Roberto Canessa
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Due milioni e 600mila persone (ma per il governo sono 400mila in meno), una ogni 22 residenti. Tanti sono gli immigrati “regolari” in Italia secondo il “Dossier statistico sull’immigrazione”, presentato ieri dalla Caritas e della Fondazione Migrantes a Roma, Genova e in altre 11 città. Un rapporto definito dai suoi curatori come “un sussidio di sensibilizzazione”, che evidenzia come l’ondata migratoria nella penisola sia in costante crescita.
Nel 2001 gli stranieri registrati dal ministero degli Interni erano poco più di un milione: attualmente sono circa 2,2 milioni, a cui vanno aggiunti 400.000 minori. Solo nel 2003, i nuovi ingressi in Italia a carattere stabile sono stati oltre 106.000, per un aumento della popolazione straniera del 7%, che diventa del 45% se si tiene conto dei circa 650.000 regolarizzati. Le nazioni dalle quali è più consistente il flusso migratorio sono Romania, Marocco, Albania, ciascuna con 230/240mila residenti registrati. Seguono l’Ucraina con solo 113.000 presenze, e la Cina (100.000). Molti anche gli immigrati da Filippine, Polonia e Tunisia (tra i 70 e 60mila da ciascun Paese). In grande crescita l’immigrazione femminile, che supera ormai il 48% (nel 1991 era il 42%): un incremento dovuto al grande bisogno di donne per l’assistenza familiare. L’età media non è alta: il 60% degli stranieri ha infatti tra i 19 e i 40 anni. La maggior parte (60%) è concentrata nel Nord; circa la metà (30%) vivono nelle regioni del Centro. La regione con più immigrati è la Lombardia, con oltre 600.000 persone, seguita dal Lazio (369.000). La provincia con la più alta presenza di stranieri è quella di Prato, dove gli immigrati rappresentano l’11% della popolazione: seguono le province di Roma e Brescia (9%) e quella di Reggio Emilia, Pordenone e Treviso. A differenza dei primi anni ’90, quando erano quasi tutti concentrati nelle grandi città, attualmente gli immigrati sono sparsi in modo più uniforme su tutto il territorio nazionale. Tuttavia solo il 40% dei centri con più di 15.000 abitanti ha un ufficio immigrazione: “Segno - si legge nel dossier - che c’è una realtà di fatto che stenta ad essere assunta formalmente”. Realtà che incide ormai in modo profondo anche sull’economia italiana. Gli stranieri titolari di permessi di lavoro sono 1.450.000, a cui vanno aggiunti circa 300.000 loro familiari. Molti i casi di infortunio sul lavoro: oltre 106.000 quelli denunciati nel 2003, tra i quali 129 mortali. Gli immigrati regolarmente assunti sono in gran parte (70%) al Nord, soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna: solo il 10% lavora al Sud. Oltre 70.000 immigrati, infine, sono titolari di un’impresa. Se riguardo agli immigrati regolari ci sono abbastanza dati (anche se approssimati) molto più incerto è il quadro dell’immigrazione clandestina, a cominciare dalle dimensioni effettive del fenomeno. Secondo i sindacati gli irregolari nel 2003 erano 600.000, mentre per l’Eurispes erano 800.000. L’unico dato certo è che i respinti alla frontiera e gli espulsi sono stati oltre 100.000. Presentando il dossier, il direttore della Caritas diocesana monsignor Di Tora ha parlato della “necessità di inquadrare la politica migratoria in un’ottica europea, fatta non solo di controlli e di prevenzione ma anche di un’effettiva collaborazione con le nazioni di partenza e con politiche più efficaci di inserimento, altrimenti il nostro continente diventerà più debole, più povero e più vecchio”. Monsignor Paolo Romeo, nunzio apostolico (ossia ambasciatore) della Santa Sede presso lo Stato italiano, ha invece ricordato le parole del papa, secondo cui le migrazioni possono contribuire “a coltivare il sogno di un avvenire di pace per tutta l’umanità”. «Spetta a tutti - ha aggiunto Romeo - provare a realizzare questo sogno, cambiando quello che c’è da cambiare. Sarà così possibile avere tempo, dinamica e sicurezza».
[Data pubblicazione: 31/10/2004]




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