era lecito attendersi qualche novità di rilievo; invece le attese del pubblico sono andate, in gran parte, deluse.

    Abbiamo letto le dotte analisi settoriali e gli ampollosi interventi istituzionali, ma in quel cofanetto, di raffinatissima fattura, non abbiamo trovato nulla di nuovo riguardo i resti del grande Federico, il cui studio era l’obiettivo prioritario del megaprogetto. Anzi, da un raffronto fra l’immagine del corpo quasi intatto di Federico, incisa su rame nel 1781, e quelle riprodotte nelle foto a corredo delle introspezioni effettuate dentro il sepolcro porfireo se ne trae una desolante sensazione di sfacelo per l’impietoso sconquasso che vi regna.

    Infatti, l’interno del sarcofago assomiglia ad un caotico condominio contenente un ammasso di ossa e di tessuti necrotizzati, di oggetti corrosi, mischiati a terriccio e a brandelli di laceri tessuti.

    Nessun confronto con il buono stato di conservazione dei resti rilevato nel corso della ricognizione effettuata nel 1781 (i cui esiti furono descritti dal canonico Rosario Gregorio e illustrati da Francesco Danieli nel suo “I regali Sepolcri del Duomo di Palermo”, del 1784, ristampato per l’occasione).

    Protrattasi dal 1994 al 1999, finanziata dalla Regione siciliana, questa operazione ipertecnologica e multidisciplinare è stata un vero colossal nel suo genere. Per studiare l’imperiale sepolcro sono stati convocati i migliori specialisti e si è ricorso a qualificate sponsorizzazioni che hanno consentito di allestire un apparato “scenico” (la camera bianca) davvero impressionante, con largo uso di tecnologie e di metodologie sofisticate, che però non ha prodotto gli esiti sperati: trovare le risposte possibili ad alcuni interrogativi che segnano la vicenda umana e politica di Federico e tentare un restauro dei suoi resti mortali e di quelli degli altri due illustri inumati.

    In sostanza, c’erano i mezzi e le competenze per conseguire importanti risultati, ma non se n’è fatto quasi nulla per via di un’imposizione che nessuno ufficialmente rivendica e, soprattutto, spiega: l’apertura cosiddetta “minimale” del sarcofago di Federico II. Nel complesso, dello “Stupor mundi” non si sa nulla di nuovo. L’unico elemento di novità è costituito dalla frattura (a forma di taglio) riscontrata alla base cranica del secondo inumato (Pietro III d’Aragona).

    Non può, infatti, considerarsi novità l’attribuzione dei resti del terzo cadavere ad una giovane donna senza nome che una lapide assicura appartengano al Duca di Atene, giacché a pagina 105 della citata ristampa del libro del Danieli si legge che ”… per quanto si poté dallo scheletro conoscere, dovett’essere di donna…”
    Già nel corso della ricognizione del 1781 fu intuito il sesso femminile del terzo inumato. In realtà, si è trattato di uno scambio (o di sottrazione?) di cadaveri che, configurandosi come un nuovo mistero, può legittimare i dubbi sulla vera identità degli altri due. La faccenda, dunque, si è tinta di giallo; a maggior ragione si dovevano svolgere gli accertamenti possibili. Perché ciò non è avvenuto?

    La spiegazione di questo mistero forse la si potrà trovare nelle laconiche parole del prof. Renato Albiero il quale, nelle conclusioni scientifiche, si consola col fatto che: ”Se un piccolo o grande mistero viene completamente svelato si avvilisce nel tempo quella componente ancora indefinita che attrae il pensiero, si annulla quel piccolo contorno di leggenda…”

    Ma se il mistero non doveva essere svelato che bisogno c’era di apparecchiare un’operazione così impegnativa e sicuramente molto costosa, a carico del contribuente siciliano?

    In realtà il “re è nudo” e non si sa che spiegazione dare all’opinione pubblica…


    Ecco cosa hanno visto gli studiosi
    all'interno del sarcofago

  5. #5
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    Perfino sul luogo della sepoltura di Federico II si sono strettamente intrecciati mito e storia. Tommaso di Eccleston, un cronista inglese coevo dell'Imperatore siculo-tedesco, narra la spettacolare e sulfurea cerimonia dell'accompagnamento della salma del Sovrano nel cratere dell'Etna in attesa della fine dei tempi quando, come Anticristo, avrebbe combattuto la sua ultima battaglia. Con più aderenza alle testimonianze storiche, Federico venne inumato nella Cattedrale di Palermo il 25 febbraio 1251, due mesi dopo la sua morte, avvenuta in Puglia, in seguito a dissenteria.

    Il pesante coperchio della tomba era stato aperto nel tardo medioevo almeno due volte per accogliervi le spoglie di Federico III d'Aragona (morto nel 1337) e, qualche decennio prima, il corpo di Costanza, figlia di Manfredi e moglie di Pietro III d'Aragona: di costei, infatti, è lo scheletro femminile che nel 1995 aveva intravisto il paleoantropologo Francesco Mallegni, dell'Università di Pisa, attraverso l'introduzione nella tomba di un endoscopio a microcamere. Peraltro, il fatto che accanto all'Imperatore giacesse una donna era risaputo da oltre due secoli: da quando, nel 1781, l'avello venne aperto e il suo contenuto minuziosamente descritto dal canonico Rosario Gregorio:

    "... L'altro corpo di minor grandezza si giacea disteso sotto al (suo) lato manco, ridotto a nude ossa. Il suo braccio diritto era sopra il petto di Federico. Era tutto avviluppato in un drappo logoro di seta, nel quale furon rinvenute due anella con pietre di non molto valore..."

    La ricognizione del 1781 fu a dir poco devastante in quanto, per poter eseguire un'incisione del corpo del sovrano, vennero temporaneamente rimossi gli altri due cadaveri, che erano contenuti in sacchi di tessuto molto pesante, e spostato il corpo dello stesso Federico. L'Imperatore così si presentava al canonico Gregorio...


    "… di ordinatissimi vestimenti coperto. Nella testa, posata sopra un cuscino di cuoio, aveva una corona aperta, i cui raggi di sottilissime laminette di argento dorato, sono ornati di perle e di pietre. Dal lato sinistro della testa era riposto il globo imperiale. Tre tuniche vestivano il cadavere. La prima pare un piviale di drappo lavorato, che si stringeva al petto con un gioiello di figura ovale di ametista incassato in oro, circondato da venti piccoli smeraldi, ed a quattro estremità di esso erano quattro grosse perle. La seconda, che è di drappo semplice, e senza niun lavoro, pare una dalmatica con maniche terminate con un gallone di oro largo quattro dita, ed era essa cinta da uno stretto gallone di seta, adornato di varie rose di argento indorato. La terza finalmente è un camice di lino il quale scendeva fino a coprire le cosce e le gambe, e lo cingeva un grosso cordone di lino aggrappato nel mezzo, e pendeva dall'uno dei lati.... Le sue mani incrocicchiate posavano sul ventre, e in un dito della destra era un anello di oro con uno smeraldo. Dal fianco sinistro era posta la spada con la manica di legno... Tutte le ossa del cadavere, e le sue giunture erano intatte, di sorta che poteronsi particolarmente riconoscersi."

    Liberamente tratto dal sito www.fi.cnr.it

  6. #6
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    Nella lista dei "condannati" all’immortalità c’è naturalmente anche Wolfgang Amadeus Mozart. Di lui si è studiato praticamente tutto: dalle note musicali alla corrispondenza che intratteneva con genitori e parenti. Adesso è il momento della sua testa. Da un secolo gli studiosi si accapigliano per stabilire se il teschio esposto nella biblioteca del Mozarteum di Salisburgo sia proprio il suo: ora, grazie all’esame del DNA, i loro crucci stanno per finire.

    Quando muore, nel 1791, a soli 35 anni, Mozart viene gettato in una fossa comune, nel cimitero viennese di S. Marx: da quel momento, sulle sorti della sua salma cala il mistero. Nel 1801, Joseph Rothmayer, un becchino del cimitero, identifica il cadavere dell’enfant prodige e decide di tenere per sé la testa ( ). Fino a quando, quarant’anni dopo, il teschio arriva nella mani di Jakob Hyrtl, un incisore che lo riporta a Salisburgo, la città natale di Mozart, dove è tuttora conservato.

    Qualche mese fa, alla redazione scientifica della TV austriaca è venuta l’idea di riaprire la tomba dei Mozart per confrontare i resti dei familiari con il teschio del Mozarteum. Le Nozze di Figaro sono uscite proprio da lì? Per alcuni studiosi non c’è ombra di dubbio. Quel reperto, oggi privo di una mandibola, era già stato esaminato per scoprire i segreti dell’apparato uditivo del compositore. Più recente è l’entrata in scena di un antropologo austriaco, Gottfried Tichy, il cui obiettivo era stabilire l’autenticità della reliquia. Risultati? Il teschio, ingiallito e incrostato di frammenti vegetali e collagene, appartiene a un uomo della stessa età di Mozart. Tichy è sicuro, quelle ossa sono originali, ma il comitato scientifico internazionale va cauto e attende gli esiti dell’esame del DNA.

    Intanto Heinz Shaden, presidente della camera di Salisburgo, ha dato via libera all’esumazione dei Mozart. Una volta aperta la tomba di famiglia, dove riposano il padre Leopold, la madre Anna Maria e anche la moglie Kostanze, gli scienziati avranno meno di due anni per i vari esami. Nel 2006, in occasione del duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Mozart, i dati verranno ufficialmente resi noti e le misteriose circostanze della sua morte potranno (forse) essere chiarite.


 

 

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