…palla al centro
Inutile, controproducente e autolesionista rimettere la palla al centro, dopo il 7 a 0 di lunedì scorso nelle suppletive. “Basta liti nella Casa delle Libertà”, ecco un’analisi che fa ridere.
“Rilanciamo la comunicazione e l’immagine del governo” perché gli italiani finalmente sappiano, e capiscano quanto siamo fighi, ecco un proposito che fa piangere.
Se un Roberto Zaccaria, star in disuso dei girotondi, e un Sergio D’Antoni, fresco di gabbana voltata, hanno sbaragliato gli avversari della maggioranza, mentre in Albaro, dove vivono i ricchi e appartati borghesi che dovrebbero votare (almeno loro) per il governo, il capo degli industriali si è messo sotto le ali di Fassino e ha vinto, bè, troviamone un’altra.
Che Berlusconi sia destinato al lieto fine politico, perché è un figo, ha una politica estera giusta e in tanti campi ci prova a fare cose interessanti, è una convinzione predittiva che coltiviamo da tempo per il 2006, ma è lo stesso Berlusconi, lui e non i suoi consiglieri cattivi (come mormorano i soliti ruffiani) che fa di tutto per smentirci, il che francamente ci secca e parecchio.
Cavaliere carissimo, il problema è assai semplice, a nostro modesto avviso.
Se si è avuta l’ambizione di fare politica, il paese che ti ha eletto lo devi guidare.
Con i fatti, e questi sei miliardini di tasse tagliate sono un fatto microscopico (sempre che siano destinati a divenire un fatto), lontano da una rivoluzione fiscale come ci si attendeva.
Se la sua scelta è questa Europa, e in questa Europa un’Italia subalterna a Francia e Germania che governano in deficit allegramente, non può fare di più, ma è la scelta che è sbagliata.
Poi lei è anche l’amerikano d’Europa e d’Italia, e lo resterà qualunque cosa succeda con il nostro modestissimo appoggio, ma di questo suo essere si prende tutti gli svantaggi, l’attacco concentrico e la diffidenza diffusa, e nessun vantaggio.
Sa perché?
Perché lei sembra aver completamente rinunciato a un rigoroso, incisivo e coerente “discorso pubblico”.
L’immagine personale è importante, ma non risolve il problema.
La pace nella coalizione è importante, ma perché produca vita, voglia di votarla, bisogna che sia la conquista di un leader che organizza intorno alla sua linea gli alleati.
L’Ulivo non ce la fece, nella sua legislatura, e ora è dubbio che lei ce la possa fare soltanto con la propaganda e il fatto, certo anche per i suoi avversari, che arriverà comunque alla testa del governo alle prossime elezioni, potendo dire che per la prima volta il paese è stabile.
Anche la stabilità è importante, ma non basta a mobilitare un paese intorno a idee e interessi e speranze che nella morta gora della routine sfioriscono, con devastanti effetti elettorali e politici. Dia retta, sia gentile.
Si celebri di meno e torni ad essere quello che fu quando inventò un programma e un governo delle libertà e delle responsabilità, queste due cose fino allora sconosciute alla cultura corrente dell’Italia, che tanto piacquero agli Italiani.
Ferrara su Il Foglio del 27 ottobre
saluti




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