E tanti altri
Vampirismus
Vampirismo di E.T.A. Hoffmann
Carmilla la trama
Carmilla un'interpretazione
Il sangue e la rosa
Joseph Sheridan Le Fanu
Joseph Sheridan Le Fanu e le terre d'Irlanda
Bram Stoker
Dracula


E tanti altri
Vampirismus
Vampirismo di E.T.A. Hoffmann
Carmilla la trama
Carmilla un'interpretazione
Il sangue e la rosa
Joseph Sheridan Le Fanu
Joseph Sheridan Le Fanu e le terre d'Irlanda
Bram Stoker
Dracula


Letteratura del 900
Conte Dracula
Mirabile versione iconografica di un libro troppo celebre per essere letto, questo «Dracula» di Guido Crepax mette in scena, con opportune modifiche e prevaricazioni, la classica storia del Vampiro Massimo, l'Eponimo, il Capostipite: Colui dal quale rampollarono decine di discendenti letterari e cinematografici d'ogni forma e d'ogni sesso, compreso il terzo; sparsisi in assetata e assatanata ricerca di sangue fresco in ogni parte d'Europa e delle lontane Americhe, con faticosi traslochi di bare e di pesanti casse di terra consacrata, usando di preferenza golette, piroscafi a ruota e obsoleti vagoni dell'Orient-Express, mai un comodo autoarticolato della Gondrand, ché noblesse oblige; insidiati e inseguiti con estenuante tenacia da anziani professori e giovani virtuosi cui s'è dissanguata la fidanzata, armati di croci, paletti appuntiti e spicchi d'aglio; dura è la vita del vampiro. S'aggiunga alle loro frustrazioni l'insolente, petulante, massiccia presenza di comitive turistiche, incolonnate dalle Aziende di Soggiorno rumene (dal cui conclamato socialismo ci si aspetterebbe un atteggiamento più scettico verso i poveri non-morti) sulla via cripte e castelli della dirupata Transilvania, spacciati per dimore di Dracula e teatro di orrendi crimini. Dediti all'oscurità e alla segretezza, i vampiri reagiscono a tutto questo con 1'indifferenza tipica di un cadavere. Godono, in realtà, di sicuri recessi, celati loculi, negletti avelli in cui la loro stirpe si perpetua in pace, alternando all'eterno riposo il morso fatale. Sorge il sospetto che abbiano volontariamente abbandonato i manieri di Transilvania ai fasti di Hollywood e del turismo di massa, per raccogliersi nella quiete di più remoti sepolcri disseminati in luoghi insospettabili per la vasta Balcania. Pochi curiosi hanno finora violato le porte della Vampìria, nebuloso paese dalle propaggini incerte, la cui visita richiede ardimento e laboriosi apprestamenti. Utili indicazioni si possono trarre da un resoconto di Paul Féval («La ville vampire», Parigi 1875), ilare e obliato precursore di Bram Stoker, il quale, da vero intenditore, considerava la Transilvania poco più di una provincia periferica della cimiteriale nazione; rispetto ai vampiri da lui frequentati, il conte Dracula non è che un parvenu. Féval fu l'unico a visitare Selene, la città vampira, la capitale del reame dei morti immortali. Il lettore prudente potrebbe farsene una pallida idea aggirandosi in una giornata di nebbia per i viali del Cimitero Monumentale di Milano. L'ardito viaggiatore è bene che segua invece alla lettera le seguenti istruzioni. Per raggiungere l'impalpabile Selene occorre partire da Semlin, oggi Zemun, sobborgo della capitale jugoslava, Belgrado. Preventivamente, acquistare del carbone, un fornello, alcune boccette di sali e un pacchetto di candele. Munirsi anche di un chirurgo magiaro e di un mestolo di ferro, a cui si affileranno i bordi. Vuoi a piedi vuoi a cavallo, si deve lasciare Semlin alle dieci di mattina suonate in direzione nord-nord-ovest, seguendo rigorosamente il tracciato dell'antica strada militare austro-ungarica che costeggia più o meno il Danubio. A tre quarti di lega da Semlin, il paesaggio comincia bruscamente a mutare aspetto. Non si vedono più né oleandri né citisi né siringhe. Il granturco scompare. Il suolo, prima così ubertoso, assume da quel punto in poi un colore smorto e fosco, come se vi fosse caduta sopra una tempesta di cenere. Intanto l'azzurro del cielo si vela di grigio, e uno schermo opprimente si frappone davanti al sole. E' probabile che vi sentiate le gambe molli, la testa vuota, il petto schiacciato da un peso. Di colpo, cala una tenebra impenetrabile. Una campana possente suona ventitrè colpi. Le tenebre si rompono e appare Selene. Siete al centro della città vampira: vi trovate di fronte a un edificio circolare, un'immensa rotonda in cui diversi ordini architettonici si innestano l'uno sull'altro con selvaggia ma sapiente fantasia, sposando le bizzarrie più audaci dell'arcaismo assiro alla fantasia cinese e al capriccio indù. E' un tempio, una torre, una gigantesca Babele, costruita in porfido pallido, delicatamente colorato in quella sfumatura cangiante che viene detta verde acqua. Grandi blocchi di questa pietra, opaca e traslucida insieme, solo legati da sottili giunture di marmo nero. Colonne, pilastrini, nervature, liane madreperlacee, smisurate protuberanze di capitelli e trabeazioni concorrono a formare un intrico digradante ai piani larghi e profondi. Sotto il peristilio, ogni due colonne, una tigre di porfido accucciata opprime con la zampa il cuore straziato di una giovine fanciulla distesa. Attorno allo scalone esterno, ventiquattro piedistalli sostengono altrettante statue di giovani donne, tutte bellissime, tutte nell'atteggiamento di chi è vittima dell'oltraggio di un nemico invisibile. Le statue bordano una grande piazza rotonda, da cui si dipartono le sei larghe strade che delimitano i quartieri della città. Ognuno di essi sembra sterminato, prolungato a perdita d'occhio i suoi palazzi, le cui prospettive si perdono in una nebbia opalina. Quelle livide magnificenze appartengono ai membri della nobiltà vampiresca. Ogni mausoleo porta inscritto un nome: qualcuno vi stupirà, e vi chiarirà gli enigmi della storia. Non c'è molto tempo, se volete uscire vivi dalla città; Selene non concede che una visita affrettata. Entrate in un sepolcro di vostro gradimento. Portatevi immediatamente al naso le boccete dei sali: niente puzza quanto un vampiro, che in casa sua si mette in libertà. Accostatevi al corpo giacente, e pregate il chirurgo ungherese di praticare un'incisione all'altezza del cuore. Nel frattempo avrete acceso il carbone sotto il fornello. Quando il cuore del vampiro sarà allo scoperto, immergete arditamente il mestolo affilato sotto quel viscere e tiratelo fuori intatto. Carbonizzate il cuore sul fornello. Non fate caso al vampiro, che intanto si raggrinzerà tutto nella sua bara fino a trasformarsi in un minuscolo residuo di materia trasparente mucosa. Mettetevi in tasca una manciata di cenere e conservate il resto nel mestolo. A questo punto, poiché certamente fra una cosa e l'altra avrete fatto tardi, sentirete un sordo brontolio che diventa sempre più forte. Una luce rossastra avvolge nei suoi bagliori la città. Agli sbocchi delle sei grandi strade, i sei animali che le dominano dall'alto delle loro colonne (un serpente, un pipistrello, un ragno, un avvoltoio, un falco e una sanguisuga) cominciano a muoversi torpidamente. La campana di cristallo del mausoleo suona il primo rintocco della ventiquattresima ora vampiresca. Correte. Da tutte le porte spalancate delle tombe potete vedere gli abitanti drizzarsi sui loro sepolcri e mettersi in ordine. Qualcuno già appare sulla soglia. Uomini di alta statura dall'aria effemminata, donne dai corpi slanciati, tutti dalla carnagione verdastra, con gialli occhi magnetici e labbra rosse come carboni ardenti. Non sono ancora ben svegli. Ma la campana di cristallo continua a suonare. E nel momento in cui batte l'estremo rintocco, un uccello nero, appollaiato nel bel mezzo della fiamma ardente che corona il grande mausoleo, lancia il suo strido; tamburi invisibili battono ai quattro venti e la campana prende a suonare a martello. Li avete tutti addosso. Niente paura. Buttate sui più vicini qualche manciata di cenere: spariranno in una sulfurea fiammata puzzolente, e ciò terrà in rispetto gli altri. Intanto sarete arrivati davanti alle mura e al ponte levatoio, che naturalmente è sollevato. Versate la cenere rimasta nel mestolo accanto al ponte, poi afferrate il vampiro più vicino e scagliatelo sul mucchietto. La tremenda esplosione vi aprirà un varco. Buttatevi nel fossato e guadagnate la sponda opposta. Accendete le candele, perchè ora vi trovate nella tenebra fittissima che circonda di giorno la città vampira. Correte dritto dinnanzi a voi: dopo qualche lega la nebbia si diraderà e potrete abbandonarvi, esausti, in un campo di stoppie.


Il Vampiro
di Charles Baudelaire
Tu che t'insinuasti come una lama
Nel mio cuore gemente; tu che forte
Come un branco di demoni venisti
A fare, folle e ornata, del mio spirito
Umiliato il tuo letto e il regno-infame
A cui, come il forzato alla catena,
Sono legato; come alla bottiglia
L'ubriacone; come alla carogna
I vermi; come al gioco l'ostinato
Giocatore, - che tu sia maledetta!
Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
Di conquistare la mia libertà;
Ed il veleno perfido ho pregato
Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
Ed il veleno, pieni di disprezzo,
M'han detto: "Non sei degno che alla tua
Schiavitù maledetta ti si tolga,
Imbecille! - una volta liberato
Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
Tu faresti rivivere il cadavere
Del tuo vampiro, con i baci tuoi!"


Wolfgang Goethe
La fidanzata di Corinto
nella versione di Benedetto Croce
Verso Corinto un giovane d'Atene venía, tra sogni a lungo carezzati. Da un cittadin colà spera aver bene; i due padri d'ospizio eran legati; e figlioletta e figlio, con amico consiglio, per tempo sposi avean tra lor nomati. Ma sarà visto di buon occhio poi, se non compra favor con patti strani? Egli é pagano ancor con tutti i suoi; son essi convertiti e cristiani. Credenza nuova é acerba, e strappa, qual mal'erba, affetto e fedeltà dai cuori umani. La casa immersa nel silenzio trova; dormono padre e figlie, e sola é desta la madre, che l'accoglie, e quanto giova offre, e un'adorna camera gli appresta. Cibo con vino in lieta mostra pone, e, discreta, gli fa saluto e si ritira lesta. Di stoviglie e bicchier lo scintillio non gli stimola voglia di cenare; é stanco, cibo e vin lascia in oblio, e si stende, vestito, a riposare. E quasi al sonno inclina, quando leggiera e fina forma su la dischiusa porta appare. E dell'acceso lume al raggio ei mira, bianco l'abito e il velo, una silente pura fanciulla, a cui la fronte gira nera una fascia, d'oro rilucente. Come di lui fu accorta, sbigottita, ella porta la mano in alto, piccola, candente. "Son io," esclamò, "tosi straniera in casa, che dell'ospite avviso alcun non ho? Cosí negletta al chiostro son rimasal E vergogna or qui provo, io che non sol Ma tu non ti levare, séguita a riposare, ché, come venni, rana me ne vo." "Resta, bella fanciulla!" egli le grida, e, rapido, si toglie via dal letto. "Qui v'ha Cerere e Bacco, e tu mi guida o cara, Amore, e sia il gioir perfetto! Pallida dal terrore tu sei, ma orsú, fa' cuore: gli Dei mostrano a noi lieta l'aspetto!" "Lungi, o giovane, sta': ti ferma. Muto é l'amore per me, da gioie esclusa. L'estremo passa fu per me compiuto, quando la buona madre, inferma, illusa, giurò che, se guariva, la gioventú mia viva, al ciel sacrando, al mondo avrebbe chiusa. E degli antichi Dei già il vario stuolo questo tacito asilo ha disertato. Invisibile un Dio, là in alto, solo, e un Salvatore in croce é venerato. Né toro piú né agnello soggiacciono al coltello: ma il sacrificio umano é più efferato." Egli domanda, e pesa i detti insieme, sillaba non ne perde: "Ordunque," dice, "quella sposa, ch'amai con tanta speme, vedermi innanzi, qui al segreto, lice? Sii mia! ché alla promessa, dai nostri padri espressa, assenti il cielo ed or ne benedice."
"Oh tu non m'otterrai, anima cara! La seconda sorella é già tua moglie. Nelle sue braccia, oh pensa a me, ch'avara chiostra rinserra e ad ogni gioia toglie! Colei ch'a te sol pensa, d'amore in vampa immensa, presto la terra nel suo grembo accoglie." "No, no: non t'ho perduta! Io qui lo giuro per questa fiamma, augurio al dolce rito: gioia rifiorirà nel volto puro, con me verrai, a te per sempre unito[ Amore mio, qui resta! Celebriamo la festa nuziale, inattesa, ed il convito." Già si scambiano i pegni della fede; la sua catena d'oro ella gli dona, e coppa che piú bella non si vede darle egli vuol, d'argento, d'opra buona. "Per me, questa non fa; ti prego, altro mi dà: de' tuoi capelli un riccio! m'abbandona!" II tocco, che gli Spiriti rinfranca, batte, e sollievo par le infonda l'ora. Avida, ella sorbi con bocca bianca il vin, che nero in sangue si colora. Ma del pan della spica, ch'egli con mano amica le offriva, il labbro sua nulla disfiora. Ed al giovane porge la bevanda, ch'egli, ingordo, tracanna giú d'un sorso. Nella segreta cena, amor domanda; d'amor lo punge acuta al seno il morso. Ma piú volte é respinto, e alfin, d'affanno vinto, si piega al letto, e al piangere dà corso. S'accosta, e accanto a lui cade in ginocchi, "Oh, quanto soffro a questi tuoi tormenti! Ma se le membra mie tu avvien che tocchi, quel ch'io t'ascosi, con terror tu senti! E' come neve candida, ma come ghiaccio gelida, colei che tu d'amare t'accontenti." Impetuoso allor, con forza salda ~iovanile, ei la stringe tra le braccia: 'Qui, sul mio petto, presto sarai calda, pur se ritorno dalfavel tu faccia! Baci a mille profusi! Aliti insiem confusi! Senti fardor che il gelo tuo discaccia?" Amore in nodi l'uno e l'altra ha stretti; le lacrime si mischiano al godere; cupida sugge dai labbri diletti le fiamme: l'un nell'altro ha il suo piacere. Quella rabbia d'amore le dà' al sangue calore, ma non le sveglia il cor dal suo tacere. Frattanto, alfopre della casa intenta, la madre, ad ora tarda, attorno gía; presso (uscio s'arresta, e origlia attenta lo strano suono che di là s'udía: gemiti sospirosi, baci, strette di sposi, de (ebbrezza d'amor la frenesia. Immota vi s'indugia, perché vuole quanto accada comprender chiaro e netto; e tutte le piú tenere parole, giuri, carezze, ascolta con dispetto. "Zitto! del gallo il canto!" "Ma doman notte accanto a me di nuovo?" E il bacio segue al detto. Non trattien piú lo sdegno, e gira raffa nella toppa la chiave, e in modi alfieri: "Vi son dunque, in mia casa, di tal fatta donne, pronte al desio dei forestieri?" Ed entra e guarda, e oh Dio! vede con brividio la sua figliuola, nel chiaror de' ceri! Il giovane, smarrito, trepidante,
velo, tappeto afferra; e già involgeva, con quei drappi celandola, l'amante; ma d'un colpo ella stessa via li leva. Di sputo con possanza, in aperta sembianza, lunga e lenta dal letto si solleva. "Madre! madre!" le parla in cupo suono, "mi spezzate cosí la notte bella? Cosí, via dal tepor, cacciata sono? Sol disperarmi! La mia sorte é quella? Non vi basta che immota, rigida spoglia, vuota, uscir già mi vedeste dalla cella? Ma una legge a me propria mi sospinge su dal grave coperchio della fossa; nenia de' vostri preti non m'attinge, preci e scongiuri lor non hanno possa. Acqua mista con sale cuor giovane non vale a raffreddare: amor fremono fossa. Questo giovane a me fu già promesso, quando serena Venere regnava. 0 madre, voi rompeste il patto espresso; falso, straniero voto vi legava. Ma nessun Dio dà ascolta al giuramento stolto, che la figliola strappa dall'amplesso. Dalla tomba mi levo a ricercare il bene, che mi manca, dell'amore; il mia sposo perduto ad abbracciare, ed a suggere il sangue del suo cuore. Quando questi é spacciato, presto un altro é trovato, e i giovani soccombono al furore. Bel giovane, non puoi viver piú a lungo! In questo loco stesso languirai. A me con la catena ti congiungo, il tuo ricciolo meco mi portai. Guardalo: l'ho tra mani; grigio sarai domani, e bruno sol di là ti rifarai. Accogli, madre or l'ultima preghiera: un rogo tu disponi in brevi istanti; apri la mia casetta angusta e nera, e nelle fiamme dà pace agli amanti! Dalla bragia splendente, dal cenere rovente, ai nostri vecchi Dei n'andremo innanti."


Io sono leggenda
E siamo al testo probabilmente più originale e nuovo che il vampiro abbia ispirato alla narrativa moderna: lo sono leggenda (1954), di Richard Matheson, noto come sceneggiatore e scrittore per la TV oltre che come romanziere di fantascienza. Si tratta della storia di Robert Neville, l'unico uomo non contaminato da una misteriosa epidemia che ha trasformato gli uomini in vampiri. L'esistenza di Neville è monotona e paurosa: di giorno egli può aggirarsi liberamente, in automobile, per città e campagne, uccidendo tutti i vampiri addormentati che riesce a trovare e procurandosi scorte di cibo, carburante, eccetera; ma deve stare attento a tornare entro il tramonto alla sua villetta fortificata, nella quale verrà assediato per tutta la notte dai vampiri assetati e furiosi. La vita di Neville, ripetitiva e pericolosa, viene sconvolta dall'apparizione di due creature non contagiate: dapprima un cane, quindi una donna. Nel frattempo Neville scopre che i vampiri, in realtà, rispondono a due tipologie differenti: quelli tradizionali, gli autentici non-morti, e i vampiri finti, cioè malati mentali che, trascinati dalla presenza dei veri vampiri, immaginano di esserlo essi stessi, arrivando a nutrirsi senza ripugnanza di sangue. Alla fine Neville sarà catturato da questi ultimi, che però non oseranno toccarlo: egli è ormai una leggenda... Si tratta di un testo agile, costantemente vigilato dall'intelligenza di chi scrive, che traspare soprattutto nella descrizione delle monotone giornate di Neville (la sfida suprema per un narratore: far agire e pensare un uomo solo), e nella fine descrizione del difficile e complesso contatto emotivo che Neville deve creare - o ricreare - con il cane, e con la donna. Il romanzo, inoltre, oltre che sul piano della suspence e della tensione emotiva, funziona anche come allegoria: vi si può leggere, infatti, un'agghiacciante metafora dell'incomunicabilità, della solitudine del cuore e dell'intelletto cui ciascun essere umano è condannato a priori, fin dalla sua apparizione sulla terra. Il taglio psicologico della tematica è ripreso da Matheson anche in un breve e terribile racconto, Bevi il mio rosso sangue (1951). È la storia di un ragazzo psicopatico, che fin dalla prima infanzia evolve la sua personalità nella direzione della necrofilia e della necrofagia, di atteggiamenti sadici e masochistici insieme. Egli guarirà d'improvviso dalla sua psicopatia solo dopo essersi ferito a morte, e aver offerto il suo sangue a un pipistrello vampiro.


Dracula Unbound
Dracula del futuro. La fantascienza si sposa all'horror, ed al mito del vampiro, in particolare, in un connubio riuscitissimo. Tutto inizia con il misterioso ritrovamento di uno scheletro, che la datazione al radiocarbonio fa risalire a 65 milioni di anni fa. Un vero e proprio choc per la comunità scientifica, ma lo choc aumenta quando nello scheletro viene ritrovato un proiettile d'argento. Inoltre fanno brevi e fantasmatiche apparizioni nel nostro mondo degli strani treni, occupati da misteriose figure simili ai tradizionali vampiri. Joseph Bodenland, l'eroe del romanzo, con l'aiuto della sua macchina del tempo, scoprirà che si tratta proprio di treni temporali, su cui viaggia l'antichissima stirpe dei vampiri, allo scopo di perpetuare e diffondere il contagio del vampirismo. Si sposta così anche al 1897, recandosi da Bram Stoker, per scoprire che oltre ad esseele l'autore di Dracula è anche un acerrimo nemico dell'autentica razza dei vampiri; il romanzo non è che un mezzo moderno per combatterli. Alla fine Bodenland e i suoi collaboratori arretreranno nel tempo fino a 65 milioni di anni fa, scoprendo che i vampiri sono i discendenti di predatori alati del mesozoico, e che l'unica soluzione al problema sta nel tornare nel passato col carico di morte di una bomba atomica. I risultati dell'esplosione saranno, oltre alla distruzione della razza vampirica, l'estinzione dei dinosauri e la comparsa della baia di Hudson. Romanzo sicuramente affascinante che riesce a ricreare il mito in modo suggestivo ed originale ( Dracula vive nel tempo stesso del suo creatore ) omaggiando i grandi miti letterari moderni, grandi archetipi di riferimento attorno a cui si è costruita buona parte della letteratura fantascientifica (cui Aldiss ha dedicato anche alcuni straordinari saggi storici e critici).


Fenomeni vampireschi
In ogni caso tutti questi romanzi sui vampiri in causa condividono un altro tipo di mobilità 'fenomenale': si spostano rapidamente da un avvenimento all'altro, sospinti da una serie di confronti sempre più serrati tra eroi e vampiri. Sono fitti, mutevoli ed eccitanti, e spesso alquanto voluminosi: Carrion Comfort (1989) di Dan Simmons raggiunge quasi le 1000 pagine. Strutturalmente, essi contengono di solito due (a volte tre) storie parallele e saltano da una all'altra con una serie di brevi sequenze 'cinematografiche'. Man mano che i romanzi acquistano impeto, ogni sequenza approda alla descrizione di un orrore che è in procinto di accadere, ma che viene lasciato in sospeso, per poi spostarsi su di un altra storia e arrivare a un'analoga descrizione di un evento senza comunicarne l'epilogo. La loro suspense deriva da questo continuo saltare da una storia all'altra, dove le spiegazioni dell'orrore in procinto di verificarsi sono sempre temporaneamente posticipate. In questo senso, e per via dell'ampiezza della loro scala, alcuni di questi romanzi hanno molto in comune con i moderni thriller internazionali (al romanzo di Simmons, in particolare, manca ben poco per essere un thriller). Il loro principale interesse è rivelare un orrore sottostante che guida o manipola gli avvenimenti superficiali. Questo orrore è quasi invisibile ma ciò nondimeno onnipresente; solo alcuni personaggi possono vederlo realmente 'per ciò che è'. Questi romanzi dissotterrano, nel caso di Aldiss letteralmente, qualcosa che opera sotto la superficie, ma che contribuisce a rendere reale la superficie. In altre parole, essi operano, come i thriller, creando una coscienza paranoide che viene poi usata in senso costruttivo. Gli eroi sono dotati di questa coscienza paranoide o, per lo meno, possono essere convinti di possederla. Devono poi confrontarsi con altri personaggi che, al contrario, non sono sufficientemente paranoici. Per esprimerlo nei termini usati precedentemente in questo testo, gli eroi, come Van Helsing di Dracula, hanno una sorta di 'mente aperta', che consente loro di credere all'incredibile e di agire di conseguenza. .....omissis....In Carrion Comfort la faccenda è complicata dal fatto che gli stessi 'buoni' possono essere vampiri, come l'agente dell'FBI Haines. La coscienza paranoide opera in questo romanzo a un livello convenzionale, poiché mostra il suo più temibile vampiro nei panni di un criminale di guerra nazista, inseguito da uno psichiatra ebreo che, assistito dal famoso cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal, non dubita dell'identità della sua preda quando finalmente la vede. .....omissis...... È proprio la mobilità dell'identità nel mondo moderno che permette il prosperare della coscienza paranoide e di questi romanzi sui vampiri. ....omissis.....Ma la relazione di King con l'orrore può anche essere legata alla sua precipua funzione di scrittore e lettore di romanzi dell'orrore. King ha commentato tre dei più noti classici ottocenteschi dell'orrore, Frankenstein di Mary Shelley, Dracula di Stoker e Lo strano caso del Dottor Jekyll e del Sig. Hyde di R.L. Stevenson e ha contribuito alla loro canonizzazione ancora in corso. Egli suggerisce che questi tre romanzi attingono allo stagno mitico degli archetipi dell'orrore, uno stagno mitico in cui «tutti noi... ci siamo bagnati insieme» per darci tre immagini del male: la Cosa, senza-nome, il Vampiro e il Lupo mannaro (il romanzo di Stevenson è concepito come una versione del mito del lupo mannaro). Questi romanzi possono certo esprimere l'indicibile e leggerli può certo essere un esercizio catartico. Il problema, secondo King, come ho già sottolineato, è che noi («tutti noi») non ci siamo limitati a 'bagnarci' nelle immagini che questi romanzi ci offrono. Come lettori ce ne siamo saturati. Di nuovo King presenta se stesso come un caso esemplare: la sua familiarità con la letteratura dell'orrore diviene un fatto generazionale, tipico dei 'bambini di guerra'. È interessante seguire la sua argomentazione. Come la realtà, noi conosciamo fin troppo bene queste immagini della letteratura dell'orrore, ne sappiamo troppo. La letteratura dell'orrore sembrerebbe essere la letteratura dell'esaurimento: come potrà mai tornare a esserci non familiare? Ovviamente non può, specialmente se viene letta in termini di 'archetipi' che essa è sempre condannata a ripetere. Ma il romanzo di King sui vampiri, Salem's Lot (1975), fornisce per lo meno un tipo di strategia alternativa. Trasforma in una virtù la familiarità col genere vampiresco: sapere troppo sui vampiri è inquietante, è vero, ma in ultima analisi permette di salvarsi. King mostra che la cittadina di Salem's Lot è vulnerabile ai vampiri a causa del suo isolamento dalla realtà, specialmente quella relativa all'attività politica americana: «La conoscenza di Lot della sofferenza del paese era accademica. Lì il tempo seguiva altre scansioni. Niente di troppo sgradevole poteva accadere in una cittadina tanto graziosa. Non lì» (King, 1977, pag. 33). Il passo permette di prendere almeno due posizioni sul reale, che sono state importanti per molte delle opere dell'orrore. Il 'reale' è svuotato per poter ritornare (più intenso e inquietante) come il 'represso' di Salem's Lot. L'isolamento della città le consente di conservare le proprie illusioni; essa è dunque pronta per la disillusione. Tuttavia, in questo contesto, la città non è insolita, bensì tipica, 'tipicamente americana'. L'affermazione che la sua conoscenza del reale è 'accademica' favorisce questa ambiguità: forse questa città sa di più delle altre e non il contrario. Punti successivi del romanzo lo chiariscono: «La città conosceva la tenebra», benché fosse riluttante a «guardare in faccia la Gorgone». Salem's Lot è quindi in grado di manipolare due concezioni della piccola città americana: essa è insolita in quanto isolata dal 'reale' (che pertanto può 'ritornarvi'); ed è tipica in quanto nel suo isolamento conosce il reale che sta per prenderne possesso e che, forse, l'ha sempre posseduta (non da ultimo mediante la storia della casa Marston). Pertanto essa può operare come un'allegoria del contemporaneo, rispondendo, in particolare, alle disillusioni 'tipiche' del coinvolgimento dell'America post-Vietnam (al quale vien fatto riferimento più volte) e al tempo stesso può disconoscere il proprio status allegorico, in quanto viene anche preservata la sua non tipicità, e quella del vampiro. Infatti per il romanzo la nozione di una conoscenza 'accademica' della 'realtà' è molto importante. Ognuno dei suoi tre eroi è concepito in questi termini. Matt, un «metodista non praticante» scapolo insegna letteratura inglese alla locale scuola superiore. A un livello, il background letterario di Matt gli permette di distinguere tra fantasia e realtà; a un altro livello, esso rappresenta l'unica fonte di credenza che gli resta, come egli riconosce quando vede una delle vittime del vampiro: Ciò che pensi è follia. Ma a poco a poco era stato costretto a ricredersi. Ovviamente, essendo un uomo di lettere, quella fu la prima cosa che gli era venuta in mente... Graffi? Quei segni non erano graffi. Erano fori. Gli avevano insegnato che quelle cose non esistevano; che cose come la 'Cristabel' di Coleridge o il racconto del male di Bram Stoker non erano che ordito e trama della fantasia. Certo, i mostri esistevano: erano gli uomini che tenevano il dito sui pulsanti dei dispositivi termonucleari in sei paesi, i dirottatori, gli assassini delle masse, i molestatori di bambini. Ma non questo. Se ne poteva dare una spiegazione migliore. Il marchio dei diavolo sul petto di una donna è solo un neo, l'uomo che resuscita presentandosi alla porta della moglie vestito col sudario soffre semplicemente di atassia locomotoria e lo spirito che borbotta e saltella nell'angolo della stanza di un bambino non è che un cumulo di coperte. Alcuni sacerdoti avevano proclamato che persino Dio, quel venerabile stregone bianco, era morto. Era quasi ridotto allo stremo. In effetti, Matt e i vampiri sembrano essere fatti l'uno per gli altri, proprio perché il vampiro stesso è una creatura letteraria: Era ovvio che quando i problemi sarebbero sopraggiunti, grandi problemi, avrebbero preso quella forma onirica, minacciosamente fantastica. L'esperienza di tutta una vita lo aveva preparato a occuparsi di forme simboliche che apparivano alla luce della lampada di lettura e scomparivano all'alba. Anche il secondo eroe, Ben, possiede un background letterario. Come molti dei protagonisti di King, egli scrive romanzi popolari. Tuttavia in quanto forestiero è soggetto, a Salem's Lot, al sospetto. La sua amicizia con Matt è eccezionale in questo contesto e deriva dalla loro comune capacità di credere all'incredibile, in quanto a entrambi già familiare...omissis.......La propensione di Ben a credere contrasta con l'atteggiamento della sua fidanzata, Susan, il cui 'scetticismo' la porta alla morte. In questo romanzo la credenza mette insieme solo gli uomini e i ragazzi. Il terzo eroe è Mark, un adolescente che, come i fratelli Frog in The Lost Boys, è completamente immerso nel genere dell'horror popolare. Si distingue dai due uomini perché interessato non tanto alla letteratura, ma alle riviste ed ai film, la 'cultura bassa'. Tuttavia la sua conoscenza è persino più 'accademica' della loro: in quanto fan, egli conosce il proprio materiale tanto intimamente quanto scientificamente: lo conosce fin troppo bene. Ogni personaggio dunque, per riprendere l'espressione precedente, è mostrato saturo di conoscenze letterarie e di bassa cultura popolare. Queste conoscenze sono applicate al vampiro, e i tre eroi riescono insieme a distruggerlo. Nel processo, essi creano quello che un personaggio definisce «un sogno paranoide»: date le fonti delle sue molteplici conoscenze 'accademiche', non sorprende che il romanzo sia altamente conscio della fantasia paranoide che crea. Sarebbe possibile trovare nel romanzo una certa omofobia: il suo vampiro, tedesco di nascita, è mostrato «quasi effemminato» e Matt e Ben si divertono al pensiero che la gente della città possa prenderli per una «coppia di gay». King uccide il suo vampiro; anche Matt muore prima che l'intimità con Ben («tra uomini») divenga pericolosa. Il romanzo termina occupandosi invece dello sviluppo della relazione tra Ben e Mark, l'adolescente. Questa relazione è descritta nei termini di una relazione padre/figlio, ma opera anche come proiezione della relazione tra lo scrittore e il lettore. Matt era più vecchio di Ben; in quanto insegnante di 'arti liberali', egli era legato a tipi di letteratura non più in circolazione, ma che continuavano a esercitare la propria influenza. Mark, d'altro canto, non legge quasi romanzi, ma tiene in camera riproduzioni del mostro di Frankenstein, di Mister Hyde e di Dracula e pertanto (per il suo grande interesse per la cultura popolare contemporanea) si situa nella tradizione dell'horror popolare 'classico' o canonizzato. Ben, lo scrittore, media tra questi due personaggi: è indebitato con Matt e la sua cultura letteraria per il ceto medio (e perfino per quello elevato), ma assicura che Ben rimanga entro la cornice della letteratura popolare. Salem's Lot, in altre parole, dimostra l'influenza paterna della letteratura popolare su di un regno di cultura bassa che potrebbe altrimenti essere da quella oscurato, un regno al quale gli adolescenti sono supposti rivolgersi. Nel romanzo tutte le conoscenze sono localizzate in una tradizione 'classica' di letteratura popolare e di letteratura influente anteriore che, come suggerisce il romanzo, i giovani possono ereditare. Queste tradizioni vengono mostrate come vive e organiche e in grado di produrre conoscenze riscattabili. Il romanzo, in breve, immortala se stesso trasformando la letteratura popolare in un discorso letterario impegnato e riscattabile che dirige ogni cosa e a cui ogni cosa, in ultima analisi, deve ritornare. Perfino il vampiro quando muore ha un «odore ammuffito da biblioteca» e le sue ossa si sfaldano «come matite».
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Carrion Comfort (Benessere putrido) di Dan Simmons
.....omissis....... Carrion Comfort è essenzialmente una fantasia di controllo, o meglio è l'analisi di una fantasia di controllo. Esso introduce un consorzio di vampiri mentali aristocratici, persone in grado di controllare gli altri entrando nelle loro menti. Due vampiri mentali occupano un posto centrale nella storia: Melanie, che è talvolta il narratore, e Willi Borden. Benché si conoscano intimamente, nel complesso i loro racconti si escludono a vicenda e si sovrappongono alla fine solo per un breve tratto. La storia di Melanie, che riguarda la sua lotta contro una vampira mentale sua ex rivale, Nina, è nel complesso localmente circoscritta, essendo ambientata a Charleston e nei dintorni e poi nella sua «casa degli orrori» (Simmons, 1990, pag. 843) a Germantown, in Pennsylvania (la Transilvania americana?) Melanie uccide un negro in una battaglia; di lì a poco la figlia oltraggiata di questi, Natalie Preston, si unisce allo sceriffo Bobby Joe Gentry per combatterla. Questa storia spazialmente circoscritta si svolge a livello della strada: Natalie e Gentry operano con una banda di giovani neri contro Melanie, per la quale i neri «non contano niente» e contro le persone che essa controlla spietatamente. Incontrano Saul Laski, uno psichiatra ebreo che abita a New York e che, guarda caso, è impegnato in un programma molto più esteso di vendetta contro Willi Borden. Borden è anche Herr Von Borchert, un nazista privo di coscienza per il quale gli ebrei non contano niente, che Saul aveva incontrato durante il suo internamento in un campo di concentramento. Ora Borden è un membro del Club dell'Isola, un gruppo di potenti vampiri mentali americani di destra, che dirigono grandi corporazioni che si divertono esercitando sport di sangue con vittime umane. Il Club dell'Isola è in grado di controllare segretamente gli eventi a livello globale, di manipolare la politica estera americana; i suoi membri vengono anche indicati come responsabili di crimini reali, come l'assassinio di John Lennon. Saul, Natalie e Gentry, che spesso si adoperano insieme contro questi vampiri mentali, sono la versione, in questo romanzo, della squadra della Luce. In particolare Saul corrisponde a Van Helsing: è uno psichiatra che pratica l'ipnosi ed è pronto a credere all'incredibile, ovvero a strutture profonde di attività normalmente invisibili. I suoi ascoltatori più bendisposti sono i membri del Mossad, il servizio segreto israeliano che, proprio a causa della sua «lunga storia di paranoia», è facilmente persuaso della realtà dei vampiri mentali. Benché questi personaggi operino congiuntamente, le due storie restano ben distinte, specialmente per quanto riguarda il genere sessuale: Natalie è il fulcro della lotta circoscritta con Melanie (Gentry viene ucciso durante questa lotta), mentre Saul viene alla prese con Willi Borden in un'arena più internazionale. Fatto interessante, Melanie sopravvive, Willi no; alla fine del romanzo essa resta come una possibile minaccia, mentre la storia che ha per protagonisti i due uomini termina in modo trionfale. Queste lotte dal ritmo rapido dominano Carrion Comfort, rendendolo forse il «miglior libro da leggere tutto in un fiato che mai sia capitato tra le mani dei fan dell'orrore» (Morris,1990-1, pag. 16). E denso di avvenimenti vivacemente illustrati, e nelle sue descrizioni di squartamenti e morti si avvicina molto a ciò che viene attualmente chiamato splatterpunk. Ma è anche un romanzo contemplativo, che offre una serie di spazi dove i personaggi, specialmente Saul, possono riflettere su argomenti che influenzano direttamente l'azione e sulla funzione del romanzo come opera popolare. Saul ha scritto un libro chiamato La patologia della violenza, uno studio su come gli individui possono essere programmati per commettere atti di violenza. Il 'programma' è visto operare a livello individuale piuttosto che sociale, per cui una persona può essere direttamente influenzata da un'altra. Il saggio esamina sostanzialmente il potere del 'carisma': ....omissis......La tesi di Saul può essere formulata grazie all'esistenza di vampiri mentali 'reali'; la finzione, in altre parole, la rende vera. In effetti questa tesi è particolarmente adatta per la letteratura popolare, che occupa una posizione meno razionale rispetto, per esempio, alla scienza, sicché scienziati come Saul (e, per la stessa ragione, Van Helsing) devono necessariamente essere mostrati ascientifici. La tesi di Saul può essere 'bizzarra' nei circoli scientifici, ma nel regno della letteratura popolare è perfettamente credibile. La tesi è evoluzionista, in quanto postula che alcune persone, quelle 'carismatiche', le «personalità alfa», salgono fino alla sommità della scala, mentre altre, le persone del «livello zero», rimangono in basso, sottosviluppate, moralmente vuote, risospinte verso un momento preistorico. I vampiri mentali sono visti in questo modo: 'carismatici', capaci di dominare gli altri. La parte superiore e quella inferiore di questa scala evolutiva si confondono una con l'altra: Hitler era una «personalità alfa» o una persona «di livello zero» o entrambe le cose? Saul, Natalie e Gentry, comunque, costituiscono un'alternativa a questi due estremi che permette di paragonarli agli eroi liberali di Stephen King. Saul è docente universitario a New York; anche Natalie ha un'istruzione universitaria e insegna, e Gentry, benché faccia lo sceriffo, è laureato in scienze umanistiche alla Duke University. In altre parole, tutti e tre condividono una particolare 'tradizione' pedagogica: classe media e non élite, responsabili e non amorali, con una mente lucida e non maniacale. Ciò nonostante, essi vengono attratti nel regno di quegli estremi, avvicinandosi in qualche modo, come occasionalmente riconoscono, ai vampiri mentali contro cui combattono. Anch'essi sono capaci di diventare maniacali, violenti e carismatici. Ovviamente per funzionare il romanzo ha bisogno di entrambi gli estremi, la posizione amorale dei suoi vampiri mentali e quella responsabile dei suoi eroi. Vuole essere violento e parlare contro la violenza, come fa Saul nelle sue lezioni sui moderni film dell'orrore. In Carrion Comfort la violenza è pertanto messa in atto coscientemente: si è incoraggiati sia a farne spontaneamente esperienza, come poi capita, sia a raggiungere rispetto ad essa una distanza critica (o morale); ma una distanza critica che non elimina il desiderio di farne di nuovo esperienza. Il romanzo sostiene che la violenza è come uno 'stupro', uno stupro mentale, ma induce anche al 'vizio'. ...omissis......


Dracula Unbound (Dracula svincolato) di Brian Aldiss
....omissis..... Ma Dracula Unbound si muove anche nel tempo, prendendo avvio nello Utah nel 1999. Inoltre esso si muove liberamente avanti e indietro tra finzione e 'realtà', in un mondo dove Bram Stoker diviene un personaggio proprio come Dracula. Tutto ciò sembrerebbe liberatorio: il romanzo 'svincola' Dracula con questo tipo di rielaborazione. Ma, in un senso importante, il progetto è anche costrittivo: il romanzo di Stoker non viene 'svincolato', ma piuttosto riadattato. Joe Bodenland, a un certo punto il suo nome viene scambiato per Borderland (terra di confine), è uno scienziato, nonché direttore di una grande società di Dallas, nel Texas. Il suo socio Clift, un archeologo, ha scoperto i corpi conservati di due vampiri, un uomo e una donna, che risalgono a 65,6 milioni di anni fa. Nel frattempo Joe ha creato una 'macchina del tempo' in grado di rimandare nel passato rifiuti tossici. Joe è sposato con Mina Legrand; il loro figlio, Larry, è fidanzato con Kylie, dalla quale Joe è sessualmente attratto. Clift e Joe si imbattono in uno strano 'treno fantasma' che, come si scopre, viaggia nel tempo e trasporta vampiri, le «creature fugaci». Questo «treno dei non morti» (Aldiss,1992, pag. 84) offre ai due personaggi una «percezione panoramica» particolarmente ampia, mentre in un certo momento ritornano ai tempi preistorici, in un altro nell'Inghilterra ottocentesca (per far visita a Bram Stoker) e in un altro ancora in Libia, nella Tripoli nel 2599 a.C. Si scopre che la macchina del tempo di Joe ha fornito la tecnologia necessaria per costruire il treno dei vampiri, permettendo a questi ultimi di combattere con gli essere umani per ristabilire la loro giusta posizione di dominatori. Dopo aver incontrato Bram Stoker, Joe compie un viaggio nel futuro per andare a prendere una potente superbomba all'idrogeno che poi riporta nella preistoria. II suo problema finale, che sottopone alla sua famiglia, a Stoker e a un altro personaggio, è decidere se far scoppiare la bomba, che distruggerebbe i vampiri, prima che siano in grado di viaggiare nel tempo, ma anche ogni altra forma di vita e farebbe sprofondare il mondo in un'era glaciale. Il romanzo è pertanto una 'fantasia di controllo' su ampia scala. Joe è in grado di vedere che cosa potrebbe accadere al pianeta e anche di prevenirlo. Egli possiede una visione delle cose interamente 'panottica' e 'flàneuriana' (nonché paranoide): la sua «percezione panoramica» lo rende capace, modificando lievemente l'espressione di Dana Brand, di dominare l'ambiente globale. Joe è un altro scienziato con una «mente aperta» ('ascientifica'), adatta per la finzione; come dice a Stoker, «io provengo da un'epoca in cui si può credere a tutto». Per contro, Van Helsing, un personaggio del romanzo al pari di Stoker e Dracula, non crede ai vampiri: Aldiss lo introduce soltanto per renderlo ridondante. Joe è anche contrapposto a Kylie che va «pazza per la religione». In questo romanzo gli uomini sono votati alla tecnica, le donne allo spirito e al sesso. Così, quando sogna di essere avvicinato da tre donne vampiro, come Harker nel romanzo di Stoker, in una di esse Joe riconosce Kylie. Il romanzo introduce anche una donna vampiro, Bella, che corrisponde alla Lucy di Stoker. Inoltre Mina diviene un vampiro e suo figlio, Larry, fa sogni erotici dove appare lei. Florence, la moglie di Stoker, d'altra parte, sta sullo sfondo, e si limita ad alludere enigmaticamente alla passione del marito per le ragazze giovani, e alla sua sifilide. Stoker vede i vampiri proprio in questo modo, come un virus che porta la sifilide, come una malattia trasmessa per via eterosessuale, come parassiti/donne dai quali gli uomini sono fatalmente attratti. Il romanzo sembra prendere una direzione diversa. Il conte Dracula ha due corni in testa, come il dio Pan: i vampiri sono la Natura nella sua forma 'originaria' e molto più antichi dell'umanità. Questo stadio pre-umano implica anche che i vampiri «non hanno una reale individualità»; in tal senso essi sono sottosviluppati, analogamente alle persone del 'livello zero' di Simmons e funzionano come una sorta di comunità organica unificata con una «mente unidirezionale»; hanno un'ideologia comunitaria, piuttosto che democratica. Stando al romanzo, l'individualismo sopraggiunse con il Cristianesimo, e questa è la ragione per cui i vampiri odiano tanto la croce. Credere ai vampiri (Joe è costretto a riconoscerlo) implica anche credere nel Cristianesimo. In altre parole egli deve divenire 'religioso' (anche se solo per un momento), come Kylie. Il credere qui è femminilizzato, ma è anche concepito come pre-illuministico e irrazionale, un 'regresso' sulla scala evolutiva. In breve, è associato ai vampiri stessi. Lo scetticismo scientificamente fondato di Joe è minacciato dai vampiri, a cui egli deve credere per poterli distruggere, e dalle donne, con cui deve imparare a convivere. Questa è la 'spinta' irrazionale che trasforma questo romanzo d'avventura un po' macho in fantascienza; ciò è quanto resta di scientificamente inspiegabile in un romanzo che vuole spiegare ai suoi lettori il più possibile tramite la scienza. Questa 'spinta' va contrastata, ma è anche incontrastabile. Essa opera contro le ideologie 'progressiste' da cui quest'opera di fantascienza (come la maggior parte delle opere di questo filone) dipende. Tuttavia, esercita un certo fascino. In questo contesto viene sollevata la questione dell'incesto. Dracula chiama Bella la sua «sposa e figlia»: egli è incestuoso 'per natura'. Anche l'attrazione di Joe per Kylie, che nei suoi sogni notturni è un vampiro, è incestuosa. La scienza può localizzare la fonte di quest'attrazione, ma essa è troppo primitiva per essere spiegata: ...omissis.......Questa visione del vampiro e della donna come vampiro è certamente eterosessista; il romanzo prosegue prendendoli entrambi come una sorta di sintomo originario che produce ansia, in un senso non molto lontano da quello di Joan Copjec, discusso nel terzo capitolo. Il mondo preistorico dei vampiri è anche il mondo pre-edipico, dove ogni cosa sta con ogni altra in un reciproco 'equilibrio' ecologico. li genere umano (gli uomini) hanno turbato quel mondo, portando lo squilibrio. Ma questo squilibrio è associato a ciò che distingue gli esseri umani dai vampiri o, in questo contesto collegato, gli uomini dalle donne: l'individualismo. La questione, tuttavia, è complicata dalla discussione intorno alla decisione di Joe di far scoppiare o meno la super-bomba all'idrogeno. I personaggi la mettono ai voti per essere democratici. I quattro uomini sono per farla scoppiare; Mina tentenna, ma alla fine si dichiara d'accordo con loro; Kylie, invece, si oppone fermamente a quella decisione. Inizialmente la sua opposizione ha motivazioni religiose: lei crede che sia sbagliato. Più avanti, tuttavia, la motivazione sembra più cinica: ....omissis......


La figura del vampiro nella letteratura moderna
Tra le figurazioni di origine mitico-folklorica che si sono imposte e diffuse nella moderna narrativa (ma anche nella poesia, come vedremo), quella del vampiro è certo la più sfruttata, con gli esiti contenutistici e artistici più diversi. Per restare al piano letterario, che ci compete in questa sede, i romanzi ispirati alla figura del vampiro si contano a decine, e a svariate centinaia i racconti. L'elenco, poi, si allunga a dismisura se prendiamo in considerazione - come sembra legittimo fare - le storie di vampirismo psichico , in cui il nutrimento del vampiro non è la tradizionale emoglobina, ma la totalità delle energie psicofisiche delle vittime. L'indiscusso primato del vampiro, la sua onnipresenza è confermata, quindi, dalla sua capacità di contaminare le altre figure, di sovrapporsi ad esse, imponendo il proprio spessore semantico e immaginifico. E' il caso, per esempio, della belle dame sans merci, la donna pericolosa in virtù della sua bellezza e capacità di seduzione, sotto cui si nasconde una voracità sensuale ed emotiva che si esprime, per naturale osmosi tematico-figurativa, nella creatura vampirica. ....omissis......Ma il vampiro, nella sua connotazione letteraria, e successivamente cinematografica, delineata perfettamente dal Dracula di Bram Stoker - di cui ovviamente riparleremo - è mito moderno; trae certo alcuni dei suoi caratteri dal mito classico, ma per altre caratteristiche rinvia al differente contesto socio-culturale. Quali sono, innanzitutto, i miti moderni? Ci stiamo riferendo, beninteso, al contesto artistico, e letterario in particolare, come quello capace di far rivivere, e anzi di rinnovare, un'antica - o meno antica - narrazione mitologica. .....omissis..... Oltre a Dracula il vampiro, ci sembrano degne della qualificazione di mito moderno anche le storie di due famosi dottori: Faust e Frankenstein. Questi ... temi ........acquistano grande diffusione in seguito alle fondamentali opere, rispettivamente, di Stoker, Goethe e Mary Shelley; ma tutt'e tre hanno un ben preciso retroterra nel folclore e nella tradizione popolare. ......omissis....... Questi miti moderni, dunque, si richiamano a un retroterra popolare che ne conferma la carica archetipica, espressa nella capacità di queste narrazioni di toccare profondamente il lettore o ascoltatore, di portarlo (ci permettiamo di spostarci nell'area delle categorie estetiche di Burke e di Kant) nelle regioni del sublime, che si trovano "al limite del desiderio umano", rispondendo cioè alla volontà dell'uomo di trascendere i suoi limiti, di giungere a un superamento di sé che si esprima nelle forme di una nuova capacità demiurgica, pressoché divina (Frankenstein), nella realizzazione terrena di tutte le proprie potenzialità artistiche o scientifiche (Faust), ovvero nel superamento stesso della morte, sia pure in una forma aberrante e sostanzialmente portatrice di infelicità (Dracula).