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Discussione: Complimenti......

  1. #71
    Rosso è bello
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Complimenti......

    In Origine Postato da Il Condor
    Ancora con la Nokia ? Il mio era solo un esempio, il primo che mi e' venuto in mente, fra le centinaia possibili
    Mah...non so se lo fai apposta o se sei proprio così. Anche il mio era solo un esempio, non credo che in Italia ci sia un'azienda della nokia.
    Ma nel merito, mica hai risposto eh!

  2. #72
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Complimenti.....

    In Origine Postato da seurosia
    Mah...non so se lo fai apposta o se sei proprio così. Anche il mio era solo un esempio, non credo che in Italia ci sia un'azienda della nokia.
    Ma nel merito, mica hai risposto eh!
    La mia risposta mi sembrava chiara (non e' mica che dopo aver letto il tuo post abbia cambiato idea ). Una persona non e' come un sasso, ma di fronte al cambiamento di scenario si ricicla e si trova un altro lavoro.

    Se l'infermiere perde il suo lavoro, andra' a fare il badante (di cui c'e' una grandissima richiesta), o altro che trova

  3. #73
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    Predefinito

    LA FANNO TUTTO FACILE STI BANANAS.....
    E PER LORO TUTTI QUELLI CHE SI VEDONO IN GIRO SCALCAGNATI E LA FACCIA DA CANI BASTONATI SONO STUPIDI E NON HANNO VOGLIA DI LAVORARE...
    MA CI RIUSCIRENO A METTERNE A POSTO QUALCUNO DI VOI.. VEDRETE COME LA ABBASSERETE LA CRESTA
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #74
    Il vero è un momento del falso
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    Predefinito

    il mio avatar significa proprio questoiopero selvaggio,blocco della produzione ovvero dello sfruttamento: i punti deboli del sistema ci sono.

  5. #75
    Veneta sempre itagliana mai
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Complimenti......

    In Origine Postato da Il Condor
    A me risulta che il problema e' un altro.

    Sono le Aziende che non trovano manodopera, non il contrario

    ah si??????????beh se hai pazienza e non stai troppo male a leggere sarà utile che t'informi meglio allora

    http://www.cgil.it/settoriproduttivi...iendeCrisi.htm

    http://www.cgil.it/settoriproduttivi...31agosto04.htm

    senza contare che da agosto ad ottobre, altre decine di aziende stanno chiudendo, se vuoi ti faccio qualche nome ancora, ma porca eva cosa c'avete in quel cervello bacato

  6. #76
    God, Gold & Guns
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Complimenti......

    In Origine Postato da pensiero
    ah si??????????beh se hai pazienza e non stai troppo male a leggere sarà utile che t'informi meglio allora

    http://www.cgil.it/settoriproduttivi...iendeCrisi.htm

    http://www.cgil.it/settoriproduttivi...31agosto04.htm

    senza contare che da agosto ad ottobre, altre decine di aziende stanno chiudendo, se vuoi ti faccio qualche nome ancora, ma porca eva cosa c'avete in quel cervello bacato
    I link non funzionano. Ma anche se funzionavano la realta' restava quella che ho descritto io. Basta chiamare un idraulico, un muratore, un falegname, ecc, ecc per rendersene conto....

  7. #77
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    Predefinito Competizione, non è questione di costo del lavoro

    Un interessante (spero) articolo di Repubblica come contributo a questo thread.

    Cordialmente,
    Etrusco

    **************************************************


    Competizione, non è questione di costo del lavoro

    MARCO PANARA

    Una multinazionale europea (non italiana) nel settore meccanico, che ha stabilimenti in 23 paesi, ha messo a confronto il salario orario che paga ai suoi dipendenti. Le differenze sono impressionanti: si va da 28,69 euro l’ora in Svezia fino a 0,49 euro l’ora in India. Quella multinazionale ha stabilimenti anche in Italia dove, per un’ora di lavoro, spende 18,03 euro. Per rendere più chiaro il confronto abbiamo preso la remunerazione in Italia (18,03 euro = 100) e misurato su questa base la remunerazione di un’ora di lavoro negli altri paesi. Anche tenendo conto che non è un dato generale ma una esperienza specifica e concreta, quello che ne emerge dovrebbe farci riflettere molto.
    Per un’ora di lavoro in Germania quella multinazionale spende una volta e mezzo rispetto a quanto spende in Italia, il trenta per cento in più lo spende negli Stati Uniti, il 15 per cento in più in Francia. Solo l’8 per cento in meno lo spende in Spagna e il 10 per cento in meno in Corea. Se si passa agli altri il confronto è assolutamente impari: rispetto all’Italia un’ora di lavoro in Portogallo costa un terzo, un po’ meno costa in Turchia, un quarto nella Repubblica Ceca e in Ungheria, per scendere fino a un decimo in Cina e Romania e un quarantesimo in India.
    Non tutti gli stabilimenti producono le stesse cose e richiedono lo stesso livello di formazione, ma non sempre e non necessariamente il livello di sofisticazione delle produzioni corrisponde al livello dei salari.
    Non ci interessa qui comprendere cosa aspetta la multinazionale in questione a spostare tutte le sue attività in India, avrà per fortuna le sue ragioni. Quello che ci interessa è capire cosa ci dice questo confronto sull’Italia e sui suoi destini.
    La prima cosa che ci dice è che il costo del lavoro in Italia è tra i più bassi nel gruppo dei paesi industrializzati. Tra quelli censiti in questa occasione solo la Spagna e la Corea sono sotto di noi e neppure di molto, mentre la maggioranza ha un costo del lavoro più alto, e questo non sembra essere un vincolo determinante per esempio alla capacità di mantenere o accrescere la propria quota del commercio mondiale.
    Il fatto che l’Italia perda posizioni nel commercio mondiale mentre la Germania o il Giappone, che hanno un costo del lavoro sostanzialmente più alto, invece no, ci fa capire con chiarezza che non è il costo del lavoro la chiave della nostra perdita di competitività né per un suo eventuale recupero. Abbiamo impegnato anni a discutere e scontrarci su questo punto, ma basta guardare i dati della tabella che pubblichiamo per capire che tutto quel tempo e quell’impegno sono stati spesi male: l’abisso che ci separa non solo dall’India e dalla Cina, ma anche dalla Repubblica Ceca e dall’Ungheria è tale che a meno di un impoverimento generalizzato e rivoluzionario del nostro paese è impensabile e non auspicabile colmare.
    Il problema però esiste, perché la perdita di competitività dell’Italia non dipende dal fatto che lavoriamo poco, poiché anzi lavoriamo più ore della media dell’Europa a 15, dipende piuttosto dal fatto che ciascuna ora di lavoro non sempre produce tutto il valore che sarebbe necessario per consentirci di essere sicuri del nostro presente e ottimisti sul nostro futuro.
    Ci sono molti modi per capire meglio la natura di questo problema. Andrew Warner, senior economist alla Millennium Challenge Corporation, ha fatto uno studio accurato sulla produttività del lavoro nei vari paesi, e uno dei parametri che adotta è la crescita del pil per ora lavorata. Ebbene, tra il 1995 e il 2000 la crescita del pil per ora lavorata è stata del 9,20 per cento in Irlanda, paese leader di questa classifica, tra il 2,2 e il 2,6 per cento nel Regno Unito, in Germania, in Francia e negli Stati Uniti, solo dell’1,73 per cento in Italia, fanalino di coda tra i 18 paesi presi in considerazione. In quello stesso studio Warner individua quattro barriere alla crescita della produttività oraria e mette a confronto su di esse i vari paesi. Le barriere sono: la formazione, l’organizzazione del lavoro, le normative e la qualità delle infrastrutture. In tutti e quattro la posizione dell’Italia è peggiore di quella degli altri grandi paesi industrializzati e, nel caso delle infrastrutture, è tra le peggiori in assoluto.
    Le conclusioni alle quali questa analisi ci porta è che puntare sulla compressione del costo del lavoro per rilanciare la competitività dell’Italia non solo non è realistico ma rischia di essere un grave errore strategico. Il che non vuol dire che il costo del lavoro è una variabile indipendente, ma che in questo momento della storia e dell’economia mondiale, quello su cui si deve incidere assai più che il costo è invece il contenuto del lavoro. Bisogna aumentare da una parte la produttività e dall’altra il valore delle cose prodotte, in maniera tale da remunerare adeguatamente il lavoro e il capitale e consentire di porre le premesse per un aumento costante ed economicamente sostenibile dei redditi e del benessere futuro.
    E’ una questione che riguarda tutti, la politica e le istituzioni, la pubblica amministrazione, le imprese e i sindacati. La scelta è tra puntare sulla crescita della produttività e del valore delle produzioni, oppure come è accaduto negli ultimi anni limitarsi a mantenere il modello produttivo e competitivo esistente cercando finché possibile di tenerlo in piedi comprimendo i costi.
    Ovviamente non ci possiamo permettere di buttare via nulla, né sarebbe giusto farlo, quindi lo sforzo che le imprese stanno facendo per restare a galla è legittimo e anche lodevole. Se però dopo la resistenza non si passa alla crescita, per molti rischia di essere solo un prolungamento dell’agonia.
    Ma cosa vuol dire scegliere di puntare sulla crescita della produttività e del valore delle produzioni? Vuol dire cambiare mentalità. Vuol dire concentrarsi sui problemi veri e impegnarsi per rimuovere le barriere all’aumento della produttività, investire in tecnologia, in formazione, in qualità manageriale. Vuol dire aumentare la flessibilità del lavoro, che serve come il pane, ma che è utile al sistema se rende più efficiente l’organizzazione del lavoro, e diventa invece negativa se rende il lavoro precario al solo scopo di abbassarne il costo. Vuol dire esaminare ogni legge, già in vigore o nuova, valutandone la comprensibilità, la semplicità di applicazione, l’effetto sulla modernizzazione del sistema. Vuol dire rischiare uscendo dai settori tradizionali non aspettandosi di raccogliere già domani.
    Vuol dire capire che i problemi dell’Italia di oggi non sono quelli di vent’anni fa e che gli strumenti di vent’anni fa non sono più quelli giusti per risolverli.

  8. #78
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Complimenti......

    In Origine Postato da Il Condor
    I link non funzionano. Ma anche se funzionavano la realta' restava quella che ho descritto io. Basta chiamare un idraulico, un muratore, un falegname, ecc, ecc per rendersene conto....
    0000
    infatti la domanda interna va a gonfie vele....
    incrementi annuali degni del guinnes dei primati
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  9. #79
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    condor, vieni quaggiù nel sud a dire ste caz**** così ti rendi condo quanto lavoro e che tipo di lavoro c'è

  10. #80
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Complimenti......

    In Origine Postato da Il Condor
    I link non funzionano. Ma anche se funzionavano la realta' restava quella che ho descritto io. Basta chiamare un idraulico, un muratore, un falegname, ecc, ecc per rendersene conto....

    come i link non funzionano....ma se ho appena provato io e vanno benissimo!!!!!abbi un attimo di pazienza ....

 

 
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